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si troverà nella linea del tempo per raggiungere le slide di ciascuna opera e anche accanto ad alcuni dipinti per avere delle curiosità in più
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vINCENT VAN gOGH
Chajara Zaineb, Kana Tchinda Grace, Kanxha Fiorenta, Nisi Martina
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le sue opere
Vaso con dodici girasoli
Notte stellata sul Rodano
I girasoli di Van Gogh
Seminatore al tramonto
giugno 1887
settembre 1888
agosto 1888
1888
ottobre 1888
maggio 1889
aprile 1889
luglio 1890
Il cortile dellìospedale di Arles
Camera di Vincent ad Arles
Notte stellata
Campo di grano con volo di corvi
The end
i girasoli
Kana Tchinda Grace
Quella de I girasoli è una serie di quadri a olio realizzati dal grande pittore olandese Vincent Van Gogh tra giugno 1887 e gennaio 1889. Ne dipinse molte versioni: sdraiati su un piano o, più spesso, raccolti all'interno di un vaso posto su un tavolo. Il girasole doveva esprimere gratitudine e l’artista amava talmente questo fiore da definirlo “completamente Vincent”. Qualche commentatore pensa che i fiori rappresentati con i diversi gradi di maturazione rappresentano i cicli della vita.
- I primi girasoli vennero dipinti a Parigi, nella tarda estate del 1887. Si tratta di quattro nature morte con girasoli recisi e parzialmente appassiti. Come voleva la tradizione delle nature morte olandesi, i fiori assumono il significato simbolico di memento mori, ossia esortano alla meditazione sulla caducità della vita e sulla morte che è ineluttabile. I toni scuri adottati dal pittore, incluso lo sfondo blu/violetto, enfatizzano il senso di precarietà e disfacimento che ogni tela promana.
- La seconda serie di girasoli vede i fiori a mazzi in un vaso e venne realizzata durante la sua permanenza ad Arles, in Provenza. Nelle varie versioni i numeri di fiori nel vaso cambiano e sono 14 (numero degli apostoli di Cristo sommato al fratello Theo e a Paul Gauguin) o 15 (per rappresentare sé stesso). È lo stesso pittore a raccontare, in una sua lettera al fratello Theo, l’impegno profuso in questo lavoro per accogliere l’amico Paul Gauguin che avrebbe ospitato nella propria casa gialla nella speranza di poter convivere con lui a lungo: «Ci sto lavorando ogni mattina, dall’alba in avanti, in quanto i fiori si avvizziscono così rapidamente». Dopo il drammatico litigio con l’amico, la sua partenza, il ricovero di Van Gogh e l’arrivo dell’inverno, Vincent dipinse i girasoli a memoria o copiando le sue precedenti versioni.
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I GIRASOLI
Kana Tchinda Grace
I girasoli costituiscono una gioiosa parentesi nella produzione dell’artista, normalmente più incline a soggetti malinconici o drammatici, finalizzati ad esprimere il suo disagio interiore e il suo mal di vivere. Egli sceglie quindi di realizzare questi dipinti usando prevalentemente colori caldi e soprattutto il giallo in molte sue sfumature e tonalità perché rappresenta per lui un simbolo di vita, trasmette una luce radiosa e comunica un senso di caldo ottimismo. Nei girasoli, il giallo più saturo e luminoso è riservato allo sfondo e mette in risalto I Girasoli. La parte superiore del vaso è dello stesso colore del piano, mentre la parte inferiore è tendente al viola, complementare del giallo. Spiccano i gambi verdi e una zona di blu acceso nel girasole di destra. Vincent usava un approccio alla pittura molto fisico intervenendo sullo strato di colore in modo scultoreo perché intendeva conferire alle proprie opere un valore intensamente materico. Vincent usò pennellate spesse e grasse, con colori densi e pastosi che emergono in rilievo dalla superficie della tela, resa scabra e ruvida, al punto che ogni petalo, ogni foglia è in grado di proiettare un’ombra. In questo caso, i colori non si limitano a restituire l’immagine dei fiori ma, con la loro consistenza solida e volumetrica, costituiscono essi stessi la sostanza di cui i fiori sono fatti. I girasoli non sono semplicemente riprodotti ma, in qualche modo, risultano presenti, concreti e reali.
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seminatore al tramonto
Chajara Zaineb
La scena dell'opera si svolge in un paesaggio agreste, dove troviamo un contadino vestito con pantaloni e camicia blu che incede con passo deciso sull'ampia pianura del Crau, intento nella semina dei campi: con il braccio sinistro tiene a tracolla un sacchetto di semi e con il destro, compiendo un ampio gesto, sparge il frumento, di cui si nutrono anche i gabbiani e i corvi. Sull'orizzonte, infine, sta lentamente scomparendo il disco solare, il quale inonda tutta la scena con un gialo infuocato e carico, quasi sfolgorante
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Questo dipinto presenta un parallelo epistolare, in una lettera destinata al fratello di Vincent :
Ho avuto una settimana di lavoro intenso e senza fiato nei campi di grano in pieno sole. Ne sono risultati degli studi di grano, dei paesaggi e lo schizzo di un seminatore. Su un campo arato c'è una lunga striscia di zolle di terra viola e sull'orizzonte si staglia un seminatore bianco e azzurro. Nella linea dell'orizzonte del campo, grano maturo corto. Su tutto ciò, cielo giallo con sole giallo. Dalla semplice nomenclatura di queste tonalità, puoi vedere che il colore ha una parte molto importante in questa composizione.
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vaso con dodici girasoli
Kana Tchinda Grace
Esposti su un piano, contro una parete chiara, vi sono i grandi fiori che presentano diversi gradi di maturazione (Alcuni fiori sono solo parzialmente aperti, molti sono in piena fioritura con i loro rigogliosi petali gialli, mentre un fiore appare già appassito), il che richiama il trascorrere del tempo.
Infatti, alcuni di essi possiedono ancora la corolla di petali mentre altri sono appassiti; altri invece espongono la parte centrale ricca di semi. I fiori si dispongono in modo apparentemente casuale mostrandosi da diverse angolazioni.
Il vaso riporta, a forma di dedica, il nome Vincent.
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notte stellata sul rodano
Nisi Martina
Nel passaggio notturno dipinto da Van Gogh brillano le luci che si riflettono sull’acqua e le stelle nel cielo. Nella scena, i due innamorati, avanzano in basso avvolti nel buio della notte. Sullo sfondo, si intravedono le città di Arles e Trinquetaille. A destra sono infatti visibili le torri di Saint-Julien e Saint-Trophime.
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Di seguito possiamo leggere la descrizione che Vincent van Gogh fornì dell'opera, come di consueto in una lettera indirizzata al fratello Théo:
Ho passeggiato una notte lungo il mare sulla spiaggia deserta, non era ridente, ma neppure triste, era... bello. Il cielo di un azzurro profondo era punteggiato di nuvole d’un azzurro più profondo del blu base, di un cobalto intenso, e di altre nuvole d’un azzurro più chiaro, del lattiginoso biancore delle vie lattee. Sul fondo azzurro scintillavano delle stelle chiare, verdi, gialle, bianche, rosa chiare, più luminose delle pietre preziose che vediamo anche a Parigi – perciò era il caso di dire: opali, smeraldi, lapislazzuli, rubini, zaffiri. Il mare era d'un blu oltremare molto profondo – la spiaggia di un tono violaceo, e mi pareva anche rossastra, con dei cespugli sulla duna (la duna è alta 5 metri), dei cespugli color blu di Prussia. Ho fuori dei disegni a mezzo foglio e un disegno grande, che fa da pendant all'ultimo
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camera di vincent ad arles
Kanxha Fiorenta
Il soggetto del dipinto è la camera da letto di Vincent nella «casa gialla» di Arles, dove l'artista si era rifugiato con la speranza di insediarvi un atelier di pittori avanguardisti. I vari oggetti ritratti raccontano l'usuale quotidianità della mattina di van Gogh e il primo che colpisce lo sguardo dell'osservatore è il letto di legno, a destra.
Alle spalle di questo vi è un attaccapanni, sul quale troviamo appesi alcuni indumenti di uso quotidiano e il celebre cappello di paglia con cui van Gogh si era ritratto un anno prima, nel 1887. Sulla parete di fondo, poi, è appeso un ulteriore quadro, stavolta un paesaggio.
Verso sinistra troviamo una finestra: Vincent la lascia semiaperta, in modo tale da lasciar intuire l'esistenza di altri spazi, estranei per forza di cose alla superficie pittorica, e soprattutto per lasciar “respirare” il dipinto, eliminando qualsiasi rischio di claustrofobia percettiva. La visione viene infine completata da due sedie vuote: sono, una metafora ossessiva dell’assenza, forse dell'amico Gauguin, forse della donna della sua vita, così a lungo favoleggiata, ma mai incontrata.
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L’artista vuole esprimere la tranquillità e far risaltare la semplicità della sua camera da letto attraverso un simbolismo cromatico:
le pareti di un lilla chiaro, il pavimento di un rosso spezzato e pallido, le sedie e il letto color giallo cromo, i cuscini e il lenzuolo verde limone chiarissimo, la coperta rosso sangue, la toeletta arancione, il catino azzurro, la finestra verde”, per poi affermare: “Avevo voluto esprimere un riposo assoluto per mezzo di tutti questi diversi toni
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il cortile dell'ospedale di arles
Kanxha Fiorenta
Al centro del giardino, è raffigurata la fontana tonda con erbe acquatiche e pesci rossi e intorno ad essa, sono disegnate le aiuole con fiori e piante di vario tipo. Verso il basso a destra, sono poi dipinti alcuni piccoli alberi e altri due, molto alti, si alzano dagli angoli opposti. I rami, contorti e privi di foglie rivelano che il dipinto fu realizzato in primavera. A destra, oltre le aiuole, una strada sterrata separa il giardino dai portici dell’ospedale. Una figura femminile si trova in piedi, di fronte ad una piccola costruzione, mentre alcuni pazienti camminano sotto il portico e sulle balconate. Frontalmente, è rappresentata un’altra ala dell’ospedale in cui, dalle balconate, sono affacciati alcuni pazienti.
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Con queste parole, Van Gogh annuncia in una lettera al fratello il compimento della Notte Stellata
Spesso penso che la notte sia più viva e più riccamente colorata del giorno
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notte stellata
Nisi Martina
Le finestre delle case sono illuminate dalle luci domestiche. Sotto ad un cielo costellato di stelle, con una falce di luna in alto a destra e il pianeta Venere che brilla a sinistra, Vincent van Gogh dipinge un paesaggio di campagna. Al centro, in basso, si trova una chiesetta con un alto campanile. Intorno ad essa vi sono delle semplici case di campagna. Un grande cipresso scuro e contorto interrompe il paesaggio a sinistra. Oltre il villaggio, a destra, si nota, invece, un fitto bosco che sembra abbattersi sul villaggio come un maremoto. Infine, all’orizzonte colline e montagne lontane, sembrano onde gigantesche in corsa verso le case.
«…come se il cielo, passando attraverso i suoi gialli e i suoi azzurri, diventasse un irradiarsi di luci in moto per incutere un timor panico agli umani che sentono il mistero della natura.».
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campo di grano con volo di corvi
Chajara Zaineb
Nelle ultime settimane di vita di Van Gogh tornò sul tema della campagna , dipingendo vaste distese di campi , tra cui i CAMPO DI GRANO CON CORVI,opera che esalta le potenzialità espressive del colore e dell'energia pennellata dell’artista, così vigorosa, dinamica , vibrante. Nonostante il campo di grano sia di un giallo luminoso e carico non rimane più nulla della vitalità dei paesaggi provenzali: il volo dei corvi , il nero opprimente del cielo , simile ad un’altra sua opera.
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Così egli stesso descrisse la tela in una delle lettere al fratello:
Sono campi estesi di grano sotto cieli agitati e non avevo bisogno di uscire dalla mia condizione per esprimere tristezza e solitudine estrema
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Grazie!
da:Chajara Zaineb, Kana Tchinda Grace, Kanxha Fiorenta e Nisi Martina
Van Gogh fece un’attenta osservazione delle stelle nel cielo notturno e riprodusse la loro posizione nei suoi dipinti in cui raffigura la notte. Il pittore realizzò il paesaggio del Rodano en plein-air aiutandosi con la luce di alcune candele fissate sulla tesa del suo cappello di paglia. Dipinse Notte stellata sul Rodano, il 26 o il 27 settembre 1888, attorno alle 22.30. Questa datazione è basata sull’attento studio della configurazione astrale riprodotta dal pittore.
Il cielo è animato dalle deboli luci chiare delle stelle. Sulla superficie scura dell’acqua del Rodano si riflettono le lampade che illuminano la riva del lungofiume della città. Il paesaggio di Arles è osservato da lontano e in posizione elevata. Infatti in basso sono visibili due figure umane che precedono in avanti. In prossimità della metà del dipinto corre una fascia occupata dall’acqua del Rodano. Nella parte alta invece si trova il cielo illuminato dalle costellazioni. Infine, tra fiume e cielo si trova la sottile striscia di paesaggio urbano notturno.
l'artista si appassiona al contrasto tra la luce delle stelle e quella, violenta, delle lampade a gas che si riflette sulle acque del fiume, ma il cielo ha un ruolo centrale, motivato probabilmente proprio dalla conoscenza del soggetto astronomico presente e dal desiderio di dipingere una notte di stelle.
Come reazione alla rottura con Paul Gauguin, due giorni prima del Natale 1888, Vincent si tagliò l’orecchio sinistro e fu ricoverato presso l’ospedale di Arles. Nel maggio 1889 Vincent si ricoverò volontariamente presso l’ospedale psichiatrico di Saint-Rémy-de-Provence dove continuò a dipingere. I sanitari gli misero a disposizione una stanza da adattare a studio e gli concessero di uscire accompagnato da un inserviente. Nell’anno che Van Gogh fu ricoverato dipinse quasi centocinquanta opere. Rappresentò così il villaggio di Saint-Rémy e le Alpilles sullo sfondo. Vincent ritrasse il paesaggio notturno dalla finestra della sua stanza della clinica di Saint-Rémy-de-Provence che si affaccia sulla vallata dove si vede il villaggio di Saint-Rémy con le Alpilles sullo sfondo. La scena del dipinto probabilmente fu abbondantemente integrata e immaginata perché la vista dalla finestra della camera non permetteva di vedere con tale definizione il paesaggio. Secondo le ricerche dell’astronomo italiano Gianluca Masi, Vincent dipinse quest’opera nella notte del 23 maggio 1889, poco prima dell’alba. Nel dipinto si vede chiaramente la luna all’ultimo quarto e Venere, la grande stella bianca vicino al cipresso nero.
Al suo arrivo in Provenza, Van Gogh, è colpito dalla forza della luce e dei colori. Ci sono il grano, il sentiero che conduce nel campo, i corvi neri.Particolarmente interessante è l'impianto tecnico del dipinto. Il colore, ad esempio, è audacemente autonomo rispetto ai soggetti presenti: nel quadro, infatti, si verifica uno scambio cromatico tra cielo e terra, con il cielo tinto di un giallo carico ed il campo striato di venature azzurre, blu e viola. Van Gogh, oltre ad abbandonarsi completamente al contrasto di queste tinte complementari (esaltando, in questo modo, le qualità luministiche del dipinto stesso), impiega poi linguette di colore con un andamento leggermente tondeggiante, assolutamente coerenti con la sagoma del disco solare. Secondo l’artista era un “ soggetto difficile da trattare “.
La reale posizione del cielo stellato suscitò nel tempo la curiosità di esperti del settore. L’astrofisico italiano Gianluca Masi partendo dall’osservazione dell’opera ne valutò la corretta rappresentazione. Masi e l’appassionata di astronomia Antonella Basso furono colpiti dalla fedeltà della configurazione astrale e calcolarono così la posizione dell’Orsa Maggiore. Scoprirono che quella dipinta da van Gogh, corrisponde a quella presente alle 22.30 di un giorno compreso tra il 20 e il 30 settembre 1888. Inoltre trovarono una piccola deformazione nella costellazione del Grande Carro dovuta a una osservazione interrotta. I due studiosi calcolarono che van Gogh iniziò a posizionare le stelle e completò la configurazione dopo circa quaranta minuti. Intanto il Grande Carro era leggermente spostato a causa della rotazione terrestre.
Nei tetti le linee sono oblique, i cespugli e gli alberi lontani sono rappresentati con pennellate curve. Le montagne sono modellate con linee ondulate. Il grande cipresso, invece, sembra una grande fiammata scura e il cielo è animato da vortici di nubi e vento che creano aloni luminosi intorno alle luci delle stelle e della luna. Le case del villaggio sono dipinte in modo sommario e non creano uno spazio geometrico lineare. L’orizzonte è molto basso e la maggior parte della composizione è occupata dal cielo che rappresenta lo schermo emotivo e drammatico degli ultimi giorni di vita di van Gogh. La profondità è, quindi, descritta dal contrasto tra il grande cipresso in primo piano e il paesaggio con le case e gli alberi che si sovrappongono e diventano più piccoli in lontananza. Sopra il profilo delle colline, si nota una fascia turchese che sembra in movimento grazie all’orientamento delle pennellate corte e divise. L’apparente fluire del colore in cielo è infatti l’elemento più evidente proprio al centro dove si creano vortici di azzurro chiaro. Anche il cipresso è leggermente inclinato a sinistra e la sua forma fiammeggiante sembra vibrare nell’aria compatta. La preponderanza di linee oblique e ondeggianti crea così un senso di instabilità e di continuo movimento che esprime inquietudine. L’unico elemento verticale e stabile è l’alto campanile che sembra da solo, bloccare il fluire della natura.
La composizione rappresenta un mazzo di 12 girasoli raccolti in un semplice vaso panciuto, dipinto con colore giallo bidimensionale (così come il piano su cui poggia e lo sfondo). La profondità del dipinto è indicata solo dalla sovrapposizione delle forme contro il fondo bidimensionale. La composizione è centrale e simmetrica sull’asse verticale. Il quadro, inoltre, ha un formato verticale e l’inquadratura incornicia interamente il vaso con i fiori che sono disegnati con un metodo pittorico tipicamente espressionista: velocemente, con grandi pennellate energiche cariche di materia pittorica e linee spesse di contorno. Ogni tocco del pennello è visibile sulla tela e l'intera superficie sembra muoversi e prendere vita.
L’artista utilizza colori audaci (marrone ruggine, rosso intenso, verde scuro, oro, turchese e color senape) e una serie di gialli e arancioni chiari che contribuiscono a dare vitalità all’opera.
C’è una certa irrequietezza in questa stanza che ci spinge a pensare che qualcosa non va: le sedie viste da un’altra prospettiva rispetto al letto, i muri storti, la sedia utilizzata come comodino che trasmette un senso di provvisorietà, di instabilità, le sedie vuote che parlano di una mancanza. Eppure la stanza è silenziosa, pulita. Il letto è caldo e soffice. Ci sono oggetti di vita quotidiana appositamente sistemati per essere immortalati con delle pennellate. La pace è quello che il pittore vuole trasmettere, ma tanti dettagli dimostrano che si tratta di una pace irrequieta.
La prospettiva che van Gogh crea nella Camera da letto è volutamente distorta e non rispecchia una vera e propria geometria: il letto infatti è troppo grande rispetto al resto, anzi, sembra essere visto di fronte come la sedia in fondo, mentre la sedia e il tavolino sembrano visti dall’alto. La facciata ed il muro laterale erano effettivamente storti. Ma lo stesso pittore, in una lettera al fratello Theo, scriveva di aver scelto deliberatamente di ‘schiacciare’ l’interno della camera da letto e di non dipingere alcuna ombra con l’intento di avvicinarsi allo stile delle stampe giapponesi che tanto ammirava.
La camera da letto ad Arles doveva rappresentare per van Gogh il simbolo di un luogo rilassante dove riuscire a trovare calma e riposo. Questa calma è percepibile attraverso il mobilio semplice e l’ordine e la pulizia dovevano trasmettere un senso di tranquillità. Basta però guardarla bene per vedere che la camera è piena di movimento e di bizzarrie prospettiche che danno all’osservatore una sensazione nettamente diversa.
Il cortile dell'ospedale di Arles è un capolavoro di palesamento silenzioso e sensibile della situazione dell'artista. Il quadro assume il tema della sua esperienza di prigionia, ma la pregnanza stilistica della tela non ne resta tuttavia influenzata. Davanti alla struttura ospedaliera, dove troviamo rappresentate sfarzose aiuole fiorite, segno di speranza e promessa di un futuro migliore e prosperoso, si innalzano i tronchi nodosi e intrecciati di tre pioppi. Per van Gogh l'ospedale non viene assolutamente inteso come una struttura accogliente ma una trappola che soffoca completamente la sua libertà. A riprova di ciò, a dispetto dell'esuberanza delle piante e degli alberi, la struttura dell'ospedale impedisce allo sguardo di vedere spazi aperti, contribuendo a sottolineare la claustrofobia e il bisogno di aria che il pittore all'epoca vagheggiava.
Generalmente critici e storici dell'arte vedono in questo quadro una rappresentazione dello stato d'animo tormentato e angosciato dell'artista: la tela è uno straziante grido di dolore, accentuato dal ritmo vorticoso delle pennellate, mediante le quali il pittore proietta il proprio stato d'animo e la propria dimensione di sofferenza sulla realtà circostante.
Il campo di grano è inoltre solcato da tre sentieri serpeggianti: il primo nell'angolo in basso a sinistra, il secondo al centro e il terzo nell'angolo in basso a destra. Si noti come i due sentieri laterali sembrano non avere né un punto d'origine né tanto meno sembrano condurre ad un punto preciso del quadro. Questa triplice diramazione, infatti, allude metaforicamente alle alternative annientatrici e terribili che hanno gravato incessantemente sulla vita di van Gogh, il quale - da vero e proprio «discepolo dell'angoscia», nel senso kierkegaardiano del termine - ha faticato a scegliere tra le inconciliabili alternative esistenziali e professionali che ha avuto davanti, che spesso conducevano a direzioni opposte e inconcludenti, per poi riconoscersi e attuarsi nella possibilità artistica, con la quale ha smesso di reprimere e soffocare le sue tensioni interiori. Il viottolo al centro, che nel corso degli anni è risultato di varie interpretazioni, rappresenta una strada senza via d'uscita, potenzialmente percorsa da chi non ha alcuna meta dove andare e non sa nemmeno cosa cercare e che, proprio per questo, rappresenta al meglio la forte angoscia esistenziale che inquietava il pittore.
Van Gogh fece un primo disegno del cortile dell'ospedale nel giugno 1889. Il punto di vista è quello dello stesso pittore dalla visuale della sua stanza al primo piano della struttura. Tra questo disegno e il dipinto finale sussistono poche differenze per quanto riguarda la composizione, un cambiamento operato da van Gogh fu quello di ingrandire la fontana centrale nel giardino. Abituato all'utilizzo del colore per rappresentare stati d'animo, le ombre blu e dorate usate da van Gogh nel dipinto sembrano suggerire malinconia. I colori giallo, arancio, rosso e verde nel quadro non sono così vividi e accesi come in altre opere del periodo di Arles, per esempio La camera di Vincent ad Arles.
VINCENT VAN GOGH
Nisi Martina
Created on April 18, 2024
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Questo è un Power Point interattivo, quindi in ogni slide si troveranno diversi elementi interattivi:
si troverà nella linea del tempo per raggiungere le slide di ciascuna opera e anche accanto ad alcuni dipinti per avere delle curiosità in più
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vINCENT VAN gOGH
Chajara Zaineb, Kana Tchinda Grace, Kanxha Fiorenta, Nisi Martina
Start
le sue opere
Vaso con dodici girasoli
Notte stellata sul Rodano
I girasoli di Van Gogh
Seminatore al tramonto
giugno 1887
settembre 1888
agosto 1888
1888
ottobre 1888
maggio 1889
aprile 1889
luglio 1890
Il cortile dellìospedale di Arles
Camera di Vincent ad Arles
Notte stellata
Campo di grano con volo di corvi
The end
i girasoli
Kana Tchinda Grace
Quella de I girasoli è una serie di quadri a olio realizzati dal grande pittore olandese Vincent Van Gogh tra giugno 1887 e gennaio 1889. Ne dipinse molte versioni: sdraiati su un piano o, più spesso, raccolti all'interno di un vaso posto su un tavolo. Il girasole doveva esprimere gratitudine e l’artista amava talmente questo fiore da definirlo “completamente Vincent”. Qualche commentatore pensa che i fiori rappresentati con i diversi gradi di maturazione rappresentano i cicli della vita.
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I GIRASOLI
Kana Tchinda Grace
I girasoli costituiscono una gioiosa parentesi nella produzione dell’artista, normalmente più incline a soggetti malinconici o drammatici, finalizzati ad esprimere il suo disagio interiore e il suo mal di vivere. Egli sceglie quindi di realizzare questi dipinti usando prevalentemente colori caldi e soprattutto il giallo in molte sue sfumature e tonalità perché rappresenta per lui un simbolo di vita, trasmette una luce radiosa e comunica un senso di caldo ottimismo. Nei girasoli, il giallo più saturo e luminoso è riservato allo sfondo e mette in risalto I Girasoli. La parte superiore del vaso è dello stesso colore del piano, mentre la parte inferiore è tendente al viola, complementare del giallo. Spiccano i gambi verdi e una zona di blu acceso nel girasole di destra. Vincent usava un approccio alla pittura molto fisico intervenendo sullo strato di colore in modo scultoreo perché intendeva conferire alle proprie opere un valore intensamente materico. Vincent usò pennellate spesse e grasse, con colori densi e pastosi che emergono in rilievo dalla superficie della tela, resa scabra e ruvida, al punto che ogni petalo, ogni foglia è in grado di proiettare un’ombra. In questo caso, i colori non si limitano a restituire l’immagine dei fiori ma, con la loro consistenza solida e volumetrica, costituiscono essi stessi la sostanza di cui i fiori sono fatti. I girasoli non sono semplicemente riprodotti ma, in qualche modo, risultano presenti, concreti e reali.
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seminatore al tramonto
Chajara Zaineb
La scena dell'opera si svolge in un paesaggio agreste, dove troviamo un contadino vestito con pantaloni e camicia blu che incede con passo deciso sull'ampia pianura del Crau, intento nella semina dei campi: con il braccio sinistro tiene a tracolla un sacchetto di semi e con il destro, compiendo un ampio gesto, sparge il frumento, di cui si nutrono anche i gabbiani e i corvi. Sull'orizzonte, infine, sta lentamente scomparendo il disco solare, il quale inonda tutta la scena con un gialo infuocato e carico, quasi sfolgorante
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Questo dipinto presenta un parallelo epistolare, in una lettera destinata al fratello di Vincent :
Ho avuto una settimana di lavoro intenso e senza fiato nei campi di grano in pieno sole. Ne sono risultati degli studi di grano, dei paesaggi e lo schizzo di un seminatore. Su un campo arato c'è una lunga striscia di zolle di terra viola e sull'orizzonte si staglia un seminatore bianco e azzurro. Nella linea dell'orizzonte del campo, grano maturo corto. Su tutto ciò, cielo giallo con sole giallo. Dalla semplice nomenclatura di queste tonalità, puoi vedere che il colore ha una parte molto importante in questa composizione.
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vaso con dodici girasoli
Kana Tchinda Grace
Esposti su un piano, contro una parete chiara, vi sono i grandi fiori che presentano diversi gradi di maturazione (Alcuni fiori sono solo parzialmente aperti, molti sono in piena fioritura con i loro rigogliosi petali gialli, mentre un fiore appare già appassito), il che richiama il trascorrere del tempo. Infatti, alcuni di essi possiedono ancora la corolla di petali mentre altri sono appassiti; altri invece espongono la parte centrale ricca di semi. I fiori si dispongono in modo apparentemente casuale mostrandosi da diverse angolazioni. Il vaso riporta, a forma di dedica, il nome Vincent.
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notte stellata sul rodano
Nisi Martina
Nel passaggio notturno dipinto da Van Gogh brillano le luci che si riflettono sull’acqua e le stelle nel cielo. Nella scena, i due innamorati, avanzano in basso avvolti nel buio della notte. Sullo sfondo, si intravedono le città di Arles e Trinquetaille. A destra sono infatti visibili le torri di Saint-Julien e Saint-Trophime.
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Di seguito possiamo leggere la descrizione che Vincent van Gogh fornì dell'opera, come di consueto in una lettera indirizzata al fratello Théo:
Ho passeggiato una notte lungo il mare sulla spiaggia deserta, non era ridente, ma neppure triste, era... bello. Il cielo di un azzurro profondo era punteggiato di nuvole d’un azzurro più profondo del blu base, di un cobalto intenso, e di altre nuvole d’un azzurro più chiaro, del lattiginoso biancore delle vie lattee. Sul fondo azzurro scintillavano delle stelle chiare, verdi, gialle, bianche, rosa chiare, più luminose delle pietre preziose che vediamo anche a Parigi – perciò era il caso di dire: opali, smeraldi, lapislazzuli, rubini, zaffiri. Il mare era d'un blu oltremare molto profondo – la spiaggia di un tono violaceo, e mi pareva anche rossastra, con dei cespugli sulla duna (la duna è alta 5 metri), dei cespugli color blu di Prussia. Ho fuori dei disegni a mezzo foglio e un disegno grande, che fa da pendant all'ultimo
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camera di vincent ad arles
Kanxha Fiorenta
Il soggetto del dipinto è la camera da letto di Vincent nella «casa gialla» di Arles, dove l'artista si era rifugiato con la speranza di insediarvi un atelier di pittori avanguardisti. I vari oggetti ritratti raccontano l'usuale quotidianità della mattina di van Gogh e il primo che colpisce lo sguardo dell'osservatore è il letto di legno, a destra. Alle spalle di questo vi è un attaccapanni, sul quale troviamo appesi alcuni indumenti di uso quotidiano e il celebre cappello di paglia con cui van Gogh si era ritratto un anno prima, nel 1887. Sulla parete di fondo, poi, è appeso un ulteriore quadro, stavolta un paesaggio. Verso sinistra troviamo una finestra: Vincent la lascia semiaperta, in modo tale da lasciar intuire l'esistenza di altri spazi, estranei per forza di cose alla superficie pittorica, e soprattutto per lasciar “respirare” il dipinto, eliminando qualsiasi rischio di claustrofobia percettiva. La visione viene infine completata da due sedie vuote: sono, una metafora ossessiva dell’assenza, forse dell'amico Gauguin, forse della donna della sua vita, così a lungo favoleggiata, ma mai incontrata.
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L’artista vuole esprimere la tranquillità e far risaltare la semplicità della sua camera da letto attraverso un simbolismo cromatico:
le pareti di un lilla chiaro, il pavimento di un rosso spezzato e pallido, le sedie e il letto color giallo cromo, i cuscini e il lenzuolo verde limone chiarissimo, la coperta rosso sangue, la toeletta arancione, il catino azzurro, la finestra verde”, per poi affermare: “Avevo voluto esprimere un riposo assoluto per mezzo di tutti questi diversi toni
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il cortile dell'ospedale di arles
Kanxha Fiorenta
Al centro del giardino, è raffigurata la fontana tonda con erbe acquatiche e pesci rossi e intorno ad essa, sono disegnate le aiuole con fiori e piante di vario tipo. Verso il basso a destra, sono poi dipinti alcuni piccoli alberi e altri due, molto alti, si alzano dagli angoli opposti. I rami, contorti e privi di foglie rivelano che il dipinto fu realizzato in primavera. A destra, oltre le aiuole, una strada sterrata separa il giardino dai portici dell’ospedale. Una figura femminile si trova in piedi, di fronte ad una piccola costruzione, mentre alcuni pazienti camminano sotto il portico e sulle balconate. Frontalmente, è rappresentata un’altra ala dell’ospedale in cui, dalle balconate, sono affacciati alcuni pazienti.
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Con queste parole, Van Gogh annuncia in una lettera al fratello il compimento della Notte Stellata
Spesso penso che la notte sia più viva e più riccamente colorata del giorno
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notte stellata
Nisi Martina
Le finestre delle case sono illuminate dalle luci domestiche. Sotto ad un cielo costellato di stelle, con una falce di luna in alto a destra e il pianeta Venere che brilla a sinistra, Vincent van Gogh dipinge un paesaggio di campagna. Al centro, in basso, si trova una chiesetta con un alto campanile. Intorno ad essa vi sono delle semplici case di campagna. Un grande cipresso scuro e contorto interrompe il paesaggio a sinistra. Oltre il villaggio, a destra, si nota, invece, un fitto bosco che sembra abbattersi sul villaggio come un maremoto. Infine, all’orizzonte colline e montagne lontane, sembrano onde gigantesche in corsa verso le case.
«…come se il cielo, passando attraverso i suoi gialli e i suoi azzurri, diventasse un irradiarsi di luci in moto per incutere un timor panico agli umani che sentono il mistero della natura.».
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campo di grano con volo di corvi
Chajara Zaineb
Nelle ultime settimane di vita di Van Gogh tornò sul tema della campagna , dipingendo vaste distese di campi , tra cui i CAMPO DI GRANO CON CORVI,opera che esalta le potenzialità espressive del colore e dell'energia pennellata dell’artista, così vigorosa, dinamica , vibrante. Nonostante il campo di grano sia di un giallo luminoso e carico non rimane più nulla della vitalità dei paesaggi provenzali: il volo dei corvi , il nero opprimente del cielo , simile ad un’altra sua opera.
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Così egli stesso descrisse la tela in una delle lettere al fratello:
Sono campi estesi di grano sotto cieli agitati e non avevo bisogno di uscire dalla mia condizione per esprimere tristezza e solitudine estrema
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Grazie!
da:Chajara Zaineb, Kana Tchinda Grace, Kanxha Fiorenta e Nisi Martina
Van Gogh fece un’attenta osservazione delle stelle nel cielo notturno e riprodusse la loro posizione nei suoi dipinti in cui raffigura la notte. Il pittore realizzò il paesaggio del Rodano en plein-air aiutandosi con la luce di alcune candele fissate sulla tesa del suo cappello di paglia. Dipinse Notte stellata sul Rodano, il 26 o il 27 settembre 1888, attorno alle 22.30. Questa datazione è basata sull’attento studio della configurazione astrale riprodotta dal pittore. Il cielo è animato dalle deboli luci chiare delle stelle. Sulla superficie scura dell’acqua del Rodano si riflettono le lampade che illuminano la riva del lungofiume della città. Il paesaggio di Arles è osservato da lontano e in posizione elevata. Infatti in basso sono visibili due figure umane che precedono in avanti. In prossimità della metà del dipinto corre una fascia occupata dall’acqua del Rodano. Nella parte alta invece si trova il cielo illuminato dalle costellazioni. Infine, tra fiume e cielo si trova la sottile striscia di paesaggio urbano notturno. l'artista si appassiona al contrasto tra la luce delle stelle e quella, violenta, delle lampade a gas che si riflette sulle acque del fiume, ma il cielo ha un ruolo centrale, motivato probabilmente proprio dalla conoscenza del soggetto astronomico presente e dal desiderio di dipingere una notte di stelle.
Come reazione alla rottura con Paul Gauguin, due giorni prima del Natale 1888, Vincent si tagliò l’orecchio sinistro e fu ricoverato presso l’ospedale di Arles. Nel maggio 1889 Vincent si ricoverò volontariamente presso l’ospedale psichiatrico di Saint-Rémy-de-Provence dove continuò a dipingere. I sanitari gli misero a disposizione una stanza da adattare a studio e gli concessero di uscire accompagnato da un inserviente. Nell’anno che Van Gogh fu ricoverato dipinse quasi centocinquanta opere. Rappresentò così il villaggio di Saint-Rémy e le Alpilles sullo sfondo. Vincent ritrasse il paesaggio notturno dalla finestra della sua stanza della clinica di Saint-Rémy-de-Provence che si affaccia sulla vallata dove si vede il villaggio di Saint-Rémy con le Alpilles sullo sfondo. La scena del dipinto probabilmente fu abbondantemente integrata e immaginata perché la vista dalla finestra della camera non permetteva di vedere con tale definizione il paesaggio. Secondo le ricerche dell’astronomo italiano Gianluca Masi, Vincent dipinse quest’opera nella notte del 23 maggio 1889, poco prima dell’alba. Nel dipinto si vede chiaramente la luna all’ultimo quarto e Venere, la grande stella bianca vicino al cipresso nero.
Al suo arrivo in Provenza, Van Gogh, è colpito dalla forza della luce e dei colori. Ci sono il grano, il sentiero che conduce nel campo, i corvi neri.Particolarmente interessante è l'impianto tecnico del dipinto. Il colore, ad esempio, è audacemente autonomo rispetto ai soggetti presenti: nel quadro, infatti, si verifica uno scambio cromatico tra cielo e terra, con il cielo tinto di un giallo carico ed il campo striato di venature azzurre, blu e viola. Van Gogh, oltre ad abbandonarsi completamente al contrasto di queste tinte complementari (esaltando, in questo modo, le qualità luministiche del dipinto stesso), impiega poi linguette di colore con un andamento leggermente tondeggiante, assolutamente coerenti con la sagoma del disco solare. Secondo l’artista era un “ soggetto difficile da trattare “.
La reale posizione del cielo stellato suscitò nel tempo la curiosità di esperti del settore. L’astrofisico italiano Gianluca Masi partendo dall’osservazione dell’opera ne valutò la corretta rappresentazione. Masi e l’appassionata di astronomia Antonella Basso furono colpiti dalla fedeltà della configurazione astrale e calcolarono così la posizione dell’Orsa Maggiore. Scoprirono che quella dipinta da van Gogh, corrisponde a quella presente alle 22.30 di un giorno compreso tra il 20 e il 30 settembre 1888. Inoltre trovarono una piccola deformazione nella costellazione del Grande Carro dovuta a una osservazione interrotta. I due studiosi calcolarono che van Gogh iniziò a posizionare le stelle e completò la configurazione dopo circa quaranta minuti. Intanto il Grande Carro era leggermente spostato a causa della rotazione terrestre.
Nei tetti le linee sono oblique, i cespugli e gli alberi lontani sono rappresentati con pennellate curve. Le montagne sono modellate con linee ondulate. Il grande cipresso, invece, sembra una grande fiammata scura e il cielo è animato da vortici di nubi e vento che creano aloni luminosi intorno alle luci delle stelle e della luna. Le case del villaggio sono dipinte in modo sommario e non creano uno spazio geometrico lineare. L’orizzonte è molto basso e la maggior parte della composizione è occupata dal cielo che rappresenta lo schermo emotivo e drammatico degli ultimi giorni di vita di van Gogh. La profondità è, quindi, descritta dal contrasto tra il grande cipresso in primo piano e il paesaggio con le case e gli alberi che si sovrappongono e diventano più piccoli in lontananza. Sopra il profilo delle colline, si nota una fascia turchese che sembra in movimento grazie all’orientamento delle pennellate corte e divise. L’apparente fluire del colore in cielo è infatti l’elemento più evidente proprio al centro dove si creano vortici di azzurro chiaro. Anche il cipresso è leggermente inclinato a sinistra e la sua forma fiammeggiante sembra vibrare nell’aria compatta. La preponderanza di linee oblique e ondeggianti crea così un senso di instabilità e di continuo movimento che esprime inquietudine. L’unico elemento verticale e stabile è l’alto campanile che sembra da solo, bloccare il fluire della natura.
La composizione rappresenta un mazzo di 12 girasoli raccolti in un semplice vaso panciuto, dipinto con colore giallo bidimensionale (così come il piano su cui poggia e lo sfondo). La profondità del dipinto è indicata solo dalla sovrapposizione delle forme contro il fondo bidimensionale. La composizione è centrale e simmetrica sull’asse verticale. Il quadro, inoltre, ha un formato verticale e l’inquadratura incornicia interamente il vaso con i fiori che sono disegnati con un metodo pittorico tipicamente espressionista: velocemente, con grandi pennellate energiche cariche di materia pittorica e linee spesse di contorno. Ogni tocco del pennello è visibile sulla tela e l'intera superficie sembra muoversi e prendere vita. L’artista utilizza colori audaci (marrone ruggine, rosso intenso, verde scuro, oro, turchese e color senape) e una serie di gialli e arancioni chiari che contribuiscono a dare vitalità all’opera.
C’è una certa irrequietezza in questa stanza che ci spinge a pensare che qualcosa non va: le sedie viste da un’altra prospettiva rispetto al letto, i muri storti, la sedia utilizzata come comodino che trasmette un senso di provvisorietà, di instabilità, le sedie vuote che parlano di una mancanza. Eppure la stanza è silenziosa, pulita. Il letto è caldo e soffice. Ci sono oggetti di vita quotidiana appositamente sistemati per essere immortalati con delle pennellate. La pace è quello che il pittore vuole trasmettere, ma tanti dettagli dimostrano che si tratta di una pace irrequieta.
La prospettiva che van Gogh crea nella Camera da letto è volutamente distorta e non rispecchia una vera e propria geometria: il letto infatti è troppo grande rispetto al resto, anzi, sembra essere visto di fronte come la sedia in fondo, mentre la sedia e il tavolino sembrano visti dall’alto. La facciata ed il muro laterale erano effettivamente storti. Ma lo stesso pittore, in una lettera al fratello Theo, scriveva di aver scelto deliberatamente di ‘schiacciare’ l’interno della camera da letto e di non dipingere alcuna ombra con l’intento di avvicinarsi allo stile delle stampe giapponesi che tanto ammirava. La camera da letto ad Arles doveva rappresentare per van Gogh il simbolo di un luogo rilassante dove riuscire a trovare calma e riposo. Questa calma è percepibile attraverso il mobilio semplice e l’ordine e la pulizia dovevano trasmettere un senso di tranquillità. Basta però guardarla bene per vedere che la camera è piena di movimento e di bizzarrie prospettiche che danno all’osservatore una sensazione nettamente diversa.
Il cortile dell'ospedale di Arles è un capolavoro di palesamento silenzioso e sensibile della situazione dell'artista. Il quadro assume il tema della sua esperienza di prigionia, ma la pregnanza stilistica della tela non ne resta tuttavia influenzata. Davanti alla struttura ospedaliera, dove troviamo rappresentate sfarzose aiuole fiorite, segno di speranza e promessa di un futuro migliore e prosperoso, si innalzano i tronchi nodosi e intrecciati di tre pioppi. Per van Gogh l'ospedale non viene assolutamente inteso come una struttura accogliente ma una trappola che soffoca completamente la sua libertà. A riprova di ciò, a dispetto dell'esuberanza delle piante e degli alberi, la struttura dell'ospedale impedisce allo sguardo di vedere spazi aperti, contribuendo a sottolineare la claustrofobia e il bisogno di aria che il pittore all'epoca vagheggiava.
Generalmente critici e storici dell'arte vedono in questo quadro una rappresentazione dello stato d'animo tormentato e angosciato dell'artista: la tela è uno straziante grido di dolore, accentuato dal ritmo vorticoso delle pennellate, mediante le quali il pittore proietta il proprio stato d'animo e la propria dimensione di sofferenza sulla realtà circostante. Il campo di grano è inoltre solcato da tre sentieri serpeggianti: il primo nell'angolo in basso a sinistra, il secondo al centro e il terzo nell'angolo in basso a destra. Si noti come i due sentieri laterali sembrano non avere né un punto d'origine né tanto meno sembrano condurre ad un punto preciso del quadro. Questa triplice diramazione, infatti, allude metaforicamente alle alternative annientatrici e terribili che hanno gravato incessantemente sulla vita di van Gogh, il quale - da vero e proprio «discepolo dell'angoscia», nel senso kierkegaardiano del termine - ha faticato a scegliere tra le inconciliabili alternative esistenziali e professionali che ha avuto davanti, che spesso conducevano a direzioni opposte e inconcludenti, per poi riconoscersi e attuarsi nella possibilità artistica, con la quale ha smesso di reprimere e soffocare le sue tensioni interiori. Il viottolo al centro, che nel corso degli anni è risultato di varie interpretazioni, rappresenta una strada senza via d'uscita, potenzialmente percorsa da chi non ha alcuna meta dove andare e non sa nemmeno cosa cercare e che, proprio per questo, rappresenta al meglio la forte angoscia esistenziale che inquietava il pittore.
Van Gogh fece un primo disegno del cortile dell'ospedale nel giugno 1889. Il punto di vista è quello dello stesso pittore dalla visuale della sua stanza al primo piano della struttura. Tra questo disegno e il dipinto finale sussistono poche differenze per quanto riguarda la composizione, un cambiamento operato da van Gogh fu quello di ingrandire la fontana centrale nel giardino. Abituato all'utilizzo del colore per rappresentare stati d'animo, le ombre blu e dorate usate da van Gogh nel dipinto sembrano suggerire malinconia. I colori giallo, arancio, rosso e verde nel quadro non sono così vividi e accesi come in altre opere del periodo di Arles, per esempio La camera di Vincent ad Arles.