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GLI STRUMENTI DELLA PROPAGANDA FASCISTA

Firusa Aurola

Created on March 29, 2024

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Transcript

GLI STRUMENTI DELLA

PROPAGANDA

FASCISTA
La propaganda fascista
La propaganda fascita è il principio di esportare il più possibile tra le persone l'idea che il fascismo fosse un regime che funzionava senza problemi, infatti la propaganda fascista aveva l'obiettivo di mantenere la popolazione sempre molto legata al regime e a perseguire con grande entusiasmo gli obiettivi che col tempo il regime fascista si poneva. L'Italia fascista era uno stato di tipo totalitario, quindi fu fondamentale la propaganda. Il duce Benito Mussolini sa che per dare stabilità al regime fascista deve dominare due cose in particolare: l'educazione e l'informazione.
Educazione dei giovani
La propaganda fascista era diretta particolarmente all'istruzione e Benito Mussolini sapeva che controllare fin dall'infanzia il cittadino era la via da seguire. Nel 1926 fu istituita L'Opera Nazionale Balilla con lo scopo di infondere nei giovani il sentimento della disciplina e dell'educazione militare, renderli consapevoli della loro italianità e del loro ruolo di "fascisti del domani". Nel 1927 il regime fascista sciolse per legge le organizzazioni giovanili non fasciste, tra cui le associazioni scout.
L'Opera Nazionale Balilla:
Era suddivisa per età e sesso in vari corpi:
Corpi maschili:
Corpi femminili:
La scuola
La scuola elementare in epoca fascista era molto severa: i primi due anni gli alunni avevano solo il libro di lettura, mentre negli anni successivi c'erano il sussidiario e il quaderno di casa. Non c'era l'intervallo e non si faceva la colazione. Ogni mattina, prima di entrare a scuola, gli alunni dovevano recitare una preghiera. Se si sbagliava qualcosa, si veniva punti duramente. I voti venivano annotati sul quaderno e partivano dal due. Sulla pagella, divisa in tre trimestri, veniva scritto anche il giudizio sull'igiene e la cura della persona. Al posto dello zaino si aveva una cartella di cartone, ma poteva essere anche di legno o, per i più ricchi, anche di cuoio. Il portapenne era in legno e conteneva solamente una penna, una matita, un temperino, un scatola di pastelli e carta assorbente.
L'aula era molto spaziosa: conteneva l'armadio e la lavagna, i banchi ospitavano due alunni ed era riscaldata da una stufa a legna. La scuola inziava il primo ottobre e finiva verso la metà di giugno. Inizialmente era in vigore l'orario settimanale diviso ( 3 ore al mattino, 2 ore pomeridiane e giovedì e domenica festivi ), in seguito venne introdotto l'orario settimanale unico ( solo al mattino per 6 giorni ). Non c'erano mezzi di trasporto pubblici. All'insegnante ci si doveva rivolgere dandogli del voi; era assolutamente vietato l'uso del tu e del lei.

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Un testo unico
Il testo unico era dedicato ala propaganda fascista ed in particolare a:
  • l'esaltazione del fascismo
  • l'educazione religiosa che rispettava il partito e lo Stato
  • l'esaltazione della grande guerra, le gloriose gesta dei soldati e l'impresa di Etiopia.
Il fascismo con i suoi valori e i suoi simboli veniva trasmesso anche attraverso le copertine di libri, quaderni e semplici esercizi di matematica.
Le pagelle
Anche la pagella scolastica diventò uno strumento di propaganda del regime, che utilizzò questo documento per trasmettere il modello di una nuova gioventù. Nel corso del tempo le pagelle subirono alcuni cambiamenti per il loro aspetto esteriore. I primi modelli di pagelle erano più semplici: in alto era rappresentato lo stemma sabaudo insieme ai fasci littori, attorno dei rami di quercia. Col tempo le pagelle divennero più colorate e graficamente accattivanti. Esse riportavano il nome dell'Opera Balilla, la sigla P.N.F. ( partito nazionale fascista ), un numero romano che indicava gli anni dell'era fascista, e simboli del regime.
Il fumetto
Il fascismo utilizzò anche il fumetto per ottenere il consenso dei giovani e fece propaganda attraverso i fumetti. Già dopo la marcia su Roma, i ragazzi si ritrovarono fra le mani un nuovo giornalino a fumetti, in concorrenza con il "Corriere dei piccoli": il Balilla, uscito nel febbraio 1923 nelle edicole di tutta l'Italia.
Quattro anni più tardi seguì "La Piccola italiana indirizzato alle figlie della lupa.
I mezzi di comunicazione
Il ministro per la cultura popolare
Giunto al governo, nel 1922 Mussolini si avvalse dell'Ufficio Stampa della presidenza del Consiglio, istituito con il compito di diffondere i comunicati ufficiali. Nel 1925 esso prese il nome dell'Ufficio stampa del capo del governo e successivamente, nel 1934, fu trasformato in Sottosegretariato di Stato per la stampa e la propaganda, composto di tre direzioni generali: stampa italiana, stampa estera, propaganda. Nello stesso anno si aggiunse una quarta direzione generale per la cinematografia. L'anno successivo il sottosegretario divenne Ministero per la stampa e la propaganda e nel 1937 il ministero assunse la denominazione di Ministero per la cultura popolare ( MinCulPop ).
Ispirato al modello del Ministero della Propaganda tedesco di Goebbels, dopo la sua riorganizzazione avvenuta nel 1938 il Ministero della Cultura Popolare si articolava nelle ulteriori due Direzioni generali per il turismo e per lo spettacolo. Il Ministero per la cultura popolare fu uno strumento di centralizzazione di tutti gli enti e di tutti gli strumenti di controllo e diffusione della cultura e dell'informazione, con l'obiettivo di una loro integrazione, al servizio del regime fascista. Il suo potere di controllo andava dalle direttive e dalla censura sulla stampa al controllo delle trasmissioni radiofoniche, al cinema e al teatro.
Giornali e radio al servizio del fascismo
Il controllo della stampa
Durante il Ventennio fascista, dopo la soppressione dei giornali contrari al regime come l'Avanti, l'Unità, la Voce Repubblicana, tutti gli altri giornali furono posti sotto il controllo delle autorità fasciste che li utilizzavano per fare una continua propaganda al servizio del fascismo. I giornalisti dovevano esaltare il Duce e le realizzazioni del regime fascista ed evitare di riportare notizie sgradevoli, che mettessero in luce i problemi della società italiana. La censura si proponeva il controllo sull'immagine pubblica del regime, attraverso l'eliminazione di qualsiasi contenuto che potesse suscitare opposizione o dubbi.
Le veline
I direttori di giornale ricevevano quotidianamente note di servizio, cioè disposizioni di stampa ( le cosiddette "veline" ), che il regime faceva recapitare per dare precise indicazioni su quali notizie e quali foto pubblicare e quali viceversa trascurare e nascondere. Il MinCulPop forniva indicazioni su tutto, dalla censura su scioperi e manifestazioni, alla raffigurazione del Duce, all'alimentazione, allo sport, alla politica estera, alla cronaca nera, all'abbigliamento e alla moda. Il termine "veline" deriva dal fatto che le disposizioni inviate ai giornali venivano preparate in molte copie, con una sola battitura, utilizzando appunto più fogli di carta velina, tra i quali veniva posta la carta carbone. I giornali che non seguissero le indicazioni fornite venivano sanzionati con la censura.
La radio
Il fascismo si servì per fini propagandistici anche della radio, che proprio negli anni Venti compiva i suoi primi passi in Italia. Il fascismo si rese conto progressivamente delle potenzialità della radio e delle possibilità di sfruttarla. Nel 1927 fu instituito L'EIAR ( Ente Italiano Audizioni Radiofoniche ), un ente di monopolio statale utilizzato come strumento di propaganda del regime. Poiché erano poche le famiglie che potevano acquistare un apparecchio radio e pagare il canone di abbondamento, il governo fece distribuire apparecchi nelle scuole rurali, nei Municipi, nei dopolavori e fece installare altoparlanti nelle piazze e nei luoghi di ritrovo.
Il cinema del Ventennio. La politica cinematografica del fascismo
L'arma più forte
Anche la produzione cinematografica, come quella radiofonica, fu sotto lo stretto controllo del regime. D'altra parte negli anni Trenta il cinema era diventato la principale forma di divertimento e di passatempo della popolazione italiana , soprattutto dopo l'avvento del sonoro, nel 1930. Mussolini comprese l'importanza del cinema, tanto da definirlo ( copiando Lenin 9 " l'arma più forte "). Perciò il regime fece un uso spregiudicato del cinema come strumento di propaganda e come " fabbrica del consenso".
L'Isituto Luce
Nel 1924 fu creato l'Istituto LUCE ( L'Unione Cinematografica Educativa ) al quale fu demandato il compito della propaganda cinematografica, per mezzo di documentari e film educativi. L'Istituto curava tra l'altro la realizzazione dei cinegiornali LUCE trasformarono Mussolini in una sorta di "superstar" cinematografica. Tuttavia, l'immancabile apparizione del Duce e l'esaltazione dell imprese del regime si inserivano in un contesto di notizie curiose e bizzarre sulla vita moderna, riprese da filmati provenienti da tutto il mondo. Attraverso i notiziari si suggeriva così al pubblico un'idea del fascismo come regime al passo con i tempi ma contemporaneamente come saggio difensore dei valori della tradizione.
Luigi Freddi e la Direzione Generale della Cinematografia
Gli interventi organici del fascismo in campo cinematografico, di carattere protezionistico, iniziarono negli anni Trenta. Essi avevano lo scopo di favorire lo sviluppo della cinematografia nazionale in modo da superare i ritardi accumulati. Inoltre, essi miravano a stabilire una sorta di equilibrio tra la logica della produzione cinematografica privata e le esigenze propagandistiche del regime. Uomo chiave della politica del regime fu Luigi Freddi, al quale fu affidata nel 1934 la Direzione Generale della Cinematografia, un organismo creato per coordinare le iniziative in questo campo.