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UGO FOSCOLO - L'ARTE ETERNATRICE

Myriam Sebillo

Created on April 16, 2024

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Transcript

uGO FOSCOLO

Non tutto è destinato a morire:

FOSCOLO

L'ARTE ETERNATRICE

"Breve è la vita, e lunga è l'arte"

index

1. poetica

2. analisi brani

3. il desiderio di immortalita'

4. poesia latina

5. l'arte capace di rendere l'uomo immortale

6. letteratura e pittura

7. musica e cinema

N.1

LA POETICA DI UGO FOSCOLO

La poesia di Foscolo è una vera e propria vocazione, un bisogno innato di esprimere con il canto i propri ideali e stimolare gli animi all'azione. La poesia ha una funzione eternatrice, ricorda gli avvenimenti storici e li rende immortali, così annienta anche l'illusione della morte e della dimenticanza dell'uomo.

La poesia eternatrice di Ugo Foscolo si distingue per la sua capacità di catturare l'essenza dell'esperienza umana e di trasformarla in un'opera d'arte immortale, capace di toccare i cuori e le menti dei lettori di ogni epoca.

N.2

ANALISI DEI BRANI - "DEI SEPOLCRI"

La sua opera più celebre, e forse la più rappresentativa di questa sua venaeternatrice, è il poema "Dei Sepolcri".

Qui la poesia eternatrice si manifesta attraverso una profonda riflessione sulla memoria e sull'importanza di preservare il ricordo dei defunti. Il poema si apre con la celebre invocazione: "Non v'ha più miseria che oblio!", sottolineando fin dall'inizio l'idea che l'oblio rappresenti la vera sventura, poiché cancella l'esistenza stessa di chi è stato.

Attraverso le sue parole, Foscolo cerca di trascendere il tempo e di dare voce ai sepolcri, affinché possano parlare alle generazioni future e ispirare un sentimento di gratitudine e reverenza per coloro che li hanno preceduti.

Per Foscolo, solo la bellezza dell’arte e della poesia è in grado di superare i contrasti umani e la sofferenza. La tomba è soggetta al deterioramento, al tempo, mentre la poesia riesce a varcare i secoli. La poesia, dunque, è lo strumento migliore per eternare ciò che è effimero, e garantisce una forma di memoria ancora più duratura della pietra.

IL DESIDERIO DI IMMORTALITA'

NELLA POESIA

Il desiderio di immortalità è connaturato all’uomo, e questo ha portato artisti e poeti a incastonare una parte di sé nel proprio lavoro, per far sì che non tutto fosse destinato a morire e che il proprio nome restasse ancorato nella memoria collettiva.

poesia immortale

La poesia, in particolare, si pone questo scopo fin dalle origini: da questo desiderio di immortalità nasce infatti uno specifico tema letterario.

OMERO

E L'EROE GRECO

Le origini di questo tòpos letterario si possono rintracciare nell’antichità già nei poemi omerici. La volontà di consegnare il proprio nome ai posteri è l’obbiettivo che anima gli eroi dell’Iliade e dell’Odissea, da Elena di Troia ad Achille. L’eroe greco è spinto al raggiungimento dell'onore, che si realizza pienamente dopo la morte.

poesia latina

SAFFO

E LA LIRICA GRECA

Non solo i protagonisti dell’opera, ma anche l’autore stesso può desiderare l’eternità. Proseguendo nell’età arcaica sono diversi i poeti che auspicano la gloria letteraria e ostentano disprezzo per la morte e la vecchiaia.

ORAZIO

NON OMNIS MORIAR

Profondo conoscitore della poesia lirica greca, il poeta latino Orazio non manca di dimostrare la sua fiducia nel valore eternante dei suoi versi. Il terzo e ultimo libro delle Odi, infatti, si chiude con un componimento che risuona come un congedo e come sigillo di una fama imperitura.

poesia latina

L'ARTE CAPACE DI RENDERE L'UOMO IMMORTALE

LETTERATURA & PITTURA

Ai nostri giorni non sono soltanto i poeti o gli scrittori a sopravvivere attraverso le loro opere, oggi più che mai le forme artistiche si sono moltiplicate e il concetto stesso di “arte” è diventato ancora più poliedrico e carico di sfaccettature.

Spesso riteniamo che siano solo i loro nomi e le loro opere a sopravvivere, senza pensare che la maggior parte di esse ci riportano direttamente al tempo in cui sono state create. È così che possiamo conoscere il volto di Van Gogh grazie ai suoi autoritratti o la sua stanza gialla dai suoi dipinti.

Tuttavia anche un semplice momento, un attimo fugace, può essere bloccato e sospeso nell’eternità, pensiamo ad esempio al pittore Claude Monet.

L'ARTE CAPACE DI RENDERE L'UOMO IMMORTALE

MUSICA & CINEMA

Anche la musica e il cinema hanno contribuito a rendere immortali la voce o il volto di molti grandi artisti e gli importanti messaggi che hanno mandato.

Pensiamo a Fabrizio De Andrè e alla sua “Bocca di rosa”, a Francesco de Gregori e a “La donna cannone”, ai Beatles, ai Queen, a Whitney Houston, Amy Winehouse e tanti altri.

Lo stesso vale naturalmente per il mondo del cinema, pensiamo ad esempio all'iconica Marilyn Monroe o ai grandi fil come "Nuovo Cinema Paradiso" che hann0 segnato generazioni e che continuano ancora oggi, nel segno di un immortale bellezza e importanza, ad vivere eternamente nella nostra memoria collettiva.

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Non omnis moriar, scrive Orazio. La poesia è un valore assoluto ed il poeta è investito di una missione sacra. Perciò, i suoi versi sono destinati a durare nei secoli, assicurando al poeta di non morire interamente.

“Ho innalzato un monumento più duraturo del bronzoStatua di Orazio a Venosa e più elevato della mole regale delle piramidi, che non la pioggia corrosiva, non l’Aquilone impetuoso potrebbe distruggere o l’innumerevole serie degli anni e la fuga dei tempi. Non tutto morirò e molta parte di me eviterà Libitina: continuamente io crescerò mantenuto in vita dalla lode dei posteri, finché il Pontefice salirà il Campidoglio con la vergine silenziosa. Si dirà che io, dove vorticoso rumoreggia l’Ofanto e dove, povero d’acqua, Dauno regnò su popoli agresti, da umile potente, per primo ho condotto la poesia eolica ai modi italici. Mantieni l’orgoglio conquistato con i meriti e a me con l’alloro delfico cingi benevola, o Melpomene, la chioma.”

In questo frammento Saffo si sta rivolgendo una persona defunta, a noi sconosciuta, che non conoscerà mai le muse, ossia non avrà mai il conforto dell’immortalità garantito dalla parola poetica, cosa che invece, come dimostrerà la storia, spetterà a Saffo stessa.

“Tu giacerai morta, né più alcuna memoria di te mai resterà in futuro: ché tu non hai parte delle rose della Pieria, ma anche nella casa di Ades vagherai oscura fra le ombre dei morti, sospesa in volo lungi da qui.”

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La stessa Elena, la bellissima regina di Sparta, espone l’immortalità garantita dalla poesia nel sesto libro dell’Iliade, quando cerca di distogliere Ettore dal pensiero della guerra:

“Ma tu vieni qui, ora, siediti in questo seggio, cognato, ché molti travagli intorno al cuore ti vennero per colpa mia, della cagna, e per la follia d’Alessandro, ai quali diede Zeus la mala sorte. E anche in futuro noi saremo cantati fra gli uomini che verranno…”