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Antologia_Stein_Libertà

Luciano Pace

Created on April 28, 2024

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Transcript

Spiritualità e

libertà

Edith Stein, La struttura della persona umana.

Nella vita animale risulta decisivo il rapporto stimolo-reazione. Se lo sviluppo delle potenze è legato alle loro attività e l’attività dipende da stimoli esterni, gli stimoli che ogni volta agiscono per l’assenza di stimoli relativi, saranno determinanti per l’effettiva formazione dell’essere animale.I cani addomesticati e i gatti vivono chiusi in casa e ricevono il loro cibo bello e pronto, non possono dare espressione al loro istinto predatore.

Quando vediamo una pianta o un animale “atrofizzati” nei quali, cioè, le capacità specifiche non si sono sviluppate, diamo la responsabilità di ciò a condizioni di vita sfavorevoli, semmai alla persona che li ha posti in simili condizioni inadeguate. Anche nell’essere umano prendiamo in considerazione fattori simili; ma in più, consideriamo lui stesso responsabile di ciò che egli è diventato.

Così, anche nell’essere umano le capacità che non hanno occasione di attuarsi si atrofizzano. Qui, però, giungiamo nuovamente dinanzi al limite oltre il quale diventa impossibile comprendere l’essere umano a partire dagli strati inferiori del suo essere e ci imbattiamo in ciò che è specificatamente umano. […]

Che cosa vuol dire, che l’essere umano è responsabile di sé stesso?

Vuol dire che da lui dipende ciò che egli è, e che gli succede di fare di sé qualcosa di determinato: egli può e deve formare sé stesso. […]

Egli è un essere che dice di sé io. Nessun animale può farlo. Guardo negli occhi un animale e vedo qualcosa che mi guarda. Guardo dentro un’interiorità, nella sua anima, un’anima che avverte il mio sguardo e la mia presenza. È, però, un’anima muta e prigioniera, imprigionata in sé stessa, incapace di andare oltre sé stessa e di comprendersi, incapace di uscire da sé stessa e di giungere a me.

Quando è un incontro che avviene nell’interiorità, l’altro io è un tu. Lo sguardo dell’uomo parla. Un io padrone di sé, vigile mi vede. Diciamo anche: una persona spirituale libera. Essere persona vuol dire essere libero e spirituale. L’essere umano è una persona, questo lo differenzia da tutti gli esseri naturali. […]

Guardo un essere umano negli occhi e il suo sguardo mi risponde. Mi lascia penetrare nella sua interiorità o mi respinge. Egli è signore della sua anima e può chiudere o aprire le sue porte. Può uscire da sé stesso e penetrare nelle cose. Quando due esseri umani si guardano, un io sta di fronte ad un altro io. Può essere un incontro che avviene sulla porta o nell’interiorità.

Spiritualità personale significa vigilanza e apertura.

Non solo io sono, non solo vivo, ma sono consapevole del mio essere e del mio vivere. E tutto in un unico atto. La forma originaria del sapere, propria dell’essere e della vita spirituale, non è quella di un sapere a-posteriori, riflessivo, in cui la vita diventa oggetto di sapere, ma è come una luce da cui la vita spirituale come tale viene illuminata.

La vita spirituale è anche un sapere originario circa l’altro da sé. Ciò vuol dire essere nelle altre cose, guardare dentro un mondo che sta di fronte alla persona. La coscienza di sé è apertura verso l’interno, la coscienza dell’altro è apertura verso l’esterno. Ecco una prima interpretazione della spiritualità. Che cosa vuol dire libertà? È come dire: io posso. In quanto io vigile e spirituale, il mio sguardo penetra in un mondo di cose.

Esso, però, non mi si impone: le cose mi invitano a seguirle ad osservarle da diverse angolature, a penetrare in esse. Se rispondo a questo invito, esse, sempre più, si aprono a me. Se non vi rispondo, e posso farlo, la mia immagine del mondo rimane povera e frammentaria. Qualcosa nelle cose mi attrae e mi provoca, risveglia in me il desiderio di impossessarmene.

L’animale segue sempre questa attrattiva se un istinto più forte non lo trattiene. L’essere umano non è abbandonato, inerme al gioco stimolo-reazione; egli può opporre resistenza, può ostacolare ciò che affiora in lui. […] Dal potere nasce la possibilità del dovere. L’io libero, che può decidere di fare o meno qualcosa, di fare questo o quello, si sente chiamato nell’intimo a fare una cosa piuttosto che un’altra. Potendo percepire le esigenze e potendo assecondarle, egli è capace di porsi degli scopi e di realizzarli agendo.

Potere e dovere, volere e agire sono interiormente connessi.