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l'amore nell'età augustea-videogame

Angelapia De Cicco

Created on April 6, 2024

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Transcript

TIBULLOE PROPERZIO

L'AMORE NELL'ETÀ AUGUSTEA

L'AMORE NELL'ETÀ AUGUSTEA

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INDICE

RECUSATIONES

L'ELEGIA DI TIBULLO

LE CONFISChE E LA GUERRA

IL CIRCOLO DI CORVINO

LA BATTAGLIA DI AZIO

L'ELEGIA DI PROPERZIO

DIFFERENZE NEL MITO

L'ELEGIA IN GRECIA

LE LEGGI SUL MATRIMONIO

IL CIRCOLO DI MECENATE

DALLA GRECIA A ROMA

CONFRONTO TRA GLI AMORI

Info

LA GUERRA DI PERUGIA e le confische territoriali

+INFO

+INFO

-menu

ottaviano e la battaglia di azio

+INFO

+INFO

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la campagna moralizzatrice di augusto

l'idea di augusto

il fallimento delle sue leggi

+INFO

+INFO

le leggi giulie

augusto e giulia:vita privata

+INFO

+INFO

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il circolo di mecenate

Mecenate fu il più prezioso collaboratore di Ottaviano Augusto, un vero e proprio ministro della cultura ed ascoltatissimo consigliere del principe.

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Le recusationes

"tibullo"

"orazio"

"properzio"

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il circolo di messalla corvino

+INFO

+INFO

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l'elegia in grecia

età ellenistica

età arcaica

VIII-VI secolo a.C.

323-31 a.c.

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dalla gregia a roma

dall'abile fusione tra i modelli greci e la poesia neoterica repubblicana (catullo), nella 2^ metà del i sec a.c. nasce l'elegia latina.

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l'elegia di tibullo

temi e stile

delia

marato

nemesi

+INFO

+INFO

+INFO

+INFO

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l'elegia di properzio

temi e stile

la sua figura

cinzia

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l'uso del mito

tibullo

properzio

+INFO

+INFO

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confronto

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elaborato di clementina bifulco e angelapia de cicco

grazie per la visione

L'atmosfera
I temi
Il circolo

Il circolo istituito da Messalla è una testimonianza di come andassero i rapporti tra intellettuali e princeps: tra gli estremi di un’opposizione e di un evidente asservimento culturale, Messalla scelse la via mediana, quella dell’appoggio di facciata, dalla pretesa di una netta indipendenza nei campi che non riguardassero la politica.

L’esempio di quest’uomo romano dimostra come l’atmosfera del principato augusteo fosse spesso asfissiante riguardo alla propaganda: i rischi comuni erano l’esilio o l’isolamento.Il primo toccò, per esempio, ad un poeta dello stesso circolo di Messalla, cioè Ovidio.

Il tema centrale è l'amore, un amore tormentato, sempre in bilico tra la felicità del desiderio e il dolore dell'abbandono. È lasciato spazio anche all'idealizzazione della campagna e del passato rurale di Roma.

Cinzia, pseudonimo di Hostia, è una figura centrale delle elegie di Properzio e rappresenta un’ideale irrealizzabile di amore. È descritta come una donna affascinante, capricciosa e imprevedibile, che alterna momenti di fedeltà a episodi di volubilità seduttrice. Potrebbe essere una ragazza di buona famiglia o una cortigiana, su di lei non abbiamo molte notizie. Cinzia è l’ispirazione principale del poeta, che dedica gran parte dei suoi testi alla storia d’amore con lei.

La guerra di Perugia

Nota anche come “Bellum Perusinum”, la guerra di Perugia si svolse tra il 41 e il 40 a.C. e fu il risultato dell’accesa rivalità che divideva Ottaviano Augusto dal fratello del triumviro Marco Antonio, Lucio. Durante questo periodo i proprietari di terre in Umbria e in Etruria, sotto la guida dei due fratelli, tentarono di ribellarsi alla campagna di espropri, ma vennero sconfitti e la città di Perugia fu devastata.

La poesia di Properzio è più profonda e complessa di quella di Tibullo.Egli, infatti, accoglie l'elemento mitologico per elevare la propria esperienza biografica. Sceglie spesso di utilizzare le versioni meno note dei racconti mitologici per stupire il lettore e dare prova della propria erudizione.

<<Milanione, accettando ogni prova, o Tullopiegò la crudeltà dell'insensibile Iaside.>>

Carmina I,1 v. 9

Nel primo libro e nelle recusationes rivolte a Mecenate nel secondo libro, Properzio afferma di prediligere la poesia leggera ispirata dall’amore, rispetto alla poesia “alta”, qual è quella epica (impostagli da Augusto). Si tratta di una scelta poetica e di vita al tempo stesso: le conseguenze sono nel turbamento dell’animo a rischio di infangarsi nella nequitia (abiezione morale, dissolutezza), in contrasto con i valori tradizionali (impegno politico in primis) che dovrebbe seguire ciascun cittadino romano.

<<nos contra angusto versamus proelia lecto>> cit. II, 1, v. 45 <<io (combatto) le battaglie che si combattono in un letto angusto>>

La battaglia di Azio

Il 2 settembre del 31 a.C. si combattè la Battaglia di Azio: al largo della costa occidentale greca, la flotta navale di Ottaviano e Agrippa sconfisse quella di Marco Antonio e Cleopatra. Un anno dopo la vittoria di Azio, Alessandria d’Egitto cadde nelle mani di Ottaviano. Antonio preferì la morte al disonore e undici giorni dopo il suo suicidio, Cleopatra decise di seguire il destino del proprio amante.

L’ultimo amore di Tibullo è Nèmesi che avrebbe dovuto rivendicare l'abbandono di Delia. Tuttavia, rispetto alla relazione con Delia, quella con Nèmesi è caratterizzata da una più profonda amarezza poiché la ragazza si rivela avida e crudele. Nonostante i suoi sforzi, Tibullo non trova la felicità duratura neanche con Nèmesi.

Ottaviano e il principato

Ottaviano fece giustiziare Cesarione (anche noto come Tolomeo XV, figlio di Cleopatra e Giulio Cesare) e annesse l’Egitto, che diventò, così, provincia romana. La battaglia di Azio decretò la fine dell’ultimo dei regni ellenistici e l’inizio del principato di Ottaviano Augusto che si defininì primus inter pares, primo tra i senatori. Sulla sua figura si accentrarono tutti i poteri dello Stato: quello amministrativo e quello militare. Con il titolo di Augusto nel 27 a.C., il suo principato viene legittimato anche da un punto di vista religioso: Ottaviano è il nuovo Romolo.

Tibullo sviluppa anche il tema della passione nei confronti di un ragazzo, Màrato, che viene descritto come un giovane affascinante e attraente. Tuttavia la relazione tra Màrato e Tibullo non è felice e corrisposta, poiché Màrato è interessato ad altri amori. Ancora una volta si tratta di un amore non ricambiato che aggiunge alla poesia tibulliana ulteriore complessità emotiva.

Gli espropri

Ottaviano attuò una politica di confische territoriali a favore dei veterani di guerra: gli autori di prima generazione avevano ancora in mente le guerre sanguinose degli anni precedenti, per questo accettarono i temi della propaganda augustea; i poeti di seconda generazione, invece, non si allinearono con i suoi ideali, né ammisero di buon grado l'attuazione degli espropri. È il caso di Properzio, un autore elegiaco che subì l'esproprio dei propri terreni e rievocò questi eventi con dolorosi riferimenti in alcune delle sue poesie.

Durante l'età arcaica l'elegia prevedeva svariati temi:

  • esortazione militare
  • contenuti patriottici
  • argomenti politici
  • intento didascalico e moraleggiante
  • riflessioni sulla vita e sull'amore con accenni al mito

Info su Messalla Corvino

Influenzò considerevolmente la letteratura e le arti e, sull'esempio di Mecenate, creò un circolo di letterati, artisti e sapienti, riconosciuto da tutti come il "Circolo di Messalla". Tra gli altri comprendeva Tibullo, Ligdamo e la poetessa Sulpicia, oltre a un giovanissimo Properzio e Ovidio nei primi anni di produzione. Tibullo lo descrive come "coraggioso e lieto di andare a cercare la gloria in guerra come a godersi nei piaceri la pace in villa".

Nome originale: Marcus Valerius Messalla Corvinus. Nascita: 64 a.c. Morte: 8 a.c. Incarico politico: 61-43 a.c.

Fonti

  • Libro "Civitas"
  • romaeredidiunimpero.altervista.org
  • it.wikipedia.org
  • raicultura.it
  • aulalettere.zanichelli.it / onlinescuola.zanichelli.it
  • roma.com
  • studiarapido.it
  • studenti.it
  • romanoimpero.com
  • lacooltura.com
  • skuola.net
  • studentville.it

Ricorre all'utilizzo del mito per celebrare la vita campestre.Nei suoi componimenti, infatti, sono spesso presenti riferimenti a diverse divinità agresti.

<<Infatti io onoro gli dèi, sia che un tronco solitario nei campi sia che un'antica pietra in un trivio abbia ghirlande di fiori e qualunque frutto faccia crescere per me il nuovo anno, viene deposto come offerta davanti alle alle divinità agresti>>.

Corpus Tibullanium I, 1 v. 11-14

Cosa accadde realmente

In realtà le Leggi Giulie si rivelarono subito di difficile applicazione. Prima di tutto perché non si tollerava l’ingerenza dello Stato nella vita privata dei suoi cittadini, ma anche per gli interessi economico-politici messi in gioco: l’accusa di adulterio poteva trasformarsi in un’arma per eliminare gli avversari, con il rischio di innescare ritorsioni e di alterare l’equilibrio delle forze politiche. Tuttavia le Leggi Giulie fallirono soprattutto per motivi socio-culturali. È significativa la singolare e coraggiosa ribellione di cui furono protagoniste le matrone romane: poiché la legge sull’adulterio non si applicava a prostitute e mezzane, molte donne dell’alta società andarono a registrarsi negli elenchi delle donne che esercitavano tali professioni, riuscendo, così, a sfuggire all'ossessivo controllo della politica augustiana.

I temi dell'elegia tibulliana sono quelli dell’amore non corrisposto, della militia amoris (amante come soldato d’amore), del servitium amoris (al servizio della donna)e del discidium (distacco o abbandono). Lo stile di Tibullo è semplice ed elegante. La sua poesia si distingue per una scrittura chiara e scorrevole e per l'utilizzo di un linguaggio che permetta di creare un’atmosfera delicata e malinconica. La sua poesia riflette la propria sensibilità poetica e la sua capacità di trasmettere emozioni.

Le opere di tibullo sono contenute nel “Corpus Tibullianum”. Metà delle elegie del primo libro sono dedicate a Delia, pseudonimo greco che apparterrebbe ad una certa Plania. Delia è descritta come l’amante di Tibullo, rappresentata come una donna affascinante e desiderata, che si lascia coinvolgere anche da altri uomini nonostante l’amore che il poeta prova per lei. Questo riflette l’amore non corrisposto e i tormenti che caratterizzano la poesia elegiaca.

La vita privata

A quanto pare il numero di processi per adulterio fu estremamente esiguo. Tra questi, due colpirono membri della famiglia di Augusto e fu Augusto stesso a muovere l’accusa: nel 2 a.C., contro la sua unica figlia, Giulia, nata dalla prima moglie Scribonia; nell’8 d.C., contro la nipote Giulia Minore, figlia di Giulia e Agrippa. Entrambe furono condannate alla relegatio in insulam (la prima a Ventotene, la seconda alle Tremiti) e morirono lontane da Roma. Lo stesso Augusto, inoltre, si inoltrò in avventure erotiche che divennero di pubblico dominio, ma il fatto che infrangesse le leggi poco importò: ufficialmente egli fu il marito devoto e fedele della perfettissima Livia.

Nella realtà Augusto intrattenne relazoni clandestine con diverse donne e, probabilmente, ebbe alcune storie d'amore anche con uomini.È, infatti, documentato che dopo la battaglia di Filippi, l'imperatore prese con sé un ragazzo di nome Sarmento come amante.

Anche Orazio compì la recusatio e si rifiutò anche di diventare il segretario ufficiale di Augusto. Malgrado il suo atteggiamento riservato, anche lui dovette dare il proprio contributo al progetto culturale di Augusto, per cui compose le "odi romane" (odi celebrative dei valori tradizionali promulgati dall'imperatore) e il "Carmen saeculare" (per la ricorrenza dei ludi Saeculares).

<<A me la Musa ordinò di cantare Licinnia, soave padrona, i suoi occhi lucenti, il suo cuore fedele nell’amore reciproco>>

Odi II, 12, v. 13

I prenoterici

I preneoterici sono i poeti che appartenevano al circolo di Lutazio Catulo e furono i precursori dei poetae novi, in particolare riguardo la cura formale raffinata e l’analisi dei sentimenti del poeta. Cantarono argomenti che ponevano in risalto l’individualità alla maniera alessandrina, in particolare degli epigrammi. Il mondo greco a cui si ispirano è quello lascivo dell’eros, lontano dal fervore morale e civile della cultura scipionica.

Cornelio Gallo

Cornelio Gallo è stato l'iniziatore dell'elegia latina nonché uno stretto collaboratore di Ottaviano. Fu costretto all'esilio per una controversia con il princeps che gli costò la damnatio memoriae. Della sua raccolta di elegie in 4 libri per l'amata Licòride non resta nulla, solo qualche accenno fugace di autori successivi.

Le leggi Giulie

A queste disposizioni si aggiunse la Lex Iulia de adulteriis, approvata nel 17-16 a.C., che puniva qualsiasi rapporto sessuale consumato al di fuori del matrimonio (esclusi quelli con prostitute e altre figure ad esse equiparate), e cioè l’adulterium (commesso con una donna sposata) e lo stuprum (consumato con una donna libera non, o non più, sposata), e trasformava i reati sessuali, fino ad allora lasciati al giudizio di un tribunale domestico, in un crimine pubblico, perseguito da un apposito tribunale, la quaestio de adulteriis. La pena prevista per gli adulteri era la relegatio in insulam, cioè il confino su un’isola oltre alla confisca dei beni di entrambi. Era contemplato anche il “delitto d’onore”: il pater familias che avesse sorpreso in flagrante adulterio la figlia, poteva uccidere impunemente sia la figlia che l’adultero; il marito invece poteva uccidere l’adultero sorpreso in casa propria, ma non la moglie, da cui era costretto a divorziare per non incorrere in un’accusa di lenocinio.

La Lex Iulia de maritandis ordinibus, approvata probabilmente nel 18 a.C. e in seguito integrata dalla Lex Papia Poppaea del 9 d.C., mirava a promuovere i matrimoni e le nascite con una serie di sanzioni e di privilegi. Infatti, i celibi tra i 25 e i 60 anni e le nubili tra i 20 e i 50 che non avessero contratto matrimonio entro un tempo stabilito, avrebbero perso la capacità di ereditare e ricevere lasciti testamentari. Per gli sposati, invece, erano previste agevolazioni per accedere alle cariche ed esenzioni dai doveri pubblici; mentre le donne che avessero generato almeno tre figli se nate libere, quattro se liberte, erano esentate dalla tutela a cui altrimenti sarebbero state soggette per tutta la vita, ottenendo così piena capacità di disporre dei propri beni.

I motivi dell'elegia latina

La produzione elegiaca latina ricorre a temi ricorrenti:

  • l'amore inteso come militia o servitium amoris
  • la domina capace di assoggettare l'uomo che sarebbe pronto a morire per lei
  • l'esortazione a vivere le fugaci gioie d'amore
  • il rifiuto della poesia impegnata
  • il rifiuto della luxuria in nome della modestia e della frugalità

L'impegno nella politica culturale

A lui l’imperatore affidò il compito di organizzare il consenso di letterati e poeti attorno all’ideologia del principato. Compito delicatissimo che svolse con tatto e discrezione. Così intellettuali e poeti come Virgilio, Orazio, Properzio e lo storico Tito Livio, per indicare i più noti, trovarono in Mecenate l’uomo che non solo sapeva conquistare la loro amicizia e devozione, ma che sapeva anche incoraggiarli, stimolarli e guidarli.

Properzio è definito il "Callimaco romano" perché la sua poesia è tanto complessa quanto quella del poeta greco. Utilizza un linguaggio ricco di metafore, grecismi e allusioni. Pur concependo l'amore come un'esperienza totalizzante, la sua produzione letteraria è estremamente varia.

La campagna moralizzatrice

La diffusione di uno stile di vita più rilassato, nella società affluente di Augusto, aveva determinato la crisi dell’istituto famigliare con un aumento di divorzi e celibato, e un conseguente calo delle nascite. Per contrastare la denatalità e promuovere il matrimonio tradizionale, che aveva espressamente come fine la procreazione e la tutela del patrimonio familiare, a partire dal 19-18 a.C. Augusto fece votare un pacchetto di leggi sulla famiglia, sul matrimonio e sull’adulterio.

I temi elegiaci sono diversi: nequitia (inadeguatezza, dissolutezza), recusatio (rifiuto di dedicarsi alla poesia epica) e discidium (rottura, separazione). Lo stile di Properzio è complesso ed originale. Il poeta sa creare immagini potenti e ricche di emozioni, descrivendo con maestria le passioni e le contraddizioni umane. È folgorante e suggestivo, anche se spesso può risultare oscuro e impervio.

In età ellenistica, l'elegia divenne un genere autonomo, legato soprattutto al mito letto in chiave amorosa, i cui temi erano eruditi ed espressi in un linguaggio molto alto e raffinato.

“tuttavia perdona: te lo chiedo per i patti del letto furtivo per Venere e per il tuo capo appoggiato sul cuscino accanto a me” (I patti del letto furtivo) vv. 7-8

Come era stato per Catullo, i poeti elegiaci rifiutano l’impegno politico e difendono non solo l’otium, ma anche la poesia d’amore in generale vista come la forma letteraria più alta ed edificante per lo spirito. È il caso di Tibullo, che all'inizio della sua carriera rifiuta di celebrare i valori tradizionali del cittadino romano e, al contrario, assume una posizione più defilata e meno esposta alla propraganda augustea.

“C'è chi preferisce Properzio” Quintiliano (Institutio oratoria X, 1, 93)