LE STRATEGIE BELLICHE E LA GESTIONE DELL'ESERCITO di napoleone
di : SALVATORI TOMMASO
"La vittoria non è legata tanto al numero di nemici uccisi, quanto alla capacità di colpire in modo decisivo l’esercito nemico e di infrangerne la possibilità di opporre resistenza."
cit. Napoleone Bonaparte
Militarmente parlando, durante l' era di Napoleone agli alti comandi vi erano le nobiltà locali: duchi e principi di sangue, che spesso erano cugini, zii, nipoti degli alti ufficiali avversari. Napoleone tenne contro dei pro e dei contro di questa situazione. Instituì una disciplina ferrea, ottenuta facendo fucilare persino nel pieno di una battaglia coloro che scappavano o contravvenivano i suoi ordini. Permetteva una grande libertà di bottino e di razzia nei paesi occupati, secondo il principio “la guerra paga la guerra”. Poneva degli schieramenti di truppe in posti diversi per confondere il nemico e grazie all’ enorme numero di soldati, l’avversario soffriva sempre di un ’inferiorità numerica, non sapendo mai da che parte Napoleone avrebbe attaccato.
L' esercito vantava la massima velocità negli spostamenti, anche quando Napoleone dava ordini impossibili. Contro le schiere che marciavano compatte sul campo di battaglia i francesi rendevano molto meglio andando alla carica di corsa e provocando scontri corpo a corpo alla baionetta. Usava l’artiglieria come copertura delle cariche di fanteria, sfondava il centro delle schiere nemiche e le scompigliava. Questi e altri accorgimenti colsero di sorpresa gli eserciti delle coalizioni, anche perché Napoleone variava continuamente lo schema delle sue battaglie. Anche tra i nemici però c’erano degli autentici geni militari; la Campagna di Russia, la battaglia di Lipsia, la battaglia di Waterloo furono i capolavori dei nuovi eserciti europei e segnarono la fine di Napoleone
Napoleone era abile nel mescolare dispersione e concentrazione delle truppe, sorprendendo spesso i nemici. Radunava un gran numero di uomini sul campo di battaglia, distribuendo le forze in modo esteso per confondere l'avversario e rendere più facile colpirlo. Passava dalla dispersione iniziale al concentramento graduale delle forze, fondendo marcia, combattimento e inseguimento in un'unica azione fluida e efficace. Prima dello scontro, concentrava le truppe in un punto, ma distribuiva anche unità in posizioni strategiche distanti dal luogo della battaglia per confondere il nemico.
Il suo schieramento occupava un fronte esteso, nascondendo l'attacco principale e intrappolando il nemico nella zona dove Napoleone aveva concentrato le sue forze.
Napoleone adottava due principali strategie di battaglia: l' accerchiamento strategico in attacco e la posizione centrale in difesa. Con l' accerchiamento strategico, realizzava un attacco alle retrovie nemiche sfruttando ostacoli naturali come il Po, i monti del Giura o la Selva Nera. Mentre una parte dell'armata attaccava frontalmente, il grosso delle truppe si spostava protetto dal terreno e colpiva il nemico alle spalle. Con la posizione centrale, Napoleone affrontava le armate nemiche separatamente, mirando a sconfiggerle una dopo l'altra prima che potessero unirsi. Concentrava la maggior parte delle sue forze contro l'esercito più forte, mentre un plotone secondario ritardava l'altro esercito. Infine, riuniva le forze in un punto critico del campo di battaglia per un attacco concentrato, confondendo e ingannando i nemici.
Napoleone studiava con cura puntigliosa tutti gli aspetti della battaglia, considerando i possibili imprevisti e le opzioni alternative. Tra i fattori che rendevano possibile la rapidità di manovra dell’esercito napoleonico vi erano: -L’organizzazione dell’esercito in corpi d’armata;
-La cieca obbedienza e l’entusiasmo dei soldati che l’imperatore sapeva motivare;
-Il sistema meritocratico di scelta degli ufficiali e dei generali; -Lo sfruttamento delle risorse locali;
-Lo studio del territorio e degli itinerari più brevi;
L’organizzazione dell’esercito in corpi d’armata
Napoleone ereditò dai suoi predecessori un esercito profondamente rinnovato, che egli continuò a potenziare fino a ottenere la formazione più idonea con cui attuare i suoi principi di guerra mobile. Uno degli elementi più importanti del successo napoleonico fu la creazione dei corpi d’armata, unità militari in grado di operare del tutto autonomamente, come piccoli eserciti; e le divisioni, veri e propri eserciti in miniatura che prevedevano la presenza di fanteria, artiglieria e cavalleria.
Questo permetteva alle divisioni di resistere agli attacchi di un esercito di dimensioni maggiori fino all’arrivo dei rinforzi. Un corpo d'armata corrispondeva a tre o quattro divisioni di fanteria, da una divisione di cavalleria leggera e da varie batterie d’artiglieria.
L' obbedienza delle truppe
Napoleone poté contare sulla pressoché assoluta obbedienza dei suoi soldati, che cercò sempre di guadagnarsi con ogni mezzo. Non ci sono dubbi sul fatto che egli riuscisse a conquistarli e a ispirarli con le proprie parole e con il proprio comportamento. Napoleone era sempre presente sui campi di battaglia e riscuoteva un enorme rispetto che spesso era accompagnato da una sorta di venerazione. Era riuscito a crearsi l’immagine di grande e invincibile condottiero, capace di capire i sacrifici dei soldati e di premiarne il coraggio in battaglia. I suoi uomini l’amavano, per il suo almeno apparente interessamento alla loro carriera e al loro benessere. I soldati francesi si sentivano portatori degli ideali rivoluzionari ma potevano anche trarre vantaggi materiali tramite il saccheggio dei territori conquistati.
Il sistema meritocratico di scelta
Napoleone implementò un sistema meritocratico in cui le promozioni e le opportunità avanzavano in base al merito e alle capacità anziché alla nascita o alla posizione sociale. Questo sistema permetteva agli individui di avanzare attraverso il loro talento e le loro abilità, incoraggiando l'efficienza e il talento nel governo e nell'esercito. Napoleone favoriva coloro che dimostravano competenza e dedizione, indipendentemente dal loro stato sociale, portando a una gestione più efficiente delle risorse umane e a una maggiore coesione nell'esercito e nell'amministrazione. Questo approccio meritocratico contribuì al successo del regime napoleonico e all'espansione dei suoi domini.
Lo sfruttamento delle risorse locali
Napoleone ereditò dalla Rivoluzione anche l’idea di sfruttare le risorse dei territori occupati. Tale scelta si rivelò vincente, soprattutto perché permetteva di non appesantire l’esercito con la fila interminabile dei convogli di rifornimenti che ne avrebbe rallentato la velocità e la flessibilità di manovra. Questo approccio includeva la requisizione di cibo, materiali e altri beni necessari per mantenere le sue truppe, spesso a costo dei residenti locali. Napoleone istituì inoltre un sistema di tassazione e di amministrazione locale per garantire il finanziamento e il funzionamento delle sue operazioni militari.
Lo studio del territorio e degli itinerari più brevi
Una delle abilità distintive di Napoleone era quella di studiare attentamente la geografia e le vie di comunicazione dei territori in cui intendeva combattere. Nell’attuazione delle sue campagna militari Napoleone studiava lo spazio geografico con grande attenzione alle caratteristiche del territorio. La rapidità di movimento delle sue truppe fu dovuta anche all’individuazione delle strade più brevi per raggiungere i punti prestabiliti, nonché al preciso calcolo della velocità di marcia e di spiegamento delle truppe.
Si concentrava per l' appunto sul trovare le strade più brevi e più efficienti per muovere le sue truppe, per sorprendere i nemici. Egli era un sostenitore del concetto di "mossa fulminea", cercando di colpire il nemico con forza e rapidità prima che avesse l'opportunità di organizzare una difesa efficace.
Le truppe
La fanteria
Napoleone utilizzò un tipo di formazione innovativo: la colonna.
La fanteria napoleonica era suddivisa in due principali corpi, la fanteria di linea e la fanteria leggera. La componente maggiore della fanteria francese era rappresentata dai fanti di linea( fucilieri ). Questi venivano organizzati in battaglioni di circa 4-8 compagnie, alle quali veniva aggiunta una compagnia di fanteria pesante ( granatieri ) e una di fanteria leggera ( volteggiatori ). Tre o quattro battaglioni erano infine raggruppati in reggimenti di linea, nei quali un battaglione costituiva la riserva.
Dopo il fuoco dell’artiglieria il rullio dei tamburi scandiva il ritmo di marcia.
Le truppe
La cavalleria
Bonaparte riorganizzò la cavalleria in divisioni capaci di operare in modo autonomo, potevano così agire come supporto alla fanteria ma anche come unità principale supportata dalle altre armi. La cavalleria francese era composta da reggimenti leggeri ( ussari, cacciatori a cavallo e lancieri), medi ( dragoni ) e pesanti ( corazzieri e carabinieri ). Un reggimento era strutturato su tre o quattro squadroni di due compagnie ciascuno, più elementi di supporto. Ogni reggimento contava una o più compagnie d’élite, formate dai veterani del reggimento. Corazzieri e carabinieri avevano tutti lo status di truppe d’élite.
Le truppe
L’artiglieria
Napoleone, cresciuto militarmente come artigliere, era pienamente consapevole dell’importanza fondamentale dell’artiglieria. Durante le guerre napoleoniche i cannoni assunsero sempre maggior importanza sul campo di battaglia e l’artiglieria francese era indubbiamente tra le migliori d’Europa.
Generalmente un intenso fuoco di artiglieria dava il via alle battaglie. Obiettivo degli artiglieri erano le grandi formazioni di fanteria o di cavalleria che cercavano di colpire trasversalmente, in modo che i proiettili compissero il percorso più lungo possibile attraverso le unità. In tal modo un solo proiettile poteva falciare molti sodati.
NAPOLEONE GENERALE: LE STRATEGIE BELLICHE E LA GESTIONE DELL'ESERCITO
TOMMASO SALVATORI
Created on April 24, 2024
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LE STRATEGIE BELLICHE E LA GESTIONE DELL'ESERCITO di napoleone
di : SALVATORI TOMMASO
"La vittoria non è legata tanto al numero di nemici uccisi, quanto alla capacità di colpire in modo decisivo l’esercito nemico e di infrangerne la possibilità di opporre resistenza."
cit. Napoleone Bonaparte
Militarmente parlando, durante l' era di Napoleone agli alti comandi vi erano le nobiltà locali: duchi e principi di sangue, che spesso erano cugini, zii, nipoti degli alti ufficiali avversari. Napoleone tenne contro dei pro e dei contro di questa situazione. Instituì una disciplina ferrea, ottenuta facendo fucilare persino nel pieno di una battaglia coloro che scappavano o contravvenivano i suoi ordini. Permetteva una grande libertà di bottino e di razzia nei paesi occupati, secondo il principio “la guerra paga la guerra”. Poneva degli schieramenti di truppe in posti diversi per confondere il nemico e grazie all’ enorme numero di soldati, l’avversario soffriva sempre di un ’inferiorità numerica, non sapendo mai da che parte Napoleone avrebbe attaccato.
L' esercito vantava la massima velocità negli spostamenti, anche quando Napoleone dava ordini impossibili. Contro le schiere che marciavano compatte sul campo di battaglia i francesi rendevano molto meglio andando alla carica di corsa e provocando scontri corpo a corpo alla baionetta. Usava l’artiglieria come copertura delle cariche di fanteria, sfondava il centro delle schiere nemiche e le scompigliava. Questi e altri accorgimenti colsero di sorpresa gli eserciti delle coalizioni, anche perché Napoleone variava continuamente lo schema delle sue battaglie. Anche tra i nemici però c’erano degli autentici geni militari; la Campagna di Russia, la battaglia di Lipsia, la battaglia di Waterloo furono i capolavori dei nuovi eserciti europei e segnarono la fine di Napoleone
Napoleone era abile nel mescolare dispersione e concentrazione delle truppe, sorprendendo spesso i nemici. Radunava un gran numero di uomini sul campo di battaglia, distribuendo le forze in modo esteso per confondere l'avversario e rendere più facile colpirlo. Passava dalla dispersione iniziale al concentramento graduale delle forze, fondendo marcia, combattimento e inseguimento in un'unica azione fluida e efficace. Prima dello scontro, concentrava le truppe in un punto, ma distribuiva anche unità in posizioni strategiche distanti dal luogo della battaglia per confondere il nemico. Il suo schieramento occupava un fronte esteso, nascondendo l'attacco principale e intrappolando il nemico nella zona dove Napoleone aveva concentrato le sue forze.
Napoleone adottava due principali strategie di battaglia: l' accerchiamento strategico in attacco e la posizione centrale in difesa. Con l' accerchiamento strategico, realizzava un attacco alle retrovie nemiche sfruttando ostacoli naturali come il Po, i monti del Giura o la Selva Nera. Mentre una parte dell'armata attaccava frontalmente, il grosso delle truppe si spostava protetto dal terreno e colpiva il nemico alle spalle. Con la posizione centrale, Napoleone affrontava le armate nemiche separatamente, mirando a sconfiggerle una dopo l'altra prima che potessero unirsi. Concentrava la maggior parte delle sue forze contro l'esercito più forte, mentre un plotone secondario ritardava l'altro esercito. Infine, riuniva le forze in un punto critico del campo di battaglia per un attacco concentrato, confondendo e ingannando i nemici.
Napoleone studiava con cura puntigliosa tutti gli aspetti della battaglia, considerando i possibili imprevisti e le opzioni alternative. Tra i fattori che rendevano possibile la rapidità di manovra dell’esercito napoleonico vi erano: -L’organizzazione dell’esercito in corpi d’armata; -La cieca obbedienza e l’entusiasmo dei soldati che l’imperatore sapeva motivare; -Il sistema meritocratico di scelta degli ufficiali e dei generali; -Lo sfruttamento delle risorse locali; -Lo studio del territorio e degli itinerari più brevi;
L’organizzazione dell’esercito in corpi d’armata
Napoleone ereditò dai suoi predecessori un esercito profondamente rinnovato, che egli continuò a potenziare fino a ottenere la formazione più idonea con cui attuare i suoi principi di guerra mobile. Uno degli elementi più importanti del successo napoleonico fu la creazione dei corpi d’armata, unità militari in grado di operare del tutto autonomamente, come piccoli eserciti; e le divisioni, veri e propri eserciti in miniatura che prevedevano la presenza di fanteria, artiglieria e cavalleria.
Questo permetteva alle divisioni di resistere agli attacchi di un esercito di dimensioni maggiori fino all’arrivo dei rinforzi. Un corpo d'armata corrispondeva a tre o quattro divisioni di fanteria, da una divisione di cavalleria leggera e da varie batterie d’artiglieria.
L' obbedienza delle truppe
Napoleone poté contare sulla pressoché assoluta obbedienza dei suoi soldati, che cercò sempre di guadagnarsi con ogni mezzo. Non ci sono dubbi sul fatto che egli riuscisse a conquistarli e a ispirarli con le proprie parole e con il proprio comportamento. Napoleone era sempre presente sui campi di battaglia e riscuoteva un enorme rispetto che spesso era accompagnato da una sorta di venerazione. Era riuscito a crearsi l’immagine di grande e invincibile condottiero, capace di capire i sacrifici dei soldati e di premiarne il coraggio in battaglia. I suoi uomini l’amavano, per il suo almeno apparente interessamento alla loro carriera e al loro benessere. I soldati francesi si sentivano portatori degli ideali rivoluzionari ma potevano anche trarre vantaggi materiali tramite il saccheggio dei territori conquistati.
Il sistema meritocratico di scelta
Napoleone implementò un sistema meritocratico in cui le promozioni e le opportunità avanzavano in base al merito e alle capacità anziché alla nascita o alla posizione sociale. Questo sistema permetteva agli individui di avanzare attraverso il loro talento e le loro abilità, incoraggiando l'efficienza e il talento nel governo e nell'esercito. Napoleone favoriva coloro che dimostravano competenza e dedizione, indipendentemente dal loro stato sociale, portando a una gestione più efficiente delle risorse umane e a una maggiore coesione nell'esercito e nell'amministrazione. Questo approccio meritocratico contribuì al successo del regime napoleonico e all'espansione dei suoi domini.
Lo sfruttamento delle risorse locali
Napoleone ereditò dalla Rivoluzione anche l’idea di sfruttare le risorse dei territori occupati. Tale scelta si rivelò vincente, soprattutto perché permetteva di non appesantire l’esercito con la fila interminabile dei convogli di rifornimenti che ne avrebbe rallentato la velocità e la flessibilità di manovra. Questo approccio includeva la requisizione di cibo, materiali e altri beni necessari per mantenere le sue truppe, spesso a costo dei residenti locali. Napoleone istituì inoltre un sistema di tassazione e di amministrazione locale per garantire il finanziamento e il funzionamento delle sue operazioni militari.
Lo studio del territorio e degli itinerari più brevi
Una delle abilità distintive di Napoleone era quella di studiare attentamente la geografia e le vie di comunicazione dei territori in cui intendeva combattere. Nell’attuazione delle sue campagna militari Napoleone studiava lo spazio geografico con grande attenzione alle caratteristiche del territorio. La rapidità di movimento delle sue truppe fu dovuta anche all’individuazione delle strade più brevi per raggiungere i punti prestabiliti, nonché al preciso calcolo della velocità di marcia e di spiegamento delle truppe.
Si concentrava per l' appunto sul trovare le strade più brevi e più efficienti per muovere le sue truppe, per sorprendere i nemici. Egli era un sostenitore del concetto di "mossa fulminea", cercando di colpire il nemico con forza e rapidità prima che avesse l'opportunità di organizzare una difesa efficace.
Le truppe
La fanteria
Napoleone utilizzò un tipo di formazione innovativo: la colonna. La fanteria napoleonica era suddivisa in due principali corpi, la fanteria di linea e la fanteria leggera. La componente maggiore della fanteria francese era rappresentata dai fanti di linea( fucilieri ). Questi venivano organizzati in battaglioni di circa 4-8 compagnie, alle quali veniva aggiunta una compagnia di fanteria pesante ( granatieri ) e una di fanteria leggera ( volteggiatori ). Tre o quattro battaglioni erano infine raggruppati in reggimenti di linea, nei quali un battaglione costituiva la riserva. Dopo il fuoco dell’artiglieria il rullio dei tamburi scandiva il ritmo di marcia.
Le truppe
La cavalleria
Bonaparte riorganizzò la cavalleria in divisioni capaci di operare in modo autonomo, potevano così agire come supporto alla fanteria ma anche come unità principale supportata dalle altre armi. La cavalleria francese era composta da reggimenti leggeri ( ussari, cacciatori a cavallo e lancieri), medi ( dragoni ) e pesanti ( corazzieri e carabinieri ). Un reggimento era strutturato su tre o quattro squadroni di due compagnie ciascuno, più elementi di supporto. Ogni reggimento contava una o più compagnie d’élite, formate dai veterani del reggimento. Corazzieri e carabinieri avevano tutti lo status di truppe d’élite.
Le truppe
L’artiglieria
Napoleone, cresciuto militarmente come artigliere, era pienamente consapevole dell’importanza fondamentale dell’artiglieria. Durante le guerre napoleoniche i cannoni assunsero sempre maggior importanza sul campo di battaglia e l’artiglieria francese era indubbiamente tra le migliori d’Europa. Generalmente un intenso fuoco di artiglieria dava il via alle battaglie. Obiettivo degli artiglieri erano le grandi formazioni di fanteria o di cavalleria che cercavano di colpire trasversalmente, in modo che i proiettili compissero il percorso più lungo possibile attraverso le unità. In tal modo un solo proiettile poteva falciare molti sodati.