De
Dalle Fonti alla Vita
Da FVS online
Specchio di Perfezione: 100
Due anni prima della sua morte, mentre Francesco si trovava presso San Damiano in una celletta fatta di stuoie, era talmente tormentato dal male d’occhi, che per oltre cinquanta giorni non poté vedere la luce del giorno e neppure quella del fuoco. E avvenne, per consenso divino, che, ad accrescere la sua sofferenza e il suo merito, venissero dei topi così numerosi in quella cella, notte e giorno scorrazzandogli sopra e d’intorno, da non lasciarlo pregare né riposare. Quando mangiava, salivano addirittura sulla sua mensa e lo molestavano sozzamente. Tanto lui che i suoi compagni capirono che si trattava di una evidente tentazione diabolica. Vedendosi Francesco tormentato da tante afflizioni, una notte, mosso a pietà di se stesso, diceva:
“Signore, vieni in mio aiuto, guarda alle mie infermità, affinché io sappia sopportare pazientemente!”.
E subito gli fu detto in spirito: “Dimmi, fratello: se qualcuno, per queste tue tribolazioni e infermità, ti desse un tesoro così grande e prezioso, che tutta la terra fosse un nulla al suo confronto, non ne saresti felice?”. Francesco rispose: “Signore, un simile tesoro sarebbe davvero grande e prezioso, meraviglioso e desiderabile”. E sentì nuovamente quella voce: “Dunque, fratello, sii lieto e felice nelle tue malattie e tribolazioni, e d’ora in poi vivi nella sicurezza, come tu fossi già in possesso del mio regno”. La mattina, levatosi, interrogò i compagni: “Se l’imperatore donasse a un suo servo un regno
intero, non dovrebbe quel servo esserne molto felice? Se gli cedesse addirittura tutto l’impero, non
dovrebbe sentirsi ancor più felice?”.
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Continua
Disse allora lo Spirito a Filippo: "Va' avanti e accòstati a quel carro". Filippo corse innanzi e, udito che leggeva il profeta Isaia, gli disse: "Capisci quello che stai leggendo?". Egli rispose: "E come potrei capire, se nessuno mi guida?". E invitò Filippo a salire e a sedere accanto a lui. Il passo della Scrittura che stava leggendo era questo:Come una pecora egli fu condotto al macello e come un agnello senza voce innanzi a chi lo tosa, così egli non apre la sua bocca.Nella sua umiliazione il giudizio gli è stato negato, la sua discendenza chi potrà descriverla? Poiché è stata recisa dalla terra la sua vita. Rivolgendosi a Filippo, l'eunuco disse: "Ti prego, di quale persona il profeta dice questo? Di se stesso o di qualcun altro?". Filippo, prendendo la parola e partendo da quel passo della Scrittura, annunciò a lui Gesù. Proseguendo lungo la strada, giunsero dove c'era dell'acqua e l'eunuco disse: "Ecco, qui c'è dell'acqua; che cosa impedisce che io sia battezzato?". Fece fermare il carro e scesero tutti e due nell'acqua, Filippo e l'eunuco, ed egli lo battezzò.
At 8, 28-38
9. Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. 10Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. 11Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Gv 15,9-11
Inno Akathistos
7. Avendo frequentato per qualche tempo la Curia, vi ho trovato parecchie cose contrarie al mio spirito. Tutti erano così occupati nelle cose temporali e mondane, in questioni di re e di regni, in liti e processi, che appena permettevano che si parlasse di qualche argomento di ordine spirituale. 8. Ho trovato però, in quelle regioni, una cosa che mi è stata di grande consolazione: delle persone, d’ambo i sessi, ricchi e laici, che, spogliandosi di ogni proprietà per Cristo, abbandonavano il mondo. Si chiamavano frati minori, e sorelle minori e sono tenuti in grande considerazione dal Papa e dai cardinali. Questi non si impicciano per nulla delle cose temporali, ma invece, con fervoroso desiderio e con veemente impegno, si affaticano ogni giorno per strappare dalle vanità mondane le anime che stanno per naufragare e attirarle nelle loro file. E, per grazia divina, hanno già prodotto grande frutto e molti ne hanno guadagnati, così che chi li ascolta invita gli altri: vieni, e vedrai coi tuoi occhi. 9. Costoro vivono secondo la forma della Chiesa primitiva, della quale è scritto: “la moltitudine dei credenti era un cuore solo e un’anima sola. Durante il giorno entrano nelle città e nei paesi, adoprandosi attivamente per guadagnare altri al Signore; la notte ritornano negli eremi o in qualche luogo solitario per attendere alla contemplazione. 10. Le donne invece dimorano insieme in alcuni ospizi non lontani dalle città, e non accettano alcuna donazione, ma vivono col lavoro delle proprie mani. Non piccolo è il loro rammarico e turbamento, vedendosi onorate più che non vorrebbero da chierici e laici. 11. Gli uomini di questa “religione” convengono una volta l’anno nel luogo stabilito, per rallegrarsi nel Signore e mangiare insieme, ricavando da questi incontri notevoli benefici. Qui, avvalendosi del consiglio di persone esperte, formulano e promulgano delle leggi sante, che sottopongono al Papa per l’approvazione(6).
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Commento a Giacomo da Vitry
I Francescani sono nati così: in forte contrasto con la ricchezza del mondo, significativa minoranza che però colpiva e attirava a sé. Innamorati di Cristo, gioioso nel Vangelo e in "Madonna Povertà"Ora stiamo tornando ad un'epoca in cui gli agi del mondo, la cultura del consumismo e dell'avere imperano.Quanto ne siamo influenzati? Quanto siamo diventati come quei prelati che pensavano più alle cose del mondo che di Dio?Francesco ancora oggi ci invita invece a essere una voce fuori dal coro, qualcuno che dà "grande consolazione" perché vive i valori cristiani in maniera radicale.L'amore, essendo subordinato all'assenza relativa del narcisismo, richiede lo sviluppo dell'umiltà, dell'obiettività e della ragione. La propria intera vita dev'essere dedicata a questo scopo. Erich Fromm
I laici svolgono un ruolo fondamentale come elementi di sintesi e convergenza tra istanze sociali preoccupate del bene comune. L'intervista podcast con monsignor Domenico Pompili, vescovo di Verona, è ora disponibile.
Abbracciare il Mondo
Passi di Vangelo
sulle strade del mondo
Ascolto, parola, azione. È questo il triplice registro di chi crede nella forza delle relazioni di cura reciproca. Esce l’intervista podcast con Luca Iacovone, giornalista francescano secolare
Lo Storytelling della prossimità
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Un triennio all’insegna dell’evangelizzazione, per essere “Chiesa in uscita” e fraternità “generativa”: il cammino di avvicinamento dell’OFS all’assemblea del Capitolo elettivo di Assisi
Preghiera a San Francesco Patrono d'Italia
O Serafico San Francesco, Patrono d'Italia, tu che rinnovasti il mondo nello spirito di Gesù Cristo, ascoltaci! L'avidità delle ricchezze, l'insidia dei piaceri, la follia del disordine tornano ad offuscare le menti e ad agghiacciare i cuori. Tu che fosti segnato dalle stimmate della Passione, fa che il Sangue di Cristo infiammi tutti i popoli e ci comunichi la tua luce, il tuo amore, il tuo spirito. Tu conosci le anime, le opere, le ansie e le speranze nostre: benedicile! Proteggi la Chiesa, proteggi l'Italia di cui sei Patrono, proteggi il mondo intero, suscita sul cammino di tutti gli uomini un desiderio fecondo di Pace e Bene, nel quale soltanto è perfetta letizia. Così sia.
[Soggiunse: “Ebbene, io devo godere molto per le mie infermità e tribolazioni, trarne conforto nel Signore e rendere sempre grazie a Dio Padre e al suo unico Figlio, il Signore nostro Gesù Cristo, e allo Spirito Santo, per la grazia così grande a me concessa: che cioè si sia degnato di dare la certezza del suo regno a me, indegno servo suo, ancora vivente e rivestito di carne. Voglio perciò, a lode di Lui, a nostra consolazione e edificazione del prossimo, comporre un nuovo Cantico delle creature del Signore, di cui ci serviamo ogni giorno e senza delle quali non possiamo vivere, e nelle quali il genere umano molto offende il suo Creatore. Noi siamo continuamente ingrati di così grandi favori e benefici, non lodando come dovremmo il Signore, creatore e datore di tutti i beni”. Sedette e si mise a riflettere per qualche tempo, e poi disse: “Altissimo, onnipotente, bono Signore” ecc. e compose anche la melodia di questo cantico, e insegnò poi ai compagni a recitarlo e a cantarlo(97). Era il suo spirito allora così ridondante di consolazione e di dolcezza, che voleva mandare a chiamare frate Pacifico, il quale al secolo era detto “re dei versi” e fu maestro di canto assai attraente. Voleva affiancargli alcuni frati che assieme a lui andassero per il mondo predicando e cantando le Lodi del Signore. Diceva essere questa la sua volontà: che il frate del gruppo che meglio sapeva predicare, facesse
Dopo di che, si separano per tutto l’anno disperdendosi per la Lombardia, la Toscana, le Puglie e la Sicilia. Recentemente anche frate Nicola, comprovinciale del signor Papa, uomo santo e devoto, aveva abbandonato la Curia e si era ritirato tra loro; ma poiché era molto necessario al Papa, fu da lui richiamato. Credo proprio che il Signore, prima della fine del mondo, vuol salvare molte anime per mezzo di questi uomini semplici e poveri, per svergognare i prelati, divenuti ormai come cani muti, incapaci di latrare.
Rubrica Fonti Francescane aprile - mobile
Mario Privitera
Created on April 29, 2024
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Dalle Fonti alla Vita
Da FVS online
Specchio di Perfezione: 100
Due anni prima della sua morte, mentre Francesco si trovava presso San Damiano in una celletta fatta di stuoie, era talmente tormentato dal male d’occhi, che per oltre cinquanta giorni non poté vedere la luce del giorno e neppure quella del fuoco. E avvenne, per consenso divino, che, ad accrescere la sua sofferenza e il suo merito, venissero dei topi così numerosi in quella cella, notte e giorno scorrazzandogli sopra e d’intorno, da non lasciarlo pregare né riposare. Quando mangiava, salivano addirittura sulla sua mensa e lo molestavano sozzamente. Tanto lui che i suoi compagni capirono che si trattava di una evidente tentazione diabolica. Vedendosi Francesco tormentato da tante afflizioni, una notte, mosso a pietà di se stesso, diceva: “Signore, vieni in mio aiuto, guarda alle mie infermità, affinché io sappia sopportare pazientemente!”. E subito gli fu detto in spirito: “Dimmi, fratello: se qualcuno, per queste tue tribolazioni e infermità, ti desse un tesoro così grande e prezioso, che tutta la terra fosse un nulla al suo confronto, non ne saresti felice?”. Francesco rispose: “Signore, un simile tesoro sarebbe davvero grande e prezioso, meraviglioso e desiderabile”. E sentì nuovamente quella voce: “Dunque, fratello, sii lieto e felice nelle tue malattie e tribolazioni, e d’ora in poi vivi nella sicurezza, come tu fossi già in possesso del mio regno”. La mattina, levatosi, interrogò i compagni: “Se l’imperatore donasse a un suo servo un regno intero, non dovrebbe quel servo esserne molto felice? Se gli cedesse addirittura tutto l’impero, non dovrebbe sentirsi ancor più felice?”.
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Disse allora lo Spirito a Filippo: "Va' avanti e accòstati a quel carro". Filippo corse innanzi e, udito che leggeva il profeta Isaia, gli disse: "Capisci quello che stai leggendo?". Egli rispose: "E come potrei capire, se nessuno mi guida?". E invitò Filippo a salire e a sedere accanto a lui. Il passo della Scrittura che stava leggendo era questo:Come una pecora egli fu condotto al macello e come un agnello senza voce innanzi a chi lo tosa, così egli non apre la sua bocca.Nella sua umiliazione il giudizio gli è stato negato, la sua discendenza chi potrà descriverla? Poiché è stata recisa dalla terra la sua vita. Rivolgendosi a Filippo, l'eunuco disse: "Ti prego, di quale persona il profeta dice questo? Di se stesso o di qualcun altro?". Filippo, prendendo la parola e partendo da quel passo della Scrittura, annunciò a lui Gesù. Proseguendo lungo la strada, giunsero dove c'era dell'acqua e l'eunuco disse: "Ecco, qui c'è dell'acqua; che cosa impedisce che io sia battezzato?". Fece fermare il carro e scesero tutti e due nell'acqua, Filippo e l'eunuco, ed egli lo battezzò.
At 8, 28-38
9. Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. 10Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. 11Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Gv 15,9-11
Inno Akathistos
7. Avendo frequentato per qualche tempo la Curia, vi ho trovato parecchie cose contrarie al mio spirito. Tutti erano così occupati nelle cose temporali e mondane, in questioni di re e di regni, in liti e processi, che appena permettevano che si parlasse di qualche argomento di ordine spirituale. 8. Ho trovato però, in quelle regioni, una cosa che mi è stata di grande consolazione: delle persone, d’ambo i sessi, ricchi e laici, che, spogliandosi di ogni proprietà per Cristo, abbandonavano il mondo. Si chiamavano frati minori, e sorelle minori e sono tenuti in grande considerazione dal Papa e dai cardinali. Questi non si impicciano per nulla delle cose temporali, ma invece, con fervoroso desiderio e con veemente impegno, si affaticano ogni giorno per strappare dalle vanità mondane le anime che stanno per naufragare e attirarle nelle loro file. E, per grazia divina, hanno già prodotto grande frutto e molti ne hanno guadagnati, così che chi li ascolta invita gli altri: vieni, e vedrai coi tuoi occhi. 9. Costoro vivono secondo la forma della Chiesa primitiva, della quale è scritto: “la moltitudine dei credenti era un cuore solo e un’anima sola. Durante il giorno entrano nelle città e nei paesi, adoprandosi attivamente per guadagnare altri al Signore; la notte ritornano negli eremi o in qualche luogo solitario per attendere alla contemplazione. 10. Le donne invece dimorano insieme in alcuni ospizi non lontani dalle città, e non accettano alcuna donazione, ma vivono col lavoro delle proprie mani. Non piccolo è il loro rammarico e turbamento, vedendosi onorate più che non vorrebbero da chierici e laici. 11. Gli uomini di questa “religione” convengono una volta l’anno nel luogo stabilito, per rallegrarsi nel Signore e mangiare insieme, ricavando da questi incontri notevoli benefici. Qui, avvalendosi del consiglio di persone esperte, formulano e promulgano delle leggi sante, che sottopongono al Papa per l’approvazione(6).
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I Francescani sono nati così: in forte contrasto con la ricchezza del mondo, significativa minoranza che però colpiva e attirava a sé. Innamorati di Cristo, gioioso nel Vangelo e in "Madonna Povertà"Ora stiamo tornando ad un'epoca in cui gli agi del mondo, la cultura del consumismo e dell'avere imperano.Quanto ne siamo influenzati? Quanto siamo diventati come quei prelati che pensavano più alle cose del mondo che di Dio?Francesco ancora oggi ci invita invece a essere una voce fuori dal coro, qualcuno che dà "grande consolazione" perché vive i valori cristiani in maniera radicale.L'amore, essendo subordinato all'assenza relativa del narcisismo, richiede lo sviluppo dell'umiltà, dell'obiettività e della ragione. La propria intera vita dev'essere dedicata a questo scopo. Erich Fromm
I laici svolgono un ruolo fondamentale come elementi di sintesi e convergenza tra istanze sociali preoccupate del bene comune. L'intervista podcast con monsignor Domenico Pompili, vescovo di Verona, è ora disponibile.
Abbracciare il Mondo
Passi di Vangelo sulle strade del mondo
Ascolto, parola, azione. È questo il triplice registro di chi crede nella forza delle relazioni di cura reciproca. Esce l’intervista podcast con Luca Iacovone, giornalista francescano secolare
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Un triennio all’insegna dell’evangelizzazione, per essere “Chiesa in uscita” e fraternità “generativa”: il cammino di avvicinamento dell’OFS all’assemblea del Capitolo elettivo di Assisi
Preghiera a San Francesco Patrono d'Italia
O Serafico San Francesco, Patrono d'Italia, tu che rinnovasti il mondo nello spirito di Gesù Cristo, ascoltaci! L'avidità delle ricchezze, l'insidia dei piaceri, la follia del disordine tornano ad offuscare le menti e ad agghiacciare i cuori. Tu che fosti segnato dalle stimmate della Passione, fa che il Sangue di Cristo infiammi tutti i popoli e ci comunichi la tua luce, il tuo amore, il tuo spirito. Tu conosci le anime, le opere, le ansie e le speranze nostre: benedicile! Proteggi la Chiesa, proteggi l'Italia di cui sei Patrono, proteggi il mondo intero, suscita sul cammino di tutti gli uomini un desiderio fecondo di Pace e Bene, nel quale soltanto è perfetta letizia. Così sia.
[Soggiunse: “Ebbene, io devo godere molto per le mie infermità e tribolazioni, trarne conforto nel Signore e rendere sempre grazie a Dio Padre e al suo unico Figlio, il Signore nostro Gesù Cristo, e allo Spirito Santo, per la grazia così grande a me concessa: che cioè si sia degnato di dare la certezza del suo regno a me, indegno servo suo, ancora vivente e rivestito di carne. Voglio perciò, a lode di Lui, a nostra consolazione e edificazione del prossimo, comporre un nuovo Cantico delle creature del Signore, di cui ci serviamo ogni giorno e senza delle quali non possiamo vivere, e nelle quali il genere umano molto offende il suo Creatore. Noi siamo continuamente ingrati di così grandi favori e benefici, non lodando come dovremmo il Signore, creatore e datore di tutti i beni”. Sedette e si mise a riflettere per qualche tempo, e poi disse: “Altissimo, onnipotente, bono Signore” ecc. e compose anche la melodia di questo cantico, e insegnò poi ai compagni a recitarlo e a cantarlo(97). Era il suo spirito allora così ridondante di consolazione e di dolcezza, che voleva mandare a chiamare frate Pacifico, il quale al secolo era detto “re dei versi” e fu maestro di canto assai attraente. Voleva affiancargli alcuni frati che assieme a lui andassero per il mondo predicando e cantando le Lodi del Signore. Diceva essere questa la sua volontà: che il frate del gruppo che meglio sapeva predicare, facesse
Dopo di che, si separano per tutto l’anno disperdendosi per la Lombardia, la Toscana, le Puglie e la Sicilia. Recentemente anche frate Nicola, comprovinciale del signor Papa, uomo santo e devoto, aveva abbandonato la Curia e si era ritirato tra loro; ma poiché era molto necessario al Papa, fu da lui richiamato. Credo proprio che il Signore, prima della fine del mondo, vuol salvare molte anime per mezzo di questi uomini semplici e poveri, per svergognare i prelati, divenuti ormai come cani muti, incapaci di latrare.