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BEATRICE GIUSEPPINA BUSETTA

Created on April 7, 2024

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Transcript

Adesso bisogna bere, bisogna battere la terra con libero piede, adesso è il momento di ornare gli altari divini con banchetti degni dei Salii. Non era lecito prima togliere il Cecubo dalle cantine dei padri, quando la regina meditava al Campidoglio una folle rovina e all’impero la fine con il suo gregge di uomini svergognati e sfregiati, incapace d frenare ogni cosa voluta, ubriaca di dolce fortuna. Ma frenò la pazzia l’unica nave scampata a stento alle fiamme, e cesare ricondusse la mente sconvolta dal Mareotico ai veri timori, incalzando lei che volava dall’Italia coi remi, come il falco fa sulle molli colombe o il cacciatore veloce sulla lepre nei campi nevosi della Tessaglia, per mettere il prodigio del destino in catene. Però lei cercando di morire in modo più nobile , non da donna evitò la spada e non cerco riparo su spiagge nascoste con la flotta veloce, con volto sereno osò guardare la reggia distrutta e coraggiosa maneggiare i serpenti feroci per berne il fosco veleno con il corpo, più fiera per aver deciso la morte naturalmente non volendo essere portata privata dalle crudeli navi liburniche in un superbo triondo, lei donna non umile.

est bibendum
pede libero
nunc
Nunc
tellus
nunc
Saliaribus
pulsanda
pulvinar
deorum
ornare
sodales.
dapibus,
tempus erat
nefas
Caecubum
depromere
Anthenac
cellis
dum
Capitolio
avitis
regina
ruinas
dementis
imperio
parabat
et
funus
grege
cum
turpium
contaminato
impotens
virorum
quidlibet
morbo
fortunaque
sperare
dulci
Sed
furorem
minuit
ebria.
navis
una
vix
sospes
ab ignibus
mentemque
lymphatam
Mareotico
redegit
in veros timores
ab Italia
volantem
Caesar,
velut
remis
adurgens
accipiter
aut leporem
mollis columbas
citus
venator
in campis nivalis
Haemoniae
daret ut
catenis
generosius
Quae
fatale monstrum.
quaerens
nec muliebriter
perire
nec latentis
expavit
ensem
cita
classe
reparavit
oras,
iacentem
visere
regiam
ausa et
voltu
sereno,
fortis et
asperas
tactare
ut
atrum
serpentes,
venenum,
conbiberet
corpore
ferocior:
deliberata morte
invidens
saevis liburnis
scilicet
privata
superbo,
deduci
triumpho.
non humilis mulier