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la storia della moneta

Ilaria Codenotti

Created on April 2, 2024

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Transcript

la storia

della moneta

di Ilaria Codenotti

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indice

7. Il sistema aureo

8. Bretton Woods

9. L'abbandono di ogni legame con l'oro

10. Valore della moneta

1. Le origini del nome "moneta"

11. Valore nominale della moneta

2. Il baratto

12. L'emissione di moneta da parte delle banche

3. La moneta merce

4. Metalli preziosi

13. La creazione di moneta da parte della banca centrale

5. La moneta di metallo prezioso

6. La nascita delle banconote

le origini della moneta

Nel 390 a.C. Roma si trovava sotto l'assedio dei Galli di Brenno; sulla cittadella del Campidoglio vi era il tempio di Giunone dove venivano allevate delle oche sacre alla dea. Una notte, al sopraggiungere dei Galli, le oche presero a starnazzare e svegliarono l'ex-console Marco Manlio che diede l'allarme. L'attacco fu quindi sventato grazie alle oche sacre. Manlio aggiunse al suo nome il cognomen Capitolinus. Da quel momento la dea Giunone acquisì l'appellativo di Moneta, dal verbo latino monere che sta per avvertire, ammonire, in quanto si credeva che avesse lei destato le oche per avvertire dell'arrivo dei Galli.

Successivamente, verso il 269 a.C., in prossimità del tempio di Giunone Moneta sul Campidoglio venne edificata la zecca che venne messa proprio sotto la protezione della Dea Moneta. A quel punto fu il linguaggio popolare a trasmettere l'appellativo della Dea dapprima alla zecca e poi a ciò che lì si produceva. Il nomisma dei greci ed il nummus dei latini divenne quindi moneta.

il baratto

All'inizio non si conosceva ancora l'uso della moneta allora usavano il baratto, ovvero lo scambio di beni o servizi contro altri beni o servizi. Ciò non ostante il venditore poteva scegliere di rifiutare il bene proposto per lo scambio e in tal caso il compratore non prendeva il bene richiesto, ma il baratto si usava anche per il bestiame o per gli schiavi.

la moneta merce

verificabilità, caratteristica che riduce le incertezze legate al pagamento e aumenta quindi l'accettazione di tali beni come mezzo liberatorio di pagamento; divisibilità, la moneta-merce deve essere in qualche misura frazionabile. Tali caratteristiche sono comuni a vari beni che sono stati usati come mezzi di pagamento anche fino alla metà del Novecento dai popoli senza scrittura: vari tipi di metalli (non solo oro ed argento, ma anche rame e ferro), il sale, le conchiglie nell'area del Pacifico (cauri), il tè, pezze di tessuto, pietre in diverse forme (nel mediterraneo neolitico, l'ossidiana era il più diffuso mezzo di scambio). Anche alcune grandi civiltà o comunque civiltà dotate di scrittura hanno continuato a utilizzare beni come moneta fino a tempi recenti o quando forme di monetazione alternative esistevano. Nel mondo latino aveva grande importanza il bestiame e gli schiavi; in Giappone, dove il riso è rimasto l'unità di conto dei grandi feudi fino all'abolizione degli stessi; nel 1868, in Islanda, di ogni merce si stabiliva l'equivalente in pesce secco fino al XIX secolo; ma anche la Cina ha utilizzato dei veri e propri lingotti, i tael d'argento, fino agli anni trenta del Novecento. La moneta dunque è una forma di pagamento astratta ed evoluta, ovvero una contropartita di un bene o servizio che sostituisce il baratto e offre al contempo un'ampia flessibilità d'acquisto di qualsiasi altro tipo di bene, anche frazionario, al prezzo del suo rispettivo valore, che è determinato dall'interazione di quattro fattori: costo di produzione, utilità, domanda e offerta.

Con la nascita di economie agricole, la maggiore sedentarietà ed organizzazione del lavoro resero sempre più evidente la necessità di un sistema di commercio più articolato del baratto. All'aumentare della frequenza degli scambi, diventa perciò necessario che subentri in gioco uno strumento accettato in pagamento da tutti gli operatori economici, consistente di fatto in beni con un proprio valore intrinseco. Tale moneta merce (o merce-campione o moneta naturale) poteva essere estremamente varia ma doveva possedere per fungere da mezzo di scambio (e quindi "moneta" in senso lato) alcune specifiche caratteristiche:non deperibilità, caratteristica che permette di conservarne il valore nel tempo (altrimenti verrebbe meno parte dell'accettazione) e ne favorisce la tesaurizzazione in attesa di scambi futuri desiderati ma incerti; disponibilità, per incentivarne la diffusione negli scambi, la quale a sua volta determina una diffusa accettazione, che a sua volta ne accresce ulteriormente la diffusione, innescando un meccanismo moltiplicativo. Ovviamente si intende qualcosa di diffuso ma non di abbondante in senso lato;

metalli preziosi

Nel sistema di scambio in merce assumono importanza i metalli i quali hanno una notevolissima resistenza rispetto al trascorrere del tempo, sono frazionabili a piacere mantenendo le stesse caratteristiche fisiche ed hanno un uso industriale di rilievo. Inizialmente i metalli erano utilizzati come moneta merce nella forma di lingotti o sbarre, od anche polvere; gli Ebrei usano dal II millennio a.C. come unità di peso il kikkar (anello), e verso la seconda metà del millennio apparvero i pani di rame egeo-cretesi, all'inizio rettangolari e poi più simili a una "doppia ascia", che circolarono fino al X secolo a.C. grazie agli scambi marittimi nel Mediterraneo orientale.Il sistema di pagamenti in metallo dà luogo a due inconvenienti. Innanzitutto chi riceve il lingotto in pagamento deve accertarsi che esso abbia il peso dichiarato. E perciò si deve sempre portare dietro una bilancia per effettuare il controllo. Inoltre c'è il rischio che il metallo non sia puro e perciò chi riceve il pagamento deve altresì portarsi dietro una pietra di paragone od altro strumento per verificare la purezza del metallo.

La moneta di metallo prezioso

Nel secolo successivo l'uso di coniare monete si è diffuso nell'Impero Persiano e nelle città greche. In alcune civiltà si è usato uno solo dei due metalli preziosi poiché per la legge di Gresham «In un Paese con due monete legali in circolazione, la cattiva scaccia la buona, quando il rapporto reale tra esse viene a mutare». In tale sistema le monete di maggior valore erano quelle auree e venivano spesso tesaurizzate. Le monete d'argento, di valore intermedio, erano utilizzate per le grandi transazioni commerciali. Aveva una funzione di garanzia per chi utilizzava le monete e li esonerava dai controlli. La zecca trattiene parte delle monete coniate per coprire le spese di coniazione e come signoraggio. L'impiego di monete metalliche d'oro o d'argento consente di regolare facilmente gli scambi internazionali perché i metalli preziosi sono accettati ovunque.

la nascita delle banconote

il problema nasce con la possibilità di controllare l'offerta di moneta. Più grande è il prodotto interno lordo di un paese, più numerosi sono gli scambi e maggiore è la quantità di moneta necessaria a regolarli. I primi ad emettere moneta cartacea furono i Cinesi durante il Medioevo. Intanto, durante il Trecento, i banchieri italiani e fiamminghi a fronte dei depositi in oro effettuati presso le banche stesse, cominciarono ad emettere titoli rappresentativi del credito in oro nei loro confronti, attribuendo al depositante/possessore del titolo il potere di scambiare queste cosiddette «lettere di cambio» presso un altro banchiere collegato col primo da legami d'affari, evitando così le spese e i rischi connessi al trasporto della moneta metallica , oppure il potere di utilizzare direttamente le monete cartacee come strumenti di pagamento .

il sistema aureo

Poco per volta si fa strada la regola secondo cui le autorità monetarie possono emettere moneta fino ad un valore massimo pari ad alcune volte il valore dell'oro detenuto. Le autorità monetarie possono così regolare la quantità di moneta in funzione dei propri obiettivi di politica monetaria, mentre le riserve di metalli preziosi servono a regolare i saldi nella bilancia dei pagamenti. Altre monete forti, quali il marco, il dollaro e lo yen, rimangono estranee all'area della sterlina e creano proprie aree monetarie, di più ridotte dimensioni.

Bretton Woods

Le riserve in oro delle singole banche centrali perdono il ruolo di primo piano giocato fino a quel momento e lasciano spazio al dollaro, come moneta alla base del sistema monetario internazionale. Pertanto le riserve delle banche centrali saranno da allora in poi costituite soprattutto da riserve valutarie nonché da titoli di stato esteri. A sua volta, però, il dollaro rimane convertibile in oro e la Federal Reserve conserva buona parte delle riserve auree mondiali nel «forziere-fortezza» di Fort Knox, nel Kentucky

L'abbandono di ogni legame con l'oro

Teoricamente qualunque metallo può essere riserva o materiale di conio della moneta. Il passaggio alle riserve si ha quando l'oro o il metallo di conio non è disponibile in quantità sufficienti per le monete che si vogliono emettere. Le autorità monetarie possono quindi emettere moneta nella quantità desiderata e non più in base alla quantità di oro o di altri metalli preziosi presenti nei propri forzieri.

Il valore intrinseco dello strumento non supera mai il valore nominale, per evitare un signoraggio negativo, un costo di produzione della moneta maggiore del ricavo che si ha spendendola, e perché gli utilizzatori sarebbero incentivati a fonderle per recuperarne il metallo, ovvero a usarle per uno scopo diverso dallo scambio.Il costo di una moneta elettronica dipende dalla necessità di addebitare ad un conto bancario e accreditare ad un altro una certa somma di denaro.

Valore della moneta

Per valore o potere d'acquisto della moneta si intende la quantità di beni e servizi che con essa si possono acquistare.

Valore intrinseco della moneta Il valore intrinseco di una moneta è il valore dello strumento usato come moneta. Esso dipende dal valore del bene che compone la moneta. Una moneta cartacea, come un biglietto da € 10, ha un valore intrinseco pari al costo per produrlo, vale a dire pari al costo degli inchiostri, della stampa, del trasporto dalla stamperia alla banca, dei diritti sul sistema anti-falsificazione, ecc. Allo stesso modo una moneta metallica, come la moneta da € 1, ha un valore intrinseco pari al costo per coniarla.

A rafforzare tale meccanismo basato sulla fiducia reciproca intervengono naturalmente tutti i sistemi anticontraffazione, che offrono ai cittadini una elevata probabilità che al denaro posseduto sia riconosciuto il valore nominale riportato su banconote e monete e non il valore intrinseco di biglietti e monete prive di valore legale. Potrebbero riconoscere ad essa un valore diverso solo se la banconota fosse falsa o se la banconota avesse valore in quanto interessante per i numismatici. Infine il potere d'acquisto stabile e giuridicamente riconosciuto della moneta è rilevante solo in quanto può essere rivolto a beni e a prodotti finanziari desiderati, che sono prodotti e offerti dal paese in cui circola quella moneta.

Valore nominale della moneta

Altra cosa è il valore nominale delle monete. Il valore di ciascuna moneta è quello segnato sulla moneta stessa. Questo implica per le autorità monetarie la libertà di emettere moneta nella quantità che esse ritengono adeguata ad un buon funzionamento del sistema dei pagamenti. La moneta non viene emessa a fronte di riserve di oro detenute dalla banca centrale, come avveniva in passato, né quindi può essere ceduta alla banca emittente in cambio di oro o di un altro bene. La circolazione della moneta e quindi il riconoscimento del suo valore nominale dipendono solo dalla fiducia che chi riceve in pagamento una certa quantità di denaro ha di poter cedere a sua volta tale denaro ad altri soggetti in cambio di altri beni e servizi. Questo «meccanismo fiduciario» garantisce che il valore nominale sia anche il valore reale della moneta.

L'emissione di moneta da parte delle banche

L'evoluzione dell'economia porta nel tardo Medioevo alla creazione, accanto alle monete metalliche, della moneta bancaria (da non confondere con la moneta bancaria intesa come il complesso degli strumenti di pagamento forniti oggi dalle banche, in aggiunta alla moneta legale in circolazione). Il deposito dell'oro in sovrappiù presso gli orafi, alcuni dei quali si trasformano in banchieri e prestano il metallo prezioso ricevuto e non trattenuto come riserva, favorisce la nascita di un sistema creditizio, nel quale le passività dei banchieri diventano moneta. Ogni banca finisce per emettere una propria moneta, che è accettata in pagamento, solo se la banca è ritenuta solvibile.

La creazione di moneta da parte della banca centrale

La molteplicità delle monete e degli emittenti, fonte di instabilità e di periodiche crisi finanziarie, viene affrontata a partire dal Seicento decidendo di concentrare il potere di emettere moneta nelle mani di un unico soggetto, la banca centrale. In tal modo si limita il potere di erogare credito da parte delle banche, che non possono superare il limite imposto loro dall'obbligo di detenere parte della raccolta sotto forma di riserve (oggi non più in oro, ma in attività estremamente liquide), e si attribuisce alla banca centrale il potere di rifinanziare le banche, quando occorra. Tale potere serve sia a far crescere l'offerta di moneta, attraverso l'aumento della base monetaria da parte della banca centrale, sia a garantire la solvibilità delle banche.

grazie per l'attenzione