MARRANGHINO
La Basilicata è una terra misteriosa, crocevia di popoli e tradizioni, e porta con sé il suo meraviglioso patrimonio naturalistico, culturale e, nel nostro caso, mostruoso. Proprio della zona di Matera, il Marranghino, nella cultura e nel folklore lucani, è uno spiritello burlone e bonaccione che per certi aspetti incarna, in modo ironico, lo stereotipo che oggi potrebbero avere gli stranieri sull’uomo meridionale, stereotipo un tempo diffuso anche nel Nord Italia: “curtu, russu, chi mustazzi e ca capa tanta”,ossia basso, pancione, con baffoni e con una grande capo.
REGOLO DELLA FORTEZZA
Nei sotterranei della Fortezza Medicea di San Piero a Sieve, in quel di Mugello, si aggira un’oscura presenza. Si tratta di un grosso esemplare di Serpente Regolo. Secondo la leggenda, questa creatura imperversava nel territorio mugellano facendo strage di bestiame e contadini, fino a quando una guarnigione di truppe napoleoniche, nel XIX secolo, decise di affrontarla a viso aperto. Non riuscendo a ucciderla, i soldati la imprigionarono nell’antica roccaforte, dove è tuttora rinchiusa. La sua esistenza è ben nota agli odierni abitanti di San Piero a Sieve, che gli hanno dedicato lo stendardo del tradizionale Palio, che vede un’annuale contesa tra quattro rioni.
L'UCELAT
Si narra che nelle lande dei Monti Musi, zona prealpina della Val Resia, viva un volatile mostruoso che terrorizza i viaggiatori. Secondo il mito, un cacciatore si recò nella località di Rio Bianco all’alba, per catturare degli uccelli. La giornata sembrava promettente, ma una pioggia di sassi dalle pareti rocciose distrusse tutte le trappole e gli attrezzi. Nello stesso momento il Monte Canin si illuminò di fiamme. Si udivano ululati e rumori di catene. Il cacciatore, impaurito, cercò di fuggire dal suo riparo ma incontrò l’Ucelat. Un essere gigantesco, dotato di grandi ali e con i tratti di un cavallo, che aveva sradicato un albero per gettarlo sul sentiero, bloccando la strada all’uomo. Il cacciatore si ricordò di avere in tasca un oggetto benedetto a Pasqua e lo brandì contro il mostro, che si dileguò senza fargli del male. Non sappiamo se l’uomo ebbe mai il coraggio di tornare a caccia in quei monti, che pare siano infestati ancora oggi da uccelli infernali e dalle anime dei dannati.
SIBILLA E FATE
La prima testimonianza della Sibilla Appenninica, nota anche come Sibilla Picena, è da ricercarsi all’interno della prima Età imperiale (I secolo d.C.) e bisogna subito segnalare che non appartiene alle dieci Sibille descritte da Marco Terenzio Varrone. Ma chi, o meglio, che cosa era la Sibilla? Secondo le tradizioni autoctone marchigiane, la Sibilla è una figura che a seconda dei tempi e dei luoghi ha assunto funzioni e ruoli diversi: poteva essere una veggente, un’incantatrice, una fata buona o una maga particolarmente ammaliante.
RE DI BISS
Non poteva mancare nella lista un rettile, nello specifico una sorta di Basilisco. Il Re di Biss, ovvero il “re dei serpenti”, è un biscione munito di cresta la cui mitologia ricorre in molte valli. Si dice che il suo sguardo diretto pietrifichi le incaute vittime, un po’ come in Harry Potter e la camera dei segreti (anche se in questo caso solo l’occhio riflesso pietrificava le persone). È detto anche Baselesc e da qualche anno, a Civiasco (Valsesia), viene celebrata la Notte del Re di Biss, con tanto di degustazioni, letture ed esibizioni musicali. Svariate regioni italiane includono i Basilischi nel proprio patrimonio folkloristico e iconografico, senza contare i paesi stranieri.
BRAGOLA
Diffuso in Val Cavargna (provincia di Como), ha il corpo ricoperto di peli e due piccoli occhi ardenti. Ha abitudini notturne ed è bravo a mimetizzarsi nel sottobosco per sfuggire ai seccatori, anche se un cercatore attento può scovarlo ascoltando i bisbigli e i borbottii. Quando gli viene voglia di fare qualche scherzo, spunta di colpo dai cespugli e si lancia addosso ai viandanti. A volte prende la forma di una palla pelosa e rotola lungo i pendii. Capita infine che si intrufoli nelle abitazioni per rubare latte e castagne. Attenzione: non è cattivo di natura. Odia la violenza e le bugie, quindi le persone oneste possono farselo amico. In questo caso, aiuta i suoi umani prediletti nei lavori agricoli.
L'UOMO COCCODRILLO DEL DELTA DEL PO
Svariate leggende metropolitane narrano di rettiliani e uomini pesce che si aggirano nelle zone paludose del Po, più precisamente nei punti d’incontro con il Mare Adriatico. Stiamo parlando di rettili ferocissimi e predatori solitari che vagherebbero indisturbati nei territori limacciosi. Il loro corpo sarebbe ricoperto da squame, il loro muso allungato e le mani e i piedi palmati. Gli occhi gialli sarebbero in grado di vedere attraverso i banchi di nebbia e l’oscurità notturna, in modo da cacciare con abilità e astuzia.
S'Accabadora
Si narra che entri nelle stanze dei moribondi con il volto coperto da un velo scuro, per porre fine alle loro sofferenze. Una specie di eutanasia dove la persona prescelta viene soffocata con un cuscino o colpita in fronte con un martello di legno. Pare che nel secolo scorso esistessero davvero delle donne che, chiamate dai familiari del malato, accorrevano per porre fine alle sue sofferenze. Spesso S’Accabadora esercitava il mestiere nei piccoli paesi, per le classi sociali meno abbienti, quando il medico era troppo lontano o dispendioso. Si presentava a casa del moribondo di notte e, dopo aver fatto uscire i parenti, gli assestava il colpo di grazia. Infine se ne andava in punta di piedi.
MOSTRO DEL LAGO FUCINO
Loch Ness è un’attrazione di fama mondiale e ogni anno una gran quantità di turisti transita sulle sponde del lago sperando di scorgere il famigerato Nessie. Non tutti sanno però che l’archetipo del mostro lacustre ha preso forma in Abruzzo e risale a duemila anni fa, mentre la leggenda scozzese è nata “solo” all’inizio del secolo scorso. Nel poema Alessandra di Licofrone, risalente al terzo secolo a.C., si parla di un fiume di acqua purissima che attraversavail lago di Fucino senza disperdersi nella corrente. In greco viene indicato come Python, ossia pitone. La semantica fa miracoli ed ecco che, grazie alla traduzione e al passaparola, nacque la figura del mostro. Nel lago accadevano fenomeni singolari e insidiosi, che la gente superstiziosa attribuiva a una creatura. Sui fondali vi erano rocce affilate che scalfivano le imbarcazioni, e potenti mulinelli che le trascinavano a fondo. Le rifrazioni di luce, in sinergia con le pietre sommerse, creavano sagome grosse e spaventose. La paura faceva il resto.
SCILLA E CARIDDI
La navigazione nel Mediterraneo è da sempre stata una delle conquiste più antiche che ci portiamo dietro, eppure ci sono acque del Mare Nostrum in cui la navigazione diventa impervia, pericolosa se non addirittura mortale. Da questo rischio deriva una fama sinistra, che si concretizza con il mito di Scilla e Cariddi, la incarnazione allegorica e mostruosa dei venti e delle correnti dello Stretto di Messina. Si tratta di correnti che possono raggiungere una velocità di 9 km orari e che, scontrandosi, possono dare vita a dei pericolosi mulinelli che, in assenza di barche a motore, potevano mettere in discussione il coraggio degli antichi navigatori.
KRAMPUS
Un essere demoniaco delle regioni alpine, particolarmente legato al folklore del Trentino Alto Adige. È protagonista di alcune manifestazioni popolari che vanno avanti da secoli e che coincidono con il periodo natalizio. Tali eventi sono ispirati alla mitologia cristiana e alla figura di San Nicola. Secondo la leggenda, il Krampus è un demone sconfitto dal santo e impiegato da quest’ultimo come servitore. Nell’immaginario collettivo ha l’aspetto di un essere peloso e animalesco, vestito di abiti laceri e munito di corna, campanacci e catene. Ne esiste una versione femminile, denominata Krampa. Essi si aggirano nelle strade, alla ricerca di bambini cattivi da rapire e trascinare all’inferno, mentre colpiscono con frustate la gente.
LENGHELO
Il nome di questo folletto ha molte variazioni, tra cui Lenghero, Lenghelu o Lengheletto. È protagonista dei racconti popolari soprattutto nella zona dei Castelli Romani. Il suo appellativo sta a significare “allungato” e infatti ha un aspetto alto e snello. Non è malvagio ma a quanto pare ama giocare una gran quantità di scherzi. Il campionario comprende camminare sulle scale di legno, rompere piccoli oggetti e saltare sulla pancia della gente nel sonno. In genere perseguita chi gli sta antipatico o chi fa un torto alla sua famiglia prediletta. Agli umani che rispetta fa trovare delle ricchezze o rivela numeri vincenti per il lotto.
GAGURU
Nelle tradizioni contadine delle varie regioni sono presenti folletti o entità che tolgono il respiro durante la notte. Ecco che, coricati nel proprio giaciglio, ci manca di colpo il fiato o sperimentiamo paralisi notturne. Magari la mattina dopo scopriamo strani segni sul nostro corpo e, basandoci sulla superstizione, diamo la colpa di tutto ciò a un essere malevolo. In Puglia, e in particolare a Putignano, è presente il Gaguro, uno gnomo con tanto di berretto che ama fare i dispetti e sedersi sulle persone addormentate. Alcuni suoi scherzi avevano luogo per le viuzze del centro storico, dove faceva rotolare per strada le donne grasse e faceva inciampare gli anziani. Ancora prima di un rito purificatore, al Gaguro servirebbe un corso di buone maniere!
RINOCERONTE MARINO
Nelle acque liguri spesso ci si è imbattuti in esemplari di squali bianchi e si è diffusa una diceria che riguardava una certa figura, la trasposizione del noto Great White Shark, ovvero lo strano Rinoceronte Marino. Questa creatura fittizia nasce da degli episodi di pesca, il primo datato 1923, dove riaffioravano dal mare degli squali bianchi con malformazioni, oppure degli squali cetorini di grandi dimensioni (squalo elefante) che portavano i pescatori a identificare questi pescecani come delle creature temibili dalle protuberanze frontali. Una leggenda ormai consolidata racconta di una creatura di dieci metri di lunghezza tuttora presente nel Mar Ligure, che assomiglia a uno squalo ma possiede un grande corno in fondo al muso.
Sugghiu
Nel caso del Sugghiu non ci troviamo di fronte a un folletto o a uno strano animale, ma a un mostro nel vero senso del termine: trattasi di un ibrido tra un essere umano, un mammifero e un rettile, dalla lunghezza di circa due metri, con il corpo ricoperto di squame verdastre. I suoi occhi sono feroci come quelli di un cane rabbioso. Questa entità leggendaria è stata avvistata anche di recente in varie zone della Sicilia, inclusi boschi, paludi e località costiere. Fin dai primi anni dell’800 ne sono state rinvenute delle presunte tracce sulla costa tirrenica, nell’agrigentino e nel ragusano. Il suo aspetto ributtante lo ha reso protagonista di insulti scherzosi e modi di dire. Il suo verso non è meno inquietante e ricorda sia il grugnito di un maiale che il raglio di un asino.
MAROCCA
Creatura leggendaria di cui si parla molto in Valdichiana, a cavallo fra Toscana e Umbria. Viene descritta come un animale ributtante, un incrocio tra una lumaca e una biscia che ama vivere nelle fogne o nell’acqua stagnante. Emette un suono rauco che spaventa i bambini, tenendoli lontani dalle zone paludose. Il suo verso è associabile al gorgoglio del mulinello, come quando l’acqua va giù per lo scarico del lavandino. Se una vittima è abbastanza vicina, protende i suoi tentacoli per afferrarla e trascinarla nella sua tana. Succhia il sangue delle sue prede, a volte divorandole, e pare che avveleni le falde dove risiede, rendendo l’acqua imbevibile.
L'UOMO CERVO
Di grande fascino è l’antico rito molisano dell’Uomo Cervo, detto anche Gl’Cierv. A Castelnuovo di Volturno, ogni anno, si tiene il cosiddetto Carnevale dell’Uomo Cervo, che si ispira ai Lupercalia romani e che prevede una sfilata di maschere, le quali rappresentano le immortali forze della natura. Avvolto da una pelliccia scura, ornato da grandi palchi di corna e legato a dei campanacci, l’Uomo Cervo scorrazza per il paese, sfogando la sua furia e inseguendo la folla. Spesso viene accompagnato da una dama, anch’essa cornuta. Il personaggio recita la sua suggestiva pantomima, illuminato dalle fiaccole e sostenuto dal rullo dei tamburi.
DRAGO DI MONTEFUSCO
Secondo una leggenda in provincia di Avellino, località Montefusco, un feroce drago abitava nei boschi circostanti. La creatura terrorizzava i paesi limitrofi con le sue malefatte, ma nel 1421 venne sfidato da un nobiluomo, un certo Antonello Castiglione, che lo avrebbe combattuto con il solo ausilio di una spada e del suo destriero. Infine riuscì a dare il colpo di grazia al drago, che fu trasportato a Montefusco ed esposto nella pubblica piazza. Purtroppo Antonello Castiglione morì poco dopo, avvelenato dall’aria putrida che aveva respirato. Pare che alcuni documenti depositati nella Curia di Benevento, dove è riportato lo stemma dei Castiglione, sostengano l’attendibilità dell’evento.
DIAVOLI DELLA VAL VENY
Una leggenda narra che un branco di diavoli venne cacciato dai valichi alpini del San Bernardo, per poi rifugiarsi sul Mont Maudit. Di tanto in tanto i demoni abbandonavano la montagna maledetta per compiere scorribande in Val Veny, alle quali venivano invitate anche streghe ed entità malvagie. Si divertivano particolarmente a devastare i raccolti e terrorizzare i contadini. Nonostante i tentativi di esorcismo dei prelati locali, le incursioni si facevano sempre più temibili. Capitò infine che uno dei diavoli, rimasto zoppo durante la scorreria e trattenutosi fino all’alba a chiacchierare con un abitante locale, disse che per cacciare i suoi simili serviva una persona di cuore puro.
MARZAPENGUL
Trattasi di un folletto domestico della mitologia romagnola, che trova le sue origini nel paganesimo, in particolare nelle religioni delle popolazioni celtiche, che dominarono questi territori prima dei romani. Le sue descrizioni sono alquanto variegate e si dice che possieda tratti umanoidi, feline e scimmieschi. È ricoperto da uno strato di pelame grigio, il suo viso è semi-umano e porta un tipico berretto rosso. Infesta le case e non sempre la sua presenza è gradita. Spesso gli viene voglia di fare dispetti, come provocare incubi e sensazioni di soffocamento ai dormienti o infastidire gli animali nelle stalle.
cartina
Giulia Incerti
Created on April 19, 2024
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MARRANGHINO
La Basilicata è una terra misteriosa, crocevia di popoli e tradizioni, e porta con sé il suo meraviglioso patrimonio naturalistico, culturale e, nel nostro caso, mostruoso. Proprio della zona di Matera, il Marranghino, nella cultura e nel folklore lucani, è uno spiritello burlone e bonaccione che per certi aspetti incarna, in modo ironico, lo stereotipo che oggi potrebbero avere gli stranieri sull’uomo meridionale, stereotipo un tempo diffuso anche nel Nord Italia: “curtu, russu, chi mustazzi e ca capa tanta”,ossia basso, pancione, con baffoni e con una grande capo.
REGOLO DELLA FORTEZZA
Nei sotterranei della Fortezza Medicea di San Piero a Sieve, in quel di Mugello, si aggira un’oscura presenza. Si tratta di un grosso esemplare di Serpente Regolo. Secondo la leggenda, questa creatura imperversava nel territorio mugellano facendo strage di bestiame e contadini, fino a quando una guarnigione di truppe napoleoniche, nel XIX secolo, decise di affrontarla a viso aperto. Non riuscendo a ucciderla, i soldati la imprigionarono nell’antica roccaforte, dove è tuttora rinchiusa. La sua esistenza è ben nota agli odierni abitanti di San Piero a Sieve, che gli hanno dedicato lo stendardo del tradizionale Palio, che vede un’annuale contesa tra quattro rioni.
L'UCELAT
Si narra che nelle lande dei Monti Musi, zona prealpina della Val Resia, viva un volatile mostruoso che terrorizza i viaggiatori. Secondo il mito, un cacciatore si recò nella località di Rio Bianco all’alba, per catturare degli uccelli. La giornata sembrava promettente, ma una pioggia di sassi dalle pareti rocciose distrusse tutte le trappole e gli attrezzi. Nello stesso momento il Monte Canin si illuminò di fiamme. Si udivano ululati e rumori di catene. Il cacciatore, impaurito, cercò di fuggire dal suo riparo ma incontrò l’Ucelat. Un essere gigantesco, dotato di grandi ali e con i tratti di un cavallo, che aveva sradicato un albero per gettarlo sul sentiero, bloccando la strada all’uomo. Il cacciatore si ricordò di avere in tasca un oggetto benedetto a Pasqua e lo brandì contro il mostro, che si dileguò senza fargli del male. Non sappiamo se l’uomo ebbe mai il coraggio di tornare a caccia in quei monti, che pare siano infestati ancora oggi da uccelli infernali e dalle anime dei dannati.
SIBILLA E FATE
La prima testimonianza della Sibilla Appenninica, nota anche come Sibilla Picena, è da ricercarsi all’interno della prima Età imperiale (I secolo d.C.) e bisogna subito segnalare che non appartiene alle dieci Sibille descritte da Marco Terenzio Varrone. Ma chi, o meglio, che cosa era la Sibilla? Secondo le tradizioni autoctone marchigiane, la Sibilla è una figura che a seconda dei tempi e dei luoghi ha assunto funzioni e ruoli diversi: poteva essere una veggente, un’incantatrice, una fata buona o una maga particolarmente ammaliante.
RE DI BISS
Non poteva mancare nella lista un rettile, nello specifico una sorta di Basilisco. Il Re di Biss, ovvero il “re dei serpenti”, è un biscione munito di cresta la cui mitologia ricorre in molte valli. Si dice che il suo sguardo diretto pietrifichi le incaute vittime, un po’ come in Harry Potter e la camera dei segreti (anche se in questo caso solo l’occhio riflesso pietrificava le persone). È detto anche Baselesc e da qualche anno, a Civiasco (Valsesia), viene celebrata la Notte del Re di Biss, con tanto di degustazioni, letture ed esibizioni musicali. Svariate regioni italiane includono i Basilischi nel proprio patrimonio folkloristico e iconografico, senza contare i paesi stranieri.
BRAGOLA
Diffuso in Val Cavargna (provincia di Como), ha il corpo ricoperto di peli e due piccoli occhi ardenti. Ha abitudini notturne ed è bravo a mimetizzarsi nel sottobosco per sfuggire ai seccatori, anche se un cercatore attento può scovarlo ascoltando i bisbigli e i borbottii. Quando gli viene voglia di fare qualche scherzo, spunta di colpo dai cespugli e si lancia addosso ai viandanti. A volte prende la forma di una palla pelosa e rotola lungo i pendii. Capita infine che si intrufoli nelle abitazioni per rubare latte e castagne. Attenzione: non è cattivo di natura. Odia la violenza e le bugie, quindi le persone oneste possono farselo amico. In questo caso, aiuta i suoi umani prediletti nei lavori agricoli.
L'UOMO COCCODRILLO DEL DELTA DEL PO
Svariate leggende metropolitane narrano di rettiliani e uomini pesce che si aggirano nelle zone paludose del Po, più precisamente nei punti d’incontro con il Mare Adriatico. Stiamo parlando di rettili ferocissimi e predatori solitari che vagherebbero indisturbati nei territori limacciosi. Il loro corpo sarebbe ricoperto da squame, il loro muso allungato e le mani e i piedi palmati. Gli occhi gialli sarebbero in grado di vedere attraverso i banchi di nebbia e l’oscurità notturna, in modo da cacciare con abilità e astuzia.
S'Accabadora
Si narra che entri nelle stanze dei moribondi con il volto coperto da un velo scuro, per porre fine alle loro sofferenze. Una specie di eutanasia dove la persona prescelta viene soffocata con un cuscino o colpita in fronte con un martello di legno. Pare che nel secolo scorso esistessero davvero delle donne che, chiamate dai familiari del malato, accorrevano per porre fine alle sue sofferenze. Spesso S’Accabadora esercitava il mestiere nei piccoli paesi, per le classi sociali meno abbienti, quando il medico era troppo lontano o dispendioso. Si presentava a casa del moribondo di notte e, dopo aver fatto uscire i parenti, gli assestava il colpo di grazia. Infine se ne andava in punta di piedi.
MOSTRO DEL LAGO FUCINO
Loch Ness è un’attrazione di fama mondiale e ogni anno una gran quantità di turisti transita sulle sponde del lago sperando di scorgere il famigerato Nessie. Non tutti sanno però che l’archetipo del mostro lacustre ha preso forma in Abruzzo e risale a duemila anni fa, mentre la leggenda scozzese è nata “solo” all’inizio del secolo scorso. Nel poema Alessandra di Licofrone, risalente al terzo secolo a.C., si parla di un fiume di acqua purissima che attraversavail lago di Fucino senza disperdersi nella corrente. In greco viene indicato come Python, ossia pitone. La semantica fa miracoli ed ecco che, grazie alla traduzione e al passaparola, nacque la figura del mostro. Nel lago accadevano fenomeni singolari e insidiosi, che la gente superstiziosa attribuiva a una creatura. Sui fondali vi erano rocce affilate che scalfivano le imbarcazioni, e potenti mulinelli che le trascinavano a fondo. Le rifrazioni di luce, in sinergia con le pietre sommerse, creavano sagome grosse e spaventose. La paura faceva il resto.
SCILLA E CARIDDI
La navigazione nel Mediterraneo è da sempre stata una delle conquiste più antiche che ci portiamo dietro, eppure ci sono acque del Mare Nostrum in cui la navigazione diventa impervia, pericolosa se non addirittura mortale. Da questo rischio deriva una fama sinistra, che si concretizza con il mito di Scilla e Cariddi, la incarnazione allegorica e mostruosa dei venti e delle correnti dello Stretto di Messina. Si tratta di correnti che possono raggiungere una velocità di 9 km orari e che, scontrandosi, possono dare vita a dei pericolosi mulinelli che, in assenza di barche a motore, potevano mettere in discussione il coraggio degli antichi navigatori.
KRAMPUS
Un essere demoniaco delle regioni alpine, particolarmente legato al folklore del Trentino Alto Adige. È protagonista di alcune manifestazioni popolari che vanno avanti da secoli e che coincidono con il periodo natalizio. Tali eventi sono ispirati alla mitologia cristiana e alla figura di San Nicola. Secondo la leggenda, il Krampus è un demone sconfitto dal santo e impiegato da quest’ultimo come servitore. Nell’immaginario collettivo ha l’aspetto di un essere peloso e animalesco, vestito di abiti laceri e munito di corna, campanacci e catene. Ne esiste una versione femminile, denominata Krampa. Essi si aggirano nelle strade, alla ricerca di bambini cattivi da rapire e trascinare all’inferno, mentre colpiscono con frustate la gente.
LENGHELO
Il nome di questo folletto ha molte variazioni, tra cui Lenghero, Lenghelu o Lengheletto. È protagonista dei racconti popolari soprattutto nella zona dei Castelli Romani. Il suo appellativo sta a significare “allungato” e infatti ha un aspetto alto e snello. Non è malvagio ma a quanto pare ama giocare una gran quantità di scherzi. Il campionario comprende camminare sulle scale di legno, rompere piccoli oggetti e saltare sulla pancia della gente nel sonno. In genere perseguita chi gli sta antipatico o chi fa un torto alla sua famiglia prediletta. Agli umani che rispetta fa trovare delle ricchezze o rivela numeri vincenti per il lotto.
GAGURU
Nelle tradizioni contadine delle varie regioni sono presenti folletti o entità che tolgono il respiro durante la notte. Ecco che, coricati nel proprio giaciglio, ci manca di colpo il fiato o sperimentiamo paralisi notturne. Magari la mattina dopo scopriamo strani segni sul nostro corpo e, basandoci sulla superstizione, diamo la colpa di tutto ciò a un essere malevolo. In Puglia, e in particolare a Putignano, è presente il Gaguro, uno gnomo con tanto di berretto che ama fare i dispetti e sedersi sulle persone addormentate. Alcuni suoi scherzi avevano luogo per le viuzze del centro storico, dove faceva rotolare per strada le donne grasse e faceva inciampare gli anziani. Ancora prima di un rito purificatore, al Gaguro servirebbe un corso di buone maniere!
RINOCERONTE MARINO
Nelle acque liguri spesso ci si è imbattuti in esemplari di squali bianchi e si è diffusa una diceria che riguardava una certa figura, la trasposizione del noto Great White Shark, ovvero lo strano Rinoceronte Marino. Questa creatura fittizia nasce da degli episodi di pesca, il primo datato 1923, dove riaffioravano dal mare degli squali bianchi con malformazioni, oppure degli squali cetorini di grandi dimensioni (squalo elefante) che portavano i pescatori a identificare questi pescecani come delle creature temibili dalle protuberanze frontali. Una leggenda ormai consolidata racconta di una creatura di dieci metri di lunghezza tuttora presente nel Mar Ligure, che assomiglia a uno squalo ma possiede un grande corno in fondo al muso.
Sugghiu
Nel caso del Sugghiu non ci troviamo di fronte a un folletto o a uno strano animale, ma a un mostro nel vero senso del termine: trattasi di un ibrido tra un essere umano, un mammifero e un rettile, dalla lunghezza di circa due metri, con il corpo ricoperto di squame verdastre. I suoi occhi sono feroci come quelli di un cane rabbioso. Questa entità leggendaria è stata avvistata anche di recente in varie zone della Sicilia, inclusi boschi, paludi e località costiere. Fin dai primi anni dell’800 ne sono state rinvenute delle presunte tracce sulla costa tirrenica, nell’agrigentino e nel ragusano. Il suo aspetto ributtante lo ha reso protagonista di insulti scherzosi e modi di dire. Il suo verso non è meno inquietante e ricorda sia il grugnito di un maiale che il raglio di un asino.
MAROCCA
Creatura leggendaria di cui si parla molto in Valdichiana, a cavallo fra Toscana e Umbria. Viene descritta come un animale ributtante, un incrocio tra una lumaca e una biscia che ama vivere nelle fogne o nell’acqua stagnante. Emette un suono rauco che spaventa i bambini, tenendoli lontani dalle zone paludose. Il suo verso è associabile al gorgoglio del mulinello, come quando l’acqua va giù per lo scarico del lavandino. Se una vittima è abbastanza vicina, protende i suoi tentacoli per afferrarla e trascinarla nella sua tana. Succhia il sangue delle sue prede, a volte divorandole, e pare che avveleni le falde dove risiede, rendendo l’acqua imbevibile.
L'UOMO CERVO
Di grande fascino è l’antico rito molisano dell’Uomo Cervo, detto anche Gl’Cierv. A Castelnuovo di Volturno, ogni anno, si tiene il cosiddetto Carnevale dell’Uomo Cervo, che si ispira ai Lupercalia romani e che prevede una sfilata di maschere, le quali rappresentano le immortali forze della natura. Avvolto da una pelliccia scura, ornato da grandi palchi di corna e legato a dei campanacci, l’Uomo Cervo scorrazza per il paese, sfogando la sua furia e inseguendo la folla. Spesso viene accompagnato da una dama, anch’essa cornuta. Il personaggio recita la sua suggestiva pantomima, illuminato dalle fiaccole e sostenuto dal rullo dei tamburi.
DRAGO DI MONTEFUSCO
Secondo una leggenda in provincia di Avellino, località Montefusco, un feroce drago abitava nei boschi circostanti. La creatura terrorizzava i paesi limitrofi con le sue malefatte, ma nel 1421 venne sfidato da un nobiluomo, un certo Antonello Castiglione, che lo avrebbe combattuto con il solo ausilio di una spada e del suo destriero. Infine riuscì a dare il colpo di grazia al drago, che fu trasportato a Montefusco ed esposto nella pubblica piazza. Purtroppo Antonello Castiglione morì poco dopo, avvelenato dall’aria putrida che aveva respirato. Pare che alcuni documenti depositati nella Curia di Benevento, dove è riportato lo stemma dei Castiglione, sostengano l’attendibilità dell’evento.
DIAVOLI DELLA VAL VENY
Una leggenda narra che un branco di diavoli venne cacciato dai valichi alpini del San Bernardo, per poi rifugiarsi sul Mont Maudit. Di tanto in tanto i demoni abbandonavano la montagna maledetta per compiere scorribande in Val Veny, alle quali venivano invitate anche streghe ed entità malvagie. Si divertivano particolarmente a devastare i raccolti e terrorizzare i contadini. Nonostante i tentativi di esorcismo dei prelati locali, le incursioni si facevano sempre più temibili. Capitò infine che uno dei diavoli, rimasto zoppo durante la scorreria e trattenutosi fino all’alba a chiacchierare con un abitante locale, disse che per cacciare i suoi simili serviva una persona di cuore puro.
MARZAPENGUL
Trattasi di un folletto domestico della mitologia romagnola, che trova le sue origini nel paganesimo, in particolare nelle religioni delle popolazioni celtiche, che dominarono questi territori prima dei romani. Le sue descrizioni sono alquanto variegate e si dice che possieda tratti umanoidi, feline e scimmieschi. È ricoperto da uno strato di pelame grigio, il suo viso è semi-umano e porta un tipico berretto rosso. Infesta le case e non sempre la sua presenza è gradita. Spesso gli viene voglia di fare dispetti, come provocare incubi e sensazioni di soffocamento ai dormienti o infastidire gli animali nelle stalle.