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La prima guerra d'indipendenza

Artyom Vissani

Created on April 20, 2024

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Transcript

La prima guerra d'indipendenza

1848

Equilibrio e Indecisione: La Guerra nel Lombardo-Veneto

Indecisione

Occupazione

Rinforzi

Next

La Sconfitta dei Piemontesi e l'Armistizio del 9 agosto 1848

Ritiro

Ritirata

Plebisciti

Contrattacco

Armistizio

Next

Contrasti e Rivoluzioni: L'Italia del 1848

Rivoluzione

Crisi

Contrasti

Resistenza

Tumulti

Next

Mazzini e la Rivoluzione Democratica

Democrazia

Patriottismo

Triumvirato

Miglioramento

Next

La ripresa del conflitto, la disfatta dei patrioti

Reazione

Rivincita

Sconfitta

Resa

Next

La ripresa del conflitto, la disfatta dei patrioti

Fallimento

Restaurazione

Preparazione

Artyom Vissani

Le truppe di Radetzky contrattaccarono avanzando fino a Bologna, approfittando delle sconfitte degli indipendentisti. Gli austriaci furono scacciati da Bologna dagli insorti.

Carlo Alberto, re di Sardegna, aveva un esercito simile a quello di Radetzky, con rinforzi da Roma, Napoli e volontari toscani, oltre al sostegno delle popolazioni locali nel Lombardo-Veneto.

L’esercito sabaudo fu' duramente sconfitto dagli austriaci nella battaglia di Novara, chiudendo ingloriosamente la Prima guerra d’indipendenza. Carlo Alberto abdicò in favore del figlio, Vittorio Emanuele II.

Nonostante la resistenza eroica, la Repubblica romana firmò la resa il 4 luglio 1849.

L'esercito d'occupazione di Radetzky, con 80.000 soldati, proveniva dalla Boemia, Croazia e Ungheria, assegnati a presidi lontani per prevenire rivolte.

Il governo di Torino dovette affrontare da solo sia le operazioni militari, durante la "fase sabauda" della guerra, sia la politica di riorganizzazione dei territori liberati. Furono indetti plebisciti per l'annessione al Regno sabaudo.

Il 9 agosto a Milano, fu firmato un armistizio tra i capi di Stato maggiore piemontese e austriaco, che prevedeva il ritiro dell'esercito sardo dalla Lombardia.

Nel febbraio 1849 si insediò alla guida della Repubblica romana un triumvirato composto da tre consoli: Giuseppe Mazzini, Aurelio Saffi e Carlo Armellini. Venne votata un'Assemblea costituente, che come primo atto dichiarò decaduto il pontefice.

Leopoldo II abbandonò Firenze, portando alla nascita di due nuove repubbliche all'inizio del 1849: la Repubblica toscana, che ebbe vita tormentata e cadde agli inizi di aprile, e la Repubblica romana, la seconda nella storia italiana dopo quella del "triennio giacobino" cinquant'anni prima.

Le rivoluzioni del Quarantotto sembravano aver fallito in tutta Europa. Gli austriaci avevano riconquistato Milano e Venezia, mentre a Roma i repubblicani avevano visto il loro sogno svanire e il papa riprendere il potere.

In Toscana, il granduca Leopoldo II fu costretto dalla pressione popolare a formare un governo democratico, mentre a Roma, l'assassinio del Primo ministro pontificio Pellegrino Rossi portò papa Pio IX a fuggire a Gaeta per mettersi sotto la protezione di Ferdinando II.

La sconfitta a Custoza spinse Carlo Alberto a ordinare la ritirata. Il 9 agosto a Milano, fu firmato un armistizio che prevedeva il ritiro dell'esercito sardo dalla Lombardia.

Le idee democratiche ispirarono una nuova Costituzione, con il suffragio universale maschile e la soppressione dei privilegi nobiliari.

Il fallimento militare di Carlo Alberto del Piemonte causò tensioni tra i suoi sostenitori per la mancata conquista di Venezia, Firenze e Roma. Ciò generò una frattura tra politici moderati e democratici, simile al clima del 1848 in Europa.

Nel 1848, la Sicilia era in tumulto con le truppe di Ferdinando II che cercavano di rovesciare il governo provvisorio a Palermo. Nel frattempo, a Venezia, la Repubblica Serenissima continuava la sua lotta contro l'Austria.

La carta costituzionale romana del 1849 enfatizzava il ruolo attivo dello Stato nel promuovere il benessere generale dei cittadini, sia sul piano morale che materiale, rappresentando un'ideologia progressista per l'epoca.

Dopo il ritiro del sostegno di vari sovrani italiani, il governo piemontese si trovò isolato nella sua lotta contro l'Austria. Questo segnò la fine della prima fase del conflitto, evidenziando l'impraticabilità di una soluzione federale.

Nell'ex capitale dello Stato pontificio, i primi mesi del 1849 furono caratterizzati da un grande fervore patriottico. Da Londra arrivò Mazzini, uno dei capi della Repubblica, insieme al poeta Goffredo Mameli.

Tuttavia, gli errori di Carlo Alberto prepararono il terreno per i futuri successi di suo figlio, Vittorio Emanuele II.

Carlo Alberto, detto "Re Tentenna", era abile militarmente ma politicamente indeciso e lento. Anche se aveva l'opportunità di attaccare Radetzky dopo la perdita di Milano e Venezia, aspettò tre settimane dopo la dichiarazione di guerra.

Nel marzo 1849 Carlo Alberto decise di riprendere la guerra contro l’Austria per rivincere dopo la battaglia di Custoza e riaffermare il primato monarchico.

Dopo la caduta dei patrioti nel 1848, i sovrani legittimi riconquistarono il potere: il granduca riottenne il trono a Firenze grazie all'intervento austriaco, mentre a Roma le truppe francesi assistettero Pio IX nel ristabilire il controllo.

I moderati appoggiavano la monarchia sabauda, credendo che la sua generosità sul campo di battaglia potesse guidare l'unificazione nazionale. I democratici, invece, interpretavano i limiti dei regimi monarchici come una spinta verso un futuro repubblicano per l'Italia.

Nei Due Sicilie, i Borbone erano tornati al potere e avevano represso ogni opposizione. Carlo Alberto, a Torino, aveva perso l'opportunità di liberare l'Italia e aveva dovuto abdicare per salvare l'onore della sua famiglia.