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Ottavia Penna Buscemi
Giulia Torrisi
Created on April 2, 2024
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Transcript
Ottavia Penna Buscemi
una delle donne che pose le basi della nostra Costituzione
Elaborato svolto da Giulia Torrisi
La vita
Ottavia Penna nasce a Caltagirone il 12 aprile 1907 dal barone Francesco Penna originario di Scicli e dalla duchessa Ignazia (Ines) Crescimanno di Caltagirone. Dopo i primi insegnamenti ricevuti, come di consuetudine nelle famiglie aristocratiche, dalle istitutrici di casa, Ottavia prosegue gli studi nei collegi di Poggio Imperiale in Toscana e di Trinità dei Monti a Roma. Nel 1933 sposa Filippo Buscemi dal quale avrà tre figle.
Gli ideali
Ottavia Penna vuole affiancare ai suoi ideali monarchici la necessità pratica di migliorare gli standard di vita dei meno fortunati, battendosi con forza per l’emancipazione femminile, la parità dei sessi e il sostegno ai più poveri. La sua storia "politica", infatti, inizia durante la prima guerra mondiale nell’entroterra siciliano, quando si addentra fra le campagne per sottrarre dalle masserie dei baroni i sacchi di grano destinati al mercato nero, e distribuirli invece ai meno abbienti. È per questo che il primo soprannome di Ottavia Penna diventa ben presto "la giustiziera della notte". Nel mentre attira su di sé l’ostilità di certi ambienti religiosi per via della sua vicinanza a Guglielmo Giannini, giornalista satirico che nel 1944 promuove il Fronte dell’uomo qualunque di stampo anticomunista, antifascista e più in generale antipolitico.
Mossa dall’intento di cambiare le sorti dell’Italia, e in particolare di quella del Sud, Ottavia Penna Buscemi si candida allora per le elezioni dell’Assemblea Costituente del 2 giugno del 1946, inserendo il suo nome in quello del Fronte e ottenendo 11.675 voti per il collegio di Catania: tante preferenze le valgono un’elezione quasi inaspettata , grazie a cui entra a far parte a pieno titolo del piccolo gruppo di Madri Costituenti a cui si deve la stesura della Costituzione, a fronte di 21 donne (fra le quali solo lei è esponente della destra) contro 556 uomini.
La carriera
La sua passione per la res publica la porta a lottare fino alla fine con le sue colleghe per inserire nell’Articolo 3 della Costituzione il respingimento di ogni forma di discriminazione anche di sesso. E il passo successivo è la sua candidatura alla prima Presidenza della Repubblica Italiana da parte dello stesso Giannini, che la definisce "Una donna colta, intelligente, una sposa, una madre". Nello stupore generale, la filomonarchica progressista e femminista viene effettivamente votata dai grandi elettori, raggiungendo addirittura la terza posizione (con 32 preferenze) dopo Enrico De Nicola (396 preferenze) e Cipriano Facchinetti (40 preferenze).
La stampa e i deputati non vedono però di buon occhio la sua ascesa e si beffano di lei in quanto donna, mancando pure di invitarla a un ricevimento dedicato alle 21 onorevoli della Costituente.
Delusa dalla corruzione generale e dai compromessi cui si piega ben presto perfino Giannini, la baronessa lascia comunque la politica dopo essersi candidata alle amministrative del 1953 nel suo Comune natale. Ritiratasi nel suo palazzo di Caltagirone, si ostinerà a chiamare il neo-Stato italiano "quella repubblica" e ad applicare a testa in giù i francobolli sulle buste in segno di protesta fino alla morte, avvenuta il 2 dicembre 1986 nel disinteresse generale. Solo nel 2008 è stata poi posta in sua onore una lapide sulla casa di famiglia, mentre intanto nasceva un’associazione dedicata a lei con l’obiettivo di tutelare i diritti "delle donne e dei bambini nelle situazioni di disagio, di violenza e di emarginazione attraverso la reale promozione e integrazione sociale e lavorativa, la diffusione della cultura di parità di genere, l’affermazione delle donne nella politica e nelle istituzioni".
Grazie per l'attenzione!
Fonti utilizzate :https://www.fondazionenildeiotti.it/pagina.php?id=422https://www.palermoviva.it/ottavia-penna-buscemi-la-baronessa-robin-hood/