LA SCHIAVITU' NELL'ANTICA ROMA
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La schiavitù era accettata
La schiavitù, ossia il completo dominio di un individuo su un altro, era così radicata nella cultura romana che gli schiavi diventavano quasi invisibili: chi governava non percepiva affatto la condizione schiavile come un'ingiustizia. La disuguaglianza nella gestione del potere, nella libertà e nel controllo delle risorse rappresentava un aspetto della vita assolutamente accettato. Come afferma opportunamente K.Bradley, "la libertà... non era un diritto generale ma un privilegio selezionato". Inoltre, si credeva che la libertà di alcuni fosse possibile solo grazie alla riduzione di altri in schiavitù. Insomma, i cittadini romani consideravano la schiavitù non un male, quanto piuttosto una necessità.
lo schiavo
In latino schiavo si diceva servus oppure ancillus, mentre chi ne aveva il diritto di proprietà era detto dominus. Uno schiavo, in questo caso detto vicarius, poteva possedere un altro schiavo, detto ordinarius, ma non era di sua proprietà, bensì faceva parte del suo peculium, l'insieme di beni che il dominus gli permetteva di tenere.
GLI ALLOGGI DEGLI SCHIAVI
LA LIBERAZIONE DEGLI SCHIAVI
La legislazione romana fu tuttavia la prima a contemplare la possibilità di restituire allo schiavo la dignità di uomo libero; la restituzione della libertà attraverso l'istituto della manumissione, molto diffuso soprattutto tra le famiglie patrizie, permise ai liberti (tale era il nome degli ex schiavi) di assurgere talvolta a ruoli di notevole importanza. Lo schiavo così liberato diventava libertus e prendeva il prenome e nome del padrone, che gli concedeva la sua protezione e ne diventava il patronus. I liberti potevano votare, ma non essere eletti in cariche pubbliche.
Solo dopo Adriano lo schiavo, coi suoi piccoli risparmi, con le mance, ha diritto di farsi un gruzzolo di denaro con cui affrancarsi; soltanto nella tarda età imperiale la legge ordinerà ai padroni di concedere l'affrancamento, dopo aver soddisfatto i loro diritti di proprietario.
Claudio ordinò l'emancipazione degli schiavi malati abbandonati dal padrone.
Schiavitù: "La condizione dell'individuo considerato giuridicamente proprietà di un altro individuo e quindi privo di ogni umano diritto". Con la schiavitù viene negata qualsiasi libertà individuale e nell'antica Roma era molto diffusa.
Oltre un terzo della popolazione romana era composta da schiavi. Principalmente si trattava di prigionieri di guerra, di schiavi di nascita, di bambini rapiti dai pirati e dai briganti e allevati per essere venduti, e non per ultimo uomini liberi, che avevano perso la libertà per debiti. Per la legge romana gli schiavi non godevano di alcun diritto e non avevano status sociale.
Agli schiavi spesso i padroni mettevano un collare con una targhetta o ciondolo dove si poteva leggere "Tene me ne fugia(m) et revoca me ad dom(i)num Viventium in ar(e)a Callisti" , cioè "Tienimi perchè non fugga e riportatemi al mio padrone Vivenzio nella tenuta di Callisto".
I romani consideravano l'essere schiavi come una condizione infame ed un soldato romano preferiva togliersi la vita piuttosto che diventare schiavo di un qualsiasi popolo barbaro.
I servi domestici erano alloggiati in città entro singole camerette, in cui poteva entrare al massimo un lettino. Questi quartieri servili o ergastula si trovavano per lo più nei seminterrati delle domus, sovente al di sotto degli atria e comunque nei piani bassi. L’ambiente era illuminato da una piccola finestra in alto senza decorazioni parietali. Oltre a fungere da dormitorio, l’ambiente serviva come ripostiglio.
La schiavitù nell'antica Roma
dagrenci
Created on April 3, 2024
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LA SCHIAVITU' NELL'ANTICA ROMA
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La schiavitù era accettata
La schiavitù, ossia il completo dominio di un individuo su un altro, era così radicata nella cultura romana che gli schiavi diventavano quasi invisibili: chi governava non percepiva affatto la condizione schiavile come un'ingiustizia. La disuguaglianza nella gestione del potere, nella libertà e nel controllo delle risorse rappresentava un aspetto della vita assolutamente accettato. Come afferma opportunamente K.Bradley, "la libertà... non era un diritto generale ma un privilegio selezionato". Inoltre, si credeva che la libertà di alcuni fosse possibile solo grazie alla riduzione di altri in schiavitù. Insomma, i cittadini romani consideravano la schiavitù non un male, quanto piuttosto una necessità.
lo schiavo
In latino schiavo si diceva servus oppure ancillus, mentre chi ne aveva il diritto di proprietà era detto dominus. Uno schiavo, in questo caso detto vicarius, poteva possedere un altro schiavo, detto ordinarius, ma non era di sua proprietà, bensì faceva parte del suo peculium, l'insieme di beni che il dominus gli permetteva di tenere.
GLI ALLOGGI DEGLI SCHIAVI
LA LIBERAZIONE DEGLI SCHIAVI
La legislazione romana fu tuttavia la prima a contemplare la possibilità di restituire allo schiavo la dignità di uomo libero; la restituzione della libertà attraverso l'istituto della manumissione, molto diffuso soprattutto tra le famiglie patrizie, permise ai liberti (tale era il nome degli ex schiavi) di assurgere talvolta a ruoli di notevole importanza. Lo schiavo così liberato diventava libertus e prendeva il prenome e nome del padrone, che gli concedeva la sua protezione e ne diventava il patronus. I liberti potevano votare, ma non essere eletti in cariche pubbliche.
Solo dopo Adriano lo schiavo, coi suoi piccoli risparmi, con le mance, ha diritto di farsi un gruzzolo di denaro con cui affrancarsi; soltanto nella tarda età imperiale la legge ordinerà ai padroni di concedere l'affrancamento, dopo aver soddisfatto i loro diritti di proprietario. Claudio ordinò l'emancipazione degli schiavi malati abbandonati dal padrone.
Schiavitù: "La condizione dell'individuo considerato giuridicamente proprietà di un altro individuo e quindi privo di ogni umano diritto". Con la schiavitù viene negata qualsiasi libertà individuale e nell'antica Roma era molto diffusa.
Oltre un terzo della popolazione romana era composta da schiavi. Principalmente si trattava di prigionieri di guerra, di schiavi di nascita, di bambini rapiti dai pirati e dai briganti e allevati per essere venduti, e non per ultimo uomini liberi, che avevano perso la libertà per debiti. Per la legge romana gli schiavi non godevano di alcun diritto e non avevano status sociale.
Agli schiavi spesso i padroni mettevano un collare con una targhetta o ciondolo dove si poteva leggere "Tene me ne fugia(m) et revoca me ad dom(i)num Viventium in ar(e)a Callisti" , cioè "Tienimi perchè non fugga e riportatemi al mio padrone Vivenzio nella tenuta di Callisto". I romani consideravano l'essere schiavi come una condizione infame ed un soldato romano preferiva togliersi la vita piuttosto che diventare schiavo di un qualsiasi popolo barbaro.
I servi domestici erano alloggiati in città entro singole camerette, in cui poteva entrare al massimo un lettino. Questi quartieri servili o ergastula si trovavano per lo più nei seminterrati delle domus, sovente al di sotto degli atria e comunque nei piani bassi. L’ambiente era illuminato da una piccola finestra in alto senza decorazioni parietali. Oltre a fungere da dormitorio, l’ambiente serviva come ripostiglio.