Un nuovo tipo d'uomo
E. Fromm, L'arte di vivere.
L'uomo è in procinto di
diventare un Homo
consumens, un consumatore totale. Questa
immagine dell’uomo assume i tratti di
una nuova visione religiosa, in cui il Cielo
è un unico grande supermercato, dove
chiunque può acquistare ogni giorno nuove
cose, ossia tutto ciò che vuole e anche un po’
di quello che ha il suo vicino. Questa concezione
del consumatore totale è di fatto la più
recente immagine dell’uomo che sta conquistando
il mondo, e ciò senza alcuna distinzione
rispetto all’organizzazione politica o
all’ideologia.
L’Homo consumens è quell’essere umano
per il quale ogni cosa diventa oggetto di
consumo: sigarette e birra,
alcolici, libri, amore e sessualità,
lezioni e pinacoteche. Per
questo tipo d’uomo non esiste
assolutamente nulla che non
possa essere trasformato in
un articolo di consumo. Diventano
prodotti di consumo
persino certe droghe, mediante
le quali si può giungere ad
un’esperienza d’illuminazione
diretta.
A questo punto si pone il quesito:
l’uomo, per sua natura,
non deve consumare per mantenersi
in vita? In effetti, come
ogni altro essere vivente, l’uomo
deve consumare. La novità del fenomeno
sta invece nel fatto che dalla necessità del
consumo si è sviluppata una struttura caratteriale.
[…] Di fatto il nuovo tipo d’uomo
che si va delineando è inconsciamente un
individuo passivo, vuoto, ansioso, isolato
per il quale la vita non ha alcun senso, e che
prova un profondo sentimento di alienazione
e di noia. […]
Per prima cosa
vorrei descrivere l’Homo
consumens come fenomeno psicologico,
come un nuovo tipo di carattere sociale,
che possiede una sua propria dinamica. […]
Di fatto
la persona ansiosa, annoiata, alienata
comprende la sua ansia
attraverso un
consumo coatto, il quale però da nessuno
è percepito come malattia collettiva, o, per
essere più precisi, come un sintomo della
“patologia della normalità”. D’altro canto,
il concetto di “malattia” viene recepito
soltanto allorché un individuo è più malato
degli altri. Quando invece tutti soffrono
dello stesso male, l’idea di una malattia
neanche affiora alla coscienza. Il vuoto
interiore, l’ansia interiore vengono allora
curati simbolicamente attraverso un consumo
coatto.
L’uomo si sente vuoto,
e per colmare simbolicamente questo vuoto
si riempie di altre cose, di cose che vengono
dall’esterno, così da superare il senso di
vuoto e di debolezza interiori. Molti possono
osservare su di sé che, quando provano ansia o depressione, mostrano la tendenza ad
acquistare qualcosa o ad aprire il frigorifero
e mangiare un po’ più del consueto, per poi
sentirsi un po’ meno depressi ed ansiosi. […]
Al problema del consumo è connessa la questione
della pseudolibertà.
Un tipico esempio
di questo meccanismo è
rappresentato
dalla coazione a cibarsi. Se si
indagano le ragioni per cui alcuni individui
si sentono costretti a mangiare, si scopre
che dietro questa manifestazione conscia si
nasconde qualcosa di inconscio, vale a dire
depressione e ansia.
La pseudolibertà
di oggi risiede nella sfera del consumo.
e tuttavia
Il consumatore entra nel supermercato e
vede dieci marche diverse di sigarette, di cui
ha già sentito tessere le lodi alla radio, alla
televisione e sui giornali. Tutte cercano di
ottenere il suo favore, quasi volessero dire:
“Ti prego, scegli me!”. L’acquirente sa bene
che in fin dei conti si tratta di prodotti identici
– le stesse sigarette o gli stessi saponi
– che vengono reclamizzati da graziose
ragazze o anche solo dalle loro gambe. Con
lucida razionalità gli è chiaro che tutto ciò è
completamente irrazionale.
poter scegliere ciò che vuole gli
comunica un senso di libertà. Così egli concede
il suo favore alle sigarette Chesterfield
invece che alle Marlboro o alle Marlboro invece
che alle Chesterfield. Ma proprio così
l’individuo si trasforma in una pseudolibertà.
Quando definisce sé stesso come fumatore
di Marlboro egli definisce il suo essere
attraverso il possesso di questo articolo di
consumo.
Questo è il suo sé,
la sua personalità.
Nell’atto di scegliere egli sperimenta
il suo potere; in realtà, inconsciamente, egli
sperimenta la sua impotenza, perché la sua
scelta è il risultato di influenze esercitate
alle sue spalle.
Egli crede di operare una scelta cosciente,
mentre in verità è spinto a scegliere tra
i diversi prodotti che gli vengono proposti.
L’importante è che gli uomini fumino e che
nell’atto della scelta vivano
l'esperienza della libertà e del potere.
Antologia_Fromm_Consumismo
La Scuola SpA
Created on April 27, 2024
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Un nuovo tipo d'uomo
E. Fromm, L'arte di vivere.
L'uomo è in procinto di
diventare un Homo consumens, un consumatore totale. Questa immagine dell’uomo assume i tratti di una nuova visione religiosa, in cui il Cielo è un unico grande supermercato, dove chiunque può acquistare ogni giorno nuove cose, ossia tutto ciò che vuole e anche un po’ di quello che ha il suo vicino. Questa concezione del consumatore totale è di fatto la più recente immagine dell’uomo che sta conquistando il mondo, e ciò senza alcuna distinzione rispetto all’organizzazione politica o all’ideologia.
L’Homo consumens è quell’essere umano per il quale ogni cosa diventa oggetto di consumo: sigarette e birra, alcolici, libri, amore e sessualità, lezioni e pinacoteche. Per questo tipo d’uomo non esiste assolutamente nulla che non possa essere trasformato in un articolo di consumo. Diventano prodotti di consumo persino certe droghe, mediante le quali si può giungere ad un’esperienza d’illuminazione diretta.
A questo punto si pone il quesito: l’uomo, per sua natura, non deve consumare per mantenersi in vita? In effetti, come ogni altro essere vivente, l’uomo deve consumare. La novità del fenomeno sta invece nel fatto che dalla necessità del consumo si è sviluppata una struttura caratteriale. […] Di fatto il nuovo tipo d’uomo che si va delineando è inconsciamente un individuo passivo, vuoto, ansioso, isolato per il quale la vita non ha alcun senso, e che prova un profondo sentimento di alienazione e di noia. […]
Per prima cosa
vorrei descrivere l’Homo consumens come fenomeno psicologico, come un nuovo tipo di carattere sociale, che possiede una sua propria dinamica. […]
Di fatto
la persona ansiosa, annoiata, alienata comprende la sua ansia
attraverso un consumo coatto, il quale però da nessuno è percepito come malattia collettiva, o, per essere più precisi, come un sintomo della “patologia della normalità”. D’altro canto, il concetto di “malattia” viene recepito soltanto allorché un individuo è più malato degli altri. Quando invece tutti soffrono dello stesso male, l’idea di una malattia neanche affiora alla coscienza. Il vuoto interiore, l’ansia interiore vengono allora curati simbolicamente attraverso un consumo coatto.
L’uomo si sente vuoto, e per colmare simbolicamente questo vuoto si riempie di altre cose, di cose che vengono dall’esterno, così da superare il senso di vuoto e di debolezza interiori. Molti possono osservare su di sé che, quando provano ansia o depressione, mostrano la tendenza ad acquistare qualcosa o ad aprire il frigorifero e mangiare un po’ più del consueto, per poi sentirsi un po’ meno depressi ed ansiosi. […] Al problema del consumo è connessa la questione della pseudolibertà.
Un tipico esempio
di questo meccanismo è rappresentato
dalla coazione a cibarsi. Se si indagano le ragioni per cui alcuni individui si sentono costretti a mangiare, si scopre che dietro questa manifestazione conscia si nasconde qualcosa di inconscio, vale a dire depressione e ansia.
La pseudolibertà di oggi risiede nella sfera del consumo.
e tuttavia
Il consumatore entra nel supermercato e vede dieci marche diverse di sigarette, di cui ha già sentito tessere le lodi alla radio, alla televisione e sui giornali. Tutte cercano di ottenere il suo favore, quasi volessero dire: “Ti prego, scegli me!”. L’acquirente sa bene che in fin dei conti si tratta di prodotti identici – le stesse sigarette o gli stessi saponi – che vengono reclamizzati da graziose ragazze o anche solo dalle loro gambe. Con lucida razionalità gli è chiaro che tutto ciò è completamente irrazionale.
poter scegliere ciò che vuole gli comunica un senso di libertà. Così egli concede il suo favore alle sigarette Chesterfield invece che alle Marlboro o alle Marlboro invece che alle Chesterfield. Ma proprio così l’individuo si trasforma in una pseudolibertà. Quando definisce sé stesso come fumatore di Marlboro egli definisce il suo essere attraverso il possesso di questo articolo di consumo.
Questo è il suo sé,
la sua personalità. Nell’atto di scegliere egli sperimenta il suo potere; in realtà, inconsciamente, egli sperimenta la sua impotenza, perché la sua scelta è il risultato di influenze esercitate alle sue spalle. Egli crede di operare una scelta cosciente, mentre in verità è spinto a scegliere tra i diversi prodotti che gli vengono proposti. L’importante è che gli uomini fumino e che nell’atto della scelta vivano
l'esperienza della libertà e del potere.