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LA FIGURA DELLA DONNA NELL'ISLAM

MARILI SCAVO

Created on April 10, 2024

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Transcript

islam

PRESENTazione

la figura della donna nell'islam

LA FIGURA DELLA DONNA NELL'ISLAM

INdice

LA POLIGAMIA NELL'ISLAM

IL TRATTAMENTO DELLE DONNE NELL'ISLAM

ATTEGGIAMENTO DEL MUSULMANO

L'ABBIGLIAMENTO DELLE DONNE NELL'ISLAM

la figura della donna nell'islam:

Nel Cristianesimo Eva viene generata dalla costola di Adamo, quindi ne consegue l’inferiorità della donna rispetto all’uomo maschio. Ciò non acceda nel Corano: Dio ha creato gli esseri umani da una nafs wahida (due parole femminili) e da essa ha tratto la sua zawj.In linguaggio tecnico-filosofico, nafs è il termine che indica l'anima, però in arabo è la parola con cui si intende il sé (self, come dire "me stesso"). Quindi Dio ha creato la specie da una matrice in cui l'essere, il sé, è identico a sé stesso. Da questa matrice ha estratto il zawj, termine con cui solitamente si indica la moglie. Ma deve essere inteso come una sorta di "coppia", come se si dicesse che gli esseri umani derivano da una matrice femminile, da cui sono derivati a coppie maschio e femmina. Da questa analisi emerge chiaramente che il Corano afferma che uomo e donna sono uguali, anzi, se mai Dio ha creato qualcosa, ha prima creato la donna e vi ha derivato il maschio: per esempio il nome Rahman (il Misericordioso, al massimo grado) e Rahim (colui che elargisce misericordia) derivano dalla radice r-h-m, che è la stessa da cui deriva il termine arabo "utero": i nomi di Dio (quelli indicati nella basmala) sono nomi femminili (anche se Dio è neutro, ma se mai avesse un sesso, sarebbe femmina).

la poligamia nella religione islamica:

Come si spiega la poligamia, che allo stesso modo è contenuta nel mushaf? Il Corano rende lecito il matrimonio plurimo (fino a quattro donne), e e riguardo a queasta possibilità non ci sono dubbi. Vengono però anche date due condizioni molto precise: Se si teme di non essere equi con gli orfani: il modernista Abu Zayd lo sottolinea particolarmente. La poliginia è lecita solo se ci sono di mezzo degli orfani. Il versetto sarebbe stato rivelato dopo la battaglia di Uhud in cui erano morti molti musulmani. Allora scende la Rivelazione che autorizza ad avere più di una moglie, perchè in quella situazione un donna vedova con figli orfani si trovava in difficoltà. Scegliere la monogamia se si ritiene di non essere giusti con tutte le donne: i modernisti si richiamano al testo dove si afferma che anche le donne hanno diritto a chiedere il divorzio.

la poligamia nella religione islamica:

Nella prevalente tradizione maschilista dei paesi musulmani, l'uomo ha diritti maggiori della donna, anche rispetto al divorzio, che può addirittura essere imposto con il ripudio. Nel testo del Corano invece si attribuisce tale diritto anche alla donna, in caso di giuste ragioni, come maltrattamenti. Le Costituzioni più avanzate dei Paesi arabi, come Tunisia e Marocco, riconoscono questi diritti. Nel testo si afferma anche che “mai si potrà essere equanimi con le mogli”. Ma allora la logica diviene stringente: per essere poligami bisogna essere giusti con le mogli, ma il Corano dice che non si può mai essere giusti, ergo bisogna essere monogami. Questo è il sillogismo che fanno i modernisti, che però non è chiaramente recepito nell'uso comune. A livello testuale le possibilità ci sono, sono l'abitudine e la realtà storica, la tradizione che hanno impedito certe volte questo tipo di evoluzione, spingendo verso un certo tipo di interpretazione più misogina.

il trattamento delle donne:

Nel testo coranico è importante ragionare su tre termini: Qawwamuna 'ala: è la parola che viene tradotta in “gli uomini sono preposti alle donne” (Bausani) oppure in “i mariti si prendono cura delle loro mogli” (Alim). La traduzione varia in base al significato che si vuole dare ermeneuticamente al testo. È chiaro che “l’essere preposti” è più sull’ordine di idea di uomini gerarchicamente più in alto rispetto alle donne. Importante il passaggio “versano del loro denaro alle donne”: la tradizione islamica prevede che siano gli uomini a portare la “dote”, come se comprassero la moglie. In questo ambiente di tipo patriarcale chi lavora è l’uomo, mentre la donna si occupa della famiglia, mantenuta appunto dal marito. La giurisprudenza classica, quando l'uomo paga la dote, che viene messa per iscritto (infatti il matrimonio non è un sacramento ma un contratto, implicando quindi la possibilità con un divorzio di scioglierlo), prevede che la somma versata dal marito diventa proprietà della moglie che può disporne a suo piacimento e, in caso di divorzio, non è tenuta a restituire tale denaro. In una situazione di patriarcalismo e maschilismo, il maschio ha il diritto quasi esclusivo di divorziare, quindi spesso accade lo scambio, da parte femminile, del denaro per ottenere il diritto di divorzio.

il trattamento delle donne:

Nushuz: tradotta come "andare sopra le righe" (Alim) o "insubordinazione" (Bausani). La Wadud lo intende nel senso di liti famigliari. Il testo dice che le donna devono guardare alla loro castità quando il marito è assente ("quando vai a letto"). Nelle società secolarizzate dell'occidente, si tratta di un concetto desueto andato perduto, cioè che la donna è la custode dell'onore del clan, il suo corpo lo è, quindi si ha la tradizione del matrimonio riparatore (nelle tradizioni mediterranee). Per questa una donna che viene violentata è "inutile", perchè il suo corpo è stato violato, lo “scrigno” non serve più. Daraba: tradotta in "battetele" (Bausani) o "colpitele" (Alim). Il verbo daraba significa picchiare, ma nello stesso Corano viene anche usato per dire "portare esempio". Nella tradizione giurisprudenziale si predilige il primo significato, mentre la Wadud si rifà al secondo: portate alle vostre donne i buoni esempi per convincerle.

atteggiamento del musulmano:

Il musulmano ha nei confronti del Corano un atteggiamento che un credente occidentale non ha con il Vangelo. Il musulmano, partendo dal discorso che il Corano è la parola diretta e letterale di Dio, non può fare a meno di confrontarsi con il testo nel corso della sua vita, anche una persona "normale". Per veicolare un messaggio progressista come vuole un modernista, deve comunque rapportarsi col testo, facendogli dire quello che vuole dire. Per andare oltre la tradizione bisogna affrontare il testo, così come anche per spiegare, capirlo dal punto di vista scientifico. Il messaggio del Corano è in sé libertario, ma deve essere contestualizzato storicamente: il qualsiasi versetto è stato rivelato in un preciso momento, che ne influenza il contenuto. C'è il livello del senso (l'aspetto esteriore, ciò che si legge) e il livello del significato (l'intenzione etica che ci sta sotto).

abbigliamento per le donne:

Il velo islamico, o più semplicemente velo, è un abito in uso tra le donne musulmane. Ne esistono diversi tipi, ciascuno fortemente legato all'area di appartenenza geografica della donna, riflettendone la cultura e l'aspetto puramente religioso. Hijab: normale foulard che copre i capelli e il collo della donna, lasciando scoperto il viso. Sebbene nel Corano la parola venga utilizzata in maniera generica, oggi è diffusa per indicare la copertura minima prevista dalla shari'a per l'uomo e soprattutto per la donna musulmana. Questa copertura prevede non solo che la donna veli il proprio capo, ma anche che indossi un vestito lungo e largo, in modo da celare le forme del corpo. Khimar: mantello che copre dalla testa in giù. Jilbab: lungo abito che copre completamente il corpo della donna. Veli diffusi nel Vicino Oriente e in Egitto Niquab: è il velo che copre il volto e che può lasciare scoperti gli occhi. Abaya (Golfo Persico), un abito lungo dalla testa ai piedi. Veli diffusi in Iran Chador: generalmente nero, indica sia un velo sulla testa, sia un mantello su tutto il corpo. Veli diffusi in Afghanistan Burqa: per lo più azzurro, con una griglia all'altezza degli occhi, copre interamente il corpo della donna

grazie per l'attenzione!

lavoro realizzato da: gaia barbagallo, duilia greco, luca ludovica, asia musumeci, marili scavo