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Le catacombe

Anna Meloro

Created on April 2, 2024

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Transcript

Il cubicolo della Velata
La Cappella Greca
La Madonna
Villa grande Villa piccola

https://www.latinacittaaperta.info/2020/11/06/archeotour-i-mausolei-ad-cumbas/

Le gallerie delle Catacombe di Priscilla vennero scavate nel tufo tra il II e il V sec d.c., fino a raggiungere una grandezza complessiva di 13 km di gallerie articolate su tre livelli con una profondità massima di 35 metri. le Catacombe di Priscilla ospitano 40.000 sepolture a causa della grande quantità di morti e martiri (tra cui sei papi incluso Papa Marcellino), e per questa ragione questo cimitero venne soprannominato Regina Catacumbarum, La Regina delle Catacombe. Il primo livello delle Catacombe di Priscilla, il più antico, si snoda in percorsi irregolari di gallerie, nelle cui pareti sono ricavati i loculi. Solo in questo primo livello, dove erano sepolti i Martiri, troviamo piccole stanze, i cosiddetti cubicoli, tombe di famiglie abbienti o di martiri, e gli “arcosoli“, altro tipo nobile di tomba, spesso decorati con pitture a soggetto religioso; tra questi i più caratteristici sono il Cubicolo della Velata e la Cappella Greca.

Sul soffitto di una nicchia che ospitava una tomba venerata, probabilmente di un martire, si è conservato uno stucco con dipinta la Madonna seduta col Bambino sulle ginocchia e accanto a lei un profeta Balaam che addita una stella. Dati stile e localizzazione si attribuisce la datazione del dipinto al III secolo perciò si ritiene che questa pittura sia, dopo l'Adorazione dei Magi nella Cappella greca, la raffigurazione della natività più antica a noi pervenuta.

Il cubicolo dei martiri che danno il nome alle catacombe – Pietro, un esorcista, e Marcellino, un presbitero – detto “dei santi”, è databile al tardo IV – inizi del V secolo d.C. Essi sono presentati insieme ai SS. Tiburzio e Gorgonio, altri due martiri venerati nelle catacombe della via Labicana, mentre acclamano Cristo, abbigliato con una tunica porpora e con un codice aperto tra le mani. Ai suoi lati sono raffigurati i Principi degli Apostoli, Pietro e Paolo e, in asse con lo stesso Cristo, vi è la sua trasposizione zoomorfa, l’Agnus Dei, posto sul monte da cui sgorgano i quattro fiumi paradisiaci.

Il cubicolo risale al III secolo e prende il nome da un affresco, molto ben conservato, di una lunetta che rappresenta una donna velata in atteggiamento orante, con le braccia volte in alto. La donna, verosimilmente lì sepolta, è quindi raffigurata anche in altri momenti significativi della sua vita: il matrimonio e la nascita di un figlio. Nelle altre volte del locale sono affrescati episodi dell'Antico Testamento (il salvataggio dei tre giovani ebrei dal fuoco, quello di Isacco dal suo sacrificio e quello di Giona dal mostro) a simboleggiare la salvezza grazie alla Redenzione. Al centro del soffitto, un affresco del Buon Pastore che reca un capretto sulle spalle.

Al di sotto della Basilica di San Sebastiano si trovano due complessi caratterizzati da splendide decorazioni ad affresco in ottimo stato di conservazione, tradizionalmente denominati “Villa Grande” e “Villa Piccola” La “Villa Grande”, databile al II secolo d.C., è costituita da nove ambienti in opera mista disposti intorno ad un cortile centrale. Ricchi mosaici e affreschi ad imitazione dei marmi policromi decorano pavimenti e pareti. Di particolare interesse una parete con rappresentazione di paesaggio marittimo con porto, su cui si conserva un graffito in lingua greca forse riferibile al legame tra il complesso e l’adiacente area sepolcrale. A quest’ultima afferisce con certezza la cosiddetta “Villa Piccola”, una struttura a due piani destinata allo svolgimento dei riti funerari e caratterizzata da pareti con eleganti affreschi con motivi decorativi entro sottili fasce rosse e verdi su fondo bianco, databili all’età severiana.

La cappella è un ambiente diviso in due parti da un arco e riccamente decorato con pitture in stile pompeiano risalenti al II secolo, finto marmo e stucchi. Le sue raffigurazioni, spesso ben conservate, rappresentano parecchi episodi dell'Antico e del Nuovo Testamento. Di particolare interesse l'Adorazione dei Magi, la Risurrezione di Lazzaro e la guarigione di un paralitico, che costituiscono alcune delle rappresentazioni più antiche a noi pervenute di questi episodi.

I cubicoli e gli affreschi Raccontano di miracoli, di storie Vetero e Neotestamentarie, come nel caso “della matrona orante” recentemente restaurata. Sulla volta, all’interno di una ricca cornice color rosso mattone, intervallata con inserti vegetali fioriti, vi è Daniele nudo e orante tra i leoni e la storia di Giona rappresentata in tre dei momenti principali: il profeta gettato in mare e ingoiato dal pistrice, poi sdraiato sotto il pergolato e, infine, seduto e pensoso sotto la pianta oramai secca. Al centro della volta vi è il nucleo del programma figurativo, costituito dal Buon Pastore, simboleggiante Cristo, con due pecorelle ai lati e una sulle spalle. Vi è anche la presenza di Noè orante nell’arca, raffigurata come una cassetta lignea, mentre la colomba con il rametto d’ulivo giunge in volo. Sulle pareti fa la sua comparsa il motivo del pavone, celebre simbolo cristiano per indicare l’immortalità, in quanto si credeva che le sue carni fossero incorruttibili dopo la morte. Le raffigurazioni, che rimandano alla salvezza, sono state pensate appositamente per far sì che i defunti qui sepolti avessero, in qualche modo, assicurato un aldilà paradisiaco.

Il cubicolo “delle stagioni”, costituisce un ulteriore monumento che si distingue per la sua ricchezza di immagini. Databile intorno alla prima metà del IV secolo d.C., trae il suo nome dalle motivazioni stagionali collocate agli angoli della volta: le personificazioni dell’estate, della primavera, dell’autunno e dell’inverno osservano lo svolgersi del ciclo di Giona. Vi sono inoltre quattro oranti, due donne e due uomini, probabilmente riconducibili ai defunti proprietari del cubicolo. Lo spazio centrale della volta è nuovamente occupato dal Buon Pastore, mentre ogni spazio tra le sepolture è affrescato: vi è rappresentata la moltiplicazione dei pani, seguita da personaggi come Giobbe, Mosè che percuote la rupe per farne scaturire la sorgente d’acqua e Noè nell’arca che attende la colomba.

Le catacombe dei SS. Pietro e Marcellino si distinguono anche per le numerose rappresentazioni riguardanti i banchetti: uomini e donne sono sdraiati o seduti intorno a queste mense dalla forma di sigma lunato, con un tripode sormontato da grossi piatti con cibarie che compare in posizione centrale. I servitori si accingono a porgere le bevande all’interno di coppe. È questo il caso dell’arcosolio di Sabina, oppure di Irene e di Agape.