Penelope è alle strette, l’inganno della tela è stato scoperto. Sollecitata dai Proci deve porre fine all’attesa e di risposarsi ma lo farà solo dopo aver indetto un'ultima prova.
Per scegliere uno dei pretendenti ha indetto una gara con l’arco, arma un tempo appartenuta a Odisseo, dunque un’arma speciale, che pochi saprebbero usare. Il primo problema è proprio riuscire a tendere l’arco. Il secondo passo della prova è far passare una freccia attraverso gli anelli di dodici scuri. Tutti i Proci falliscono.
Anche il vagabondo che se ne sta in disparte, e che loro non sanno essere Odisseo, chiede di fare un tentativo. Viene subito insultato ma sia Penelope (ignara del fatto che il mendicante sia Odisseo) sia Telemaco (ovviamente, a conoscenza di questo fatto) respingono le accuse e gli insulti dei Proci e lasciano tentare il mendicante. Tra lo stupore dei presenti Odisseo, non ancora rivelatosi, riesce a superare la prova. Ulisse si rivela e si vendica dei proci. Riaffermata la propria superiorità sui Proci, il padrone di casa rivela la propria identità e si vendica di chi ha dilapidato i suoi beni e insidiato la sua sposa.
Come tra i pretendenti fu la donna bellissima, si fermò ritta accanto a un pilastro del solido tetto, davanti al viso tirando i veli lucenti. Da un lato e dall’altro le stava un’ancella fedele. all’improvviso, ai pretendenti parlava, diceva parole: «Sentite me, pretendenti alteri, che su questa casa d’un uomo da tanto tempo lontano piombate a mangiare e bere continuamente, e non potreste trovare nessun pretesto di finte parole, ma solo perché mi fate la corte e mi volete sposare; ebbene, pretendenti, vi si presenta una gara; v’offrirò il grande arco del divino Odisseo:
chi più facilmente l’arco tenderà tra le mani,e con la freccia traverserà tutte le dodici scuri,Io lo seguirò, lasciando questo palazzomaritale, bellissimo, tanto pieno di beniche sempre ricorderò, penso, anche in sogno».(…)
Da entrambi i lati le stava a fianco un’ancella fedele. Prese d’improvviso la parola e disse: «Ascoltatemi, pretendenti superbi, che su questa casa d’un uomo lontano da tanto tempo siete piombati a mangiare e a bere continuamente, e non potreste mentire a proposito, o prendere un pretesto che non sia il fatto che mi fate la corte e mi volete sposare. Ebbene, pretendenti, vi si presenta una gara; vi offrirò il grande arco del divino Odisseo: chi più facilmente l’arco tenderà tra le mani, e scagliando una freccia traverserà tutte le dodici scuri, io lo seguirò, lasciando questo palazzo maritale, bellissimo, tanto pieno di beni che credo ricorderò per sempre, anche in sogno».
Ancora celato sotto le spoglie di mendicante, Odisseo chiede di partecipare alla gara. I Proci si oppongono con proteste e schiamazzi e sostengono che non è dignitoso concedergli di tentare la prova, ma Penelope e Telemaco sono di pa-rere contrario e affidano l’arco a quello che sembra a tutti un povero vecchio. ... Poi con la mano destra pizzicò e provò il nervo, che bene gli cantò sotto, simile a grido di rondine. Ma ai pretendenti strazio grande ne venne, a tutti il colore cambiò. E Zeus tuonò forte per dare il segno; e godette Odisseo costante, glorioso che gli mandasse un segno il figlio di Crono pensiero complesso. Prese la freccia rapida, ch’era davanti a lui sulla mensa, nuda, l’altre nella faretra capace stavano, e presto gli Achei le dovevan provare; L’arco pel mezzo afferrò, tirò nervo e cocca, dal suo posto, seduto sul seggio, e lasciò andare la freccia mirando dritto: non fallì di tutte le scuri, l’anello alto, ma li traversò e ne uscì fuori Il dardo greve di bronzo
Poi con la mano destra pizzicò e provò il nervo, che ronzò sotto le sue dita simile a grido di rondine. Per i pretendenti tale scena fu uno strazio e sbiancarono tutti. Zeus tuonò forte per dare il segno e godette il paziente Odisseo, glorioso, che il figlio dell'astuto Crono gli mandasse un segno. Prese la freccia rapida, che era davanti a lui sulla tavola vuota, e l’altre invece stavano nella faretra capace – e presto gli Achei le avrebbero provate – l’arco prese per il mezzo, tirò nervo e cocca, dal suo posto, seduto sul seggio, e lasciò andare la freccia mirando dritto davanti a lui: non fallì e passò l’anello di tutte le scuri, la freccia uscì dall’altra parte.
LA GARA DI TIRO CON L'ARCO
Laura Morotti
Created on April 25, 2024
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Transcript
LA GARA DI TIRO CON L'ARCO
libro XXI
go!
Penelope è alle strette, l’inganno della tela è stato scoperto. Sollecitata dai Proci deve porre fine all’attesa e di risposarsi ma lo farà solo dopo aver indetto un'ultima prova.
Per scegliere uno dei pretendenti ha indetto una gara con l’arco, arma un tempo appartenuta a Odisseo, dunque un’arma speciale, che pochi saprebbero usare. Il primo problema è proprio riuscire a tendere l’arco. Il secondo passo della prova è far passare una freccia attraverso gli anelli di dodici scuri. Tutti i Proci falliscono.
Anche il vagabondo che se ne sta in disparte, e che loro non sanno essere Odisseo, chiede di fare un tentativo. Viene subito insultato ma sia Penelope (ignara del fatto che il mendicante sia Odisseo) sia Telemaco (ovviamente, a conoscenza di questo fatto) respingono le accuse e gli insulti dei Proci e lasciano tentare il mendicante. Tra lo stupore dei presenti Odisseo, non ancora rivelatosi, riesce a superare la prova. Ulisse si rivela e si vendica dei proci. Riaffermata la propria superiorità sui Proci, il padrone di casa rivela la propria identità e si vendica di chi ha dilapidato i suoi beni e insidiato la sua sposa.
Come tra i pretendenti fu la donna bellissima, si fermò ritta accanto a un pilastro del solido tetto, davanti al viso tirando i veli lucenti. Da un lato e dall’altro le stava un’ancella fedele. all’improvviso, ai pretendenti parlava, diceva parole: «Sentite me, pretendenti alteri, che su questa casa d’un uomo da tanto tempo lontano piombate a mangiare e bere continuamente, e non potreste trovare nessun pretesto di finte parole, ma solo perché mi fate la corte e mi volete sposare; ebbene, pretendenti, vi si presenta una gara; v’offrirò il grande arco del divino Odisseo:
chi più facilmente l’arco tenderà tra le mani,e con la freccia traverserà tutte le dodici scuri,Io lo seguirò, lasciando questo palazzomaritale, bellissimo, tanto pieno di beniche sempre ricorderò, penso, anche in sogno».(…)
Da entrambi i lati le stava a fianco un’ancella fedele. Prese d’improvviso la parola e disse: «Ascoltatemi, pretendenti superbi, che su questa casa d’un uomo lontano da tanto tempo siete piombati a mangiare e a bere continuamente, e non potreste mentire a proposito, o prendere un pretesto che non sia il fatto che mi fate la corte e mi volete sposare. Ebbene, pretendenti, vi si presenta una gara; vi offrirò il grande arco del divino Odisseo: chi più facilmente l’arco tenderà tra le mani, e scagliando una freccia traverserà tutte le dodici scuri, io lo seguirò, lasciando questo palazzo maritale, bellissimo, tanto pieno di beni che credo ricorderò per sempre, anche in sogno».
Ancora celato sotto le spoglie di mendicante, Odisseo chiede di partecipare alla gara. I Proci si oppongono con proteste e schiamazzi e sostengono che non è dignitoso concedergli di tentare la prova, ma Penelope e Telemaco sono di pa-rere contrario e affidano l’arco a quello che sembra a tutti un povero vecchio. ... Poi con la mano destra pizzicò e provò il nervo, che bene gli cantò sotto, simile a grido di rondine. Ma ai pretendenti strazio grande ne venne, a tutti il colore cambiò. E Zeus tuonò forte per dare il segno; e godette Odisseo costante, glorioso che gli mandasse un segno il figlio di Crono pensiero complesso. Prese la freccia rapida, ch’era davanti a lui sulla mensa, nuda, l’altre nella faretra capace stavano, e presto gli Achei le dovevan provare; L’arco pel mezzo afferrò, tirò nervo e cocca, dal suo posto, seduto sul seggio, e lasciò andare la freccia mirando dritto: non fallì di tutte le scuri, l’anello alto, ma li traversò e ne uscì fuori Il dardo greve di bronzo
Poi con la mano destra pizzicò e provò il nervo, che ronzò sotto le sue dita simile a grido di rondine. Per i pretendenti tale scena fu uno strazio e sbiancarono tutti. Zeus tuonò forte per dare il segno e godette il paziente Odisseo, glorioso, che il figlio dell'astuto Crono gli mandasse un segno. Prese la freccia rapida, che era davanti a lui sulla tavola vuota, e l’altre invece stavano nella faretra capace – e presto gli Achei le avrebbero provate – l’arco prese per il mezzo, tirò nervo e cocca, dal suo posto, seduto sul seggio, e lasciò andare la freccia mirando dritto davanti a lui: non fallì e passò l’anello di tutte le scuri, la freccia uscì dall’altra parte.