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SANDRO BOTTICELLI - LA VITA E UNA DELLE SUE OPERE
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Created on April 3, 2024
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Transcript
SANDRO BOTTICELLI
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INDICE
L'OPERA
LA VITA
INTRO
INTRODUZIONE
Sandro Botticelli (Alessandro di Mariano di Vanni Filipepi; Firenze, 1445 - 1510) è uno degli artisti simbolo del Rinascimento, e in particolare del Rinascimento fiorentino, non solo per la proverbiale bellezza delle sue dee e delle sue Madonne, ma anche per molti altri motivi: personaggio di grande cultura è stato uno dei più raffinati pittori del suo tempo è stato l’artista che forse più d’ogni altro ha dato forma agli ideali dei filosofi neoplatonici è stato il pittore per eccellenza dei Medici, ha saputo dimostrare grandi doti cimentandosi in un’ampia varietà di soggetti ed è stato anche artista trovatosi a vivere tra due epoche: gli ultimi anni, quelli della crisi religiosa, sono infatti gli anni della caduta dei Medici e dell’ascesa e della conseguente caduta di Savonarola. Botticelli è artista simbolo del Rinascimento, dunque, anche perché con lui un certo ideale d’arte rinascimentale tocca l’apice e al contempo termina la sua parabola.
LA VITA
01
Il rinomato pittore rinascimentale italiano Sandro Botticelli, nato nel 1455 a Firenze come Alessandro di Mariano di Vanni Filipepi, è stato avviato all'arte dal fratello Antonio, orafo di mestiere. Successivamente, nel 1459, diventa allievo di Filippo Lippi, collaborando alla decorazione degli affreschi nel Duomo di Prato. Dopo la partenza di Lippi nel 1466, Botticelli si unisce alla bottega del Verrocchio, dove realizza la Madonna della Loggia intorno al 1467, una delle sue prime opere note.
Nel 1470 apre la sua bottega e ottiene il suo primo incarico pubblico per il Tribunale della Mercanzia, creando la figura della Fortezza, la sua prima opera documentata. Nel 1472, il giovane Filippino Lippi, figlio del suo maestro, diventa suo collaboratore. Negli anni successivi, Botticelli continua a ricevere importanti commissioni artistiche, come nel 1474 quando dipinge un'Adorazione dei Magi per Palazzo Vecchio a Firenze, purtroppo andata perduta. Nel 1475 lavora a Pisa per un breve periodo sui famosi affreschi del Camposanto.
Il periodo artistico di Sandro Botticelli è caratterizzato da una serie di commissioni prestigiose e opere iconiche che lo hanno reso uno dei grandi maestri del Rinascimento italiano. Nel 1477, riceve la commissione da Lorenzo di Pierfrancesco de' Medici per dipingere il suo capolavoro, la Primavera. Nel 1480, la famiglia Vespucci gli commissiona un dipinto di Sant'Agostino per la chiesa di Ognissanti a Firenze. Nel 1481, Botticelli riceve un importante incarico da papa Sisto IV per dipingere scene ad affresco nella Cappella Sistina, collaborando con altri artisti come Domenico Ghirlandaio e Cosimo Rosselli. Durante questo periodo, intorno al 1482, realizza la Madonna del Magnificat, conservata agli Uffizi. Nel 1484 circa, dipinge la celebre Nascita di Venere, un'icona del Rinascimento italiano. Parallelamente, nel 1478, inizia a lavorare sui disegni per le tarsie lignee nello studio di Federico da Montefeltro a Urbino. Queste commissioni testimoniano la versatilità e il talento di Botticelli nel dipingere sia opere sacre che profane, rendendolo una figura di spicco nel panorama artistico del suo tempo.
02
L'OPERA CHE HO SCELTO
La Primavera di Sandro Botticelli, realizzata tra il 1481 e il 1482, è una delle opere più celebri e misteriose dell'intero panorama artistico rinascimentale. Questo capolavoro è una tempera su tavola, attualmente conservata alla Galleria degli Uffizi, e la sua presenza è stata documentata già in un inventario del 1499, collocata sopra un letto nella stanza adiacente alla camera da letto di
Lorenzo di Pierfrancesco de' Medici.L'opera si svolge in un idilliaco boschetto primaverile, ricco di aranci e fiori, dove nove figure si muovono in piccoli gruppi. I personaggi includono Cupido, Venere, Mercurio, le tre Grazie, la figura della Primavera (Flora) e Chloris, che cerca di sfuggire a Zefiro, il vento primaverile. L'interpretazione della scena varia a seconda dei diversi livelli di lettura: mitologico, filosofico e storico.
Uno dei possibili riferimenti letterari per questa opera sono le Stanze di Poliziano, dove si accenna all'amore tra Giuliano de' Medici e Simonetta Cattaneo, moglie di Marco Vespucci. L'associazione con i Vespucci è anche legata al committente, Lorenzo di Pierfrancesco, e al suo matrimonio con Seramide Appiani nel 1482, che potrebbe aver ispirato la creazione del dipinto. La Primavera di Botticelli rappresenta
un'interpretazione sofisticata e personale del mito della nascita della primavera, con allegorie morali e religiose legate al neoplatonismo cristianizzato dell'epoca. Le figure sono cariche di simbolismo, rappresentando concetti come la purezza, la bellezza e l'armonia del creato, in sintonia con gli ideali dell'umanesimo rinascimentale.
I DETTAGLI
La Primavera di Botticelli non è solo un capolavoro estetico, ma anche un complesso simposio di significati allegorici e filosofici. Attraverso la rappresentazione di temi mitologici e naturali, l'opera esplora concetti di bellezza, amore e armonia, offrendo agli osservatori un'esperienza ricca e profonda che ancora oggi continua a suscitare interesse e ammirazione.
GRAZIE PER LA VISIONE!
In basso a destra sboccia una bellissima pianta di Iris, che simboleggia l’assoluta fiducia, l’affetto dell’amicizia, il trionfo della verità, ma soprattutto la saggezza e la promessa della speranza, l’ultima a fuoriuscire dal vaso scoperchiato da Pandora, dopo che tutti i mali si riversarono nel mondo, come narra la mitologia greca. Secondo alcune interpretazioni, il numero tre ricorrente nell’iris – i petali in posizione verticale, quelli girati verso il basso, i boccioli per stelo – rimanda a quello della Trinità, motivo per cui l’iconografia cristiana ha assunto questo fiore come simbolo di fede, di coraggio e di saggezza.
Dalla bocca di Chloris fuoriescono degli anemoni (l’estrema caducità dei fiori d’anemone (il cui nome potrebbe derivare dal sostantivo greco anemos/vento, come dal latino anima/soffio vitale) li ha resi simbolo della brevità delle gioie d’amore e anche dell’abbandono. Questi deliziosi fiori hanno sempre avuto un significato malinconico: per gli Egizi erano simbolo di malattia; mentre presso gli antichi Etruschi erano considerati il fiore dei morti, e tuttora le più vaste distese di Anemone coronaria, dai fiori color azzurro pallido, rivestono le necropoli etrusche situate nei dintorni di Tarquinia). tra le fronde degli aranci si intravedono piante di tasso e di mirto.
All’estrema destra del quadro si vedono delle piante di alloro: consacrato ad Apollo, l’alloro è stato ritenuto, fin dall’antichità il simbolo della gloria: corone d’alloro venivano poste sul capo ai vincitori delle guerre, dei certami poetici e delle Olimpiadi; venivano inoltre incoronati con serti d’alloro anche gli imperatori. Questo arbusto dal portamento elegante era considerato anche “pianta del sole”, e come tale posto nei giardini, a tutela delle abitazioni, nella speranza che venissero risparmiate dai fulmini.
Questa porzione comprende il capelvenere (indica un sentimento amoroso che non si ferma davanti alle avversità) e il papavero (che è stato accostato, probabilmente per la caducità delle sue corolle, all’idea di tradimento e di incostanza). Qui compaiono la nigella (pianta nota per le sue virtù medicamentose fin dall’antichità), la fragola, i muscari, la farfara. Gli arbusti alle spalle delle figure sono degli aranci, ritenuti simbolo di matrimonio perché si pensava fossero arance i frutti d’oro donati dalle Esperidi in occasione del matrimonio di Giove e Giunone. Qui vediamo dei Non-ti-scordar-di-me: attorno a questo fiore, di delicata bellezza, sono nate diverse leggende, una dice che il buon Dio dopo aver dato un nome a tutte le cose che popolano il creato udì una vocina che lo pregava di non dimenticarsi di lui: “Non ti scordar di me, o Dio” e Dio decise che il nome del fiore parlante sarebbe stato appunto “non ti scordar di me”. Altre leggende narrano di persone che si amavano costrette a separarsi che, nel momento dell’addio, raccolsero alcuni piccoli fiori azzurri promettendosi di pensarsi a vicenda ogni volta che avrebbero rivisto simili fiori.