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presentazione Ante Pavelic'

Alessandro Guglielmo

Created on April 5, 2024

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Transcript

Alessandro Guglielmo

i regimi autoritari europei tra le due guerre

PRESENTAZIONE

ANTE PAVELIC'

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LA VITA

Della vita privata di Ante Pavelic' si sa veramente poco, meno documentata rispetto alla sua attività politica. Si sa che è nato il 14 Luglio 1889 a Bradina, nell' attuale Bosnia ed Erzegovina, all' epoca parte dell' impero austro-ungarico. Si laureò in legge e divenne avvocato. Nel 1916 sposò Marija Lovrencevic', dalla quale ebbe tre figli: Mirjana, Vjekoslav e Mario. Pavelic' divenne il leader dello stato indipendente di Croazia nel 1941. Durante il suo esilio dopo la guerra egli visse in varie località, inclusi l' Argentina e la Spagna. Si dice che abbia mantenuto un profilo relativamente basso durante questo periodo, pur continuando a sostenere attivamente la causa nazionalista croata. La sua famiglia lo seguì durante l'esilio. Pavelic' morì il 28 Dicembre 1959 a Madrid, in Spagna, all'età di 70 anni, a causa di un attacco cardiaco, la sua vita privata durante gli anni di esilio è meno documentata, e ci sono pochi dettagli disponibili su essa.

VITA POLITICA

Laureatosi in legge a Zagabria, si impegnò in politica nel "Partito Croato dei Diritti", un movimento nazionalista che si opponeva alla monarchia yugoslava. Venne eletto consigliere municipale a Zagabria e nel 1927 deputato al parlamento nazionale di Belgrado. Nel 1929 fu costretto all'esilio dalla dittatura pro-serba presieduta dal re Alessandro I. Rifugiatosi prima a Vienna, dove prese contatto con ufficiali austriaci anti-yugoslavi, e quindi in Italia, fondò insieme ai membri esiliati della fazione più estremista del "Partito dei Diritti", un nuovo movimento nazionalista, gli Ustascia. Il gruppo si dedicò ad attività terroristiche e nel 1934 riuscì ad assassinare il re Alessandro I a Marsiglia. Con l'appoggio del regime fascista italiano il movimento si ampliò, installando campi di addestramento nella stessa Italia e in Ungheria. Nel 1936 Pavelic, politicamente vicino ai regimi nazi-fascisti, celebrò con un libello le glorie di Hitler, descrivendolo come: "Il più grande ed il migliore dei figli della Germania". Il 6 aprile 1941 il Regno di Jugoslavia venne smembrato forzatamente dalle forze dell'Asse, che provvidero subito a costituire uno stato fantoccio, la Croazia appunto, riconosciuto solamente da Italia, Germania e Giappone. Pavelic venne messo a capo di questo "Stato indipendente croato", esteso dalla Slovenia a buona parte della Bosnia, di fatto dipendente dalla Germania e dall'Italia fascista, da cui riprese le istituzioni. La corona di Croazia venne offerta ad Aimone di Savoia-Aosta, che la cinse con il nome "Tomislav II". Gli Italiani inoltre occupavano gran parte della costa. Ante Pavelic, fanatico cattolico, anticomunista, antiortodosso e antisemita, in qualità di dittatore assoluto, si pose alla testa della “Croazia Indipendente”, una piccola nazione a capo di tre milioni di Croati cattolici, due milioni di Serbi ortodossi, mezzo milione di Musulmani bosniaci nonché numerosi gruppi etnici minori. Il programma ideologico del governo clerico-fascista di Pavelic era sintetizzabile in pochi punti: lo Stato croato doveva essere etnicamente puro, composto solo da devoti cattolici, proprio come era il Vaticano. Uno dei suoi primissimi viaggi ufficiali fu in Italia (alla quale cedette una parte dei suoi possedimenti), dove venne accolto da Pio XII (e benedetto) in udienza privata (benché già fosse stato condannato a morte in contumacia per il doppio omicidio di Marsiglia sia dalla Francia che dalla Jugoslavia).

La dittatura croata, creatasi e sviluppatasi all’insegna della “Bibbia e della Bomba”, fu un regime istituzionalmente cattolico. Ante Pavelic, che frequentava indistintamente il quartier generale del Führer e l’ufficio di Mussolini (e a volte anche il Vaticano), fu definito dal primate croato Stepinac "un croato devoto", e dal papa Pio XII (nel 1943) "un cattolico praticante". Un numero infinito di fotografie lo vedono ritratto in posa tra religiosi cattolici di varia statura. Egli teneva così tanto alla religione al punto di essersi fatto costruire una cappella privata nel suo palazzo e da avere un confessore che lo seguiva in ogni spostamento. Innumerevoli religiosi appartenevano al partito da lui fondato, quello degli Ustascia, e molti vescovi e preti sedevano sugli scranni del Parlamento croato. Altri invece figuravano come ufficiali nella guardia del corpo personale di Pavelic. I cappellani militari giuravano obbedienza davanti a due candele, un crocifisso, un pugnale ed una pistola. Probabilmente non fu un caso che il primate dei cattolici, il sopracitato arcivescovo Stepinac (che era anche vicario militare degli ustascia e membro del parlamento degli ustascia), ringraziò il clero croato "ed in primo luogo i Francescani" quando nel maggio 1943, in Vaticano, sottolineò le conquiste degli Ustascia. Secondo alcuni storici e protagonisti dell’epoca Stepinac non poteva non essere bene informato di quello che accadeva in Croazia in quel periodo, ma la Chiesa è stata di diverso avviso, visto che il Cardinale Alojzij Stepinac è stato beatificato da Papa Giovanni Paolo II il 3 ottobre 1998 (ma di lui parleremo più esaustivamente in un altro articolo). Il regime dittatoriale croato conobbe il suo epilogo nel 1945, quattro anni dopo la presa del potere, in seguito alla sconfitta delle dittature nazi-fasciste nella seconda Guerra Mondiale. Pavelic fu costretto a fuggire, dapprima in Austria, quindi a Roma, e poi in Argentina. La Chiesa Cattolica di Roma e il Papa Pio XII, che era stato sempre accusato di benevolenza nei suoi confronti, furono sospettati di averne favorito la fuga. Nel 1957 fu oggetto di un attentato e, scoperto il suo rifugio, fu costretto nuovamente a scappare per evitare un'estradizione nella Yugoslavia comunista. Si rifugiò nella Spagna guidata dal dittatore Francisco Franco dove infine morì due anni dopo.

VIDEO DISCORSO AL POPOLO(1944)

GLI USTASCIA

Gli ùstascia o ustàscia significa "alzarsi in piedi, insorgere, ribellarsi" fu un movimento nazionalista e clerico-fascista croato di estrema destra guidato da Ante Pavelić e creato nel 1929, alleato dei nazisti tedeschi e fascisti italiani nella seconda guerra mondiale, che si opponeva al Regno di Jugoslavia a predominio serbo.

IDEOLOGIA

Gli Ustascia aspiravano ad uno Stato etnicamente puro da elementi non-croati. Per questo motivo, i serbi che vivevano in quelle zone erano considerati un ostacolo. Le evidenze storiche dimostrano una precisa volontà politica di rendere la Croazia un Paese omogeneo da un punto di vista etnico e religioso a spese delle minoranze.

Famiglia serba massacrata nella propria casa durante un raid degli Ustascia.

DURANTE LA SECONDA GUERRA MONDIALE

Alla politica di repressione della popolazione croata, prima della guerra, da parte delle autorità serbo-jugoslave, seguì una pesante azione del regime ustascia contro serbi, ebrei ed altri potenziali oppositori. Furono internati serbi, comunisti, ebrei e zingari. Vennero allestiti diversi campi di concentramento, dei quali uno dei più famosi fu il campo di concentramento di Jasenovac. Le cifre stimate dei decessi nei campi di concentramento ùstascia sono state oggetto di forti speculazioni politiche e non si conoscono con esattezza.

DOPO LA GUERRA

Alla fine della seconda guerra mondiale, le parti superstiti delle forze armate croate (soprattutto ustascia), assieme a migliaia di civili, iniziarono a ripiegare verso l'Austria e, dopo combattimenti durati fino al 15 maggio 1945, si arresero all'esercito partigiano. Tutti i rifugiati che avevano cercato di consegnarsi alle forze britanniche in Austria furono respinti verso le posizioni titine.

L'IDEALE DI PERSONA PER ANTE PAVELIC' E I CAMPI DI CONCENTRAMENTO

Pavelic’ diede il via ad una campagna di sterminio determinata e feroce, attivata contro qualsiasi “avversario” politico e religioso. Tre settimane dopo la creazione dello Stato, il governo croato emanò leggi antiebraiche, e immediatamente dopo cominciò ad occuparsi del popolo serbo; duecentocinquantamila serbi furono costretti, dietro minacce, a convertirsi al cattolicesimo (l’unico modo che avevano di sfuggire alla morte), e più di settecentomila vennero assassinati con metodi barbari (fucilazioni singole e di gruppo, corpi gettati nei fiumi, nelle foibe, nel mare), spesso nelle cosiddette “Case del Signore” (le chiese ortodosse). Le torture perpetrate ai danni dei serbi consistevano nel strappare loro gli occhi, nel tagliargli le orecchie e il naso, nel seppellirli o crocifiggerli da vivi; le donne venivano stuprate e venivano amputate loro le mammelle. Uno dei motti preferiti da Pavelic era: “Un terzo dei Serbi deve diventare cattolico, un terzo deve abbandonare il paese, un terzo deve morire!”. I Serbi dovevano circolare con una P sul braccio (Pravoslavac = Ortodosso), gli Ebrei con la stella di David, e solo nei quartieri-ghetto approntati per loro. Nei locali pubblici pendeva il cartello: «Ingresso vietato a Serbi, Ebrei, Zingari e cani». Nello stesso periodo, la maggior parte delle chiese serbo-ortodosse presenti in Croazia vennero depredate, adibite a magazzini, gabinetti pubblici e stalle. Anche molti religiosi ortodossi vennero assassinati e trucidati, come il pope Branko Dobrosavljevic, al quale furono strappati la barba ed i capelli, sollevata la pelle, estratti gli occhi, mentre il suo figlioletto veniva fatto letteralmente a pezzi dinanzi a lui.

Pavelić inoltre fu l’unico nella storia dell’umanità ad aver creato campi di concentramento dedicati ai soli bambini.

IL RAPPORTO CON L'ITALIA

Duce, In quest'ora decisiva…..mi rivolgo a Voi e Vi porgo il saluto di tutti i nazionalisti croati, di tutte le organizzazioni combattenti e dell'intero popolo croato. Tutta la Croazia attende con giubilo i Vostri gloriosi soldati e tutte le nostre forze nazionalistiche combattenti organizzate e inquadrate combatteranno insieme con loro per la libertà del nostro popolo e per l'indipendente Stato di Croazia. Salutiamo in Voi il grande Amico dei piccoli popoli, ed il promotore di un nuovo governo di giustizia e Vi testimoniamo la nostra eterna gratitudine. Vi assicuro che, come ora, così anche nell'avvenire saremo sempre con Voi. Viva l'indipendente Stato di Croazia! Viva l'Italia! (Dott. Ante Pavelic, messaggio al Duce, 8 aprile 1941)

L'Italia fascista guidata da Benito Mussolini, inizialmente appoggiò Pavelic', ma ci furono tensioni e conflitti tra i due regimi. Nonostante queste tensioni, l'Italia continuò a sostenere formalmente lo stato indipendente di Croazia fino alla caduta dell'Italia fascista nel 1943. Dopo questo evento, l'Italia firmò un armistizio con gli Alleati, e Pavelic' perse il sostegno italiano. La Germania nazista prese il controllo delle regioni precedentemente occupate dall' Italia, inclusa la Croazia, e Pavelic' continuò a governare sotto l'influenza tedesca fino alla fine della guerra. In sisntesi, il rappporto di Pavelic' con l'Italia durante la Seconda Guerra Mondiale fu caraterizzato da un iniziale sostegno reciproco seguito da tensioni e conflitti, culminati con la perdita di sostegno da parte dell'Italia dopo l'armistizio del 1943.

I DISCORSI PIU CELEBRI

Ante Pavelić ha tenuto diversi discorsi durante il suo regime, che spesso riflettevano la sua ideologia nazionalista e fascista. Alcuni dei suoi discorsi più noti includono:

  • 1.DISCORSO DI INSEDIAMENTO COME POGLAVNIK (CAPO DELLO STATO CROATO): Dopo aver assunto la carica di Poglavnik nel 1941, Pavelić tenne un discorso di insediamento in cui delineò la sua visione per lo Stato indipendente croato. In questo discorso, probabilmente avrebbe esaltato l'indipendenza croata e promesso di proteggere gli interessi della nazione.
  • 2.DISCORSO SULLA RAZZIA E L'ETNIA: Pavelić era noto per i suoi discorsi carichi di retorica nazionalista e razzista. In molti dei suoi interventi, avrebbe enfatizzato concetti di superiorità etnica e razziale croata, incoraggiando l'omogeneità etnica e la purificazione della nazione.
  • 3.DISCORSI DI PROPAGANDA DURANTE LA GUERRA: Durante la seconda guerra mondiale, Pavelić avrebbe tenuto discorsi di propaganda per sostenere lo sforzo bellico del suo regime e incitare il sostegno popolare alla sua causa. Questi discorsi avrebbero probabilmente dipinto il conflitto come una lotta per l'indipendenza e la superiorità croata.
  • 4. DISCORSI AGLI UFFICIALI E ALLE TRUPPE: Come leader militare, Pavelić avrebbe tenuto discorsi ai suoi ufficiali e alle truppe, motivandoli per la guerra e incitandoli alla lealtà e alla disciplina.

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