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legge 194/78

Emily Russo

Created on April 5, 2024

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Transcript

Emily letizia russo

Legge 194/78

Contesto storico

Precedentemente alla legge 194, in Italia, sia la contraccezione, che l'interruzione di gravidanza volontaria erano illegali e considerati reato. La pena variava dai 7 ai 12 anni per chi lo eseguiva, mentre dall'anno ai 4 anni per la donna che lo effettuava. Le condizoni igieniche erano scarse, la donna effettuando la pratica abortiva rischiava, di contrarre infezioni gravi e nei peggiori dei casi: rischiava la vita

codice Rocco 1930

delitto contro l'integrità della stirpe

info

MOVIMENTO FEMMINISTA

Questa immagine rappresenta un muro, dipinto negli anni 70 dal movimento femminista che stava iniziando letteralmente a prendere la parola su un tema così controverso, come scrivevano sui Quaderni di Lotta Femminista n.2. Il personale è politico, dell’ottobre ’73: «Noi diciamo che la procreazione responsabile non è un problema del futuro, ma è sempre stata una cruenta conquista delle donne e l’aborto ne è stato lo strumento fondamentale: contro padroni, fascisti e antifascisti, riformisti, concordati, corporazioni di medici e mariti, contro tutto e tutti è stato lo strumento».

legge 194/78

Il 9 giugno 1977, mentre ancora infuriava in Parlamento la polemica contro il governo a causa dell'uccisione a Roma della simpatizzante radicale Giorgiana Masi, di cui furono accusate le forze dell'ordine, fu congiuntamente presentata alla Camera dei deputati la proposta unificata di legge Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza il primo a firmarla fu Vincenzo Balzamo , e altri relatori di maggioranza Giovanni Berlinguer e Antonio Del Pennino , mentre ad opporsi fu il controrelatore di minoranza Pino Rauti, con il quale si aggiunsero durante l'iter del dibattito Giuseppe Gargani e Bruno Orsini. Il testo poi venne approvato per poi essere pubblicato nella gazzetta ufficiale il 28 maggio del 1978, prendendo nome di legge 22 maggio 1978,più comunemente conosciuta come legge 194. La sua approvazione soppresse le fattispecie di reato previste dal titolo X del libro II del codice penale tramite l'abrogazione degli articoli dal 545 al 555 delle leggi sanitarie. La legge 194, quindi, permette alla donna, nei casi previsti dalla legge, di ricorrere alla IVG in una struttura pubblica.

Articolo 4

l'articolo 4 di tale legge sancisce che: entro i primi 90 giorni dal concepimento, l’IVG è giustificata non solo se si presentano seri pericoli fisici e psichici per la donna, ma anche in riferimento alle condizioni economiche, sociali e familiari e alle circostanze (es. stupro ) in cui è avvenuto il concepimento o in caso di malformazioni del concepito

info

Aricolo 6 e 7

l'articolo 6 prevede che, dopo i primi 90 giorni di gestazione, l’IVG sia possibile solo quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della gestante o gravi malformazioni del nascituro L'art. 7 stabilisce che qualora sussista la possibilità di vita autonoma per il feto, l’interruzione della gravidanza può essere praticata solo nel caso in cui vi sia un grave pericolo per la salute della donna e il medico che esegue l’intervento deve adottare ogni misura idonea per salvaguardare la vita del feto

01

IVG

TIPI DI

Viene effettuata tramite aspirazione dell'embrione, entro i primi 90 giorni di gravidanza, usufruendo dell'anestesia locale

02

RU 486

INTERRUZIONE DI GRAVIDANZA

attraverso la pillola RU 486, questa blocca la produzione di progesterone

03

ABORTO CHIRURGICO

Viene effettuato entro la quindicesima settimana, il feto/embrione viene estratto, successivamente sia la placenta che altre membrane vengono aspirate

Induzione del travaglio

04

Chiamato anche "aborto spontaneo indotto"

«L’aborto non è un diritto legalmente accettabile. Anche nei casi più tragici, nei dilemmi morali più strazianti, come quelli di stupro, non è mai giusto»'

l’aborto si tradurrebbe in «un uso improprio della libertà e della responsabilità», in una «degenerazione del ruolo materno».

proposta di legge: “dichiarare che ogni uomo ha la capacità giuridica in quanto uomo, cioè che la soggettività giuridica ha origine dal concepimento, non dalla nascita”.

"Tendevamo a sottolineare che l’aborto non è un diritto. Un diritto ha sempre un contenuto positivo. L’aborto invece è un rifiuto, un ripiego, una necessità. La donna che non vuole diventare madre subisce un intervento violento sul suo corpo per estirpare questo inizio di vita. Pensavamo, e pensiamo tuttora, che se si fa dell’aborto un diritto, si autorizza l’irresponsabilità degli uomini".

Alcune parole pronunciate contro il diritto d'aborto di alcuni politici italiani.

dati statistici in italia.

tutti gli indicatori concernenti gli aborti volontari confermano un trend di diminuzione costante del fenomeno dal 1982: -nel 2020 sono state registrate 65.757 IGV (-8,2% rispetto al 2019). Si tenga presente che ne 1982 erano più di 231.000. La maggior parte delle interruzioni hanno riguardato donne tra i 26 e i 35 anni (45%), tra i 18 e i 25 anni (24%) e tra i 36 e i 40 anni (20%). Le donne sopra i 40 anni (9%) e le minorenni (2%) sono meno impattate dal fenomeno; - il tasso standardizzato di abortività (numero di IVG ogni 1.000 donne di 15-49 anni residenti) nel 2020 è risultato pari a 5,42 (oltre il -60% rispetto al 1982); -il rapporto di abortività (numero di IVG rispetto a 1.000 nati vivi) nel 2019 è risultato pari a 170,5 (oltre il -50% rispetto al 1982); -tra le minorenni il fenomeno registra una diminuzione costante dal 2004(aborto garantito dall'art.12 della legge 194); -tra le donne straniere il fenomeno mostra un rallentamento, anche se ancora un terzo delle IVG totali in Italia continua ad essere a loro carico.

dal 1982 al 2019 di interruzioni volontarie di gravidanza.

Considerazioni

Nonostante le numerose battaglie portate avanti dalle donne che hanno vissuto in un'epoca dove, il diritto di aborto non esisteva, ed era proibito loro , la facoltà di scelta in maniera del tutto sicura e non penale, e soprattutto in maniera non fatale o pericoloso per la loro incolumità.Ancora oggi, pur essendo nel XXI secolo, secolo dei grandi passi avanti della scienza, e della robotica, si discute su un tema tanto complesso, nonostante esso sia un diritto garantito dalla legge italiana. Siamo nel 2024, ed ancora oggi c'è chi discrimina le donne che vogliono effettuare questa pratica perchè non pronte o semplicemente non è stata volontà loro (es. casi di stupro). Siamo nel 2024, e sentiamo testimoniante di medici che fanno ascoltare il battito cardiaco del feto prima di eseguire tale pratica (come è successo e succede in alcune aziende sanitarie in Umbria). La donna, ancora oggi, è vittima di discriminazioni non solo in ambito lavorativo ed economico, ma anche sanitario; si ritrova a non essere libera di effettuare una scelta, tanto difficile: sia dal punto di vista morale etico e psicologi, ma anche tanto drastica. Da non essere tutelata nemmeno da chi ci rappresenta. Giorgia Meloni nel 2022 creò un grande dibattito a riguardo: pronunciando queste parole: "Vogliamo dare il diritto alle donne che pensano che l'aborto sia l'unica scelta che hanno, di fare una scelta diversa. Non stiamo togliendo un diritto ma aggiungendolo" , dichiarando poi dopo varie indiscrezioni: "Sono surreali le ricostruzioni che dicono che come eventuale primo premier donna toglierei un sacco di diritti alle donne. Quali sarebbero i diritti che vogliamo togliere? L'aborto? No, vogliamo dare alle donne che pensano che l'aborto sia l'unica scelta che hanno il diritto di fare una scelta diversa. Non voglio abolire la 194, non voglio modificarla, ma applicarla integralmente anche nella parte che riguarda la prevenzione. Il che significa aggiungere diritti non toglierli". Ma queste nuove affermazioni, hanno permeso, come annunciato precendetemente, agli obbiettori di coscienza (coloro che si rifiutano di effettuare la pratica abortiva) o anche solamente a gli oppositori, di effettuare varie fattispece di "torture psicologiche" nei confronti della donna, rendendo ancor più difficile tale scelta.

Fine

Grazie per l'attenzione!

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Il 19 ottobre 1930 l’aborto divenne ufficialmente un reato contro «l’integrità e la sanità della stirpe». Era il Codice Rocco fascista a stabilirlo, precisamente agli articoli 545-555 del Titolo Decimo. Alfredo Rocco chiarì il concetto ideologico dell’articolo 553 in un discorso fatto alla Camera: “Tra i principi guida nell’elaborazione di questa legge vi era quello di tutelare l’integrità e l’avvenire della razza, reprimendo la propaganda malthusiana, le varie forme di auto-intossicazione, e la diffusione dolosa o colposa delle infezioni luetiche, sopprimere o isterilire le fonti della procreazione è un attentato alla vita stessa della razza” . A differenza del precedente Codice Zanardelli (1889), che definiva l’aborto un reato «contro la persona», il fascismo introduceva una novità significativa: la dimensione pubblica attribuita al reato, così inteso in quanto minaccia al patrimonio demografico dello stato.

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