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TESINA PRIMA GUERRA MONDIALE

Mickey Appendino

Created on April 19, 2024

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Transcript

PRIMA GUERRA MONDIALE

FRONTE ITALIANO

indice

Indice

EUROPA PRIMA DEL CONFLITTO

SCOPPIO DELLA GUERRA

TENSIONE NEI BALCANI

L'ITALIA ALL'INIZIO DELLA GUERRA

APPROFONDIMENTO: GUERRA BIANCA

FRONTE ITALIANO

TESTIMONIANZA IN INGLESE DI UN MIO CONOSCENTE

L'europa prima del conflitto

Alla vigilia dello scoppio delle ostilità nel 1914, le principali potenze europee erano suddivise in due schieramenti contrapposti: la Triplice Alleanza, formata da Austria, Germania e Italia (alleanza difensiva, che quindi prevedeva l’ingresso in guerra dei membri soltanto nel caso in cui un altro fosse stato attaccato) e la Triplice Intesa, formata da Inghilterra, Francia e Russia. Il risultato di questa situazione fu un equilibrio precario condizionato da diverse situazioni di crisi con le rivendicazioni territoriali francesi sull'Alsazia e sulla Lorena (in mano alla Germania) e quelle italiane su Trentino, Trieste e Istria (in mano all'Austria). Da segnalare inoltre l'ascesa economica della Germania, che l’aveva resa una degna rivale dell'Inghilterra; fondamentale è anche l'esaltazione del nazionalismo che circolava all'interno di tutti i paesi favorendo la visione della guerra come unica soluzione dei problemi scatenando la corsa agli armamenti.
Tensione nei balcani
Inoltre nei balcani c’è una forte instabilità dovuta a vari fattori: le rivendicazioni di autonomia di varie etnie componenti l’impero asburgico (italiani, cechi, slovacchi e polacchi). Le mire espansionistiche della Serbia, che si considerava lo stato guida del mondo slavo e infine la vicinanza pericolosa dell’impero ottomano. Bisogna qua fare un passo indietro, per capire come la Serbia fosse diventata, nel 1914, il faro dei nazionalisti slavi balcanici. Tra il 1912 e il 1913 nei territori balcanici erano iniziate una serie di ribellioni, dovuta alla repressione dell’Impero ottomano degli ultimi anni, da quando cioè il movimento dei Giovani Turchi aveva fatto un colpo di stato portando a un’estremizzazione di quest’ultimo. In particolare, l’Impero era diventato particolarmente repressivo nei confronti delle minoranze etniche presenti al suo interno, come quella degli slavi nei Balcani. Erano così cominciate una serie di guerre interne, che avevano spinto gli altri grandi Paesi a guardare alla regione con interesse, sperando in qualche opportunità. La tensione era cresciuta, tanto che incominciò a parlarsi di polveriera dei Balcani. Scoppiò la guerra tra i popoli slavi e ottomani, e dopo due anni di brutalità ne uscì fuori, rafforzato, un nuovo stato: la Serbia, guidata da un forte spirito nazionalista. Durante la guerra, inoltre, l’Impero asburgico aveva approfittato della situazione per annettere la Bosnia, stato a maggioranza slava, entrando così nel mirino d’odio dei Serbi. Ciò portò alla guerra.

Inizio ostilità

La causa scatenante del conflitto fu l'assassinio di Francesco Ferdinando II erede al trono di Austria-Ungheria e di sua moglie da parte di un nazionalista serbo, Gavrilo Princip, avvenuto 28 giugno 1914. Lo scenario di questo omicidio fu la città di Sarajevo in Bosnia-Erzegovina territorio annesso dagli austriaci nel 1908 ma sempre rivendicato dalla Serbia. A questo punto l'Austria dichiarò guerra alla Serbia, la Russia di conseguenza dichiarò guerra all'Austria, la Germania dichiarò guerra alla Russia trascinando nel conflitto la Francia e l'Inghilterra. Si scatenò una reazione a catena che presto avrebbe coinvolto la maggior parte del mondo. L'Italia rimaneva neutrale, mentre il Giappone si stava preparando per scendere in campo contro la Triplice Alleanza. A novembre l'impero ottomano, anche lui interessato a ristabilire il potere che aveva perso nei Balcani, dichiarò guerra alla Russia.

L'ITALIA ALL'INIZIO DEL CONFLITTO

L'Italia allo scoppio della prima guerra mondiale rimase neutrale per circa un anno rispettando le clausole dell'alleanza difensiva con Austria e Germania. Al suo interno il paese si divise in due schieramenti: interventisti e neutralisti. I neutralisti erano composti da socialisti, liberali e cattolici che non vedevano di buon occhio la guerra perchè dannosa e inutile, essi erano favorevoli ad accordi diplomatici per avere vantaggi territoriali. il personaggio di spicco era Giovanni Giolitti ex primo ministro. Gli interventisti erano invece capitalisti e nazionalisti appoggiati dal re e dal governo Salandra; due figure importanti di questo schieramento furono il poeta Gabriele d'Annunzio e Benito Mussolini. Il 26 Aprile 1915 l'Italia firmò un patto segreto con la triplice intesa, che consisteva nella sua entrata in guerra contro l'Austria. In cambio, in caso di vittoria avrebbe ottenuto Trento, Trieste, Istria e Dalmazia. Il 20 Maggio 1915 la camera per non ostacolare il governo e il Re diede il via libera alla dichiarazione di guerra all' Austria il 24 maggio 1915.

il fronte italiano

Le ostilità come detto iniziarono il 24 maggio 1915 lungo il confine con l'impero asburgico che andava dal passo dello Stelvio fino alla foce del fiume isonzo. L'esercito italiano andò subito all'attacco ma gli austriaci, anche se in numero inferiore, resistettero bene perchè occupavano posizioni strategiche e ben difese. Inoltre parte dell'esercito imperiale era già impegnata sul fronte orientale contro i russi, quindi era necessario contrastare l'esercito italiano in attesa dei rinforzi. La guerra proseguì con un alternarsi di offensive e ritirate da entrambi le parti, con conquiste territoriali poco significative e con molte perdite. Dal 1915 all'ottobre del 1917 le truppe italiane attuarono ben sei offensive sul fiume Isonzo, mentre gli austriaci passarono al contrattacco nel 1916 con la strafexpedition (spedizione punitiva). La situazione bellica non si sbloccava ma l'esercito italiano cominciava a mostrare segni di logoramento e di insofferenza verso gli alti comandi, colpevoli di strategie di combattimento vecchie e votate al sacrificio, spesso inutile di troppe vite.
In questo contesto le truppe austriache supportate da forze speciali tedesche il 24 ottobre 1917 scatenarono un'enorme offensiva nel settore di Caporetto sorprendendo e colpendo duramente il fronte italiano completamente impreparato e mal organizzato. Si ebbe quindi la famosa "rotta di Caporetto dell'esercito italiano" con una ritirata confusa, perdita ingente di materiali e quasi 300 mila prigionieri caduti in mano nemica. A questo punto si decise di sostituire il capo dell'esercito regio Cadorna con il generale Diaz che aveva metodi di comando molto più umani e perciò molto ben visto dalle truppe. La tragica ritirata si arrestò sulle rive del fiume Piave dove le armate si riattestarono e riuscirono a fermare l'avanzata degli austro-tedeschi. Dopo una fase di stasi riorganizzazione il 15 giugno gli austro-ungarici tentarono un attacco risolutivo sul Piave e sul monte Grappa dando avvio alla famosa "battaglia del solstizio". Le truppe italiane ressero all'urto costringendo il nemico a una ritirata inevitabile.Infine il 30 ottobre 1917 il regio esercito conquistò Vittorio Veneto punto di giunzione delle forze austriache costringendole a ritirarsi disordinatamente per mancanza di viveri e equipaggiamenti. Il 4 novembre 1918 i reparti italiani entrarono trionfanti a Trento e Trieste, l'Austria si vide così costretta a firmare un armistizio con il regno d'Italia. Finì così una guerra terribile e sanguinosa, l'Italia ebbe 650 mila vittime oltre a numerosi feriti e mutilati, il paese era stremato e l'economia era in ginocchio. Il trattato di pace inoltre consegnò agli italiani Trento, Trieste e l'Istria ma non la Dalmazia come promesso che venne invece assegnata al regno di Jugoslavia. Questo evento passò alla storia come la "vittoria mutilata e creò una situazione di malcontento tra i nazionalisti italiani gettando le basi per l'ascesa al potere dei fascisti (1922).

Approfondimento: la guerra bianca

Durante il primo conflitto mondiale sul fronte italiano si combatté una guerra dalle caratteristiche particolari: la guerra bianca, cioè una guerra combattuta a quote altimetriche molto elevate e in condizioni fisiche, ambientali e meteorologiche fino ad allora ritenute impossibili per l'uomo. La guerra in alta montagna nasce proprio con lo scoppio della prima guerra mondiale sul fronte italiano, questo fronte passava attraverso gruppi montuosi elevati come l'ortles, l'Adamello, la Marmolada, le Dolomiti e le Alpi Carniche. Inizialmente gli stati maggiori delle 2 parti avevano escluso di impiegare truppe a quote elevate se non qualche pattuglia di perlustrazione. Poco tempo dopo però i comandi si resero conto che in quelle zone non ci si poteva limitare all'impiego di sole pattuglie ma si cominciò a inviare interi battaglioni per la conquista di passi, creste e cime; inizialmente si pensò di effettuare le operazioni prevalentemente d'estate ma poi le esigenze del conflitto suggerirono di combattere anche in pieno inverno in situazioni climatiche terribili. I due eserciti si organizzarono per resistere alle alte quote con costruzioni di baracche, ricoveri, caverne nella roccia e decine di chilometri di teleferiche per i rifornimenti; un grave pericolo era anche rappresentato dalle valanghe che provocarono più morti dei combattimenti, gli scontri avvennero anche con un massiccio uso di artiglierie e soprattutto di mine che in molte località rovinarono pesantemente le montagne deturpandole per sempre. I due schieramenti impiegarono entrambi corpi specializzati per il combattimento ad alte quote: gli italiani avevano gli alpini mentre gli austriaci avevano i kaiserjäger spesso originari delle zone interessate dal conflitto.

Family Memories of a soldier

I am now an old woman originally from a town in Alba and I would like to write some testimonies of a historical period now distant in time: the FIRST WORLD WAR, experienced by my father (born in 1891) and often narrated to our children. He was the only son of a family of bricklayers, followed by three sisters, one of whom later died of Spanish flu (an epidemic which within a few months between 1918 and 1919 caused million deaths). But let's go back to 1915, when dad was enlisted, as an Alpine soldier, in the First World War. Of this period he spoke to us a lot, reliving the prolonged stops in the cold and muddy trenches, the poor rations, the cruel assaults with the bayonet, shouting "SAVOIA". It was in one of these that he was injured in the right leg and was later forced to walk with the stick. In particular he remembered the cutting of the fences that separated our positions from the enemy camp. One day he was chosen to approach with large scissors towards that barbed wires: he advanced trembling, thinking of his distant and sick mother, of his home and he had not the courage to take action because he knew that the enemies, at the sound of the cutting would fire from the opposite camp and it would be for him the end. Then, turning towards the corporal he said : "An Austrian patrol is coming !". He ran away and saved his life. He certainly could not forget the strong resistance on the Piave, whose waters were red from blood. 1918 came: our army (exactly one year after the defeat at Caporetto) destroyed the Austrians at Vittorio Veneto, forcing them to make a defeat. Dad finally returned: he married in 1919 and in 1920 was born Giovanni, his first son; then seven more were added (I am the last). The family resumed normal life and it seemed that everything was at peace, but dark and threatening clouds returned to obscure the horizon. Of course I don't fail to repeat to myself the watchwords of the Alpine troops, which my father often said " Always ready to go and always ahead".

Grazie per l'attenzione