Giambattista Vico
e la trattatistica del primo Settecento
Dal trattato al saggio, la storiografia del Settecento
La tendenza a trasformare il trattato nel saggio moderno, già iniziata con Machiavelli e Guicciardini, si completò nel Settecento. Il trattato, originariamente un’opera retorica e letteraria, diventa un’esposizione logicamente argomentata di una verità frutto di un pensiero soggettivo, seppur espresso in forme quasi scientifiche. Il saggio moderno, sia esso letterario, storico o filosofico, riporta invece dati oggettivi dell'esperienza, tendendo comunque ai metodi del trattato scientifico post-galileiano. Anche la storiografia subisce profonde variazioni, diventando scientifica: si documentano le fonti, si cercano conferme o smentite nei documenti archiviati e si utilizzano discipline minori come la cronologia, la numismatica, l’epigrafia. L’opera storica, quindi, cessa di essere un’opera letteraria per diventare storia erudita.
La nuova visione di Vico
In questo contesto, segnato da grandi turbolenze politiche e sociali e dall'emergere di nuove correnti filosofiche come il razionalismo cartesiano, si inserisce il filosofo, storico e giurista Giovan Battista (Giambattista) Vico, il quale, pur essendo contemporaneo di Cartesio, si discostò dalle sue teorie, sviluppando una visione autonoma della conoscenza e della storia. Egli aspirava a fondare una "scienza nuova", l'ermeneutica, che si applica solo alla storia. Secondo lui, l'uomo può conoscere solo ciò che ha fatto, mentre il senso complessivo della natura e della vita deriva dalla fede religiosa. Vico trasferisce il metodo sperimentale "dalle cose naturali alle umane cose civili".
La Scienza nuova
La Scienza nuova è per Vico il libro di tutta una vita, quello su cui egli ha fatto il massimo investimento intellettuale ed emotivo, tanto da averci lavorato dal 1723 sino alla sua morte nel 1744. La Scienza nuova è preceduta da una «dipintura» allegorica (un disegno realizzato mediante un’incisione): essa rinvia all’unità di una nascita comune, rappresentata dall’occhio di Dio, da cui scaturisce una narrazione che tende ad abbracciare la totalità delle cose umane, rappresentate dai manufatti e dagli oggetti storici. L’interprete deve dare senso a questo accumulo di elementi, razionalizzandoli.
Corsi e ricorsi storici
Uno dei concetti chiave del pensiero storico di Vico è quello di "corso e ricorso", ovvero l'idea che la storia umana segua un andamento ciclico e non lineare. Secondo Vico, le società attraversano tre fasi principali - l'età degli dei, l'età degli eroi e l'età degli uomini - per poi ricominciare il ciclo. Questa visione innovativa della storia si discosta dalle concezioni lineari del progresso che erano predominanti all'epoca.
Scienza nuova, CONCHIUSIONE DELL’OPERA
sopra un’eterna repubblica naturale, in ciascheduna sua spezie ottima, dalla divina provvidenza ordinata.
Giambattista Vico
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Created on April 3, 2024
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Giambattista Vico
e la trattatistica del primo Settecento
Dal trattato al saggio, la storiografia del Settecento
La tendenza a trasformare il trattato nel saggio moderno, già iniziata con Machiavelli e Guicciardini, si completò nel Settecento. Il trattato, originariamente un’opera retorica e letteraria, diventa un’esposizione logicamente argomentata di una verità frutto di un pensiero soggettivo, seppur espresso in forme quasi scientifiche. Il saggio moderno, sia esso letterario, storico o filosofico, riporta invece dati oggettivi dell'esperienza, tendendo comunque ai metodi del trattato scientifico post-galileiano. Anche la storiografia subisce profonde variazioni, diventando scientifica: si documentano le fonti, si cercano conferme o smentite nei documenti archiviati e si utilizzano discipline minori come la cronologia, la numismatica, l’epigrafia. L’opera storica, quindi, cessa di essere un’opera letteraria per diventare storia erudita.
La nuova visione di Vico
In questo contesto, segnato da grandi turbolenze politiche e sociali e dall'emergere di nuove correnti filosofiche come il razionalismo cartesiano, si inserisce il filosofo, storico e giurista Giovan Battista (Giambattista) Vico, il quale, pur essendo contemporaneo di Cartesio, si discostò dalle sue teorie, sviluppando una visione autonoma della conoscenza e della storia. Egli aspirava a fondare una "scienza nuova", l'ermeneutica, che si applica solo alla storia. Secondo lui, l'uomo può conoscere solo ciò che ha fatto, mentre il senso complessivo della natura e della vita deriva dalla fede religiosa. Vico trasferisce il metodo sperimentale "dalle cose naturali alle umane cose civili".
La Scienza nuova
La Scienza nuova è per Vico il libro di tutta una vita, quello su cui egli ha fatto il massimo investimento intellettuale ed emotivo, tanto da averci lavorato dal 1723 sino alla sua morte nel 1744. La Scienza nuova è preceduta da una «dipintura» allegorica (un disegno realizzato mediante un’incisione): essa rinvia all’unità di una nascita comune, rappresentata dall’occhio di Dio, da cui scaturisce una narrazione che tende ad abbracciare la totalità delle cose umane, rappresentate dai manufatti e dagli oggetti storici. L’interprete deve dare senso a questo accumulo di elementi, razionalizzandoli.
Corsi e ricorsi storici
Uno dei concetti chiave del pensiero storico di Vico è quello di "corso e ricorso", ovvero l'idea che la storia umana segua un andamento ciclico e non lineare. Secondo Vico, le società attraversano tre fasi principali - l'età degli dei, l'età degli eroi e l'età degli uomini - per poi ricominciare il ciclo. Questa visione innovativa della storia si discosta dalle concezioni lineari del progresso che erano predominanti all'epoca.
Scienza nuova, CONCHIUSIONE DELL’OPERA
sopra un’eterna repubblica naturale, in ciascheduna sua spezie ottima, dalla divina provvidenza ordinata.