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promessi sposi
Camilla
Created on April 18, 2024
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Transcript
I promessi sposi e la storia moderna: dalla peste del 1600 al Covid-19
Elaborato di italiano di Camilla Franza
INDICE
La peste nei promessi sposi
Don Abbondio
La peste nei promessi sposi
Il Covid-19
La peste nei promessi sposi
La diffusione del Covid
Covid, il popolo e il governo
La peste a Milano
Covid-19 e Peste a confronto
La peste del 1600
Lazzaretto e ospedali
La peste
La peste
- introduzione sulla peste (che cos'è, come si diffonde, casi nella storia)
- La peste è una malattia infettiva di origine batterica tuttora diffusa in molte parti del mondo, anche in alcune regioni dei paesi industrializzati. E’ causata dal batterio Yersinia pestis, che normalmente ha come ospite le pulci parassite dei roditori, ratti, alcune specie di scoiattoli, cani della prateria.
- L’origine della peste è molto antica, e per la sua forza distruttrice, è diventata nell’immaginario collettivo la ‘morte nera’, la malattia che ha accompagnato l’umanità nei secoli e che per questo è spesso presente nelle grandi opere letterarie e artistiche.
- La peste si manifesta principalmente sotto tre forme diverse, che a volte possono anche essere compresenti:
- Peste polmonare: il batterio infetta i polmoni. Questa forma della malattia può trasmettersi da persona a persona attraverso l’aria o gli aerosol di persone infette e quindi costituisce una delle forme più pericolose per il potenziale epidemico che la caratterizza. La forma polmonare può derivare anche dalla degenerazione delle altre forme se non sono curate prontamente.
- Peste bubbonica: è la forma di peste più comune e si manifesta in seguito alla puntura di pulci infette o per contatto diretto tra materiale infetto e lesioni della pelle di una persona. Manifestazione tipica di questa forma è lo sviluppo di bubboni, ingrossamenti infiammati delle ghiandole linfatiche, seguiti da febbre, mal di testa, brividi e debolezza. In questa forma la peste non si trasmette da persona a persona.
- Peste setticemica: deriva dalla moltiplicazione della Y. Pestis nel sangue, e può essere una conseguenza di complicazioni delle due forme precedenti. Viene contratta per le stesse cause di quella bubbonica, e non si trasmette da persona a persona. Causa febbre, brividi, dolori addominali, shock e prostrazione, sanguinamenti della pelle e di altri organi, ma non si manifesta con bubboni.
- si ritiene che il batterio Y. pestis, sia stato il responsabile, lungo la storia umana, di tre grandi pandemie che hanno procurato milioni di vittime (si parla di circa 200 milioni anche se è una cifra incerta[4]). La prima di esse fu la peste di Giustiniano che si diffuse da Costantinopoli a tutti i paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo nel VI secolo, la seconda è conosciuta come peste nera arrivò dall'Asia e dilagò in Europa intorno alla metà del XIV secolo per poi ripresentarsi ad intermittenza per oltre tre secoli, mentre la terza ebbe inizio in Cina durante la metà del XIX secolo.
La peste del 1600
- origine e dove e come si è diffusa (processione?)
- la peste continuò a ripresentarsi e a mietere vittime. Notevoli epidemie si registrarono nel territorio milanese nel biennio 1576-1577, a San Cristóbal de La Laguna del 1582, nell'Italia settentrionale nel 1630 (raccontata anche da Alessandro Manzoni nei Promessi sposi) e a Siviglia
- a peste del 1630 fu un'epidemia di peste bubbonica[1] diffusasi in Italia nel periodo tra il 1629 e il 1633 che colpì diverse zone del Settentrione, il Granducato di Toscana, la Repubblica di Lucca e la Svizzera,[5] con la massima diffusione nell'anno 1630. Il Ducato di Milano, e quindi la sua capitale, fu uno degli Stati più gravemente colpiti. Si stima che in Italia settentrionale tra il 1630 e il 1631 morirono per la peste 1.100.000 persone su una popolazione complessiva di circa 4 milioni.[3]
- L'epidemia è nota in Italia come peste manzoniana perché venne ampiamente descritta da Alessandro Manzoni nel romanzo I promessi sposi
- Nel biennio 1628-1629 la popolazione dell'Italia settentrionale era afflitta da una delle ricorrenti carestie tipiche di un paese sovrappopolato[13] al tempo della cosiddetta "piccola era glaciale". Contestualmente, il comparto tessile del Ducato di Milano era interessato da una crisi nelle esportazioni[14], con la conseguenza che in Lombardia si sommò alla penuria di cibo anche la mancanza di liquidità delle classi meno abbienti, costringendo le autorità cittadine a ricorrere a calmieri e/o elargizioni di cibarie[N 1] per la massa di cittadini che avevano lasciato le campagne deserte per rifugiarsi a mendicare in città[N 2]. Il conseguente declino delle già scarse condizioni igieniche urbane preparò un fertile terreno per il diffondersi di malattie: Roma, per esempio, fu flagellata nel 1629 da un'epidemia di tifo che decimò i poveri ed i deboli mettendo così la città nelle condizioni di superare indenne la successiva sfida della peste[15].
La peste a Milano
- il ruolo del governo
- il comportamento dei singoli
- lazzaretto
L'epidemia provocò in Milano una recrudescenza delle teorie, già esplose durante la peste del 1576, secondo cui la peste fosse provocata intenzionalmente da degli untori: la cosiddetta "pestis manufacta". Untore era un termine utilizzato nel Cinquecento e nel Seicento per indicare chi si riteneva diffondesse volontariamente il morbo della peste spalmando in luoghi pubblici appositi unguenti venefici. Le credenze sugli untori ebbero particolare diffusione durante la grande peste del 1630, immortalata da Manzoni nel romanzo I promessi sposi e divenuta nota, per questo, come peste manzoniana. Quando la peste raggiunge Milano, a portarne notizia è Ludovico Settala, che rischia persino di essere linciato per il suo annuncio. Nessuno gli crede, e le istituzioni di Milano commettono gravi errori nel gestire la situazione iniziale del contagio. Si hanno le prime morti e i primi casi di febbri altissime ma, alcuni medici, su cui la Magistratura fa affidamento, escludono la possibilità che si tratti di peste. Perciò non viene preso nessun provvedimento dal governatore di Milano, che anzi promuove i festeggiamenti pubblici per la nascita del primogenito a Filippo IV. Il contagio si espande ulteriormente, fino a che in città non prevale la follia: infatti, di pari passo con la Morte Nera, avanzava anche la pazzia tra gli abitanti di Milano, che si rendono responsabili di atti inspiegabili, come dimostra chi cercò in più modi di propagare volontariamente il contagio. Anche una volta scoppiata irrimediabilmente l’epidemia il comportamento delle istituzioni e della sfera politica non appare soddisfacente. Benché siano emessi i primi editti contro il contagio, questi risultano tardivi e inefficienti, mentre alcuni medici si rifiutano ancora di ammettere l’esistenza della peste. La cura del lazzaretto viene affidata a padre Felice Casati e all’ordine dei cappuccini, i quali operano al meglio in una situazione oltremodo proibitiva. Proprio lo stesso Felice Casati viene descritto da Manzoni con i connotati di un condottiero che ricordano quelli usati per l’Innominato.
La peste nei promessi sposi
- la ricerca di un capro espiatorio
- l’aiuto della medicina e della scienza
la peste nei promessi sposi
- Padre Cristoforo è il cappuccino che rappresenta maggiormente gli aspetti positivi della chiesa durante la peste: incurante delle possibilità di contagio è sempre in prima fila per aiutare i bisognosi, come del resto si era comportato con Renzo e Lucia. Fra Cristoforo, che in passato era stato egli stesso uno strumento di violenza, finirà per essere vittima della sua generosità e del suo spirito caritatevole. In ogni caso egli ha della peste un’idea molto interessante: infatti pensa che sia “insieme castigo e misericordia”, ovvero che sia una punizione inflitta da Dio agli uomini ma anche un’occasione per convertirsi al bene e per riavvicinarsi a Dio.
- Don Abbondio non vede affatto alcun aspetto positivo nella peste, bensì pensa solamente che sia un castigo di Dio, giusta punizione per i malvagi (Don Rodrigo) che fino ad ora avevano ignorato le leggi divine.
la peste nei promessi sposi
- Renzo, nonostante egli non abbia molto a che vedere, caratterialmente, con Don Abbondio. Anch’egli, infatti, giudica la peste esclusivamente come mezzo di “giustizia” (XXXV capitolo).Giustizia, che se così si può dire, segnerà il destino di Don Rodrigo, che prima della morte, sembra ritrovare una coscienza fino allora sopita. Così non avviene invece per il suo “fedelissimo” servitore, che alla fine, si rivelerà un traditore.
- Il popolo, la gente di Milano, ha invece un’idea confusa, a causa della sua ignoranza, della peste e una scarsa conoscenza della malattia. Bisogna riconoscere che neanche i più dotti e sapienti, medici e non medici, hanno le idee molto più chiare: questi non cercano di studiare la situazione presente, ma si limitano a scovare nei testi antichi eventuali associazioni con l’attuale flagello.La folla è mossa da passioni irrazionali: per esempio vi è una forte superstizione contro la peste, la quale proibisce persino di pronunciare il suo nome. Inoltre, il popolo, sovente si agita per trovare e punire i responsabili di una calamità, che bene o male, sta colpendo tutti.Secondo la descrizione di Manzoni, una delle cause di questa confusione, di questo panico generale, è l’incapacità delle istituzioni di tenere a bada la folla.
la peste nei promessi sposi
- introduzione sulla peste (che cos'è, come si diffonde, casi nella storia)
- origine e dove e come si è diffusa (processione?)
- il ruolo del governo
- il comportamento dei singoli
- la ricerca di un capro espiatorio
- l’aiuto della medicina e della scienza
Covid-19
- introduzione sulla peste (che cos'è, come si diffonde, casi nella storia)
- origine e dove e come si è diffusa (processione?)
- il ruolo del governo
- il comportamento dei singoli
- la ricerca di un capro espiatorio
- l’aiuto della medicina e della scienza
La peste del 1600
- introduzione sulla peste (che cos'è, come si diffonde, casi nella storia)
- origine e dove e come si è diffusa (processione?)
- il ruolo del governo
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La peste del 1600
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IL LAZZARETTO DI MILANO
"il lazzaretto di milano, se per caso questa storia capitasse nelle mani di qualche d'uno che non conoscesse ne di vista ne per descrizione è un recisnto quadrilatero e quasi quadrato fuori dalla città a sinistra della porta detta orientale" cap.28
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