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Alceo e Saffo
giulia
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Transcript
Alceo e Saffo
Corradini Fiandri Vincenzi
VitaTemi Stile Testi
Vita Temi e caratteristiche Inno ad Afrodite e altri testi
La lingua di Alceo e Saffo: l'eolico letterario
I due poeti di Lesbo scrivono in una lingua dal marcato colorito dialettale, con tratti propri del dialetto dell'isola e della regione: l'eolico d'Asia.Saffo e Alceo conoscono però bene la lingua della tradizione poetica che li precede e non mancano echi di lessico e formule epici. Le caratteristiche linguistiche dei loro testi sono simili a tal punto che in alcuni casi la critica ha faticato a stabilire se alcuni brevi frammenti siano da ascrivere all'uno o all'altra.
Preposizioni e particelle
Fenomeni consonantici
Fonetica e morfologia del nome
Fonetica
Temi verbali
Vocalismo
Alceo - la vita
Alceo nacque in una famiglia aristocratica intorno al 630 a.C.I suoi fratelli, insieme a Pittaco, che sarebbe entrato a far parte dei sette sapienti, destituirono il tiranno Melancro. Successivamente Pittaco e Alceo combatterono insieme per il controllo dell'Ellesponto e in seguito contro il successore di Melancro, Mirsilo. Fallito il tentativo di detronizzarlo, Alceo fu esiliato. Pittaco invece governò a fianco di Mirsilo, e ne divenne il successore alla morte di questi, diventando uno dei sette sapienti. Alceo riceverà probabilmente da lui il permesso di tornare in patria per trascorrere gli ultimi anni di vita. La data di morte è tuttora sconosciuta.
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L'appartenenza all'aristocrazia
Il mito e la religione
Il simposio e l'eros
Il ruolo degli Ἑταῖροι
I temi della lirica di Alceo
Aspetti di lingua e stile
• Riferimenti sintetici a momenti precisi dell'anno, "quadri stagionali" che ricordano l'esperienza di Alceo come viaggiatore, prima come mercenario, poi come politico esiliato
• Utilizzo di un sistema monostrofico (ripresa di strutture di versi, le strofe, ripetute sempre identiche)• Poesia calata in un preciso contesto, storicizzata • Coincidenza del "bene proprio" (dell'eteria) con il bene pubblico dello stato • Largo impiego della metafora • Ricorso alle massime, tono spesso sentenzioso
O navis, referent in mare te novifluctus. O quid agis? Fortiter occupa portum. nonne vides, ut nudum remigio latus et malus celeri saucius Africo antemnaeque gemant ac sine funibus vix durare carinae possint imperiosius aequor? Non tibi sunt integra lintea non di, quos iterum pressa voces malo quamvis Pontica pinus, silvae filia nobilis, iactes et genus et nomen inutile : nil pictis timidus navita puppibus fidit, tu, nisi ventis debes ludibrium, cave. Nuper sollicitum quae mihi taedium, nunc desiderium curaque non levis, interfusa nitentis vites aequora Cycladas.
Ἀσυννέτημμι τὼν ἀνέμων στάσιν,τὸ μὲν γὰρ ἔνθεν κῦμα κυλίνδεται, τὸ δ' ἔνθεν, ἄμμες δ' ὂν τὸ μέσσον νᾶϊ φορήμμεθα σὺν μελαίνᾳ χείμωνι μόχθεντες μεγάλῳ μάλα· πὲρ μὲν γὰρ ἄντλος ἰστοπέδαν ἔχει, λαῖφος δὲ πὰν ζάδηλον ἤδη, καὶ λάκιδες μέγαλαι κὰτ αὖτο, χόλαισι δ' ἄγκυρραι
DANTE, Purg. VI, 76-7Ahi, serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiero in gran tempesta
μαρμαίρει δὲ μέγας δόμος χάλκῳ, παῖσα δ’Ἄρῃ κεκόσμηται στέγα λάμπραισιν κυνίαισι, κὰτ τᾶν λεῦκοι κατέπερθεν ἴππιοι λόφοι 5 νεύοισιν, κεφάλαισιν ἄν- δρων ἀγάλματα· χάλκιαι δὲ πασ<σ>άλοις κρύπτοισιν περικείμεναι λάμπραι κνάμιδες, ἔρκος ἰσχύρω βέλεος, θόρρακές τε νέω λίνω 10 κόϊλαί τε κὰτ ἄσπιδες βεβλήμεναι· πὰρ δὲ Χαλκίδικαι σπάθαι, πὰρ δὲ ζώματα πόλλα καὶ κυπάσσιδες. Τῶν οὐκ ἔστι λάθεσθ’ἐπεὶ δὲ πρώτιστ’ὐπὰ ἔργον ἔσταμεν τόδε.
Risplende la grande sala di bronzo, tutto è adorno per Ares il soffitto di elmi lucenti, dall’alto bianchi cimieri di cavallo ne ondeggiano, per le teste degli uomini ornamento. E di bronzo con chiodi nascosti a cingere lucenti schinieri, riparo dalla dura freccia e maglie di lino nuovo e concavi scudi accatastati. Accanto calcidesi spade, accanto molti corpetti e tuniche. Di questo non dobbiamo scordarci perché ora ci siamo già messi in questa impresa.
La grande casa rifulge di bronzo (Fr 140)
Il fr. 140 Voigt di Alceo descrive minuziosamente le armi contenute in una grande sala (μέγας δόμος, v. 1); la rassegna si conclude con l’invito, rivolto agli ἐταῖροι, a ricordare tutto ciò nel momento imminente dell’azione militare.
SAFFO
Note biografiche
Il nome Saffo in dialetto attico era Σαπφώ, termine di origine orientale etimologicamente connesso con "sàfeiros": la pietra del lapislazzulo. Nasce sulle coste dell'Asia minore (Ereso e poi Mitilene) da una famiglia aristocratica intorno al 640 a.c. Viene esiliata in Sicilia insieme alla sua famiglia quando Pittaco diventa esimneta. E' una donna colta e raffinata: probabilmente gestisce un "tiaso" sacro ad Afrodite. Con alcune di queste ragazze istaurò anche relazioni amorose descritte nelle sue poesie.
ἰόπλοκ’ ἄγνα μελλιχόμειδε Σάπφοι
TEMI E CARATTERISTICHE
ἀβροσύνα
Amore erotico e pederastico
Impossibilità di non ricambiare il sentimento amoroso
ἔγω δὲ φίλημμ’ ἀβροσύναν, [ἴστε δὲ] τοῦτο, καί μοι τὸ λάμπρον ἔρως ἀελίω καὶ τὸ κάλον λέλογχε.
Gelosia
Bellezza della natura e descrizioni paesaggistiche
In questo frammento è presentato uno dei marchi stilistici di Saffo: l'eleganza. All'interno dei suoi componimenti sono frequenti i rimandi ad oggetti di lusso (vesti, gioielli, ornamenti, profumi...). Anche l'eleganza e la raffinatezza svolgono un ruolo importante nella formazione delle allieve.
Morte e vecchiaia
Affetto per i propri cari
Inno ad Afrodite
αἶψα δ’ἐξίοντο· σὺ δ’, ὦ μάκαιρα, μειδιαίσαισ’ἀθανάτῳ προσώπῳ ἤρε’ὄττι δηὖτε πέπονθα κὤττι δηὖτε κάλημμι κὤττι μοι μαλιστα θέλω γένεσθαι μαινόλᾳ θύμῳ· “τίνα δηὖτε † πείθω ..σάγην † ἐς σάν φιλότατα; τίς σ’, ὦ Ψάπφ’, ἀδικήει; καὶ γὰρ αἰ φεύγει, ταχέως διώξει, αἰ δὲ δῶρα μὴ δέκετ’. ἀλλὰ δώσει, αἰ δὲ μὴ φίλει, ταχέως φιλήσει κωὐκ ἐθελοισα”. ἔλθε μοι καὶ νῦν, χαλέπαν δὲ λῦσον ἐκ μερίμναν, ὄσσα δὲ μοι τέλεσσαι θῦμος ἰμέρρει, τέλεσον, σὺ δ’αὔτα σύμμαχος ἔσσο.
ποικιλόθρον’ ἀθανάτ’Ἀφρόδιτα, παῖ Δίος δολόπλοκε, λίσσομαί σε, μή μ’ἄσαισι μηδ’ὀνίασι δάμνα, πότνια, θῦμον, ἀλλὰ τυίδ’ ἔλθ’, αἴ ποτα κἀτέρωτα τὰς ἔμας αὔδας ἀΐοισα πήλοι ἔκλυες, πάτρος δὲ δόμον λίποισα χρύσιον ἦλθες ἄρμ’ὑπασδεύξαισα· κάλοι δὲ σ’ἆγον ὤκεες στροῦθοι περὶ γᾶς μελαίνας πύκνα διννεντες πτερ’ἀπ’ὠράνω αἴθε- ρος διὰ μέσσω·
L'amore per Cleide
L'amore erotico e passionale che spesso ritroviamo nei frammenti di Saffo lascia qui spazio all'amore materno. La poetessa sostiene di non essere in grado di scambiare la figlia Cleide nemmeno per tutta la Lidia (terra, all'epoca, piena d'oro e ricchezze). I fiori d'oro a cui si riferisce sono probabilmente gli Elicrisi, pianta officinale che tuttavia cresceva in zone di alta montagna e di cui probabilmente Saffo non era a conoscenza. Alcuni hanno dunque ipotizzato che si trattasse dei fiori d'oro che secondo la tradizione ricoprono le isole dei Beati. Il secondo frammento è invece un ottimo esempio della "lussuosa raffinatezza" lodata da Saffo. Qui la poetessa è più pragmatica, cerca, come ogni madre, di soddisfare i desideri della figlia. "Il Mitilense" è probabilmente Pittaco che nel tentativo di risanare le finanze della città vieta l'importanzione di oggetti di lusso come la mitra tanto desiderata da Cleide.
Ho una bella fanciulla, ai fiori d'oro,simile nell’aspetto, la mia Cleide diletta. Io non la darei né per tutta la Lidia né per l’amata…
Io però per te, Cleide, non hola mitra ornata,donde e come potrei? Ma con il Mitilenese …
φαίνεταί μοι κῆνος ἴσος θέοισιν ἔμμεν’ ὤνηρ, ὄττις ἐνάντιός τοι ἰσδάνει καὶ πλάσιον ἆδυ φωνεί- σας ὐπακούει καὶ γελαίσας ἰμέροεν, τό μ’ ἦ μὰν καρδίαν ἐν στήθεσιν ἐπτόαισεν, ὠς γὰρ <ἔς > σ’ ἴδω βρόχε’ ὤς με φώνη- σ’ οὐδὲν ἔτ’ εἴκει, ἀλλὰ κὰμ μὲν γλῶσσα ἔαγε λέπτον δ’ αὔτικα χρῷ πῦρ ὐπαδεδρόμακεν, ὀππάτεσσι δ’ οὐδὲν ὄρημμ’, ἐπιρρόμ- βεισι δ’ ἄκουαι, κὰδ δ’ ἴδρως ψῦχρος χέεται, τρόμος δὲ παῖσαν ἄγρει, χλωροτέρα δὲ ποίας ἔμμι, τεθνάκην δ’ ὀλίγω ‘πιδεύης φαίνομ’ ἔμ’ αὔτ[ᾳ. ἀλλὰ πὰν τόλματον, ἐπεὶ †καὶ πένητα†
Mi sembra pari agli dei quell’uomo che siede di fronte a te e vicino ascolta te che dolcemente parli e ridi di un riso che suscita desiderio. Questa visione veramente mi ha turbato il cuore nel petto: appena ti guardo un breve istante, nulla mi è più possibile dire ma la lingua mi si spezza e subito un fuoco sottile mi corre sotto la pelle e con gli occhi nulla vedo e rombano le orecchie e su me sudore si spande e un tremito mi afferra tutta e sono più verde dell’erba e poco lontana da morte sembro a me stessa. Ma tutto si può sopportare, poiché…
Ode alla gelosia (fr. 31)
Il componimento è un’ode giuntaci incompleta, capolavoro di poesia amorosa per l’abilità con cui l’autrice descrive le circostanze più salienti della passione. Nell’ode, la potenza dell’amore viene descritta per mezzo degli effetti psicofisici che Saffo sente in sé come conseguenza della visione di una giovane a colloquio con un uomo, motivo che ha portato i più ad inserire il testo tra i “carmi d’addio” dedicati da Saffo alle compagne che si apprestano ad abbandonare il suo circolo per intraprendere la vita matrimoniale.
Ad AttideRicordando l'amica lontana ♡ “Forse in Sardispesso con la memoria qui ritorna nel tempo che fu nostro: quando eri Afrodite per lei e al tuo canto moltissimo godeva. Ora fra le donne Lidie spicca come, calato il sole, la luna dai raggi rosa vince tutti gli astri, e la sua luce modula sull’acque del mare e i campi presi d’erba: e la rugiada illumina la rosa, posa sul gracile timo e il trifoglio simile a fiore. Solitaria vagando, esita a volte se pensa ad Attide: di desiderio l’anima trasale, il cuore è aspro. E d’improvviso: “Venite! ” urla; e questa voce non ignota a noi per sillabe risuona scorrendo sopra il mare”.
Tramontata è la luna ♡Tramontata è la lunae le Pleiadi a mezzo della notte anche giovinezza già dilegua, e ora nel mio letto resto sola. Scuote l'anima mia Eros, come vento sul monte che irrompe entro le querce; e scioglie le membra e le agita, dolce amara indomabile belva. Ma a me non ape, non miele; e soffro e desidero.
Saffo e la luna
Plenilunio Gli astri d’intorno alla leggiadra luna nascondono l’immagine lucente, quando piena più risplende, bianca sopra la terra.
Sulla tenera erba appena nata♡ Piena splendeva la luna quando presso l’altare si fermarono: e le Cretesi con armonia sui piedi leggeri cominciarono spensierate a girare intorno all’ara sulla tenera erba appena nata.
Grazie per la vostra attenzione!
Proposizioni e particelle
1. Preposizioni e preverbi hanno vocalismi diversi dall'Attico:▪︎απύ = από ▪︎υπα/υπά = υπο ▪︎ον = ανά 2. La particella modale κε, (se) è impiegata in luogo dell'attico αν
Fenomeni consonantici
1. La consonante doppia ζ in corpo di parola viene trascritta -σδ-2. Il gruppo -σμ-/-σν- dà come esito una geminazione della consonante Es. σελαννα anziché σελασνα (σελήνη in attico) 4. Spesso il σ è geminato all'interno di parola Es. οσσος anziché οσος
L'appartenenza all'aristocrazia
Secondo Alceo, l'uomo aristocratico è reso tale da un impianto di valori chee scaturiscono da un'appartenenza di classe: il valore del giuramento e dell'alleanza, la condanna del tradimento, la ricchezza come espressione di potere ed essenza stessa dell'individuo. La consapevolezza di appartenere ad una nobiltà di sangue e di stirpe fa detestare la povertà, fonte di impotenza e disperazione, e condanna senza appello chi è kakopatridas (un epiteto riservato a Pittaco, che in realtà era nobile). Il nemico, in questa visione, ha la fisionomia dell'aristocratico di parte avversa che si traveste da demagogo trascinatore delle folle. Esso, quindi, non può che identificarsi anche con la massa di gente non-nobile che si lascia, appunto, trascinare e persuadere. Appare evidente che il giudizio espresso da Alceo e dalla sua eteria sui propri avversari risulta essere sempre e comunque negativo, anche al di là dell'effettiva verità storica.
E subito giunsero, e tu, o beata, sorridendo nel tuo volto immortale, mi domandasti che cosa di nuovo soffrivo e perché di nuovo ti invocavo e che cosa col mio animo folle volevo che più di ogni altra cosa si realizzasse per me: «Chi di nuovo debbo indurmi a ricondurre al tuo amore? Chi, o Saffo, ti fa torto? perché se fugge presto inseguirà, se doni non accetta anzi donerà, se non ama presto amerà pur contro il suo volere». Vieni a me anche ora e liberami dai tormentosi affanni, e tutto ciò che il mio animo brama che per me si avveri, avveralo tu, e tu stessa sii la mia alleata.
Immortale Afrodite dal trono variopinto, figlia di Zeus, tessitrice di inganni, io ti supplico: non prostrare con ansie e tormenti, o dea augusta, l’animo mio, ma qui vieni, se mai altra volta, udendo la mia voce di lontano, le porgesti ascolto, e lasciata la casa del padre venisti aggiogando un carro d’oro; e passeri leggiadri ti guidavano veloci al di sopra della nera terra con fitto battito d’ali giù dal cielo per gli spazi dell’etere.
O nave, ti riporteranno in mare nuovi flutti. O che fai? Con forza resta nel porto. Forse non vedi come il fianco (sia) nudo di remi e l’albero maestro (sia) ferito per l’Africo violento e le antenne gemano e senza funi a stento le carene possano
sopportare un maretroppo tempestoso? Non hai vele intatte, non dei, che tu possa invocare di nuovo stretta dal pericolo Nave costruita con Pino Pontico, figlio nobile di una foresta, vanterai una famiglia e un nome inutile. Il marinaio pauroso non delle poppe dipinte si fida, tu se non vuoi cadere in balia dei venti sta’ attenta. Tu che tempo fa per me sei stata motivo di angoscia e tedio ora nostalgia e preoccupazione non leggera, evita le acque che scorrono tra le Cicladi splendenti.
Il simposio e l'eros
Nei cosiddetti σχόλια (canti conviviali), Alceo ripropone in mille variazioni il topos del "bere insieme". La costante presenza del vino nei suoi componimenti è da ricondursi all'istituzione del simposio come momento di condivisione (anche ideologica), con le sue pratiche comportamentali e rituali: l'appartenenza degli Ἑταῖροι alla stessa fazione li rendeva συμπόται (compagni di bevuta), ed era strumento di selezione dei temi (amarezza per la sconfitta, esultanza in caso di successo, elaborazione di strategie politiche). E molto probabile che Alceo si accompagnasse nell'esecuzione suonando lui stesso uno strumento a corde.
Il simposio, al contempo, è anche Il luogo nel quale esprimere le proprie passioni (non mancano riferimenti all'amore omosessuale). Il motivo amoroso, declinato anche attraverso la ricreazione di situazioni fittizie, è spesso caratterizzato dalla presenza di passioni tormentate, destini avversi, pene sentimentali vissute dagli innamorati, colti da una folle mania. NB! Ritroveremo quest'ultima tematica nella poesia di Saffo.
Non comprendo la lotta dei venti,infatti un'onda si abbatte da un lato e un'altra dall'altro, e noi nel mezzo siamo trasportati alla deriva con la nave nera molto stremati dalla grande tempesta. Infatti l'acqua della stiva supera la base dell'albero, e la vela (è) ormai tutta lacerata, e su di essa ci sono grandi squarci e scendono le ancore
Analisi
L’ esordio descrive una scena di intimità affettiva tra un uomo ed una fanciulla, un momento in cui lui le siede accanto e lei ride.Questo momento viene dilatato da chi, escluso da questo affetto, spia da lontano, analizzando le emozioni di quel singolo attimo. E’ un gioco di contrapposizioni, uno siede vicino ed ascolta, l’ altra osserva da lontano; l’ uno è felice come un dio, all’ altra il cuore viene a sconvolgersi nel petto; uno è privilegiato, l’ altra è esclusa. L’ amore è, quasi, una malattia, che insorge improvvisa alla sola vista della donna amata. Questa sensazione interiore si traduce in sintomi fisici, così da rendere evidente e riconoscibile la sensazione al pubblico del tiaso, a cui l’ ode è diretta. Per alcuni studiosi questo, più che un’ ode, è un epitalamio, cioè un canto nuziale, come si potrebbe dedurra dal primo verso nel quale compare una figura maschile, lodata per il privilegio di sedere accanto alla fanciulla. Questa situazione di vicinanza e di intimità ben converebbe ad una cermonia nuziale. Contro questa ipotesi, l’ uomo svanisce immeditamente, elemento che mal si accosta alla poesia epitalmica, fondata sulla lode, continua, degli sposi e sulla celebrazione della felicità coniugale. Anche il tono sembra inadatto ad una celebrazione ufficiale. Pare, quindi, più probabile che si tratti di un corteggiamento, colmo di smarrimento, sofferenza e di piacere della persona innamorata.
Fonetica
1. Psilosi: mancanza dell'aspirazione della vocale iniziale2. Baritonesi: ritrazione dell'accento pur nel rispetto del valore dell'ultima sillaba 3. Apocope: interessa preposizioni e preverbi es. Κατ invece di κατά Παρ invece di παρά
Temi verbali
Si riscontrano differenze dall'Attico nelle uscite 1. Della 3a persona plurale dell'indicativo presente e perfetto -οισι/αισι anziché ουσι/ασιν 2. Dell'infinito presente e aoristo tematico, e dell'infinito perfetto attivo -ην anziché ειν/ναι 3. Del participio maschile dell'aoristo sigmatico e atematico -αις, -αισα anziché ας,ασα 4. Di molti verbi contratti, che seguono la coniugazione atematica in μι
Il componimento si presta a diverse opinioni critiche per l’ambivalenza del sostantivo δόμος (μέγας δόμος v. 2), che può essere inteso come:1. una grande sala d’armi (di Alceo o di qualche altro ἑταῖρος), ove l’eteria di Alceo avrebbe preparato un’azione militare, nel corso di una veglia d’armi o nella consueta occasione del simposio; 2. un tempio di Ares adorno di trofei, cimeli, prede di guerra o ex-voto, ivi conservati da qualche γένος aristocratico; si tratterebbe dunque di una sorta di “museo delle armi” costituito in onore del dio della guerra, e ciò spiegherebbe la presenza di armi antiche, non più utilizzate ai tempi di Alceo, come ad es. quelle di bronzo. 3. un ἡρῷον, un tempietto destinato al culto di un eroe della stirpe di Alceo, in cui le armi, che appaiono nuove e lucenti, potevano essere conservate in attesa di essere usate; 4. la sala dei banchetti di una casa privata aristocratica con ornamenti militari appesi alle pareti. La seconda ipotesi è stata formulata dalla Bonanno. Secondo la studiosa le armi obsolete qui elencate non sarebbero destinate ad un concreto impiego militare, ma sarebbero utilizzate con valore “parenetico”, per esortare gli ἑταῖροι a rinnovare il tradizionale valore militare dei guerrieri delle generazioni precedenti. Comunque sia, dal frammento emergono chiaramente due aspetti fondamentali dell’ideologia alcaica: la “sacralità” della contesa politica ed il valore del “ricordo” nell’ambito del γένος aristocratico. A livello stilistico, si nota l’uso della paratassi, che diventa sempre più incalzante, per cui si passa dagli iniziali segmenti più ampi a membri più brevi, a frasi nominali con anafora (cfr. πὰρ δὲ… πὰρ δέ, vv. 12-13). La carrellata procede dall’alto verso il basso, dal soffitto al pavimento; l’elemento visivo, tipico di Alceo, è accentuato dalla ricca aggettivazione. Ai vv. 14-15 si ha un brusco ritorno alla situazione contingente, con il riferimento ad un preciso (cfr. τόδε, in posizione enfatica a fine verso) ἔργον da compiere, probabilmente una delle solite imprese di guerra del poeta e dei suoi compagni. Nei versi finali dunque il momento descrittivo cede il passo ad un tono parenetico che ricorda le elegie di Tirteo: “Bisogna fare appello a tutto questo, ora che siamo in ballo” .
Gli Ἑταῖροι
I versi di Alceo hanno un fine preciso e rispondono ad un codice di valori determinato e riconoscibile. Essi veicolano anzitutto un'ideologia, sono cioè "poesia politica", aspetto già percepito dagli antichi, i quali, tra essi, individuavano quelli στασιωτικά, cioè relativi alla stasis, Ia lotta politica interna alla polis. Sono destinati al cerchio ristretto dei suoi compagni di eteria, segno inconfondibile di un'idea di appartenenza ad una comunità ristretta che condivide gli stessi ideali politici. Parlando ad un compagno (uso di "tu", "noi") il poeta si rivolge al tempo stesso a tutta l'eteria che lo ascolta.
Fonetica e morfologia del nome
Si riscontrano differenze dall'Attico nelle uscite 1.Del genitivo singolare di tutte e tre le declinazioni 2. Del genitivo plurale della prima e della terza declinazione 3. Del dativo plurale di tutte e tre le declinazioni 4. Dell'accusativo plurale delle prime due declinazioni 5. Nella declinazione dell'articolo 6. In alcune forme dei pronomi personali di 1a e 2a persona 7. Nel pronome dimostrativo (κηνος anziché εκεινος)
Vocalismo
1. α non passa mai a η2. I dittonghi αι e οι si possono elidere a fine parola 3. Nel gruppo consonantico -νς- , la ν si indebolisce e si vocalizza, diventando ι Es. ανς => αις
Il mito e la religione
Alceo condivide con la gente del suo tempo e dell'isola una conoscenza dettagliata dell'epica omerica e delle sue storie, che ci tramanda la sua poesia come testimonianza di una continuità tematica e linguistica rispetto all'epos. Egli utilizza il mito come paradigma, ossia come narrazione di valore esemplare, mirando in verità ad esemplificare valori astratti o ad alludere a situazioni concrete: per esempio, la storia di Aiace Oileo, che a Troia, profanando il tempio di Atena, cattura e violenta la sacerdotessa Cassandra, figlia di Priamo, diviene nei suoi versi incarnazione delle prepotenze di Pittaco, suo rivale politico. La raccolta delle opere di Alceo (messa a punto in età ellenistica) doveva aprirsi poi con una serie di Inni, non disgiunti dalle pratiche rituali del simposio, ma che probabilmente videro anche occasioni di esecuzione in spazi sacri.
Si trattava di celebrazioni mondiche in metri lirici che forse a volte aprivano il simposio con funzione beneaugurante e sviluppavano episodi tradizionali della vita e delle gesta degli dei in componimenti brevi. La presenza, tra gli altri, di Dioniso inventore del vino e specialmente di un Apollo la cui vicenda è legata al santuario i Delfi, denota una conoscenza, a Lesbo, di tradizioni religiose e culturali sia orientali che continentali, e di un'apertura che si estende oltre i confini dell'insularità.