Cos'è la transizione energetica
La transizione energetica consiste nel passaggio dall’utilizzo di fonti di produzione non rinnovabili a energie rinnovabili, considerate più efficienti e meno inquinanti. Questo processo, quindi, mira a modificare il sistema di produzione, distribuzione e consumo di energia in un determinato territorio attraverso il risparmio energetico, l'economia sostenibile e l'utilizzo di energia verde. L’Unione Europea, nell’intento di procedere a una transizione energetica che mette al primo posto la decarbonizzazione, ha messo a punto il "Clean Energy Package" che fissa una serie di obiettivi da raggiungere entro il 2030. Ogni stato membro ha provveduto ad elaborare un Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima (PNIEC) che stabilisce i passi necessari e le politiche da attuare per raggiungere, nel periodo 2021-2030, i traguardi stabiliti dalla Comunità Europea.
Benefici della transizione energetick
I vantaggi derivanti dall’efficientamento energetico basato sul passaggio all’energia green, sono numerosi. I più evidenti vanno da una minore vulnerabilità delle economie interne causata dalle fluttuazioni dei prezzi dell’energia, alla limitazione delle emissioni nell’industria, nei trasporti, nell’agricoltura e in tanti altri settori fino a una minore dipendenza dalle importazioni di energia. La transizione energetica rivoluziona il concetto stesso di paradigma economico favorendo il passaggio a un modello di economia circolare in cui l'efficienza energetica assume un ruolo di primo piano. I benefici sono numerosi: i prodotti sono concepiti per durare di più ma anche per essere trasformati in nuove risorse. La digitalizzazione e l’elettrificazione forniscono non solo servizi più innovativi, ma anche più economici ed efficienti.
Rischi della transizione energetica
Il fallimento delle azioni per salvare il clima è considerato il principale rischio da affrontare nei prossimi dieci anni.
Il punto, evidenzia il World Economic Forum, è che i nuovi impegni per il clima lanciati lo scorso novembre alla Cop26 di Glasgow non consentono di limitare il previsto aumento della temperatura media terrestre a +1,5 °C. Ci sono troppe lacune, ad esempio su come eliminare il carbone e più in generale i sussidi ai combustibili fossili, sulla quantità di aiuti finanziari ai Paesi emergenti, sulla necessità di accelerare più rapidamente gli investimenti in fonti rinnovabili. Resta un divario enorme tra “quello che bisognerebbe fare” e “quello che si sta facendo” per ridurre le emissioni di gas-serra, come denunciato nei mesi scorsi dal Production Gap Report delle Nazioni Unite, dove si spiega che i Paesi di tutto il mondo hanno pianificato di incrementare, anziché diminuire, la produzione globale di petrolio, gas e carbone al 2030.
Per uscire da questa situazione secondo il World Economic Forum, la strada è una sola: bisogna accettare e abbracciare il concetto di una transizione “disordinata” verso un futuro a zero emissioni nette di CO2, cercando di anticipare i cambiamenti e adattandosi a essi il più in fretta possibile. In altre parole, bisogna guidare la transizione, e non subirla passivamente. Chi rimarrà fermo più a lungo, infatti, correrà maggiori rischi di essere travolto e di fallire, come già successo alle aziende che hanno ritardato la corsa verso la transizione digitale.
La transizione energetica, con ogni probabilità, sarà caotica e dirompente, ma questa non deve essere una scusa per non agire. Al contrario, agire in modo tempestivo potrà rendere la transizione proprio meno caotica e meno dirompente, attenuando gli impatti sociali.
Gli obbiettivi della transizioneenergetica
La transizione energetica, come anticipato, si pone l’obiettivo di aumentare la sostenibilità e ridurre l’impatto ambientale. Tradotto in termini molto pratici, significa riuscire a contenere il surriscaldamento globale annuale al di sotto di 1,5°C e rispettare quanto definito con l’Accordo di Parigi e l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.
Questo significa che per avviare un vero processo di transizione energetica è necessario attuare azioni concrete che permettano di eliminare completamente l’uso di fonti quali il carbone, disincentivare il consumo di combustibili fossili, favorire la produzione di energia rinnovabile e adeguare tutte le relative infrastrutture.La transizione energetica, infatti, è anche l’occasione per intervenire sull’infrastruttura, assicurando accessibilità, affidabilità e sicurezza. Come gli altri paesi, l’Italia è impegnata in questo processo, per quanto non sia affatto semplice. Nonostante sia tra i paesi che sono riusciti a ridurre le emissioni in modo abbastanza significativo negli ultimi 5 anni, con un taglio dell’11% e le rinnovabili pesino più del 35% del mix energetico nazionale, la strada da percorrere è davvero molto lunga. In ogni caso, il piano di transizione energetica ha come obiettivo il successo entro il 2050, puntando principalmente su solare, eolico e geotermico.
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alessio pierdomenico
Created on April 9, 2024
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Cos'è la transizione energetica
La transizione energetica consiste nel passaggio dall’utilizzo di fonti di produzione non rinnovabili a energie rinnovabili, considerate più efficienti e meno inquinanti. Questo processo, quindi, mira a modificare il sistema di produzione, distribuzione e consumo di energia in un determinato territorio attraverso il risparmio energetico, l'economia sostenibile e l'utilizzo di energia verde. L’Unione Europea, nell’intento di procedere a una transizione energetica che mette al primo posto la decarbonizzazione, ha messo a punto il "Clean Energy Package" che fissa una serie di obiettivi da raggiungere entro il 2030. Ogni stato membro ha provveduto ad elaborare un Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima (PNIEC) che stabilisce i passi necessari e le politiche da attuare per raggiungere, nel periodo 2021-2030, i traguardi stabiliti dalla Comunità Europea.
Benefici della transizione energetick
I vantaggi derivanti dall’efficientamento energetico basato sul passaggio all’energia green, sono numerosi. I più evidenti vanno da una minore vulnerabilità delle economie interne causata dalle fluttuazioni dei prezzi dell’energia, alla limitazione delle emissioni nell’industria, nei trasporti, nell’agricoltura e in tanti altri settori fino a una minore dipendenza dalle importazioni di energia. La transizione energetica rivoluziona il concetto stesso di paradigma economico favorendo il passaggio a un modello di economia circolare in cui l'efficienza energetica assume un ruolo di primo piano. I benefici sono numerosi: i prodotti sono concepiti per durare di più ma anche per essere trasformati in nuove risorse. La digitalizzazione e l’elettrificazione forniscono non solo servizi più innovativi, ma anche più economici ed efficienti.
Rischi della transizione energetica
Il fallimento delle azioni per salvare il clima è considerato il principale rischio da affrontare nei prossimi dieci anni. Il punto, evidenzia il World Economic Forum, è che i nuovi impegni per il clima lanciati lo scorso novembre alla Cop26 di Glasgow non consentono di limitare il previsto aumento della temperatura media terrestre a +1,5 °C. Ci sono troppe lacune, ad esempio su come eliminare il carbone e più in generale i sussidi ai combustibili fossili, sulla quantità di aiuti finanziari ai Paesi emergenti, sulla necessità di accelerare più rapidamente gli investimenti in fonti rinnovabili. Resta un divario enorme tra “quello che bisognerebbe fare” e “quello che si sta facendo” per ridurre le emissioni di gas-serra, come denunciato nei mesi scorsi dal Production Gap Report delle Nazioni Unite, dove si spiega che i Paesi di tutto il mondo hanno pianificato di incrementare, anziché diminuire, la produzione globale di petrolio, gas e carbone al 2030. Per uscire da questa situazione secondo il World Economic Forum, la strada è una sola: bisogna accettare e abbracciare il concetto di una transizione “disordinata” verso un futuro a zero emissioni nette di CO2, cercando di anticipare i cambiamenti e adattandosi a essi il più in fretta possibile. In altre parole, bisogna guidare la transizione, e non subirla passivamente. Chi rimarrà fermo più a lungo, infatti, correrà maggiori rischi di essere travolto e di fallire, come già successo alle aziende che hanno ritardato la corsa verso la transizione digitale. La transizione energetica, con ogni probabilità, sarà caotica e dirompente, ma questa non deve essere una scusa per non agire. Al contrario, agire in modo tempestivo potrà rendere la transizione proprio meno caotica e meno dirompente, attenuando gli impatti sociali.
Gli obbiettivi della transizioneenergetica
La transizione energetica, come anticipato, si pone l’obiettivo di aumentare la sostenibilità e ridurre l’impatto ambientale. Tradotto in termini molto pratici, significa riuscire a contenere il surriscaldamento globale annuale al di sotto di 1,5°C e rispettare quanto definito con l’Accordo di Parigi e l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. Questo significa che per avviare un vero processo di transizione energetica è necessario attuare azioni concrete che permettano di eliminare completamente l’uso di fonti quali il carbone, disincentivare il consumo di combustibili fossili, favorire la produzione di energia rinnovabile e adeguare tutte le relative infrastrutture.La transizione energetica, infatti, è anche l’occasione per intervenire sull’infrastruttura, assicurando accessibilità, affidabilità e sicurezza. Come gli altri paesi, l’Italia è impegnata in questo processo, per quanto non sia affatto semplice. Nonostante sia tra i paesi che sono riusciti a ridurre le emissioni in modo abbastanza significativo negli ultimi 5 anni, con un taglio dell’11% e le rinnovabili pesino più del 35% del mix energetico nazionale, la strada da percorrere è davvero molto lunga. In ogni caso, il piano di transizione energetica ha come obiettivo il successo entro il 2050, puntando principalmente su solare, eolico e geotermico.