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Il ruolo sociale dell'educazione

Elisa Russo

Created on April 16, 2024

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Transcript

IL RUOLO SOCIALE DELL'EDUCAZIONE

Dall'attualità della lezione di Quintiliano all'obiettivo 4 dell'Agenda 2030

Inizio

Il ruolo sociale dell'educazione

L’educazione è il principale strumento per promuovere una società più giusta ed equilibrata, una società nella quale ciascun individuo ha le stesse opportunità indipendentemente dalla situazione di partenza. Assicurare a tutti un’istruzione di qualità, permanente e inclusiva è una necessità della comunità internazionale non più rimandabile, come stabilito dall’obiettivo 4 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile.

Dove c'è l'educazione non c'è distinzione di classe.

-Confucio

2- Il diritto all'istruzione

1- Quintiliano e l'Institutio oratoria

INDice

3- Il goal 4

01

QUINTILIANO E L'INSTITUTIO ORATORIA

L'educazione nel mondo romano

Nel mondo romano

Nel mondo romano l’istruzione era sempre stata una questione privata: fin dal periodo repubblicano le famiglie di elevata condizione sociale usavano tenere in casa un precettore al loro esclusivo servizio, mentre quelle dei ceti inferiori mandavano generalmente i loro figli a casa del maestro, che insegnava loro a leggere, scrivere e far di conto in cambio di una modesta retribuzione. Anche la scuola di secondo grado (o di grammatica) e quella di livello più elevato (o di retorica) erano a titolo privato, almeno sino a quando l’imperatore Vespasiano non decise di istituire alcune cattedre di retorica a carattere pubblico, retribuite cioè dallo Stato.

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Quintiliano e l'Institutio oratoria

Oratore e professore stimatissimo, Quintiliano scrive durante l’età dei Flavi ed è uno dei primi professori ad essere finanziati dallo stato per iniziativa di Vespasiano. Inoltre quando si ritira dall’insegnamento, Domiziano gli affida il compito di precettore dei suoi due pronipoti, gli eredi al trono. Il nome del grande retore negli anni è diventato un modo per indicare i precettori, come si può vedere dalla satira VII di Giovenale in cui si parla in tono dispregiativo dei precettori chiedendosi quanto effettivamente costi un "Quintiliano". Quintiliano ha scritto il trattato più completo e sistematico di retorica latina che era parzialmente conosciuto nel Medioevo ed è stato riscoperto nel ‘400 da Poggio Bracciolini suscitando grande interesse tra gli umanisti: L’institutio oratoria. La formazione dell'oratore è un trattato didascalico in 12 libri dedicato a Vittorio Marcello, in cui Quintiliano si occupa della formazione dell’oratore partendo dall’infanzia, secondo la sua esperienza personale ventennale di insegnante.

L'attualità del pensiero di Quintiliano

Il punto di vista di Quintiliano sulla didattica è incredibilmente moderno. Nei primi due libri della sua opera, l’autore si sofferma sull’educazione del bambino ed è evidente che tutti i concetti da lui espressi siano frutto di un’attenta osservazione sul campo e della sua personale esperienza di docente. Quintiliano afferma che le abilità comunicative del bambino vadano curate da subito, già quando è sotto la guida del grammaticus (ricordo una sorta di maestro di scuola elementare). Insomma: nei primi due libri, Quintiliano ci offre il primo trattato di pedagogia e testimoniano la grande cura di Quintiliano per la psicologia e le modalità di apprendimento del bambino che sono il punto nevralgico attorno al quale l’insegnante deve muoversi.

Meglio la scuola pubblica o privata?

Nella sua Institutio Oratoria, Quintiliano pone un problema mai affrontato in precedenza, se cioè sia preferibile l’istruzione privata o quella pubblica. Ciò che l’Autore si premura di mettere in chiaro è la necessità della socializzazione e del confronto dell’individuo con i suoi simili, che ben si realizza all’interno di una classe ed alla presenza di un precettore che dedichi le sue energie professionali al servizio di una comunità. L’aspetto morale e formativo è quindi ciò che più conta per Quintiliano e che gli fa preferire l’insegnamento collettivo, poiché quello privato e familiare finisce per essere troppo permissivo e comunque non abitua il giovane a valutare le proprie qualità ed a misurarle su quelle altrui, alimentandone la superbia e la presunzione. La voce del maestro è come il sole, che dà luce e calore a tutti contemporaneamente, mentre l’allievo, vivendo ogni giorno il contatto continuo con i compagni, apprenderà non solo quello che viene insegnato a lui, ma trarrà giovamento anche dalle lodi o dai rimproveri rivolti agli altri.

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Sulle punizioni corporali

Quintiliano si oppone fermamente all’utilizzo, molto diffuso al tempo, delle punizioni corporali che sono inutili e controproducenti: se il bambino non è corretto dai rimproveri, le percosse non miglioreranno la situazione.Inoltre, Quintiliano afferma che non hanno alcuno scopo educativo: il bambino può essere costretto con le percosse durante l’infanzia, ma da adulto queste forme di intimidazione non potranno essere utilizzate. Le punizioni corporali alimentano la cattiveria nel fanciullo e possono addirittura arrecargli dei traumi psicologici. I maestri non devono approfittare del loro ruolo e sottomettere gli allievi, anzi, Quintiliano afferma che “ai fanciulli è dovuto il massimo rispetto” ed essi non vanno trattati come schiavi.

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IL DIRITTO ALL'ISTRUZIONE

L'istruzione nel mondo

L'importanza dell'educazione

Nelson Mandela, premio Nobel per la pace, diceva che l’educazione è l’arma più potente per cambiare il mondo. Da una buona e ricca educazione nascono donne e uomini consapevoli, che possono partecipare a pieno titolo alla vita sociale, politica e culturale del proprio paese, collaborando al bene comune tutelando al contempo il proprio. L’istruzione è «il passaporto per il futuro, il mezzo per prepararsi ad affrontarlo». L’educazione promuove la tolleranza e sconfigge i pregiudizi, insegna che l’umanità ha interessi comuni che vanno oltre i confini geografici, le etnie, le religioni e il colore della pelle e che collaborare è più importante che competere.

Il diritto all’istruzione è senza dubbio un diritto sociale perché impone al potere pubblico di garantire a tutti l’accesso a un adeguato sistema scolastico. Allo stesso tempo, però, si configura anche come diritto di libertà, perché riconosce a ciascuno la possibilità di formarsi proprie convinzioni, impedendo l’indottrinamento di stampo totalitario.La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, promulgata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1948, è ancora oggi la pietra miliare quando si parla di diritti umani. Il tema del diritto all’istruzione è presente all’articolo 26:Ogni individuo ha diritto all’istruzione.

"L’istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e di base. L’istruzione elementare deve essere obbligatoria. L’istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l’istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito.L’istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l’amicizia fra tutte le nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l’opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace. I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli."

L'istruzione nel mondo

Eppure, un'istruzione di qualità accettabile è ancora un obiettivo lontano per molti. La mancanza di insegnanti qualificati, i materiali di apprendimento inadeguati, le classi di fortuna e la scarsità di strutture igieniche rendono l’apprendimento molto difficile per i bambini. Altri arrivano a scuola troppo affamati, ammalati, affaticati dal lavoro o dalle incombenze domestiche per trarre benefici dalle lezioni.Bambini e adolescenti sono esclusi dall'istruzione per molte ragioni. Nelle famiglie più povere hanno molte più probabilità di restare senza istruzione. I bambini in condizioni di fragilità economica, instabilità politica, conflitti o disastri naturali hanno maggiori probabilità di essere tagliati fuori dalla scuola. Vivere in aree rurali, l’appartenenza a minoranze etniche, la presenza di una condizione di disabilità o il semplice fatto di essere donna sono fattori che spesso si traducono nell’essere lasciati indietro a scuola.

MILIONI DI BAMBINI PRIVI D'ACCESSO ALL’ISTRUZIONE PRIMARIA

64

MILIONI DI BAMBINE SENZA ACCESSO ALLA SCUOLA

129

MILIONI DI BAMBINI CHE NON RAGGIUNGONO LIVELLI DI COMPETENZA ADEGUATI

600

IL GOAL 4 DELL'AGENDA 2030

Obiettivo 4: Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti

L’Agenda 2030 assegna al Goal 4 “Istruzione di qualità” una posizione centrale, dati i suoi collegamenti, diretti o indiretti, con tutti gli altri Obiettivi di sostenibilità. Un buon livello di istruzione si associa infatti a un migliore accesso e mantenimento del benessere, oltre a una maggiore integrazione sociale.

La situazione in Italia

Il 19 ottobre scorso è stato presentato a Roma l’ottavo Rapporto ASviS – L’Italia e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Il documento presenta un quadro composito dei passi compiuti dai diversi Paesi per il raggiungimento dei 17 Goal dell’Agenda 2030, che aiuta a identificare gli ambiti in cui agire con maggiore decisione e consapevolezza per migliorare la sostenibilità economica, sociale e ambientale del modello di sviluppo prefissato. Ma quali sono i risultati dell’Italia nell’assicurare a tutti un’Istruzione di qualità, equa e inclusiva tracciata nell’Obiettivo 4? Nel nostro Paese, l’analisi dei dieci target che declinano l’Obiettivo 4 restituisce un panorama di luci e ombre. Una tendenza sicuramente positiva è quella sull’abbandono scolastico. In apprezzabile discesa nel periodo 2018-2021, dopo una flessione nel 2020 conseguente alla didattica a distanza, ha ripreso un percorso virtuoso che dovrebbe portare l’Italia in linea con il target europeo. Questo non implica però che non si registrino cali sul versante della qualità degli apprendimenti. Allarmante è poi il divario tra i territori, che si allarga e si fa più evidente nel passaggio tra i cicli di istruzione.

Lavoro realizzato da:

Elisa russo5ªE

"Caedi vero discentis, quamlibet id receptum sit et Chrysippus non improbet, minime velim, primum quia deforme atque servile est et certe (quod convenit si aetatem mutes) iniuria: deinde quod, si cui tam est mens inliberalis ut obiurgatione non corrigatur, is etiam ad plagas ut pessima quaeque mancipia durabitur: postremo quod ne opus erit quidem hac castigatione si adsiduus studiorum exactor adstiterit. Adde quod multa vapulantibus dictu deformia et mox verecundiae futura saepe dolore vel metu acciderunt, qui pudor frangit animum et abicit atque ipsius lucis fugam et taedium dictat."

Anche se si usa, e anche se Crisippo non lo critica, non mi piace affatto che i discenti subiscano punizioni di tipo corporale, per prima cosa perchè è indecoroso, indegno di un uomo libero e per di più in contraddizione col diritto (la cosa invece ha un senso se si parla di persone di età diversa); secondariamente perchè, se uno ha un’indole così rude da non riuscire a essere migliorata a furia di semplici rimproveri verbali, non si piegherà neanche sotto i colpi di frusta come i peggiori fra gli schiavi; infine poichè non ci sarà neanche bisogno di questo genere di punizione se chi si fa carico di sorvegliare gli studi garantirà sempre la sua presenza costante. Aggiungi che a coloro che le prendono sono capitate spesso, per il dolore o per la paura, cose orribili a dirsi e destinate a essere motivo di vergogna: questa paura abbatte e deprime lo spirito e spinge a rifuggire e a odiare persino la vita stessa.

Inizialmente l'educazione dei bambini era affidata ai genitori: la madre li educava ai buoni sentimenti ed il padre si occupava dello sviluppo fisico e gli insegnava la lettura, la scrittura e le leggi dello Stato. In seguito le famiglie nobili iniziarono ad affidare i propri figli a un pedagogo, uno schiavo istruito che accompagnava il bambino durante tutta la giornata. A 6 anni i bambini iniziavano la scuola del ludi magister. La scuola iniziava alla fine del mese di marzo e durava 8 mesi. Ogni giorno gli alunni dovevano seguire 6 ore di lezione, con una breve pausa per il pranzo.

A 12 anni i maschi passavano al secondo livello di istruzione con il grammatico, un insegnante che arrivava da Grecia, Asia o Egitto, ed insegnava lingua e letteratura greca e latina, storia, geografia, fisica e astronomia. Le femmine invece dovevano imparare a svolgere i lavori domestici. I giovani delle famiglie ricche erano invece seguiti da maestri privati. A 17 anni iniziava il terzo livello di istruzione, destinato a chi doveva intraprendere la carriera politica o giuridica. Quest'altra fase durava 2 anni e le lezioni erano tenute da retori.

Tralascio le amicizie che durano indissolubilmente fino alla vecchiaia, fondate su un vincolo quasi religioso: infatti essere iniziati agli stessi riti sacri non è vincolo più santo che essere iniziati agli stessi studi. Ma quello stesso senso cosiddetto comune, dove lo imparerà, se si sarà appartato dalla vita associata, che è naturale non solo per gli uomini, ma anche per gli animali muti? Aggiungi il fatto che a casa può imparare solo quelle cose che verranno insegnate a lui personalmente, mentre a scuola può imparare anche quelle cose che verranno insegnate ad altri. Sentirà approvare ogni giorno molte cose, molte correggere, gli gioverà il rimprovero della pigrizia di qualche compagno, gli gioverà l'elogio dello zelo di qualcun altro, lo spirito di emulazione sarà suscitato in lui dalla lode, reputerà vergognoso essere da meno di uno pari a lui, reputerà bello aver superato quelli più bravi di lui. Tutti questi stimoli accendono gli animi, e sebbene l'ambizione sia di per sé un difetto, tuttavia spesso è motivo di virtù.

"Mitto amicitias, quae ad senectutem usque firmissime durant religiosa quadam necessitudine inbutae: neque enim est sanctius sacris isdem quam studiis initiari. Sensum ipsum, qui communis dicitur, ubi discet, cum se a congressu, qui non hominibus solum sed mutis quoque animalibus naturalis est, segregarit? Adde quod domi ea sola discere potest quae ipsi praecipientur, in schola etiam quae aliis. Audiet multa cotidie probari, multa corrigi, proderit alicuius obiurgata desidia, proderit laudata industria, excitabitur laude aemulatio, turpe ducet cedere pari, pulchrum superasse maiores. Accendunt"