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UNO, NESSUNO E CENTOMILA

miriana monopoli

Created on April 22, 2024

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Transcript

Uno, nessuno e centomila

Luigi Pirandello

Storia editoriale

Pirandello scrive Uno, nessuno e centomila nell’arco di molti anni e più nello specifico in quegli anni in cui l’autore è preso dal teatro e viaggia per il mondo per assistere o mettere in scena lui stesso i suoi spettacoli. L’elaborazione del romanzo inizio intorno al 1910, ma il grosso del lavoro di scrittura si concentra nei primi anni 20. Il romanzo viene poi pubblicato tra il 1925 e il 1926 sulla rivista «La Fiera Letteraria». Nel 1926 Uno, nessuno e centomila viene pubblicato anche in volume, diventando ben presto uno dei classici della letteratura italiana.

Uno, nessuno e centomila:

la trama

Il naso

Uno, nessuno e centomila ha come protagonista Vitangelo Moscarda, un uomo di mezza età semplice e senza grandi vizi, che abita con la moglie Dida e che, grazie alla banca ereditata dal padre, può vivere di rendita. La sua quotidianità scorre tranquilla fino a quando, un giorno, Vitangelo è davanti allo specchio per guardarsi una narice che gli fa un po’ male, e sua moglie gli dice , con aria quasi distratta: “Credevo guardassi da che parte ti pende“. Perché a quanto pare il suo naso non è dritto come lui aveva sempre pensato. La rivelazione segna per Moscarda un punto di non ritorno: se sua moglie lo vede in un modo che a lui non era mai venuto in mente, è probabile che anche gli altri abbiano un’altra idea di lui, anzi, centomila idee, tutte diverse fra loro e tutte diverse da quella che Moscarda ha di sé stesso. Credeva di essere uno, insomma, e invece si ritrova a non sapere più niente di sé, non assomigliando più a nessuno che conosca.

L'usuraio

I ragionamenti continuano ad affollarsi nella sua testa fino ad un altro momento di rottura. Vitangelo pensa al padre, un padre distante e arcigno che, secondo lui, di professione faceva il banchiere. Ma all’improvviso ecco l’illuminazione: il padre non era un banchiere, ma un usuraio. Questo intensifica la sua frustrazione. Dunque per gli altri lui è il figlio dell’usuraio e, dal momento che ha ereditato la banca del padre, usuraio egli stesso, un ruolo nel quale non si era mai visto. Decide allora di iniziare a scompigliare le carte, distruggendo le immagini di lui che gli altri si erano fatti, gli altri “lui” che vivono negli occhi delle persone che lo conoscono.

1°follia

Vitangelo comincia a compiere delle azioni che ai suoi occhi hanno un senso e uno scopo preciso, ma che agli occhi degli altri appaiono come segni di follia. Il primo esperimento è quello con Marco di Dio e sua moglie Diamante, due poveri sognatori, vecchi clienti del padre usuraio, che vivono in una catapecchia di Vitangelo. Il protagonista decide di inscenare lo sfratto dei due, salvo poi, a sorpresa, donargli una casa. Di fronte a questo gesto, col quale Vitangelo vorrebbe allontanare la fama di usuraio che egli ha in paese, la gente reagisce gridandogli: «Pazzo! Pazzo! Pazzo!».

2° follia

La seconda azione folle che Vitangelo compie, questa volta in preda alla rabbia, è di ritirare il proprio capitale dalla sua banca, mandandola fallita. Le reazioni degli altri questa volta sono più violente. La moglie va via di casa e lui litiga col suocero. Tutti, in primis gli amministratori della sua banca, ormai lo credono impazzito. Ma interviene qui un nuovo personaggio, Anna Rosa, amica della moglie, che lo fa chiamare e lo avverte che tutti stanno cospirando contro di lui per farlo dichiarare insano di mente. Per fare ciò lo fanno parlare con il vescovo, ma Vitangelo lo riesce a sviare motivando le sue scelte con la bontà e la carità. Con Anna Rosa Vitangelo si apre, cerca di spiegargli i suoi pensieri, lei li capisce e, sconvolta e con un gesto inaspettato, cerca di ucciderlo con una pistola.

Il nulla

Dopo il tentato omicidio di Vitangelo, c’è il processo contro Anna Rosa. La versione che Vitangelo dà al giudice è che si sia trattato di un incidente, ma Anna Rosa ha già confessato. Nel finale, Vitangelo ci dice che ora vive in un ospizio e che ormai ha accettato la propria condizione attraverso l’accettazione del nulla, del fatto che la vita “non conclude”. Egli è ormai fuori dal mondo e lontano dalle persone e il libro si chiude con queste parole: «muoio ogni attimo, io, e rinasco nuovo e senza ricordi: vivo e intero, non più in me, ma in ogni cosa fuori».

Uno, nessuno e centomila:

il significato

La forma

ll romanzo si divide in otto libri, che contengono al loro interno altri sotto capitoli, ognuno dei quali con un titolo proprio. In questo modo Pirandello crea una struttura spezzettata.Presenta un narratore interno, che è anche il protagonista, il racconto è fatto in prima persona, con un tipo di focalizzazione interna. Il protagonista ci mostra il proprio punto di vista, ci parla dei suoi pensieri, tra improvvise illuminazioni e ripensamenti. È uno stile divertente e allegro, fatto di incisi e intercalari. La scrittura si costituisce attraverso flussi di pensiero e ragionamenti. Sono presenti domande retoriche ed esclamazioni, che mantengono vivo il ritmo della scrittura. Uno, nessuno e centomila è l'esempio perfetto di romanzo umoristico, in cui il personaggio si autoanalizza, scopre e allo stesso tempo perde sé stesso. La lingua usata è, in generale, semplice con molti elementi del parlato, in particolare nei dialoghi. Pirandello unisce però questa tendenza all’oralità con l’uso di alcuni termini meno comuni

La forma

ll romanzo si divide in otto libri, che contengono al loro interno altri sotto capitoli, ognuno dei quali con un titolo proprio. In questo modo Pirandello crea una struttura spezzettata.Presenta un narratore interno, che è anche il protagonista, il racconto è fatto in prima persona, con un tipo di focalizzazione interna. Il protagonista ci mostra il proprio punto di vista, ci parla dei suoi pensieri, tra improvvise illuminazioni e ripensamenti. È uno stile divertente e allegro, fatto di incisi e intercalari. La scrittura si costituisce attraverso flussi di pensiero e ragionamenti. Sono presenti domande retoriche ed esclamazioni, che mantengono vivo il ritmo della scrittura. Uno, nessuno e centomila è l'esempio perfetto di romanzo umoristico, in cui il personaggio si autoanalizza, scopre e allo stesso tempo perde sé stesso. La lingua usata è, in generale, semplice con molti elementi del parlato, in particolare nei dialoghi. Pirandello unisce però questa tendenza all’oralità con l’uso di alcuni termini meno comuni

Il tema

In questo romanzo ritroviamo tutti i temi più cari a Pirandello, primi quelli della maschera e della follia. Vitangelo Moscarda scopre di non conoscersi, di non essere una persona, di indossare centomila maschere, una per ogni persona che conosce e una anche per sé stesso. Vitangelo è uno, è tanti e allo stesso tempo è nessuno. La follia deriva dalla consapevolezza, dal pensiero che lo porta a convincersi delle proprie teorie e a voler sfidare quel mondo dalle centomila apparenze nel quale si sente imprigionato. Vitangelo Moscarda si scopre un estraneo a sé stesso, egli non è quello che gli altri vedono in lui. Molto importante è l’immagine dello specchio che gli rivela che oltre ad essere tante persone diverse per gli altri, egli stesso non sa in fondo chi è veramente. Davanti allo specchio Vitangelo capisce di non conoscersi, di non riconoscere il suo riflesso come suo.

Grazie per l' attenzione!

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