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8 settembre - alassio
Giovanni Lunardon
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Transcript
DAL 25 LUGLIO ALL' 8 SETTEMBRE 1943:gli Italiani di fronte alla "scelta della scelta"
IL CONTESTO
- 10 luglio 1943: inizia lo sbarco anglo-americano in Sicilia
- 24 luglio 1943: riunione straordinaria del Gran Consiglio del Fascismo con all’ordine del giorno il documento primo firmatario Grandi che proponeva il ripristino dello Statuto Albertino (e di fatto le dimissioni di Mussolini). Il documento Grandi viene approvato con 19 voti a favore, sette contrari e un astenuto
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IL CONTESTO
• 25 luglio 1943: nel pomeriggio Mussolini porta al Re la deliberazione approvata dal Gran Consiglio. Il Re, senza commentare, impone le dimissioni a Mussolini e lo fa arrestare da alcuni ufficiali dei carabinieri all’uscita da Villa Savoia. Mussolini viene tradotto prima a Ponza e poi a Campo Imperatore sul Gran Sasso. La notizia della caduta di Mussolini viene diramata via radio alle 22.45. • 26 luglio 1943: il Maresciallo Badoglio, incaricato dal Re di formare il nuovo Governo, nel messaggio diramato alla nazione dichiara che “la Guerra continua”. Nella notte tra il 26 luglio e il 27 luglio due divisioni tedesche di SS penetrano in Italia passando dal Brennero; due settimane dopo saranno seguite da altre sei divisioni
IL CONTESTO
• 31 luglio 1943: iniziano snervanti trattative tra il Governo italiano e le forze alleate per giungere ad un armistizio: i colloqui riservati si svolgono a Roma e ad Algeri • 3 settembre 1943: a Cassibile, vicino a Siracusa, il Governo italiano, rappresentato dal Generale Castellano, firma l’armistizio con le forze alleate, rappresentate dal Generale Bedell Smith. L’armistizio non ancora reso pubblico, prevedeva la resa incondizionata dell’Italia e quindi la fine della guerra al fianco della Germania nazista
IL CONTESTO
• 8 settembre 1943: dopo che il Generale Eisenhower ha dato comunicazione alla radio americana dell’armistizio finalmente anche il maresciallo Badoglio alle 19.45 annuncia via radio agli Italiani l’armistizio raggiunto con le forze alleate, precisando che “ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle Forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza”
• 9 settembre 1943: il Re, la corte, Badoglio, il Governo e i principali dirigenti della pubblica amministrazione italiana abbandonano Roma al suo destino e si mettono al riparo prima a Pescara e poi a Brindisi, al di qua della linea del fronte presidiato dalle forze alleate, lasciando di fatto il popolo italiano e soprattutto l’esercito senza direttive, allo sbando e alla mercè dei Tedeschi
• 9 settembre 1943: le forze antifasciste, (il Partito d’Azione, il Partito comunista, il Partito socialista, il Partito della Democrazia Cristiana, il Partito Liberale e il Partito democratico del Lavoro) proprio nel giorno dell’abbandono del Re, si riuniscono a Roma e danno vita al Comitato di Liberazione Nazionale, fermamente decise a coordinare la Lotta di resistenza contro i nazisti e i fascisti
IL CONTESTO
• 10 settembre 1943: i Tedeschi occupano Roma• 11 settembre 1943: il Feld maresciallo tedesco Kesserling con una propria ordinanza, dichiara quello italiano territorio di guerra e le truppe italiane nemiche • 12 settembre 1943: Mussolini viene liberato dai Tedeschi a Campo Imperatore e portato a Monaco di Baviera dove Hitler gli chiede di tornare in Italia a formare un Governo contrapposto a quello del Re e di Badoglio asservito alla Germania nazista
IL CONTESTO
• 27 settembre 1943: a Forlì presso la Rocca delle Caminate Mussolini annuncia la nascita della Repubblica sociale italiana (RSI), la cui istituzione sarà poi perfezionata a Salò il 27 novembre 1943 • 13 ottobre 1943: da Bari, dove si è insediato, il Governo Badoglio (dopo la Liberazione di Napoli a seguito di una insurrezione popolare, al fianco delle forze alleate, il 1 di ottobre) dichiara ufficialmente guerra alla Germania nazista. L’Italia dunque diventa a tutti gli effetti co-belligerante con Inglesi e Americani contro i tedeschi e i loro alleati repubblichini per l’indipendenza e la libertà del suo popolo • 9 novembre 1943: viene emanato il primo dei bandi Graziani per costituire l’esercito della RSI sulla base di una chiamata di leva obbligatoria rivolta ai giovani delle classi 1923-24-25: dei 180.000 richiamati alla leva solo 87.000 si presentarono, tutti gli altri disertarono e molti fuggirono raggiungendo le formazioni partigiane
LE FORZE IN CAMPO IN LIGURIA
L'ESERCITO ITALIANO
L'ESERCITO TEDESCO
I reparti di stanza nell'area ligure-piemontese consistevano in due Reggimenti di fanteria e uno di artiglieria con una dotazione di organico da un massimo di 14000 uomini ad un minimo di 4000 (era la riserva della IV Armata impegnata in Savoia e in Provenza)
Poteva contare su tre reggimenti di fanteria dipendenti dall'87^ Corpo d'Armata e su un numero elevato di automezzi e carri armati
L'INIZIODELL'OCCUPAZIONE
Alle ore 22 dell'8 settembre veniva diramato l'ordine del generale Rommel di disarmare le truppe italiane
LE OPERAZIONI MILITARI
Tra la notte dell'8 e la mattina del 9 la 76^ Divisione si dirigeva su Genova e Savona: dopo aver valicato il Turchino, occupava le due città e procedeva indisturbata lungo la costa fino a Ventimiglia
La 94^ Divisione, dopo aver disarmato le forze italiane tra Piacenza e Alessandria, all'alba del 9, scendeva da Alessandria verso Carcare e poi verso Ceva e Garessio per calare infine nella riviera di Ponente
La 305^ Divisione si occupava di estendere il controllo germanico nella provincia di La Spezia
Di fatto nella serata del 9 tutta la Liguria si poteva considerare sotto controllo tedesco
GLI SCONTRI ARMATI DEL 9 SETTEMBRE
Ad Ormea, tra le 19 e le 21.30 del 9, si sviluppa una vera e propria battaglia tra un altro battaglione della 94^ Divisione disceso da Garessio lungo la Statale 28 e un gruppo di reparti del 41^ Reggimento di fanteria del Regio Esercito conclusosi con il successo delle truppe tedesche
Sul Colle di San Bernardo, verso le 15 del 9, si sviluppò un nuovo scontro tra un battaglione della 94^ Divisione tedesca e alcuni reparti della 201^ Divisione costiera provenienti da Albenga. Lo scontro si conclude con la resa dei reparti italiani la sera del 9
A Priola, sul confine tra Piemonte e Liguria, verso le ore 11 del 9, avviene un primo scontro tra militari tedeschi della 94^ Divisione e soldati italiani, che vengono dispersi
La Resistenza si organizza
Il giorno stesso della fuga della Corte e del Governo da Roma (9 settembre) si forma a Roma nel pieno della battaglia di Porta San Paolo il Comitato di Liberazione nazionale con il concorso di tutte le forze antifasciste. In quello stesso giorno, nel pomeriggio, a Genova, in Via XX Settembre, si riunisce (e si costituisce) il Comitato di Liberazione nazionale genovese che decide la nuova linea d’azione: “resistenza armata per la cacciata dei Tedeschi e dei fascisti” . A Savona si riunisce fin dal mattino del 9 il Comitato d’azione antifascista che come in tutt’Italia si era costituito dopo il 25 luglio. Vi presero parte Cristoforo Astengo, che ne aveva la Presidenza, Francesco Bruzzone, Umberto Panconi, Giuseppe Musso, Antonio Zauli e Felice Piccardo per il PRI, Giovanni Clerico, Corrado Ferro, Carmelo Speranza e Francesco De Salvo per il PSIUP, Giovanni Rosso, Dante Pasi, Giuseppe Ghiso e Agostino Siccardo per il PCI, Luigi Gagliardi e Leopoldo Fabretti per la DC. IL CLN savonese e il primo Comitato militare provinciale antifascista si formeranno a novembre del 1943.
I primi nuclei della Resistenza savonese
Altri due gruppi nascono nel vadese-quilianese: sono il gruppo delle Tagliate (sopra Segno) a cui danno vita Pietro Morachioli, Giuseppe Amasio, R. Barsotti, B. Poggianti e altri e quello del Tecciò del Tersè (tra Roviasca e Montagna) cui danno impulso Francesco Calcagno, Gino De Marco, Sergio Leti, G. Lagorio e altri
Il primo gruppo di "ribelli" si costituisce a Santa Giulia, frazione di Dego, con Mario Sambolino (comandante militare), Gin Bevilacqua (commissario), Ugo Piero (adetto ai collegamenti con le SAP), Pietro Toscano, G. Recagno, Nino Bori, Aldo Tambuscio e altri
Un secondo gruppo si forma a Montenotte con G. Carai, A. Sibaldi, G. Aglietto, F. Bazzano, Libero Bianchi, Angelo Tambuscio e Augusto Bazzino
Gli eccidi della Madonna degli Angeli e di Valloria
Il 5 aprile 1944 il Prefetto Mirabelli dispone la fucilazione in località Valloria, come rappresaglia per il presunto assassinio di un soldato tedesco, 13 antifascisti: Antonini Paolo, Baldo Lorenzo, Bovani Nello, Casalini Giuseppe, De Salvo Matteo, Falco Francesco, Gaggero Mario, Galli Angelo, Gatti Edoardo, Rambaldi Giuseppe, Salvo Pietro, Sanvenero Arturo, Tambuscio Aldo.
La mattina del 27 dicembre 1943 al Forte della Madonna degli Angeli vengono fucilati per rappresaglia "quali mandanti morali dell'attentato della stazione" Cristoforo Astengo, Renato Wullermin, Francesco Calcagno, Carlo Rebagliati, Arturo Giacosa, Aurelio Bolognese e Aniello Savarese
Nello Bovani
Nato a Savona il 14 febbraio 1913, operaio, coniugato, con prole, dopo il 25 luglio del 1943 si attiva per costituire a Varazze una cellula comunista. Dopo l'8 settembre, dopo una breve permanenza a Vicoforte (Mondovì), si aggrega al nucleo di Montenotte. Successivamente rientra a Savona per dedicarsi ad azioni di sabotaggio in città. Individuato dalla polizia fascista nel gennaio del 1944 ritorna a Montenotte e poi raggiunge il gruppo delle Tagliate con Aldo Tambuscio. Il 16 marzo del '44 a seguito di una delazione Bovani e Tambuscio furono intercettati dai Carabinieri e dopo un conflitto a fuoco furono arrestati. Ferito ad una gamba venne ricoverato presso l'Ospedale San Paolo di Savona e poi incarcerato nel carcere di Sant'Agostino il 4 aprile. All'alba del 5 aprile venne fucilato in Valloria insieme a Tambuscio e ad altri undici patrioti per rappresaglia ad opera di un plotone di SS
Il documento de-secretato sull'eccidio di Valloria
Nel rapporto n. 08838 della Squadra Politica della Questura di Savona che indagava sui criminali di guerra che avevano agito a Savona nel periodo dell’occupazione germanica, parlando del Mirabelli si precisa: «In seguito ad un attentato effettuato contro la sua residenza, a Villa Gavotti, sita in frazione Zinola, ed in seguito alla morte avvenuta accidentalmente di un militare tedesco, successa in località Villetta» (dove, in via Genova, era la sede delle SS di stanza in città), «si fa presente che tale militare perì in uno scontro tra due pattuglie, una tedesca ed una italiana, che non essendosi riconosciute si aprirono vicendevolmente il fuoco» (a margine di questa nota fu però meglio precisato: «le due pattuglie erano tedesche»); «il Mirabelli, per accattivarsi le simpatie dei Tedeschi, accondiscese a che venissero passati per le armi, dietro convocazione del Tribunale Speciale, tredici persone già in loro possesso in qualità di ostaggi; tale esecuzione venne effettuata da militari tedeschi in località Valloria il 5 aprile 1944».
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Il ruolo delle SS
In base alle ricerche da lui effettuate, in virtù dell’esame dei documenti esaminati presso il Bundesarchiv di Berlino, è emerso che il capo delle SS presenti a Savona in quel periodo, in carica a partire dal 15 marzo del 1944, era il trentaduenne maresciallo austriaco Max Ablinger, in precedenza coinvolto in altri eccidi nel territorio genovese, tra cui certamente quello di Masone. Ablinger, che è morto ad Innsbruck, in Austria nel 2000 all’età di 87 anni, senza mai esser stato processato per i crimini compiuti in Italia, fu responsabile anche della deportazione di venti ebrei, tra cui diversi bambini, prelevati dal “campo” di Calvari, in Fontanabuona e trasferiti ad Auschwitz, dove morirono per gli stenti e i patimenti subiti. Alla luce del ruolo ricoperto a Savona in quell’inizio di aprile del 1944, è certo che Max Ablinger ebbe un ruolo fondamentale nella decisione di passare per le armi i tredici ostaggi detenuti nel carcere di Sant’Agostino, venendo sostenuto attivamente e in modo principale dal Capo della Provincia Filippo Mirabelli. Una decisione, va rilevato, che rientra a pieno titolo nei crimini di guerra, essendo stati fucilati tredici Italiani, a differenza dei dieci che era previsto venissero passati per le armi per ogni Tedesco che fosse stato ucciso.
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Emilio Vecchia
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Nato il 12 dicembre 1924 a Castelleone (CR), residente a Castelleone, già militare della San Marco passato alla Resistenza, divenne partigiano nella Brigata "Buranello" Divisione d'Assalto Garibaldi Ligure- Alessandria (poi "Mingo") il 15 settembre 1944. Venne fucilato dai San Marco a Casanova di Varazze il 24 novembre 1944. Gli venne intitolata una Brigata di Giustizia e Libertà, chiamata "Patria-Emilio Vecchia", dipendente operativamente dalla Divisione Garibaldina "Mingo"
I PRECEDENTI DELLA RESISTENZA INGAUNA
Agli albori dell'antifascismo ingauno si collocano due figure entrambi volontari in Spagna dalla parte della Repubblica: Attilio Strazzi, detto Mingo, eroe morto in Spagna nel 1937 e storico punto di riferimento dei primi nuclei comunisti albenganesi, e Tommaso Carpino, perseguitato dai fascisti negli anni '20, in Spagna nel '36 dove venne ferito in combattimento, rifugiato in Francia dove veniva arrestato e rimpatriato nel '41, confinato a Ventotene e poi liberato nell'agosto del '43
I PRECEDENTI DELLA RESISTENZA INGAUNA
Ad Alassio, dove operava dal 1932 una cellula clandestina del Partito Comunista, agiva sempre in clandestinità la tipografia Antonio Stalla, sita in via XX Settembre in cui si stampavano volantini antifascisti che venivano diffusi a Milano, Genova e Torino. Nel 1936 l'OVRA scopriva questa rete e la tipografia e arrestava tutti i membri della cellula clandestina: Palmieri, Portonero, i tipografi Virgilio, Libero e Bruno Stalla, Enrico Del Ventisette, Giovanni Sibelli e Angello Martino. L'accusa era "associazione comunista e propaganda sovversiva". Palmieri dopo due mesi di carcere duro a San Vittore, venne condannato a sedici anni di carcere, Portonero a dodici, (uscì poi nel '44 per indulto) i fratelli Stalla a cinque anni, Enrico Del Ventisette a cinque anni di confino in Calabria, Sibelli e Martino alla sorveglianza speciale in Alassio.
LA FORMAZIONE DEI PRIMI CNL NEL PONENTE SAVONESE
Alassio: il primo CNL nato nel Ponente ligure è quello di Alassio, nel novembre del 1943. Ne erano membri: Luigi Cattelani per la DC, l’ing. Galanti per il PRI, Custer per il PLI, il dr. Deaglio per il Partito d’Azione e Giovanni Sibelli per il PCI. Essendo quest’ultimo impegnato nel coordinamento delle operazioni militari era coadiuvato presso il CNL dal geom. Gino Ferrrando, dal dr. Robutti, futuro Sindaco della Liberazione, e da Carlo Chiolini.
LA FORMAZIONE DEI PRIMI CNL NEL PONENTE SAVONESE
Albenga: un primo Comitato Antifascista si forma già l’indomani dell’8 settembre: è composto da Guido Enrico, figlio di Isidoro, già Vicesindaco di Albenga negli anni ’20, Ferdinando Canepa, G.B. Ferro, Giuseppe Gambetta, Giovanni Rovelli, Pierino Melani, Libero Emidio Viveri, Domenico Amari, Domenico Ferrera, Virgilio Tesi, Emilio Baletti, Andrea Ciampi, i fratelli Spotorno e G.B. Strazzi. Le prime riunioni si tenevano in Regione Stanchere presso una casupola di proprietà di Guido Enrico. Lì erano occultate armi e munizioni ed era operante un ciclostile per stampare i primi volantini inneggianti alla lotta antifascista.
LA FORMAZIONE DEI PRIMI CNL NEL PONENTE SAVONESE
Albenga: il vero e proprio CNL si forma, dopo Alassio, nel novembre del 1943 e si riunisce in località Bra di Albenga nella casa colonica denominata “dei Cipressi” di proprietà di G. B. Berrino. Le prime riunioni clandestine vedono la presenza di Domenico Amari (Siro o Dalmato), Bruno Amadori (Piero), Giovanni Guazzini (Franco), Giuseppe Simoncini (Primula) e Libero Emidio Viveri (Umberto). Nella fase di allargamento a tutti i partiti antifascisti aderirono anche Emanuele Della Valle e il figlio Benedetto per il PLI. Il CNL di Albenga, destinato a diventare presto un CNL comprensoriale, mantenne frequenti rapporti in particolare con il CNL alassino e con quello imperiese, sorto però più tardi nel febbraio 1944. Nella fase di pieno sviluppo arrivò a contare 32 nuclei di riferimento, tra CNL locali e Sap, sparsi nell’albenganese e nelle zone limitrofe.
ALCUNE FIGURE DI PARTICOLARE RILIEVO NELLA RESISTENZA DEL PONENTE
Domenico Amari: ex tenente del 29 ^ Reggimento Artiglieria in Albenga, con una famiglia di prefetti e servitori dello Stato alle spalle, divenne commissario prefettizio di Albenga il 27 settembre del 1943. Entrato presto in urto con gli occupanti tedeschi, l’11 novembre subisce un arresto e un breve sequestro a scopo intimidatorio ad opera di graduati germanici nei locali del Palazzo comunale di Alassio. Il 12 novembre presenta le sue dimissioni irrevocabili da commissario prefettizio. Passerà presto alla clandestinità con il nome di battaglia di Siro o Dalmato (in omaggio alle origini mitteleuropee della famiglia) divenendo presto uno dei più eminenti protagonisti del CNL comprensoriale albenganese e guidando l’attività clandestina della Sap albenganese insieme con Viveri (Umberto) e Guazzini (Franco).
ALCUNE FIGURE DI PARTICOLARE RILIEVO NELLA RESISTENZA DEL PONENTE
Felice Cascione: nato ad Imperia nel 1918, si laurea in medicina e chirurgia a Bologna nel 1942 (da qui il suo nome di battaglia “U Megu”). Attivo antifascista dal 1940 finì in carcere durante il Governo Badoglio per aver partecipato a manifestazioni popolari dopo la caduta del Fascismo. Dopo l’8 settembre sale in montagna e dà vita al primo nucleo di partigiani del Ponente Ligure in località Magaietto a Diano Castello, inizialmente con altri 13 giovani, poi, dopo i bandi Graziani, diventeranno 45. Dopo la morte del partigiano Walter Berio, la prima di una lunga serie di vittime dei nazifascisti, il gruppo di Cascione si sposta a novembre in una trentina di uomini in località “Vota Grande” nella parte alta della Valle di Andora oltre il Passo della Colla (è qui che Cascione incomincia a comporre sulle note di Katiusha la canzone Fischia il Vento). Dopo lo scontro armato di Montegrazie (nella Valle di Porto Maurizio) la banda Cascione si sposta nel Casone dei Crovi nei boschi a monte del borgo di Curenna sotto il Monte di Castel dell’Ermo (23 dicembre), dove porta con sé due prigionieri fascisti: il tenente Luciano Di Paolo e il milite Michele Dogliotti.
ALCUNE FIGURE DI PARTICOLARE RILIEVO NELLA RESISTENZA DEL PONENTE
Felice Cascione: Il giorno di Natale del ‘43 dopo aver cantato per la prima volta in pubblico Fischia il Vento all’uscita da messa il gruppo di Cascione ospita per il pranzo di Natale il gruppo di albenganesi di Alto. Il 31 dicembre gli albenganesi ricambiano l’ospitalità invitando Cascione e i suoi partigiani ad Alto. Il 6 di gennaio Cascione raccogliendo la proposta dei partigiani albenganesi lascia i boschi di Curenna e si trasferisce ad Alto. Il 7 gennaio fuggono i due prigionieri. Uno rimane ferito ma l’altro, Dogliotti, riesce a scappare. Cascione e i suoi si stabiliscono a “Case Fontane” lungo la mulattiera da Alto a Ormea in Val Pennavaire, poco a sud di Rocca Asperiosa, alle pendici del Monte Dubasso. A questo punto le due formazioni (quella di Cascione e quella degli albenganesi) si uniscono dando vita ad un unico gruppo di una settantina di persone. Il 27 gennaio una colonna di tedeschi e di fascisti sale verso “Case Fontane”: nello scontro a fuoco Cascione rimane ferito e viene catturato. Un milite fascista lo uccide barbaramente colpendolo in fronte con un colpo di pistola ponendo così fine prematuramente alla sua eroica esistenza
I PRIMI NUCLEI DI PARTIGIANI DI MONTAGNA NEL PONENTE LIGURE
Gli Albenganesi: il primo nucleo di partigiani albenganesi si forma ad Alto (Cuneo), dopo un primo passaggio a Bastia. Ne fanno parte inizialmente Franco Salimbeni (Franco), Federico Galizia (Jolly), Piero Enrico (Piero Lalin), Piero Melani, G. B. Strazzi, Domenico Terrera (Zio) e un disertore polacco dell’esercito tedesco, Joseph, oltre ad un gruppo di giovani finalesi. Erano in stretti e costanti contatti con la Sap di Albenga e in particolare con Libero Emidio Viveri. Il primo contatto tra il gruppo albenganese e il gruppo di Cascione avviene nei boschi di Curenna presso il Casone dei Crovi a metà dicembre del 1943, quando Franco Salimbeni e Giuseppe Mazzotti (Pippo) incontrano “U Megu” e i suoi uomini e ascoltano per la prima volta “Fischia il Vento”. Il giorno di Natale del 1943 Cascione invita a Curenna tutto il gruppo albenganese per il pranzo di mezzogiorno ospitati nelle case di alcuni contadini del luogo.
I PRIMI NUCLEI DI PARTIGIANI DI MONTAGNA NEL PONENTE LIGURE
Gli Albenganesi: La notte del 31 gennaio sono questa volta i partigiani di Cascione a raggiungere ad Alto gli Albenganesi, che restituiscono l'ospitalità. Il trasferimento del gruppo Cascione ad Alto data 6 gennaio: si procede alla distribuzione di generi alimentari agli abitanti di Nasino, poi ancora una volta i partigiani festeggiano insieme. Con loro è presente anche Viveri. Nei giorni immediatamente successivi alla fuga dei prigionieri (7 gennaio) avviene la formale unificazione dei gruppi (una settantina di uomini) che durerà fino al barbaro assassinio di Cascione (27 gennaio). Poi la temporanea “diaspora” di questi primi “ribelli” che confluiranno nel corso dei primi mesi del ‘44 nelle più strutturate divisioni garibaldine, a partire dalla II Divisione della Liguria, quella guidata dall’eroico commissario savonese Libero Briganti (Giulio), morto ad Upega il 17 ottobre del 1944 e dal comandante Nino Siccardi (“U curtu”), Divisione che non a caso porterà il nome di Felice Cascione
I PRIMI NUCLEI DI PARTIGIANI DI MONTAGNA NEL PONENTE LIGURE
Gli Alassini: uno dei primi alassini a salire in montagna è Giuseppe Arimondo, ex ufficiale di artiglieria, reduce da Trieste, il quale raggiunge i partigiani albenganesi ad Alto alla fine di settembre del 1943 (avrà diversi nomi di battaglia: Pippo, Elio, Mingo e da ultimo la sigla in codice D 33). Con lui sale anche Giovanni Sibelli che però in montagna rimane per poco tempo, richiamato ad Alassio per dare il proprio contributo al locale CNL, alla strutturazione del PCI in clandestinità e per coordinare le operazioni locali dei sappisti. “Pippo” incontra e conosce Cascione nel periodo in cui quest’ultimo cerca contatti con il gruppo degli Albenganesi (inizi dicembre del ’43). Pochi giorni prima dell’uccisione di Cascione “Pippo” si trova ad Alassio (dove scendeva spesso per garantire ai partigiani in montagna approvvigionamenti di armi e di viveri); qui incontra con Sibelli Virgilio Stalla e Angelo Martino, pionieri del PCI alassino, in una riunione a cui partecipa Giancarlo Pajetta (“Nullo”), ispettore militare che percorre la Liguria nella sua lunghezza per coordinare la nascita e lo sviluppo delle prime squadre partigiane comuniste, le future brigate garibaldine. Le indubbie doti militari e logistiche di Arimondo ne favoriranno il passaggio nel ’44 al SIM, il Servizio di Informazione della Resistenza con il nome di battaglia D 33: anche con l’intelligence si combatte la lotta partigiana.
L'ATTUALITÀ DELL' 8 SETTEMBRE
Perché si può parlare della “scelta della scelta” a proposito dell’8 settembre e perché anche noi siamo chiamati quotidianamente a confermare quella scelta: la difesa della democrazia non è mai un dato acquisito per sempre
L'ATTUALITÀ DELL' 8 SETTEMBRE
• La difesa della Patria è un valore comune degli Italiani così come l’antifascismo non è un valore di parte ma è il tessuto connettivo della nostra democrazia • Oggi la nostra scelta è difendere e attuare i valori scritti nella nostra Carta costituzionale: la parte dei valori della nostra Costituzione è chiamata anche parte programmatica perché gran parte delle indicazioni in essa contenute non è ancora realizzata e necessita di una “battaglia civile continua”. La nostra Resistenza è difendere e attuare i valori della costituzione ad uno ad uno: vale per il diritto al lavoro, per l’uguaglianza, per la progressività del nostro sistema fiscale, per la sanità, per la scuola, per la stessa unità nazionale, per la difesa della Costituzione medesima che può essere aggiornata ma non stravolta.
L'ATTUALITÀ DELL' 8 SETTEMBRE
La lezione più grande però dell’8 settembre consiste nel valore della partecipazione alla vita democratica del Paese: Gramsci diceva di “odiare gli indifferenti” e faceva l’elogio della “partigianeria”. Solo partecipando alla vita democratica del nostro Paese possiamo pensare di migliorarlo e di tenere accesa la fiammella che ha animato il sacrificio dei tanti che si sono immolati per noi per donarci il nostro bene più grande quello di essere liberi
L'ATTUALITÀ DELL' 8 SETTEMBRE
• Infine teniamoci stretti i giovani e abbiamo fiducia in loro: non è vero che sono lontani della politica e dalle istituzioni. E’ vero il contrario: la politica e le istituzioni sono lontani da loro. Ma non c’è futuro7 senza un ruolo forte delle nuove generazioni. Proviamo a pensare alla società con i loro occhi e lasciamo che siano i giovani i padroni del loro tempo. Creare un Paese a misura dei giovani dovrebbe essere la prima priorità per un Paese che non vuole morire