Smartphone: un decalologo per la "salute digitale" di bambini e ragazzi
Esame di Stato
A.S. 2023/2024
GiacomoBregliano
Musica: Dalla nascita, allo streaming
Scienze: I danni alla salute
Inglese: Steve Jobs
Italiano:
Storia: Il telefono di Hitler
Geografia: Silicon Valley
Tecnologia: Luce blu e raggi Uv
Francese: Divieto uso smartphone a scuola
Arte: Surrealismo, Dalì
5 novembre 2019 Adolescente muore per le troppe ore trascorse a giocare ai videogiochi. Un adolescente thailandese è deceduto nella sua abitazione a causa di una lesione cerebrale dovuta alle lunghe ore trascorse a giocare, secondo quanto raccontato da Daily mail. Il corpo senza vita del 17ttenne è stato trovato dai suoi genitori nella sua camera. L'uomo ha tentato di rianimare il figlio ma il giovane era gia morto. I genitorihanno confermato che il ragazzo ha approfittato delle vacanze per giocare,restava sveglio per giocare di notte
3 gennaio 2013 Carolina Picchio si è tolta la vita a 14 anni per la vergogna. Ma per i cinque ragazzi che diffusero i suoi video e foto intime spingendola al suicidio non ci sarà nessun reato. Reato estinto per quei giovani coinvolti nel suicidio della 14enne che nel 2013 si lanciò dalla finestra di casa dopo essere stata vittima di episodi di cyberbullismo.
1 ottobre 2022 Il caso di Molly e l'effetto dei social sulla salute mentale dei ragazzi
La 14enne inglese si è tolta la vita dopo aver condiviso oltre 2.100 post legati a suicidio e autolesionismo in 6 mesi. Scondo gli esperti questo ha ibfluenzato la sua salute mentale
6 settembre 2018 Igor morto per un gioco sul web. La procura sequestra i siti. Il ragazzo, 14 anni sarebbe rimasto vittima di un gioco terribile che circola sul web: si chiama blackout e prevede che i giovani si comprimano la carotide fino a svenire per soffocamento. Una pratica che online raccoglie miglaia di fan. Una morte su cui ora stanno indagando i carabinieri che avrebbero però trovato nello smartphone del ragazzo numerosi video riferiti al folle video del gioco
E poi ci sono tutte le conseguenze psicologiche dovute ad un eccessivo utilizzo di telefoni, computer e, soprattutto, social network: in uno studio condotto dalla Royal Society of Public Health su 1500 giovani dagli 11 ai 25 anni, sono Instagram e Snapchat le piattaforme che suscitano maggiormente un senso di inadeguatezza e generano ansia, visto che portano ad un continuo confronto tra il proprio stile di vita e quello degli altri. Youtube ha invece l’influenza più positiva mentre è su Facebook che è più frequente il fenomeno del cyberbullismo.
Infine, c’è la vera e propria dipendenza: sono due i termini coniati per descrivere gli effetti dell’iperconnessione su giovani ed adulti: FOMO (Fear Of Missing Out) è la paura di essere esclusi che porta i ragazzi a monitorare costantemente le proprie bacheche; il secondo è la nomofobia o cellularomania, che indica una vera e propria difficoltà a staccarsi dal telefono. È stato calcolato che il 53% di chi utilizza lo smartphone manifesta stati d’ansia quando rimane a corto di batteria, di credito o senza copertura di rete, a cui va aggiunta la paura di non esser raggiungibili. Uno dei consigli che gli esperti forniscono per combattere questi disturbi è quello di staccarsi dal telefono per brevi periodi durante l’anno.
La dipendenza da internet, social e videogiochi non causano solo ansia e depressione, ma possono essere all’origine di veri e propri problemi fisici. A partire dai danni che la luce blu del cellulare può provocare alla vista: avendo una lunghezza d’onda corta e una maggiore frequenza ed energia, può provocare rossore, secchezza, affaticamento agli occhi, oltre che mal di testa e disturbi del sonno.
Un fenomeno che negli ultimi anni è iniziato a diventare preoccupante, è poi quello del “pollice da smartphone”: la posizione che assume la mano per scrivere messaggi ed email sul telefono potrebbe essere infatti causa di artrosi. Ma nemmeno il collo è immune dagli effetti negativi di un uso eccessivo dello smartphone: assumere la postura del “TextNeck” porta a dolori al collo e all’intorpidimento della schiena, fino ad arrivare, nei casi più gravi, all’inversione delle curve della colonna vertebrale. Infine, la tendinite al polso: tenere in mano per troppo tempo il telefono può infatti favorire l’insorgere del problema, visto che i tendini vengono eccessivamente sollecitati fino, in alcuni casi, ad infiammarsi.
Un’ora al giorno prima dei 6 anni e poi al massimo due durante la scuola. Ma niente smartphone e tablet prima dei 18 mesi. E mai a tavola, durante i pasti, o prima di andare a dormire. L’utilizzo dei dispositivi digitali va gestito educando ad un consumo “critico e responsabile”. Sono alcuni dei consigli contenuti in un “decalogo per la salute digitale” di bambini e ragazzi elaborato dagli specialisti dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù nell’ambito del progetto “A scuola di… digitale”, realizzato in collaborazione con i professionisti di Almaviva, gruppo italiano leader nell’innovazione digitale. L’obiettivo: promuovere una migliore consapevolezza e comprensione delle possibilità offerte dagli strumenti digitali e contribuire a ridurre i rischi che possono derivare da un uso eccessivo e senza filtri.
Il progetto, promosso dall’Istituto per la Salute del Bambino e dell’Adolescente con Almaviva, prevede una serie di video educazionali disponibili online, che spiegano come gestire con equilibrio tablet e smartphone nelle diverse fasi della vita dei minori, quale supporto possono rappresentare per i ragazzi con disturbo dell’apprendimento, quali possibili conseguenze sulla vista da una esposizione prolungata agli schermi dei device, ma anche come funzionano i canali social seguiti dai giovanissimi, cosa sono il metaverso e l’intelligenza artificiale. Il “decalogo per la salute digitale di bambini e ragazzi” risponde in modo agile e sintetico a molti degli interrogativi più comuni che si pongono i genitori, suggerendo un approccio consapevole e costruttivo.
Smartphone: un decalogo per la "salute digitale" delle persone
- Niente schermi sotto i 18 mesi: Per i bambini al di sotto dei diciotto mesi di vita, è importante evitare gli schermi e incoraggiare esperienze di apprendimento che coinvolgano i sensi, come il gioco fisico e l'esplorazione del mondo reale.
- Un'ora al giorno di scoperta digitale: Tra i due e i sei anni, concediamo ai bambini un'ora al giorno (preferibilmente frazionata in 2 o più periodi di 20-30 minuti l'uno) per esplorare in modo creativo ed educativo le risorse digitali, come app e contenuti adatti alla loro età.
- Limitare, ma non vietare: Durante l'età scolare, stabiliamo un limite massimo di due ore al giorno per l'uso dei dispositivi digitali, in modo da bilanciare il tempo trascorso online con altre attività, come lo sport, la lettura o lo studio.
- Una buona notte di sonno: Scoraggiamo l'uso dei dispositivi digitali un'ora prima di andare a letto, per garantire un riposo sereno e di qualità per i bambini.
- Lo smartphone non è un calmante: Insegniamo ai bambini strategie alternative per gestire le emozioni, come il gioco all'aperto, la lettura o il disegno, anziché ricorrere sempre ai dispositivi digitali.
- Momenti preziosi in famiglia: Dedichiamo i pasti e i momenti trascorsi in famiglia a conversazioni e attività condivise, evitando l'uso di smartphone e tablet.
- La gestione del tempo digitale: Utilizziamo le funzioni di gestione del tempo fornite dai produttori di smartphone per aiutare i ragazzi a comprendere e regolare il tempo trascorso sui dispositivi, promuovendo una consapevolezza dell'uso.
- Educare alla sicurezza online: I genitori sono i principali modelli per i loro figli: facciamo attenzione ai dati e ai contenuti che condividiamo online, mostrando responsabilità e rispetto per la privacy.
- Protetti online: Insegniamo l'importanza di utilizzare password sicure e di proteggere la loro privacy, ad esempio impostando i profili social in modalità privata e valutando attentamente chi li segue online.
- Protetti online: Insegniamo l'importanza di utilizzare password sicure e di proteggere la loro privacy, ad esempio impostando i profili social in modalità privata e valutando attentamente chi li segue online.
He was the founder of Apple Inc. until August 24, 2011, when he resigned for health reasons. It has introduced successful products such as Macintosh, iMac, iPod, iPhone, and iPad. In 1974 he met Steve Wozniak and in 1976 they founded Apple. To finance himself, Jobs sold his Volkswagen van and Wozniak his calculator. In 2007, Apple released a new product, the iPhone, a smartphone with a multi-touch screen. Under Jobs' leadership, Apple continued to produce products that led the company to become a benchmark in the field of consumer electronics. He died at his home in Palo Alto, California on October 5, 2011, at the age of 56, due to respiratory arrest. In 2005 at Stanford he gave a famous speech in which he said «Your time is limited, so don't waste it living someone else's life. Stay hungry, stay foolish, [...] because only those who are crazy enough to think they can change the world, are the ones who actually do.»
Steve Jobs
Silicon Valley
Silicon Valley (inglese per «Valle del silicio») è un soprannome dato alla zona geografica della Valle di Santa Clara, nella California settentrionale, che funge da centro globale per l'alta tecnologia e l'innovazione. Il cuore, nonché città più grande, della Silicon Valley è San Jose Il nome corrente è stato coniato nel 1972 per indicare la parte meridionale dell'area metropolitana della baia di San Francisco, sostanzialmente coincidente con la Santa Clara Valley nella contea di Santa Clara, in California.
La parola "Silicon" ("silicio") in origine si riferiva al gran numero di innovatori di chip di silicio nella regione e alla forte concentrazione iniziale di fabbricanti di semiconduttori e di microchip (entrambi basati sul silicio), che funsero da polo attrattore per l'insediamento successivo di aziende di computer, produttori di software e fornitori di servizi di rete. "Valley" ("valle"), invece, si riferisce ad una zona della valle di Santa Clara nella contea di Santa Clara, che comprende la città di San Jose e le città circostanti, dove la regione è stata tradizionalmente centrata.
Si riporta di seguito un estratto dell’articolo “Silicon Valley parents are raising their kids tech-free — and it should be a red flag” di Chris Weller, pubblicato su Business Insider. L’articolo è il risultato di un’inchiesta giornalistica sul rapporto tra smartphone ed educazione familiare nell’esperienza di genitori hi-tech della Silicon Valley. La vita dei Koduri è quella della tipica famiglia della Silicon Valley, eccetto che per una cosa: la tecnologia sviluppata dai datori di lavoro di Koduri e Shahi è del tutto bandita nella loro casa.
Non ci sono sistemi di videogiochi in casa Koduri e i bambini non hanno ancora nemmeno il loro smartphone personale. Saurav e Roshni possono giocare sui telefoni dei genitori, ma solo per 10 minuti a settimana (non ci sono invece limitazioni a utilizzare la vasta collezione di giochi da tavolo familiari). Un po’ di tempo fa la famiglia ha comprato un iPad 2… che ha trascorso gli ultimi cinque anni sullo scaffale più alto di un armadio.
“Sappiamo che ad un certo punto avranno bisogno dei loro smartphone personali”, dice Koduri, 44 anni, a Business Insider. “Ma stiamo cercando di rimandare il più possibile”.
Buoni o cattivi: la tecnologia da che parte sta?
Koduri e Shahi rappresentano un nuovo tipo di genitori della Silicon Valley. Invece di addobbare le loro case con ogni nuovo prodotto tecnologico, molti dei genitori di oggi, che lavorano o vivono nel mondo della tecnologia, stanno limitando – e a volte addirittura vietando del tutto – il tempo che i loro bambini passano sugli schermi.
L’approccio deriva dal fatto che i genitori vedono direttamente, sia attraverso il loro lavoro che semplicemente vivendo nella San Francisco Bay (una regione che ospita le compagnie più prestigiose della Terra) quanto tempo e quanti sforzi sono impiegati nel rendere la tecnologia digitale irresistibile.
Uno studio del 2017, condotto dalla Silicon Valley Community Foundation, ha trovato che tra 907 genitori della Silicon Valley, nonostante l’elevata fiducia nei benefici della tecnologia, molti hanno seri dubbi sull’impatto della tecnologia sullo sviluppo psicologico e sociale dei bambini. Ex dipendenti delle maggiori aziende tecnologiche, tra cui alcuni dirigenti di alto livello, hanno pubblicamente condannato l’intensa focalizzazione delle aziende nel creare prodotti tecnologici che inducono dipendenza. Il dibattito ha stimolato ulteriori studi nelle comunità di psicologi, e una graduale consapevolezza delle famiglie del fatto che il palmo di un bambino non è il posto giusto per un dispositivo così potente come uno smartphone.
due bambini sul divano con smartphone“Le aziende tecnologiche sanno che prima porti bambini, adolescenti e teenager a usare le tue piattaforme, più è facile che ne restino dipendenti per tutta la vita” dice Koduri a Business Insider. Continua: “Non è una coincidenza che Google si sia fatto strada nelle scuole con Google Docs, Google Sheets e la suite per la gestione dell’apprendimento Google Classroom”.
Trasformare i bambini in consumatori fedeli di prodotti dannosi non è esattamente una strategia innovativa. Alcuni studi mostrano che le più grandi compagnie di tabacco spendono circa 9 miliardi di dollari all’anno (24 milioni al giorno) per pubblicizzare i loro prodotti, con l’obiettivo che la nuova generazione li usi per tutta la vita. Lo stesso principio aiuta a capire perchè le catene di fast-food offrono pasti per bambini: la fedeltà al brand è redditizia.
“La differenza con Google è che loro non pensano di essere pericolosi”, dice Koduri e: “Google di sicuro pensa ‘Hey, noi siamo i buoni. Noi stiamo aiutando i bambini, le scuole e sono sicuro che fanno così anche Apple e Microsoft”.
San Francisco, la patria del malessere dello scroll
Erika BoissiereErika Boissiere ha pochi dubbi sul fatto che la tecnologia sia veleno per i cervelli giovani. La 37enne, mamma di due bambini a San Francisco, lavora come terapista di famiglia insieme a suo marito. Dice che entrambi si sforzano di stare al passo con le ricerche sugli effetti del tempo trascorso su smartphone e altri schermi. Le ricerche, benchè prive di dati sul lungo termine, hanno già dimostrato conseguenze sul breve termine in teenager e adolescenti che utilizzano molto la tecnologia: maggiore rischio di depressione, ansia e, in casi estremi, suicidio.
Molti dei genitori con cui lei e suo marito interlocuiscono raccontano di provare un sentimento anti-tech.
Anche solo per il fatto di vivere nell’epicentro del mondo tecnologico, la coppia ha i “posti in prima fila” per quello che la Boissiere chiama il malessere dello scrollare.
Boissiere farà di tutto per impedire che i suoi bambini, Jack (2 anni) ed Elise (5 anni) abbiano le interazioni ‘basic’ con la tecnologia. Lei e suo marito non hanno una TV in casa ed evitano di usare lo smartphone in presenza dei bambini. Una regola stringente questa, che chiedono di rispettare anche alla babysitter 28enne. La coppia ha trovato una strategia che li aiuta a non sgarrare: quando tornano a casa dal lavoro, mettono gli smartphone vicino alla porta. La maggior parte delle sere controllano lo smartphone una o due volte prima di andare a dormire, ma capita che lei lo guardi più volte. E’capitato più di una volta che i suoi bambini siano entrati nella stanza mentre messaggiava, è corsa quindi a nascondersi nel bagno più vicino.
Educazione low-tech in Silicon Valley: un paradosso?
I genitori della Silicon Valley low-tech e anti-tech potrebbero sembrare troppo cauti, ma in realtà seguono pratiche di lunga data di ex e attuali giganti della tecnologia come Bill Gates, Steve Jobs e Tim Cook.
Nel 2007, Gates, ex CEO di Microsoft, ha implementato un limite allo screen time quando sua figlia ha incominciato a sviluppare un insano attaccamento ai videogiochi. Più tardi diventerà una prassi familiare di casa Gates quella di non permettere ai bambini di avere il proprio smartphone prima dei 14 anni. Oggi il bambino americano medio ottiene il suo primo smartphone a circa 10 anni.
Nel 2011 Jobs, il CEO di Apple, prima della sua morte, ha rivelato in un’intervista al New York Times che lui proibiva ai suoi bambini di usare l’iPad, al tempo appena uscito, “Noi limitiamo la tecnologia che i nostri figli usano a casa”, disse Jobs al reporter Nick Bilton.
Anche Cook, l’attuale CEO di Apple, ha detto a gennaio che lui non accetta che suo nipote si colleghi ai social network. Il commento ha seguito quello di altri luminari della tecnologia, che hanno condannato i social media come detrimento per la società.
Cook in seguito ha riconosciuto che i prodotti Apple non sono pensati per un uso costante. “Non sono una persona che dice che abbiamo raggiunto il successo se voi li usate continuamente” ha detto. “Non lo condivido per niente”.
La buona notizia: se ne può uscire
Un lato positivo del problema è che almeno una parte degli effetti negativi sembra non essere permanente.
ragazzo steso sul divano con smartphoneUno degli studi più ottimistici, spesso citato dagli psicologi, è stato pubblicato nel 2014 sulla rivista scientifica Computers in Human Behavior. Ha coinvolto circa 100 preadolescenti, la metà dei quali ha passato cinque giorni in un ritiro privo di tecnologia, impegnati in attività come tiro con l’arco, arrampicata e orienteering. L’altra metà è rimasta a casa come gruppo di controllo della ricerca sperimentale.
Dopo soli cinque giornragazzi in gitai trascorsi in ritiro naturale tech-free, i ricercatori hanno evidenziato enormi miglioramenti nei livelli di empatia tra i ragazzi partecipanti. Quelli nel gruppo sperimentale hanno cominciato a ottenere valutazioni più alte nella loro espressività non-verbale, sorridendo più spesso ai successi degli altri ragazzi o mostrandosi preoccupati per qualche brutta caduta altrui.
I ricercatori concludevano: “I risultati di questo studio dovrebbero introdurre un sentito dibattito sociale sui costi e benefici dell’enorme quantità di tempo che i ragazzi passano su smartphone e altri schermi, sia in classe che fuori”.
USA, nuove scuole abbracciano la filosofia low-tech
Non tutti i genitori che crescono i loro figli in modo low-tech riescono a mantenere gli stessi standard quando li mandano a scuola. I figli dei Koduri, ad esempio, condividono un Macbook Air per i compiti e usano i Google Chromebook a scuola.
aula con lavagnaMa tutto intorno alla Silicon Valley stanno sorgendo un certo numero di scuole low-tech, nel tentativo di tornare alle radici. Alla Waldorf School of the Peninsula, una scuola privata a Los Altos (California), i bambini usano lavagne e matite (n.d.t.: evidentemente in America non è più così comune!) e i dispositivi a schermo non vengono introdotti prima dei 13 anni. Alla Brightworks School, una scuola privata di San Francisco, i ragazzi esercitano la creatività usando utensili, smontando radio e frequentando lezioni tenute in case sugli alberi.
smartphone e computer in classeNel frattempo in molte scuole pubbliche la tecnologia è diventata una forza trainante, dicono gli educatori Joe Clement e Matt Miles. Nel loro libro “Screen Schooled” (2017), gli autori portano avanti l’idea che la tecnologia a scuola faccia più male che bene, anche quando viene utilizzata per aumentare i punteggi nei test standardizzati di matematica e comprensione del testo. “È interessante pensare-scrivono gli autori- che in una scuola pubblica moderna, dove si chiede ai ragazzi di usare dispositivi elettronici come gli smartphone, i figli di Steve Jobs sarebbero stati tra i pochissimi a cambiare scuola”. Clement e Miles si chiedono: “Cos’è che questi benestanti dirigenti tech sanno sui loro prodotti che i consumatori non sanno?”.
Gli smartphone nella vita in famiglia
Nella parte occidentale della Baia di San Francisco, a San Mateo, l’imprenditrice tecnologica Amy Pressman (cofondatrice e presidente dell’azienda software Medallia) vive con suo marito e i suoi due figli, la quattordicenne Mia e il sedicenne Jacob. Il suo figlio più grande, Brian, ha 20 anni ed è al secondo anno del college.
smartphone a tavolaAnche se non ha il controllo di cosa faccia Brian quando è a scuola, in casa Pressman è molto severa. Non ci sono dispositivi elettronici sul tavolo a cena. Dopo le 10 di sera, i ragazzi devono consegnare i loro smartphone e lasciarli in carica in cucina durante la notte. Si gioca ai videogame solo 5-7 ore a settimana.
Come Koduri, che ricorda con nostalgia quando giocava fuori da bambino, adesso Pressman cresce i suoi figli con quell’idea in testa: vorrebbe tornare a un mondo più analogico. “I bambini non vanno fuori a giocare” dice Pressman a Business Insider. “Il mio figlio più grande è stato molto più tempo in compagnia dei suoi coetanei di quanto farà il più piccolo”.
Negli ultimi anni, la famiglia ha fatto progressi nel trascorrere del tempo insieme. A differenza delle tante famiglie che rientrano a casa e si piazzano in stanze diverse, con gli occhi incollati ai dispositivi elettronici, adesso vanno a teatro oppure vanno a prendere un gelato dalla miglior gelateria di San Francisco.
Pressman racconta di aver organizzato una gita di un weekend alla Death Valley (un Parco nazionale in California). La scarsità di porte USB per la ricarica e di Wifi sono state attrattive a favore della scelta della destinazione. “La connettività era qualcosa di abbastanza orribile”, dice Amy. “..E ciò era delizioso.”
Le regole sono dure, ma potrebbero valere la pena
bambina esclusa da altre bambinePressman e altri genitori hanno detto a Business Insider che non è facile trovare un equilibrio nel limitare l’uso della tecnologia, soprattutto perchè i bambini cominciano a sentirsi tagliati fuori dal gruppo di coetanei. Più a lungo i genitori cercano di imporre le loro restrizioni, più temono di crescere essenzialmente degli emarginati.
“ragazzi al videogiocoNon ho un esempio di come avere a che fare con questo mondo” dice la Pressman. “Questo mondo non esisteva quando io stavo crescendo, e le restrizioni che i miei genitori stabilivano sull’uso della TV non hanno senso nel mondo della tecnologia in cui il computer è contemporaneamente il tuo divertimento, i tuoi compiti a casa e la tua enciclopedia.”
Molti genitori che hanno parlato a Business Insider hanno detto che la loro migliore difesa dalla dipendenza dalla tecnologia è introdurre delle attività di rimpiazzo o trovare strategie per usare la tecnologia in modo più produttivo. bambini che corronoQuando la siccità della California ha rovinato il giardino di Koduri, lui ha riempito l’appezzamento di cemento e ha costruito un campo da basket, che usano i suoi figli e i loro amici. Quando la Pressman ha notato che a sua figlia interessavano i computer, si sono iscritte ad un corso di programmazione insieme.
Questi genitori sperano di riuscire a insegnare ai loro figli come entrare nel mondo adulto, sviluppando un modo sano di usare – e in certi casi, di evitare – la tecnologia. Di tanto in tanto, dicono, si vede un barlume di speranza.
Negli anni in cui la Pressman si è impegnata per sensibilizzare le persone in favore di una riduzione dell’utilizzo della tecnologia, suo figlio maggiore ha iniziato a cogliere il senso di tagliare il tempo sugli schermi. Come studente di Matematica, preferisce utilizzare i libri cartacei perchè si è accorto che le versione digitali disturbano la concentrazione.
Pressman ricorda di come l’anno precedente, durante un lungo viaggio in famiglia, suo figlio abbia sorpreso tutti con qualcosa che raramente i genitori non vogliono ascoltare: un’ammissione di errore. “Lo sai che inveisci sempre contro i social media e ho sempre pensato che avessi torto?” disse Brian, riferendosi alle tante prediche sulle interazioni umane “reali”. “Beh, sto incominciando a pensare che hai ragione.”
Luce blu e i raggi Uv
Oggi si sente parlare sempre più spesso di Raggi Uv e di Luce blu, entrambi ritenuti responsabili di potenziali danni nei confronti degli occhi e della nostra vista.
Ma come funziona esattamente la percezione della luce?
Vediamola insieme. La luce del sole è composta da radiazioni con differenti frequenze fra cui: la radiazione ultravioletta (UV), la radiazione infrarossa (IR) e dalla porzione visibile (con lunghezza d’onda da 390 a 760 nm) di cui solo una piccola parte è visibile all’occhio umano. Come si può vedere dall’immagine, la parte di luce ultravioletta (UV) corrisponde ad una lunghezza d’onda inferiore ai 390 nanometri. Questa porzione di luce è filtrata e non raggiunge la retina ma potrebbe essere assorbita dalla cornea, dalla congiuntiva e dal cristallino e può essere la potenziale causa di danni permanenti.
Le radiazioni ultraviolette (UV) si dividono in tre bande (UVA, UVB e UVC) sulla base degli effetti biologici:
· I raggi UV-C vengono assorbiti al 100% dal campo elettromagnetico terrestre.
· I raggi UV-B vengono assorbiti al 95% dal campo elettromagnetico terrestre e ozonosfera.
· I raggi UV-A colpiscono interamente l’occhio. Il danno provocato dai raggi UV-A è di tipo cumulativo e permanente. Ecco alcune potenziali conseguenze:
Secchezza oculare e reazioni ossidative alla congiuntiva
Ingiallimento e perdita della trasparenza del cristallino
Danneggiamento della cornea Questo è il motivo per cui, come proteggiamo la nostra pelle con le creme solari, anche nelle giornate nuvolose, è opportuno dotarsi di opportuni filtri che proteggono al 100% l’occhio dai potenziali danni dei Raggi Uv. Parliamo adesso della Luce Blu. La porzione di luce blu ha lunghezza d’onda che va dai 400 a 500 nm nella parte visibile. Parte della luce del “primo visibile”, in particolare la luce blu (400-450 nm), presenta caratteristiche di elevata energia che possono essere dannose per l’occhio come i raggi UV. Essa è dotata di una quantitativo di energia maggiore delle altre lunghezze d’onda e quando questo quantitativo “illumina” la retina, può danneggiare le strutture oculari. I potenziali effetti dannosi della luce blu:
Occhi rossi e irritati
Secchezza oculare
Offuscamento della vista
Sensazione di fastidio alla luce
Insorgere di patologie oculari. E’ risaputo come i dispositivi elettronici, come Pc, smartphone o Tablet siano fonti di emissione della Luce blu. Dotare i propri occhiali di filtri anti luce blu è indispensabile per tutte le persone che passano molto tempo davanti ai dispositivi elettronici.
Telefono: la sua storia e come si è evoluto
Far giungere la propria voce a distanze più lunghe di quelle consentite dalla semplice emissione di suoni vocali è stato per molti secoli un desiderio irrealizzabile. I sistemi sperimentati prima dell’età contemporanea erano molto rudimentali. Nel X secolo in Cina furono inventati i “tubi parlanti”, cioè semplici tubi all’interno dei quali far passare la voce, ai quali nei secoli successivi subentrarono telefoni acustici più efficienti (due recipienti collegati da un filo). Tuttavia, l’invenzione del telefono modernamente inteso, cioè funzionante tramite l’energia elettrica, avvenne soltanto nella seconda metà dell’Ottocento ed è ancora contesa tra Antonio Meucci e Alexander Graham Bell. L’invenzione rappresentò una vera e propria rivoluzione delle comunicazioni, rendendo il mondo “più piccolo” e molto più interconnesso. Nel corso del Novecento, alle comunicazioni telefoniche sono stati apportati numerosi miglioramenti tecnici e sono stati inventati i telefoni mobili, che, attraverso vari passaggi, hanno portato agli attuali smartphone. L’idea di far arrivare la propria voce a distanza ha sempre affascinato gli esseri umani e sin dal mondo antico sono state fatte prove e sperimentazioni in materia. Per esempio, nella Grecia antica i teatri erano costruiti in maniera tale che la voce degli attori potesse essere udita anche dagli spettatori più lontani. Per la comunicazione a distanza tra due persone, nei secoli successivi furono introdotti i “telefoni acustici”, basati sul principio meccanico di far “passare” la voce attraverso un tubo o un filo, che “trasporta” le onde sonore. Probabilmente strumenti di questo tipo erano usati già in Cina prima dell’anno mille. Tuttavia un telefono acustico relativamente efficiente fu inventato solo nel ‘600 da un fisico britannico, Robert Hook, che costruì un apparecchio composto da due piccoli recipienti collegati da un filo. Il sistema si rivelò di una certa utilità, sebbene fosse utilizzabile solo su brevi distanze. Telefoni acustici (spesso a tubo e non a filo) sono stati usati sulle navi e negli edifici per molti anni e in qualche caso sono ancora in funzione. Il telefono vero e proprio fu inventato alla fine dell’Ottocento. L’invenzione, resa possibile dai progressi nella conoscenza e nell’uso dell’elettricità, è contesa tra diversi inventori, i più noti dei quali sono Antonio Meucci e Alexander Graham Bell. La storia più attendibile vuole che il fiorentino Meucci nel 1849 avesse scoperto per caso, mentre lavorava a una terapia medica basata sull’elettroshock, la possibilità di trasmettere la voce tramite l’elettricità. Meucci si trasferì quindi negli Stati Uniti e lavorò all’invenzione di un apparecchio che consentisse di parlare a distanza. Negli anni ’60 fu in grado di costruire telefoni funzionanti e nel 1871 depositò una sorta di pre-brevetto, in attesa di trovare il denaro per depositare un brevetto vero e proprio. Tuttavia, questo scadde senza che Meucci potesse rinnovarlo e pochi anni dopo Bell rivendicò la paternità dell’invenzione. Iniziò così una lunga controversia legale, conclusasi senza vinti né vincitori, anche a causa della morte di Meucci nel 1889. È impossibile dire con certezza chi avesse ragione. L’ipotesi più ragionevole è che l’invenzione del telefono, come quella di molti altri dispositivi, fu resa possibile da diversi passaggi e da progressi graduali, dovuti a più di un inventore, sebbene il ruolo di Meucci fosse stato certamente determinante. Quel che è certo è che alla fine degli anni ’70 dell’800 il telefono divenne una realtà. Alla fine degli anni ’70 dell’Ottocento negli Stati Uniti furono costruite le prime linee telefoniche e installati i primi apparecchi. In origine le linee collegavano solo due telefoni, ma nel volgere di pochi anni furono introdotti sistemi per smistare le chiamate a differenti destinatari. Anche gli apparecchi furono migliorati, sia nelle componenti tecniche, sia nel design. I primi telefoni erano composti di due parti, un ricevitore e un microfono, e per parlare era necessario usare entrambe le mani. Poiché il sistema era scomodo, furono costruiti telefoni di forma diversa: quello a candela, che ha una base poggiata su un tavolo, e quello con la cornetta, che univa microfono e ricevitore in un solo “blocco”. Il telefono si diffuse presto al di fuori del continente americano. Alla fine dell’Ottocento il Paese con la maggior “densità telefonica” era la Svezia, che nel 1893 aveva 0,55 telefoni ogni 100 abitanti, contro gli 0,4 degli Stati Uniti. Tuttavia gli Usa recuperarono presto lo svantaggio e nel primo decennio del Novecento divennero leader della telefonia, con oltre tre milioni di apparecchi nel 1904. Alla fine dell’Ottocento il telefono raggiunse anche l’Italia. La prima linea fu impiantata a Milano alla fine del 1877 e negli anni successivi i telefoni si diffusero nelle principali città. Nel corso del Novecento sono stati apportati numerosi miglioramenti alla telefonia, i più significativi dei quali riguardano lo sviluppo dei telefoni mobili, che, al posto del cavo, si servono di onde radio per “far viaggiare” la voce. Le sperimentazioni di telefoni senza fili iniziarono nei primi decenni del ‘900, grazie all’invenzione della radio (che a differenza del telefono, non prevede la comunicazione tra due interlocutori, giacché tutti possono ascoltare i messaggi inviati). Negli anni ’20 furono installati i primi telefoni sui treni, ai quali, negli anni ’40, fecero seguito quelli sulle automobili, restati in uso fino ai primi anni 2000. Nel corso del Novecento, inoltre, furono sviluppati telefoni trasportabili a mano, che in origine avevano le dimensioni di una valigetta e, per tale ragione, non ebbero grande sviluppo, se non in ambito militare e in pochi altri casi. La vera rivoluzione della telefonia mobile è stata quella dei cellulari, che utilizzano una rete di ripetitori che suddivide il territorio in piccole porzioni di forma esagonale, dette celle (da questo il nome "cellulare") e sono molto meno ingombranti dei precedenti apparecchi portatili. Le prime sperimentazioni coronate da successo ebbero luogo negli anni ’70, ma il primo cellulare fu messo in commercio solo nel 1984 negli Stati Uniti. Il telefono, però, oltre a essere molto più grande dei telefonini attuali, aveva un costo proibitivo, circa 4.000 dollari dell’epoca (più o meno 10.000 dollari di oggi), il che rendeva impossibile la vendita di massa. Con il passare degli anni, però, i progressi tecnologici hanno consentito di ridurre le dimensioni dei cellulari e di abbattere i costi e, a partire dagli anni ’90, i cellulari sono andati incontro a una rapida diffusione in tutto il mondo. È stata sviluppata, inoltre, la telefonia satellitare, che consente le comunicazioni mediante un satellite artificiale. L’ultimo sviluppo, come sappiamo, è quello degli smartphone, i quali, unendo la telefonia e la rete internet, stanno soppiantando rapidamente i modelli preesistenti. continua su: https://www.geopop.it/linvenzione-del-telefono-breve-storia-di-quando-luomo-ha-scoperto-come-parlare-a-distanza/ https://www.geopop.it/
Il telefono di Hitler
243mila dollari. È questa la somma sborsata da chi ha acquistato il telefono personale di Adolf Hitler, ritrovato nel bunker del "fuhrer" a Berlino e da allora conservato in una valigetta nella campagna inglese.
Un oggetto che dal 1945 è arrivato a oggi e all'asta organizzata dalla Alexander Historical Auctions a Chesapeake City, in Maryland, in cui il catalogo descriveva il telefono come "l'arma più distruttiva di tutti i tempi, che ha mandato a morte milioni di persone".
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Created on March 30, 2024
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Smartphone: un decalologo per la "salute digitale" di bambini e ragazzi
Esame di Stato
A.S. 2023/2024
GiacomoBregliano
Musica: Dalla nascita, allo streaming
Scienze: I danni alla salute
Inglese: Steve Jobs
Italiano:
Storia: Il telefono di Hitler
Geografia: Silicon Valley
Tecnologia: Luce blu e raggi Uv
Francese: Divieto uso smartphone a scuola
Arte: Surrealismo, Dalì
5 novembre 2019 Adolescente muore per le troppe ore trascorse a giocare ai videogiochi. Un adolescente thailandese è deceduto nella sua abitazione a causa di una lesione cerebrale dovuta alle lunghe ore trascorse a giocare, secondo quanto raccontato da Daily mail. Il corpo senza vita del 17ttenne è stato trovato dai suoi genitori nella sua camera. L'uomo ha tentato di rianimare il figlio ma il giovane era gia morto. I genitorihanno confermato che il ragazzo ha approfittato delle vacanze per giocare,restava sveglio per giocare di notte
3 gennaio 2013 Carolina Picchio si è tolta la vita a 14 anni per la vergogna. Ma per i cinque ragazzi che diffusero i suoi video e foto intime spingendola al suicidio non ci sarà nessun reato. Reato estinto per quei giovani coinvolti nel suicidio della 14enne che nel 2013 si lanciò dalla finestra di casa dopo essere stata vittima di episodi di cyberbullismo.
1 ottobre 2022 Il caso di Molly e l'effetto dei social sulla salute mentale dei ragazzi La 14enne inglese si è tolta la vita dopo aver condiviso oltre 2.100 post legati a suicidio e autolesionismo in 6 mesi. Scondo gli esperti questo ha ibfluenzato la sua salute mentale
6 settembre 2018 Igor morto per un gioco sul web. La procura sequestra i siti. Il ragazzo, 14 anni sarebbe rimasto vittima di un gioco terribile che circola sul web: si chiama blackout e prevede che i giovani si comprimano la carotide fino a svenire per soffocamento. Una pratica che online raccoglie miglaia di fan. Una morte su cui ora stanno indagando i carabinieri che avrebbero però trovato nello smartphone del ragazzo numerosi video riferiti al folle video del gioco
E poi ci sono tutte le conseguenze psicologiche dovute ad un eccessivo utilizzo di telefoni, computer e, soprattutto, social network: in uno studio condotto dalla Royal Society of Public Health su 1500 giovani dagli 11 ai 25 anni, sono Instagram e Snapchat le piattaforme che suscitano maggiormente un senso di inadeguatezza e generano ansia, visto che portano ad un continuo confronto tra il proprio stile di vita e quello degli altri. Youtube ha invece l’influenza più positiva mentre è su Facebook che è più frequente il fenomeno del cyberbullismo. Infine, c’è la vera e propria dipendenza: sono due i termini coniati per descrivere gli effetti dell’iperconnessione su giovani ed adulti: FOMO (Fear Of Missing Out) è la paura di essere esclusi che porta i ragazzi a monitorare costantemente le proprie bacheche; il secondo è la nomofobia o cellularomania, che indica una vera e propria difficoltà a staccarsi dal telefono. È stato calcolato che il 53% di chi utilizza lo smartphone manifesta stati d’ansia quando rimane a corto di batteria, di credito o senza copertura di rete, a cui va aggiunta la paura di non esser raggiungibili. Uno dei consigli che gli esperti forniscono per combattere questi disturbi è quello di staccarsi dal telefono per brevi periodi durante l’anno.
La dipendenza da internet, social e videogiochi non causano solo ansia e depressione, ma possono essere all’origine di veri e propri problemi fisici. A partire dai danni che la luce blu del cellulare può provocare alla vista: avendo una lunghezza d’onda corta e una maggiore frequenza ed energia, può provocare rossore, secchezza, affaticamento agli occhi, oltre che mal di testa e disturbi del sonno. Un fenomeno che negli ultimi anni è iniziato a diventare preoccupante, è poi quello del “pollice da smartphone”: la posizione che assume la mano per scrivere messaggi ed email sul telefono potrebbe essere infatti causa di artrosi. Ma nemmeno il collo è immune dagli effetti negativi di un uso eccessivo dello smartphone: assumere la postura del “TextNeck” porta a dolori al collo e all’intorpidimento della schiena, fino ad arrivare, nei casi più gravi, all’inversione delle curve della colonna vertebrale. Infine, la tendinite al polso: tenere in mano per troppo tempo il telefono può infatti favorire l’insorgere del problema, visto che i tendini vengono eccessivamente sollecitati fino, in alcuni casi, ad infiammarsi.
Un’ora al giorno prima dei 6 anni e poi al massimo due durante la scuola. Ma niente smartphone e tablet prima dei 18 mesi. E mai a tavola, durante i pasti, o prima di andare a dormire. L’utilizzo dei dispositivi digitali va gestito educando ad un consumo “critico e responsabile”. Sono alcuni dei consigli contenuti in un “decalogo per la salute digitale” di bambini e ragazzi elaborato dagli specialisti dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù nell’ambito del progetto “A scuola di… digitale”, realizzato in collaborazione con i professionisti di Almaviva, gruppo italiano leader nell’innovazione digitale. L’obiettivo: promuovere una migliore consapevolezza e comprensione delle possibilità offerte dagli strumenti digitali e contribuire a ridurre i rischi che possono derivare da un uso eccessivo e senza filtri.
Il progetto, promosso dall’Istituto per la Salute del Bambino e dell’Adolescente con Almaviva, prevede una serie di video educazionali disponibili online, che spiegano come gestire con equilibrio tablet e smartphone nelle diverse fasi della vita dei minori, quale supporto possono rappresentare per i ragazzi con disturbo dell’apprendimento, quali possibili conseguenze sulla vista da una esposizione prolungata agli schermi dei device, ma anche come funzionano i canali social seguiti dai giovanissimi, cosa sono il metaverso e l’intelligenza artificiale. Il “decalogo per la salute digitale di bambini e ragazzi” risponde in modo agile e sintetico a molti degli interrogativi più comuni che si pongono i genitori, suggerendo un approccio consapevole e costruttivo.
Smartphone: un decalogo per la "salute digitale" delle persone
He was the founder of Apple Inc. until August 24, 2011, when he resigned for health reasons. It has introduced successful products such as Macintosh, iMac, iPod, iPhone, and iPad. In 1974 he met Steve Wozniak and in 1976 they founded Apple. To finance himself, Jobs sold his Volkswagen van and Wozniak his calculator. In 2007, Apple released a new product, the iPhone, a smartphone with a multi-touch screen. Under Jobs' leadership, Apple continued to produce products that led the company to become a benchmark in the field of consumer electronics. He died at his home in Palo Alto, California on October 5, 2011, at the age of 56, due to respiratory arrest. In 2005 at Stanford he gave a famous speech in which he said «Your time is limited, so don't waste it living someone else's life. Stay hungry, stay foolish, [...] because only those who are crazy enough to think they can change the world, are the ones who actually do.»
Steve Jobs
Silicon Valley
Silicon Valley (inglese per «Valle del silicio») è un soprannome dato alla zona geografica della Valle di Santa Clara, nella California settentrionale, che funge da centro globale per l'alta tecnologia e l'innovazione. Il cuore, nonché città più grande, della Silicon Valley è San Jose Il nome corrente è stato coniato nel 1972 per indicare la parte meridionale dell'area metropolitana della baia di San Francisco, sostanzialmente coincidente con la Santa Clara Valley nella contea di Santa Clara, in California. La parola "Silicon" ("silicio") in origine si riferiva al gran numero di innovatori di chip di silicio nella regione e alla forte concentrazione iniziale di fabbricanti di semiconduttori e di microchip (entrambi basati sul silicio), che funsero da polo attrattore per l'insediamento successivo di aziende di computer, produttori di software e fornitori di servizi di rete. "Valley" ("valle"), invece, si riferisce ad una zona della valle di Santa Clara nella contea di Santa Clara, che comprende la città di San Jose e le città circostanti, dove la regione è stata tradizionalmente centrata.
Si riporta di seguito un estratto dell’articolo “Silicon Valley parents are raising their kids tech-free — and it should be a red flag” di Chris Weller, pubblicato su Business Insider. L’articolo è il risultato di un’inchiesta giornalistica sul rapporto tra smartphone ed educazione familiare nell’esperienza di genitori hi-tech della Silicon Valley. La vita dei Koduri è quella della tipica famiglia della Silicon Valley, eccetto che per una cosa: la tecnologia sviluppata dai datori di lavoro di Koduri e Shahi è del tutto bandita nella loro casa. Non ci sono sistemi di videogiochi in casa Koduri e i bambini non hanno ancora nemmeno il loro smartphone personale. Saurav e Roshni possono giocare sui telefoni dei genitori, ma solo per 10 minuti a settimana (non ci sono invece limitazioni a utilizzare la vasta collezione di giochi da tavolo familiari). Un po’ di tempo fa la famiglia ha comprato un iPad 2… che ha trascorso gli ultimi cinque anni sullo scaffale più alto di un armadio. “Sappiamo che ad un certo punto avranno bisogno dei loro smartphone personali”, dice Koduri, 44 anni, a Business Insider. “Ma stiamo cercando di rimandare il più possibile”. Buoni o cattivi: la tecnologia da che parte sta? Koduri e Shahi rappresentano un nuovo tipo di genitori della Silicon Valley. Invece di addobbare le loro case con ogni nuovo prodotto tecnologico, molti dei genitori di oggi, che lavorano o vivono nel mondo della tecnologia, stanno limitando – e a volte addirittura vietando del tutto – il tempo che i loro bambini passano sugli schermi. L’approccio deriva dal fatto che i genitori vedono direttamente, sia attraverso il loro lavoro che semplicemente vivendo nella San Francisco Bay (una regione che ospita le compagnie più prestigiose della Terra) quanto tempo e quanti sforzi sono impiegati nel rendere la tecnologia digitale irresistibile. Uno studio del 2017, condotto dalla Silicon Valley Community Foundation, ha trovato che tra 907 genitori della Silicon Valley, nonostante l’elevata fiducia nei benefici della tecnologia, molti hanno seri dubbi sull’impatto della tecnologia sullo sviluppo psicologico e sociale dei bambini. Ex dipendenti delle maggiori aziende tecnologiche, tra cui alcuni dirigenti di alto livello, hanno pubblicamente condannato l’intensa focalizzazione delle aziende nel creare prodotti tecnologici che inducono dipendenza. Il dibattito ha stimolato ulteriori studi nelle comunità di psicologi, e una graduale consapevolezza delle famiglie del fatto che il palmo di un bambino non è il posto giusto per un dispositivo così potente come uno smartphone. due bambini sul divano con smartphone“Le aziende tecnologiche sanno che prima porti bambini, adolescenti e teenager a usare le tue piattaforme, più è facile che ne restino dipendenti per tutta la vita” dice Koduri a Business Insider. Continua: “Non è una coincidenza che Google si sia fatto strada nelle scuole con Google Docs, Google Sheets e la suite per la gestione dell’apprendimento Google Classroom”. Trasformare i bambini in consumatori fedeli di prodotti dannosi non è esattamente una strategia innovativa. Alcuni studi mostrano che le più grandi compagnie di tabacco spendono circa 9 miliardi di dollari all’anno (24 milioni al giorno) per pubblicizzare i loro prodotti, con l’obiettivo che la nuova generazione li usi per tutta la vita. Lo stesso principio aiuta a capire perchè le catene di fast-food offrono pasti per bambini: la fedeltà al brand è redditizia. “La differenza con Google è che loro non pensano di essere pericolosi”, dice Koduri e: “Google di sicuro pensa ‘Hey, noi siamo i buoni. Noi stiamo aiutando i bambini, le scuole e sono sicuro che fanno così anche Apple e Microsoft”. San Francisco, la patria del malessere dello scroll Erika BoissiereErika Boissiere ha pochi dubbi sul fatto che la tecnologia sia veleno per i cervelli giovani. La 37enne, mamma di due bambini a San Francisco, lavora come terapista di famiglia insieme a suo marito. Dice che entrambi si sforzano di stare al passo con le ricerche sugli effetti del tempo trascorso su smartphone e altri schermi. Le ricerche, benchè prive di dati sul lungo termine, hanno già dimostrato conseguenze sul breve termine in teenager e adolescenti che utilizzano molto la tecnologia: maggiore rischio di depressione, ansia e, in casi estremi, suicidio. Molti dei genitori con cui lei e suo marito interlocuiscono raccontano di provare un sentimento anti-tech. Anche solo per il fatto di vivere nell’epicentro del mondo tecnologico, la coppia ha i “posti in prima fila” per quello che la Boissiere chiama il malessere dello scrollare. Boissiere farà di tutto per impedire che i suoi bambini, Jack (2 anni) ed Elise (5 anni) abbiano le interazioni ‘basic’ con la tecnologia. Lei e suo marito non hanno una TV in casa ed evitano di usare lo smartphone in presenza dei bambini. Una regola stringente questa, che chiedono di rispettare anche alla babysitter 28enne. La coppia ha trovato una strategia che li aiuta a non sgarrare: quando tornano a casa dal lavoro, mettono gli smartphone vicino alla porta. La maggior parte delle sere controllano lo smartphone una o due volte prima di andare a dormire, ma capita che lei lo guardi più volte. E’capitato più di una volta che i suoi bambini siano entrati nella stanza mentre messaggiava, è corsa quindi a nascondersi nel bagno più vicino. Educazione low-tech in Silicon Valley: un paradosso? I genitori della Silicon Valley low-tech e anti-tech potrebbero sembrare troppo cauti, ma in realtà seguono pratiche di lunga data di ex e attuali giganti della tecnologia come Bill Gates, Steve Jobs e Tim Cook. Nel 2007, Gates, ex CEO di Microsoft, ha implementato un limite allo screen time quando sua figlia ha incominciato a sviluppare un insano attaccamento ai videogiochi. Più tardi diventerà una prassi familiare di casa Gates quella di non permettere ai bambini di avere il proprio smartphone prima dei 14 anni. Oggi il bambino americano medio ottiene il suo primo smartphone a circa 10 anni. Nel 2011 Jobs, il CEO di Apple, prima della sua morte, ha rivelato in un’intervista al New York Times che lui proibiva ai suoi bambini di usare l’iPad, al tempo appena uscito, “Noi limitiamo la tecnologia che i nostri figli usano a casa”, disse Jobs al reporter Nick Bilton. Anche Cook, l’attuale CEO di Apple, ha detto a gennaio che lui non accetta che suo nipote si colleghi ai social network. Il commento ha seguito quello di altri luminari della tecnologia, che hanno condannato i social media come detrimento per la società. Cook in seguito ha riconosciuto che i prodotti Apple non sono pensati per un uso costante. “Non sono una persona che dice che abbiamo raggiunto il successo se voi li usate continuamente” ha detto. “Non lo condivido per niente”. La buona notizia: se ne può uscire Un lato positivo del problema è che almeno una parte degli effetti negativi sembra non essere permanente. ragazzo steso sul divano con smartphoneUno degli studi più ottimistici, spesso citato dagli psicologi, è stato pubblicato nel 2014 sulla rivista scientifica Computers in Human Behavior. Ha coinvolto circa 100 preadolescenti, la metà dei quali ha passato cinque giorni in un ritiro privo di tecnologia, impegnati in attività come tiro con l’arco, arrampicata e orienteering. L’altra metà è rimasta a casa come gruppo di controllo della ricerca sperimentale. Dopo soli cinque giornragazzi in gitai trascorsi in ritiro naturale tech-free, i ricercatori hanno evidenziato enormi miglioramenti nei livelli di empatia tra i ragazzi partecipanti. Quelli nel gruppo sperimentale hanno cominciato a ottenere valutazioni più alte nella loro espressività non-verbale, sorridendo più spesso ai successi degli altri ragazzi o mostrandosi preoccupati per qualche brutta caduta altrui. I ricercatori concludevano: “I risultati di questo studio dovrebbero introdurre un sentito dibattito sociale sui costi e benefici dell’enorme quantità di tempo che i ragazzi passano su smartphone e altri schermi, sia in classe che fuori”. USA, nuove scuole abbracciano la filosofia low-tech Non tutti i genitori che crescono i loro figli in modo low-tech riescono a mantenere gli stessi standard quando li mandano a scuola. I figli dei Koduri, ad esempio, condividono un Macbook Air per i compiti e usano i Google Chromebook a scuola. aula con lavagnaMa tutto intorno alla Silicon Valley stanno sorgendo un certo numero di scuole low-tech, nel tentativo di tornare alle radici. Alla Waldorf School of the Peninsula, una scuola privata a Los Altos (California), i bambini usano lavagne e matite (n.d.t.: evidentemente in America non è più così comune!) e i dispositivi a schermo non vengono introdotti prima dei 13 anni. Alla Brightworks School, una scuola privata di San Francisco, i ragazzi esercitano la creatività usando utensili, smontando radio e frequentando lezioni tenute in case sugli alberi. smartphone e computer in classeNel frattempo in molte scuole pubbliche la tecnologia è diventata una forza trainante, dicono gli educatori Joe Clement e Matt Miles. Nel loro libro “Screen Schooled” (2017), gli autori portano avanti l’idea che la tecnologia a scuola faccia più male che bene, anche quando viene utilizzata per aumentare i punteggi nei test standardizzati di matematica e comprensione del testo. “È interessante pensare-scrivono gli autori- che in una scuola pubblica moderna, dove si chiede ai ragazzi di usare dispositivi elettronici come gli smartphone, i figli di Steve Jobs sarebbero stati tra i pochissimi a cambiare scuola”. Clement e Miles si chiedono: “Cos’è che questi benestanti dirigenti tech sanno sui loro prodotti che i consumatori non sanno?”. Gli smartphone nella vita in famiglia Nella parte occidentale della Baia di San Francisco, a San Mateo, l’imprenditrice tecnologica Amy Pressman (cofondatrice e presidente dell’azienda software Medallia) vive con suo marito e i suoi due figli, la quattordicenne Mia e il sedicenne Jacob. Il suo figlio più grande, Brian, ha 20 anni ed è al secondo anno del college. smartphone a tavolaAnche se non ha il controllo di cosa faccia Brian quando è a scuola, in casa Pressman è molto severa. Non ci sono dispositivi elettronici sul tavolo a cena. Dopo le 10 di sera, i ragazzi devono consegnare i loro smartphone e lasciarli in carica in cucina durante la notte. Si gioca ai videogame solo 5-7 ore a settimana. Come Koduri, che ricorda con nostalgia quando giocava fuori da bambino, adesso Pressman cresce i suoi figli con quell’idea in testa: vorrebbe tornare a un mondo più analogico. “I bambini non vanno fuori a giocare” dice Pressman a Business Insider. “Il mio figlio più grande è stato molto più tempo in compagnia dei suoi coetanei di quanto farà il più piccolo”. Negli ultimi anni, la famiglia ha fatto progressi nel trascorrere del tempo insieme. A differenza delle tante famiglie che rientrano a casa e si piazzano in stanze diverse, con gli occhi incollati ai dispositivi elettronici, adesso vanno a teatro oppure vanno a prendere un gelato dalla miglior gelateria di San Francisco. Pressman racconta di aver organizzato una gita di un weekend alla Death Valley (un Parco nazionale in California). La scarsità di porte USB per la ricarica e di Wifi sono state attrattive a favore della scelta della destinazione. “La connettività era qualcosa di abbastanza orribile”, dice Amy. “..E ciò era delizioso.” Le regole sono dure, ma potrebbero valere la pena bambina esclusa da altre bambinePressman e altri genitori hanno detto a Business Insider che non è facile trovare un equilibrio nel limitare l’uso della tecnologia, soprattutto perchè i bambini cominciano a sentirsi tagliati fuori dal gruppo di coetanei. Più a lungo i genitori cercano di imporre le loro restrizioni, più temono di crescere essenzialmente degli emarginati. “ragazzi al videogiocoNon ho un esempio di come avere a che fare con questo mondo” dice la Pressman. “Questo mondo non esisteva quando io stavo crescendo, e le restrizioni che i miei genitori stabilivano sull’uso della TV non hanno senso nel mondo della tecnologia in cui il computer è contemporaneamente il tuo divertimento, i tuoi compiti a casa e la tua enciclopedia.” Molti genitori che hanno parlato a Business Insider hanno detto che la loro migliore difesa dalla dipendenza dalla tecnologia è introdurre delle attività di rimpiazzo o trovare strategie per usare la tecnologia in modo più produttivo. bambini che corronoQuando la siccità della California ha rovinato il giardino di Koduri, lui ha riempito l’appezzamento di cemento e ha costruito un campo da basket, che usano i suoi figli e i loro amici. Quando la Pressman ha notato che a sua figlia interessavano i computer, si sono iscritte ad un corso di programmazione insieme. Questi genitori sperano di riuscire a insegnare ai loro figli come entrare nel mondo adulto, sviluppando un modo sano di usare – e in certi casi, di evitare – la tecnologia. Di tanto in tanto, dicono, si vede un barlume di speranza. Negli anni in cui la Pressman si è impegnata per sensibilizzare le persone in favore di una riduzione dell’utilizzo della tecnologia, suo figlio maggiore ha iniziato a cogliere il senso di tagliare il tempo sugli schermi. Come studente di Matematica, preferisce utilizzare i libri cartacei perchè si è accorto che le versione digitali disturbano la concentrazione. Pressman ricorda di come l’anno precedente, durante un lungo viaggio in famiglia, suo figlio abbia sorpreso tutti con qualcosa che raramente i genitori non vogliono ascoltare: un’ammissione di errore. “Lo sai che inveisci sempre contro i social media e ho sempre pensato che avessi torto?” disse Brian, riferendosi alle tante prediche sulle interazioni umane “reali”. “Beh, sto incominciando a pensare che hai ragione.”
Luce blu e i raggi Uv
Oggi si sente parlare sempre più spesso di Raggi Uv e di Luce blu, entrambi ritenuti responsabili di potenziali danni nei confronti degli occhi e della nostra vista. Ma come funziona esattamente la percezione della luce? Vediamola insieme. La luce del sole è composta da radiazioni con differenti frequenze fra cui: la radiazione ultravioletta (UV), la radiazione infrarossa (IR) e dalla porzione visibile (con lunghezza d’onda da 390 a 760 nm) di cui solo una piccola parte è visibile all’occhio umano. Come si può vedere dall’immagine, la parte di luce ultravioletta (UV) corrisponde ad una lunghezza d’onda inferiore ai 390 nanometri. Questa porzione di luce è filtrata e non raggiunge la retina ma potrebbe essere assorbita dalla cornea, dalla congiuntiva e dal cristallino e può essere la potenziale causa di danni permanenti. Le radiazioni ultraviolette (UV) si dividono in tre bande (UVA, UVB e UVC) sulla base degli effetti biologici: · I raggi UV-C vengono assorbiti al 100% dal campo elettromagnetico terrestre. · I raggi UV-B vengono assorbiti al 95% dal campo elettromagnetico terrestre e ozonosfera. · I raggi UV-A colpiscono interamente l’occhio. Il danno provocato dai raggi UV-A è di tipo cumulativo e permanente. Ecco alcune potenziali conseguenze: Secchezza oculare e reazioni ossidative alla congiuntiva Ingiallimento e perdita della trasparenza del cristallino Danneggiamento della cornea Questo è il motivo per cui, come proteggiamo la nostra pelle con le creme solari, anche nelle giornate nuvolose, è opportuno dotarsi di opportuni filtri che proteggono al 100% l’occhio dai potenziali danni dei Raggi Uv. Parliamo adesso della Luce Blu. La porzione di luce blu ha lunghezza d’onda che va dai 400 a 500 nm nella parte visibile. Parte della luce del “primo visibile”, in particolare la luce blu (400-450 nm), presenta caratteristiche di elevata energia che possono essere dannose per l’occhio come i raggi UV. Essa è dotata di una quantitativo di energia maggiore delle altre lunghezze d’onda e quando questo quantitativo “illumina” la retina, può danneggiare le strutture oculari. I potenziali effetti dannosi della luce blu: Occhi rossi e irritati Secchezza oculare Offuscamento della vista Sensazione di fastidio alla luce Insorgere di patologie oculari. E’ risaputo come i dispositivi elettronici, come Pc, smartphone o Tablet siano fonti di emissione della Luce blu. Dotare i propri occhiali di filtri anti luce blu è indispensabile per tutte le persone che passano molto tempo davanti ai dispositivi elettronici.
Telefono: la sua storia e come si è evoluto
Far giungere la propria voce a distanze più lunghe di quelle consentite dalla semplice emissione di suoni vocali è stato per molti secoli un desiderio irrealizzabile. I sistemi sperimentati prima dell’età contemporanea erano molto rudimentali. Nel X secolo in Cina furono inventati i “tubi parlanti”, cioè semplici tubi all’interno dei quali far passare la voce, ai quali nei secoli successivi subentrarono telefoni acustici più efficienti (due recipienti collegati da un filo). Tuttavia, l’invenzione del telefono modernamente inteso, cioè funzionante tramite l’energia elettrica, avvenne soltanto nella seconda metà dell’Ottocento ed è ancora contesa tra Antonio Meucci e Alexander Graham Bell. L’invenzione rappresentò una vera e propria rivoluzione delle comunicazioni, rendendo il mondo “più piccolo” e molto più interconnesso. Nel corso del Novecento, alle comunicazioni telefoniche sono stati apportati numerosi miglioramenti tecnici e sono stati inventati i telefoni mobili, che, attraverso vari passaggi, hanno portato agli attuali smartphone. L’idea di far arrivare la propria voce a distanza ha sempre affascinato gli esseri umani e sin dal mondo antico sono state fatte prove e sperimentazioni in materia. Per esempio, nella Grecia antica i teatri erano costruiti in maniera tale che la voce degli attori potesse essere udita anche dagli spettatori più lontani. Per la comunicazione a distanza tra due persone, nei secoli successivi furono introdotti i “telefoni acustici”, basati sul principio meccanico di far “passare” la voce attraverso un tubo o un filo, che “trasporta” le onde sonore. Probabilmente strumenti di questo tipo erano usati già in Cina prima dell’anno mille. Tuttavia un telefono acustico relativamente efficiente fu inventato solo nel ‘600 da un fisico britannico, Robert Hook, che costruì un apparecchio composto da due piccoli recipienti collegati da un filo. Il sistema si rivelò di una certa utilità, sebbene fosse utilizzabile solo su brevi distanze. Telefoni acustici (spesso a tubo e non a filo) sono stati usati sulle navi e negli edifici per molti anni e in qualche caso sono ancora in funzione. Il telefono vero e proprio fu inventato alla fine dell’Ottocento. L’invenzione, resa possibile dai progressi nella conoscenza e nell’uso dell’elettricità, è contesa tra diversi inventori, i più noti dei quali sono Antonio Meucci e Alexander Graham Bell. La storia più attendibile vuole che il fiorentino Meucci nel 1849 avesse scoperto per caso, mentre lavorava a una terapia medica basata sull’elettroshock, la possibilità di trasmettere la voce tramite l’elettricità. Meucci si trasferì quindi negli Stati Uniti e lavorò all’invenzione di un apparecchio che consentisse di parlare a distanza. Negli anni ’60 fu in grado di costruire telefoni funzionanti e nel 1871 depositò una sorta di pre-brevetto, in attesa di trovare il denaro per depositare un brevetto vero e proprio. Tuttavia, questo scadde senza che Meucci potesse rinnovarlo e pochi anni dopo Bell rivendicò la paternità dell’invenzione. Iniziò così una lunga controversia legale, conclusasi senza vinti né vincitori, anche a causa della morte di Meucci nel 1889. È impossibile dire con certezza chi avesse ragione. L’ipotesi più ragionevole è che l’invenzione del telefono, come quella di molti altri dispositivi, fu resa possibile da diversi passaggi e da progressi graduali, dovuti a più di un inventore, sebbene il ruolo di Meucci fosse stato certamente determinante. Quel che è certo è che alla fine degli anni ’70 dell’800 il telefono divenne una realtà. Alla fine degli anni ’70 dell’Ottocento negli Stati Uniti furono costruite le prime linee telefoniche e installati i primi apparecchi. In origine le linee collegavano solo due telefoni, ma nel volgere di pochi anni furono introdotti sistemi per smistare le chiamate a differenti destinatari. Anche gli apparecchi furono migliorati, sia nelle componenti tecniche, sia nel design. I primi telefoni erano composti di due parti, un ricevitore e un microfono, e per parlare era necessario usare entrambe le mani. Poiché il sistema era scomodo, furono costruiti telefoni di forma diversa: quello a candela, che ha una base poggiata su un tavolo, e quello con la cornetta, che univa microfono e ricevitore in un solo “blocco”. Il telefono si diffuse presto al di fuori del continente americano. Alla fine dell’Ottocento il Paese con la maggior “densità telefonica” era la Svezia, che nel 1893 aveva 0,55 telefoni ogni 100 abitanti, contro gli 0,4 degli Stati Uniti. Tuttavia gli Usa recuperarono presto lo svantaggio e nel primo decennio del Novecento divennero leader della telefonia, con oltre tre milioni di apparecchi nel 1904. Alla fine dell’Ottocento il telefono raggiunse anche l’Italia. La prima linea fu impiantata a Milano alla fine del 1877 e negli anni successivi i telefoni si diffusero nelle principali città. Nel corso del Novecento sono stati apportati numerosi miglioramenti alla telefonia, i più significativi dei quali riguardano lo sviluppo dei telefoni mobili, che, al posto del cavo, si servono di onde radio per “far viaggiare” la voce. Le sperimentazioni di telefoni senza fili iniziarono nei primi decenni del ‘900, grazie all’invenzione della radio (che a differenza del telefono, non prevede la comunicazione tra due interlocutori, giacché tutti possono ascoltare i messaggi inviati). Negli anni ’20 furono installati i primi telefoni sui treni, ai quali, negli anni ’40, fecero seguito quelli sulle automobili, restati in uso fino ai primi anni 2000. Nel corso del Novecento, inoltre, furono sviluppati telefoni trasportabili a mano, che in origine avevano le dimensioni di una valigetta e, per tale ragione, non ebbero grande sviluppo, se non in ambito militare e in pochi altri casi. La vera rivoluzione della telefonia mobile è stata quella dei cellulari, che utilizzano una rete di ripetitori che suddivide il territorio in piccole porzioni di forma esagonale, dette celle (da questo il nome "cellulare") e sono molto meno ingombranti dei precedenti apparecchi portatili. Le prime sperimentazioni coronate da successo ebbero luogo negli anni ’70, ma il primo cellulare fu messo in commercio solo nel 1984 negli Stati Uniti. Il telefono, però, oltre a essere molto più grande dei telefonini attuali, aveva un costo proibitivo, circa 4.000 dollari dell’epoca (più o meno 10.000 dollari di oggi), il che rendeva impossibile la vendita di massa. Con il passare degli anni, però, i progressi tecnologici hanno consentito di ridurre le dimensioni dei cellulari e di abbattere i costi e, a partire dagli anni ’90, i cellulari sono andati incontro a una rapida diffusione in tutto il mondo. È stata sviluppata, inoltre, la telefonia satellitare, che consente le comunicazioni mediante un satellite artificiale. L’ultimo sviluppo, come sappiamo, è quello degli smartphone, i quali, unendo la telefonia e la rete internet, stanno soppiantando rapidamente i modelli preesistenti. continua su: https://www.geopop.it/linvenzione-del-telefono-breve-storia-di-quando-luomo-ha-scoperto-come-parlare-a-distanza/ https://www.geopop.it/
Il telefono di Hitler
243mila dollari. È questa la somma sborsata da chi ha acquistato il telefono personale di Adolf Hitler, ritrovato nel bunker del "fuhrer" a Berlino e da allora conservato in una valigetta nella campagna inglese. Un oggetto che dal 1945 è arrivato a oggi e all'asta organizzata dalla Alexander Historical Auctions a Chesapeake City, in Maryland, in cui il catalogo descriveva il telefono come "l'arma più distruttiva di tutti i tempi, che ha mandato a morte milioni di persone".