Spiritualità e
libertà
Edith Stein, La struttura della persona umana.
Nella vita animale risulta decisivo il rapporto
stimolo-reazione. Se lo sviluppo
delle potenze è legato alle loro attività e
l’attività dipende da stimoli esterni, gli stimoli
che ogni volta agiscono per l’assenza
di stimoli relativi, saranno determinanti per
l’effettiva formazione dell’essere animale.I cani addomesticati e i gatti vivono chiusi
in casa e ricevono il loro cibo bello e pronto,
non possono dare espressione al loro istinto
predatore.
Quando vediamo una pianta o un animale
“atrofizzati” nei quali, cioè, le capacità
specifiche non si sono sviluppate, diamo
la responsabilità di ciò a condizioni di vita
sfavorevoli, semmai alla persona che li ha
posti in simili condizioni inadeguate. Anche
nell’essere umano prendiamo in considerazione
fattori simili; ma in più, consideriamo
lui stesso responsabile di ciò che egli è
diventato.
Così, anche nell’essere umano le capacità che
non hanno occasione di attuarsi si atrofizzano.
Qui, però, giungiamo nuovamente dinanzi
al limite oltre il quale diventa impossibile
comprendere l’essere umano a partire dagli
strati inferiori del suo essere e ci imbattiamo
in ciò che è specificatamente umano. […]
Che cosa vuol dire, che l’essere umano è responsabile
di sé stesso?
Vuol dire che da lui
dipende ciò che egli è, e che gli succede di
fare di sé qualcosa di determinato: egli può
e deve formare sé stesso. […]
Egli è un essere
che dice di sé io. Nessun animale può farlo.
Guardo negli occhi un animale e vedo qualcosa
che mi guarda. Guardo dentro un’interiorità,
nella sua anima, un’anima che
avverte il mio sguardo e la mia presenza. È,
però, un’anima muta e prigioniera, imprigionata
in sé stessa, incapace di andare oltre
sé stessa e di comprendersi, incapace di
uscire da sé stessa e di giungere a me.
Quando è un
incontro che avviene nell’interiorità, l’altro
io è un tu. Lo sguardo dell’uomo parla. Un io padrone
di sé, vigile mi vede. Diciamo anche: una
persona spirituale libera. Essere persona
vuol dire essere libero e spirituale. L’essere
umano è una persona, questo lo differenzia
da tutti gli esseri naturali. […]
Guardo un essere umano negli occhi e il suo
sguardo mi risponde. Mi lascia penetrare
nella sua interiorità o mi respinge. Egli è
signore della sua anima e può chiudere o
aprire le sue porte. Può uscire da sé stesso
e penetrare nelle cose. Quando due esseri
umani si guardano, un io sta di fronte ad un
altro io. Può essere un incontro che avviene
sulla porta o nell’interiorità.
Spiritualità personale significa vigilanza e
apertura.
Non solo io sono, non solo vivo, ma
sono consapevole del mio essere e del mio vivere.
E tutto in un unico atto. La forma originaria
del sapere, propria dell’essere e della
vita spirituale, non è quella di un sapere
a-posteriori, riflessivo, in cui la vita diventa
oggetto di sapere, ma è come una luce da cui
la vita spirituale come tale viene illuminata.
La vita spirituale è anche un sapere originario
circa l’altro da sé. Ciò vuol dire essere
nelle altre cose, guardare dentro un
mondo che sta di fronte alla persona. La
coscienza di sé è apertura verso l’interno,
la coscienza dell’altro è apertura verso
l’esterno. Ecco una prima interpretazione
della spiritualità. Che cosa vuol dire libertà? È come dire: io
posso. In quanto io vigile e spirituale, il mio
sguardo penetra in un mondo di cose.
Esso,
però, non mi si impone: le cose mi invitano
a seguirle ad osservarle da diverse angolature,
a penetrare in esse. Se rispondo a
questo invito, esse, sempre più, si aprono
a me. Se non vi rispondo, e posso farlo, la
mia immagine del mondo rimane povera e
frammentaria.
Qualcosa nelle cose mi attrae e mi provoca,
risveglia in me il desiderio di impossessarmene.
L’animale segue sempre questa attrattiva
se un istinto più forte non lo trattiene.
L’essere umano non è abbandonato,
inerme al gioco stimolo-reazione; egli può
opporre resistenza, può ostacolare ciò che
affiora in lui. […]
Dal potere nasce la possibilità del dovere.
L’io libero, che può decidere di fare o meno
qualcosa, di fare questo o quello, si sente
chiamato nell’intimo a fare una cosa piuttosto
che un’altra. Potendo percepire le esigenze
e potendo assecondarle, egli è capace
di porsi degli scopi e di realizzarli agendo.
Potere e dovere, volere e agire sono interiormente
connessi.
Antologia_Stein_Libertà
Luciano Pace
Created on April 28, 2024
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Spiritualità e
libertà
Edith Stein, La struttura della persona umana.
Nella vita animale risulta decisivo il rapporto stimolo-reazione. Se lo sviluppo delle potenze è legato alle loro attività e l’attività dipende da stimoli esterni, gli stimoli che ogni volta agiscono per l’assenza di stimoli relativi, saranno determinanti per l’effettiva formazione dell’essere animale.I cani addomesticati e i gatti vivono chiusi in casa e ricevono il loro cibo bello e pronto, non possono dare espressione al loro istinto predatore.
Quando vediamo una pianta o un animale “atrofizzati” nei quali, cioè, le capacità specifiche non si sono sviluppate, diamo la responsabilità di ciò a condizioni di vita sfavorevoli, semmai alla persona che li ha posti in simili condizioni inadeguate. Anche nell’essere umano prendiamo in considerazione fattori simili; ma in più, consideriamo lui stesso responsabile di ciò che egli è diventato.
Così, anche nell’essere umano le capacità che non hanno occasione di attuarsi si atrofizzano. Qui, però, giungiamo nuovamente dinanzi al limite oltre il quale diventa impossibile comprendere l’essere umano a partire dagli strati inferiori del suo essere e ci imbattiamo in ciò che è specificatamente umano. […]
Che cosa vuol dire, che l’essere umano è responsabile di sé stesso?
Vuol dire che da lui dipende ciò che egli è, e che gli succede di fare di sé qualcosa di determinato: egli può e deve formare sé stesso. […]
Egli è un essere che dice di sé io. Nessun animale può farlo. Guardo negli occhi un animale e vedo qualcosa che mi guarda. Guardo dentro un’interiorità, nella sua anima, un’anima che avverte il mio sguardo e la mia presenza. È, però, un’anima muta e prigioniera, imprigionata in sé stessa, incapace di andare oltre sé stessa e di comprendersi, incapace di uscire da sé stessa e di giungere a me.
Quando è un incontro che avviene nell’interiorità, l’altro io è un tu. Lo sguardo dell’uomo parla. Un io padrone di sé, vigile mi vede. Diciamo anche: una persona spirituale libera. Essere persona vuol dire essere libero e spirituale. L’essere umano è una persona, questo lo differenzia da tutti gli esseri naturali. […]
Guardo un essere umano negli occhi e il suo sguardo mi risponde. Mi lascia penetrare nella sua interiorità o mi respinge. Egli è signore della sua anima e può chiudere o aprire le sue porte. Può uscire da sé stesso e penetrare nelle cose. Quando due esseri umani si guardano, un io sta di fronte ad un altro io. Può essere un incontro che avviene sulla porta o nell’interiorità.
Spiritualità personale significa vigilanza e apertura.
Non solo io sono, non solo vivo, ma sono consapevole del mio essere e del mio vivere. E tutto in un unico atto. La forma originaria del sapere, propria dell’essere e della vita spirituale, non è quella di un sapere a-posteriori, riflessivo, in cui la vita diventa oggetto di sapere, ma è come una luce da cui la vita spirituale come tale viene illuminata.
La vita spirituale è anche un sapere originario circa l’altro da sé. Ciò vuol dire essere nelle altre cose, guardare dentro un mondo che sta di fronte alla persona. La coscienza di sé è apertura verso l’interno, la coscienza dell’altro è apertura verso l’esterno. Ecco una prima interpretazione della spiritualità. Che cosa vuol dire libertà? È come dire: io posso. In quanto io vigile e spirituale, il mio sguardo penetra in un mondo di cose.
Esso, però, non mi si impone: le cose mi invitano a seguirle ad osservarle da diverse angolature, a penetrare in esse. Se rispondo a questo invito, esse, sempre più, si aprono a me. Se non vi rispondo, e posso farlo, la mia immagine del mondo rimane povera e frammentaria. Qualcosa nelle cose mi attrae e mi provoca, risveglia in me il desiderio di impossessarmene.
L’animale segue sempre questa attrattiva se un istinto più forte non lo trattiene. L’essere umano non è abbandonato, inerme al gioco stimolo-reazione; egli può opporre resistenza, può ostacolare ciò che affiora in lui. […] Dal potere nasce la possibilità del dovere. L’io libero, che può decidere di fare o meno qualcosa, di fare questo o quello, si sente chiamato nell’intimo a fare una cosa piuttosto che un’altra. Potendo percepire le esigenze e potendo assecondarle, egli è capace di porsi degli scopi e di realizzarli agendo.
Potere e dovere, volere e agire sono interiormente connessi.