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Metafisica della luce

Grieco Bruna

Created on April 7, 2024

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Transcript

La Metafisica della Luce nella Divina Commedia

Concetto di Luce per dANTE

In un passo del Convivio Dante afferma che l'usanza dei filosofi è di chiamare ‛luce ' lo lume, in quanto esso è nel suo fontale principio... ‛ raggio ', in quanto esso è per lo mezzo... ‛ splendore ', in quanto esso è in altra parte alluminata ripercosso (III XIV 5). La luce diventa poi elemento fondamentale nella Divina Commedia: è molto probabile che in questa scelta egli sia stato influenzato dall’estetica medievale. Dante segue così anche la tradizione biblica; nei libri sapienziali, quando si accenna alla condizione delle anime nel Paradiso, campeggia, come unico elemento descrittivo, la luce.

Luce

Purgatorio

Inferno

Paradiso

Oscura e profonda era e nebulosa tanto che, per ficcar lo viso a fondo, io non vi discernea alcuna cosa. (canto IV, vv. 10-12)
  • Dio come luce
  • I beati sono luci
  • Luce del sole
La gloria di colui che tutto move per l’universo penetra, e risplende in una parte più e meno altrove. Nel ciel che più de la sua luce prende fu’ io, e vidi cose che ridire né sa né può chi di là su discende; (canto I, vv. 1-6)
Dolce color d’oriental zaffiro, che s’accoglieva nel sereno aspetto del mezzo, puro infino al primo giro, a li occhi miei ricominciò diletto, tosto ch’io usci’ fuor de l’aura morta che m’avea contristati li occhi e ‘l petto. (canto I, vv. 13-18)
Principio ontologico basilare della metafisica della luce è che essa costituisce la componente strutturale essenziale di ogni essere fisico, animato e inanimato. Aristotele per primo elaborò il concetto secondo cui la luce, apparentemente immateriale, è in realtà il fondamento della corporeità dell'universo. Da quì conseguirono le visioni filosofiche di Avicenna ed Averroè. Principio gnoseologico: Sant'Agostino sosteneva la possibilità per la quale la conoscenza per l'uomo è dovuta all'illuminazione di Dio, unica fonte della verità.

metafisica della luce

La relazione che lega l’aspetto della luce con la dimensione del divino in filosofia prende il nome di “metafisica della luce”. La definizione di "metafisica della luce" fu coniata nel 1916 da Clemens Baeumker per indicare la cultura filosofica e teologica intorno alla relazione tra la luce e il tema del divino. Questa relazione è molto visibile già nella filosofia neoplatonica: la luce viene diviene rivelazione dell'Uno divino che comunica attraverso l'emanazione luminosa.

Roberto grossatesta

Roberto Grossatesta, filosofo e teologo del XII secolo, può essere considerato il fondatore della metafisica della luce. Ritengo che la prima forma corporea, che alcuni chiamano corporeità, sia la luce. Infatti la luce si diffonde per ogni dove per virtù propria, cosicché da un punto luminoso si produce immediatamente una sfera di luce estremamente grande, se la tenebra non le oppone resistenza. La corporeità è quell’entità a cui segue necessariamente l’estensione della materia secondo le tre dimensioni, mentre sia la corporeità che la materia, prese singolarmente, sono sostanze semplici, prive d’ogni dimensione. L’idea proposta dal filosofo è quella per la quale l’universo si sarebbe originato dalla subitanea e infinita moltiplicazione di un “punto” di luce unito alla materia prima, espansa fino a formare un corpo sferico di immane grandezza. La luce è principio causale in quanto è la forma prima del corpo, individuata nella stessa corporeità o tridimensionalità fisica.

Roberto grossatesta

IL LUMEN
Nel suo trattato “De luce”, Grossatesta spiega anche come opera il lumen, un corpo spirituale prodotto dal primo cielo e che permette all’intelligenza celeste di muovere il corpo del cielo. Quest’ultimo, spingendo lo stesso corpo verso il centro, determina la generazione di strati di progressiva maggiore densità di materia, cioè le sfere celesti. Il lumen celeste ha anche la capacità di penetrare all'interno dei corpi naturali (dottrina dell'incorporazione della luce), determinando in tal modo un cambiamento di stato e la relazione con altri corpi, in particolare la possibilità della sensazione.

Roberto grossatesta

VS DANTE
Grossatesta trattò anche l’ottica naturale. Egli infatti diceva:
Questa dottrina ottica non coincide con quanto Dante afferma sulla diffusione della luce nell’Empireo. La visione dantesca è espressa nel canto XXXI (vv. 19-24) del paradiso:
… la luce per sua natura si propaga in ogni direzione, così che da un punto luminoso si genera istantaneamente una sfera di luce grande senza limiti, a meno che non si frapponga un corpo opaco.
Né l’interporsi tra ’l disopra e ’l fiore di tanta plenitudine volante impediva la vista e lo splendore; ché la luce divina è penetrante per l’universo secondo ch’è degno, sí che nulla le puote essere ostante.
DIO INTESO COME LUCE
La luce di Dio è indefinibile e completamente trascendente. Sul piano teologico si avvalora l'assunto che ogni esistenza è una forma della luminosità: poiché tutto ciò che è creato è a somiglianza di Dio, ogni ente è aliquod genus lucis.

SAN BONAVENTURA DA BAGNOREGIO

La luce è la natura comune che si trova in ogni corpo, sia celeste che terrestre… La luce è la forma sostanziale dei corpi, che possiedono tanto più realmente e degnamente l’essere quanto più partecipano di essa.
Bonaventura sviluppa, a partire dall’analogia della luce, il percorso di ascensione dell’anima a Dio dell’Itinerarium mentis in Deum.
  • San Bonaventura ha una visione francescana della natura per cui crede che tutte le cose e le creature siano segni di Dio.
  • Dio si manifesta quindi in tutte le cose sensibili, ma anche dentro la nostra anima: si parte proprio da questa per comprendere quella che è la conoscenza divina.

SAN BONAVENTURA DA BAGNOREGIO

Dante fu uno studioso di Bonaventura riprendendo tre passaggi fondamentali per l’ascesa dell’anima (extra nos, intra nos e super nos) che viene messa in luce anche nel canto XXXIII del Paradiso.

ALESSANDRO DI HALES

Un altro autore che utilizza l’idea di incorporazione della luce nella materia è Alessandro di Hales, per il quale la luce che agisce sugli elementi è la quintessenza.

SAN TOMMASO D’AQUINO

San Tommaso d’Aquino, come Dante, intende la luce in maniera metaforica. Egli non accettò infatti la concezione di autori come Grossatesta della luce come forma prima dei corpi, intesa dunque come forma sostanziale, ma la considerò una qualità. Lo stesso pensiero viene dunque ripreso da Dante nella sua Divina Commedia: entrambi, infatti, usando un’analogia, intendono la luce in maniera metaforica.

TEORICI DELLA METAFISICA E DANTE

Pd XXVIII, 41-42Dante raffigura Dio come punto di luce intensissima e aggiunge: «Da quel punto / depende il cielo e tutta la natura». Il verso è innanzitutto citazione letterale della Metaphysica di Aristotele, che dice « Pertanto, il cielo e la natura dipendono da tale principio».Pd XXX, 40-42Il testo definisce Dio in ottica luministica, con queste parole: «Luce intellettual, piena d’amore, / amor di vero ben, pien di letizia, / letizia che trascende ogni dolzore».Abbiamo qui una mescolanza tra Dionigi e Tommaso:
  • La caratterizzazione di Dio come luce intellettuale appartiene al corpus dionysianum, dove leggiamo: «Il Bene superiore ad ogni luce è chiamato Luce intellettuale, in quanto raggio sorgivo ed effusione esuberante di luce che illumina con la sua pienezza ogni intelligenza».
  • La caratterizzazione della luce dell’Empireo come beatifica proviene dalla scuola domenicana: «La visione di Dio non può essere senza amore» dice ad esempio san Tommaso, il quale altrove aggiunge: «Chi avrà più carità vedrà Dio più perfettamente e sarà più felice ».
Ora che abbiamo analizzato il pensiero di alcuni teorici della metafisica della luce, vediamo come questi siano stati d’ispirazione per Dante.

Grazie!