CANTO VIII
Gioele Giustiniani
01
INTRODUZIONE
Ci troviamo nel V cerchio, già prima che i due poeti arrivano nella palude Stigia, Dante vede due fiammelle e un altro segnale proveniente da un'altra torre che rispondeva.
1/30, Apparizione di Flegiàs
Dante chiede a Virgilio cosa erano quei segnali e il maestro gli rispose che attraverso il vapore della palude Dante potrà vedere colui che stanno aspettando. Dante vede avvicinarsi una piccola barca, che si muove più veloce di una freccia, la barca è guidata da FLEGIAS che scambia Dante per un dannato, Virgilio lo zittisce dicendogli che lui dovrà solo trasportarli attraverso la palude. Poi i due poeti salgono sulla barca, che pare affondare quando Dante sale. Flegias partì.
31/63, Incontro con Filippo Argenti
Mentre la barca attraversa la palude, Dante vede avvicinarsi l'anima di un dannato che chiede a Dante chi sia lui per arrivare all'inferno ancora vivo. Dante risponde che lui ripartirà e chiede a sua volta chi sia il dannato. Questo non lo dice ma Dante lo riconosce come FILIPPO ARGENTI.Il dannato si protende verso la barca e cerca di afferrare Dante ma Virgilio lo spinge via difendendo Dante con parole di elogio. Poi Virgilio rivolge a tutti gli uomini orgogliosi, come fu lo stesso Argenti, parole di ammonizione cioè che in vita si credono grandi re ma finiranno poi all'inferno come porci nel fango. Dante poi dice che vorrebbe vedere Argenti azzuffarsi con gli altri dannati e Virgilio gli risponde che presto accadrà. Poco dopo Dante vede infatti tutti gli addannati avventarsi su Filippo facendone strazio. Lo stesso Filippo morde rabbiosamente se stesso.
PARAFRASI
vv. 13-21
La corda di un arco non scoccò mai una freccia che fendesse l'aria così veloce, come io vidi una piccola barca venire verso di noi in quel momento nell'acqua, governata da un solo timoniere, che gridava: «Finalmente sei arrivata, anima malvagia!» Il mio maestro disse: «Flegiàs, Flegiàs, tu gridi invano questa volta: verremo con te solo per attraversare la palude».
Corda non pinse mai da sé saetta
che sì corresse via per l’aere snella,
com’io vidi una nave piccioletta venir per l’acqua verso noi in quella,
sotto ’l governo d’un sol galeoto,
che gridava: «Or se’ giunta, anima fella!». «Flegiàs, Flegiàs, tu gridi a vòto»,
disse lo mio segnore «a questa volta:
più non ci avrai che sol passando il loto».
parafrasi
vv. 22-27
Qual è colui che grande inganno ascolta che li sia fatto, e poi se ne rammarca, fecesi Flegiàs ne l’ira accolta. Lo duca mio discese ne la barca, e poi mi fece intrare appresso lui; e sol quand’io fui dentro parve carca
Come colui che ascolta un grande inganno che gli è stato fatto, e poi se ne rammarica, così fece Flegiàs ardendo d'ira. La mia guida salì sulla barca e poi mi fece salire dopo di lui; e solo allora la barca sembrò avere un carico
parafrasi
vv. 28-36
Non appena io e Virgilio fummo sulla barca, essa ripartì fendendo l'acqua più di quanto non sia solita fare con altri. Mentre percorrevamo quella palude stagnante, mi si avvicinò un dannato pieno di fango che disse: «Tu chi sei, che giungi all'Inferno prima del tempo?» Io risposi: «Se vengo, non rimango certo; tu invece chi sei, che sei reso irriconoscibile?» Rispose: «Vedi bene che sono un'anima afflitta».
Osto che ’l duca e io nel legno fui,
segando se ne va l’antica prora
de l’acqua più che non suol con altrui. Mentre noi corravam la morta gora,
dinanzi mi si fece un pien di fango,
e disse: «Chi se’ tu che vieni anzi ora?». E io a lui: «S’i’ vegno, non rimango;
ma tu chi se’, che sì se’ fatto brutto?».
Rispuose: «Vedi che son un che piango
parafrasi
vv. 37-45
E io a lui: «Ed è bene che tu resti afflitto e in lutto, spirito maledetto; infatti ti riconosco, benché tu sia tutto sporco di fango». Allora il dannato si protese con ambo le mani verso la barca; il maestro, accorto, lo spinse via dicendo: «Va' via di qui, torna con gli altri cani!» Poi mi abbracciò al collo con le braccia, mi baciò il viso e disse: «O anima disdegnosa, benedetta colei che rimase incinta di te!
E io a lui: «Con piangere e con lutto,
spirito maladetto, ti rimani;
ch’i’ ti conosco, ancor sie lordo tutto». Allor distese al legno ambo le mani;
per che ’l maestro accorto lo sospinse,
dicendo: «Via costà con li altri cani!». Lo collo poi con le braccia mi cinse;
basciommi ’l volto, e disse: «Alma sdegnosa,
benedetta colei che ’n te s’incinse!
parafrasi
vv. 46-54
Quello nel mondo fu una persona orgogliosa; non c'è alcuna sua buona azione che renda onore alla sua memoria, così la sua anima è qui, furiosa.
Quanti uomini si credono in vita dei grandi re, mentre qui all'Inferno saranno come porci nel fango, lasciando di sé un orribile ricordo!»
E io: «Maestro, avrei gran desiderio di vederlo sprofondare in questa melma, prima di lasciare la palude».
Quei fu al mondo persona orgogliosa; bontà non è che sua memoria fregi: così s’è l’ombra sua qui furiosa. Quanti si tegnon or là sù gran regi che qui staranno come porci in brago, di sé lasciando orribili dispregi!». E io: «Maestro, molto sarei vago di vederlo attuffare in questa broda prima che noi uscissimo del lago».
parafrasi
vv. 55-63
E lui a me: «Prima che avvisteremo la proda, sarai soddisfatto: è opportuno che tale desiderio sia appagato».
Poco dopo vidi che i dannati immersi nel fango fecero di lui un grande strazio, cosa di cui ancora lodo e ringrazio Dio.
Tutti i dannati gridavano: «Addosso a Filippo Argenti!»; e quel bizzarro spirito fiorentino si mordeva da sé coi denti.
Ed elli a me: «Avante che la proda
ti si lasci veder, tu sarai sazio:
di tal disio convien che tu goda». Dopo ciò poco vid’io quello strazio
far di costui a le fangose genti,
che Dio ancor ne lodo e ne ringrazio. Tutti gridavano: «A Filippo Argenti!»;
e ’l fiorentino spirito bizzarro
in sé medesmo si volvea co’ denti.
parafrasi
vv. 64-66
Quivi il lasciammo, che più non ne narro; ma ne l’orecchie mi percosse un duolo, per ch’io avante l’occhio intento sbarro.
Lo lasciammo qui, né dirò altro di lui; ma ecco che le mie orecchie percepirono un coro lamentoso, per cui drizzai allarmato lo sguardo.
Grazie per la visione
CANTO VIII
Clara Martinoli
Created on March 26, 2024
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CANTO VIII
Gioele Giustiniani
01
INTRODUZIONE
Ci troviamo nel V cerchio, già prima che i due poeti arrivano nella palude Stigia, Dante vede due fiammelle e un altro segnale proveniente da un'altra torre che rispondeva.
1/30, Apparizione di Flegiàs
Dante chiede a Virgilio cosa erano quei segnali e il maestro gli rispose che attraverso il vapore della palude Dante potrà vedere colui che stanno aspettando. Dante vede avvicinarsi una piccola barca, che si muove più veloce di una freccia, la barca è guidata da FLEGIAS che scambia Dante per un dannato, Virgilio lo zittisce dicendogli che lui dovrà solo trasportarli attraverso la palude. Poi i due poeti salgono sulla barca, che pare affondare quando Dante sale. Flegias partì.
31/63, Incontro con Filippo Argenti
Mentre la barca attraversa la palude, Dante vede avvicinarsi l'anima di un dannato che chiede a Dante chi sia lui per arrivare all'inferno ancora vivo. Dante risponde che lui ripartirà e chiede a sua volta chi sia il dannato. Questo non lo dice ma Dante lo riconosce come FILIPPO ARGENTI.Il dannato si protende verso la barca e cerca di afferrare Dante ma Virgilio lo spinge via difendendo Dante con parole di elogio. Poi Virgilio rivolge a tutti gli uomini orgogliosi, come fu lo stesso Argenti, parole di ammonizione cioè che in vita si credono grandi re ma finiranno poi all'inferno come porci nel fango. Dante poi dice che vorrebbe vedere Argenti azzuffarsi con gli altri dannati e Virgilio gli risponde che presto accadrà. Poco dopo Dante vede infatti tutti gli addannati avventarsi su Filippo facendone strazio. Lo stesso Filippo morde rabbiosamente se stesso.
PARAFRASI
vv. 13-21
La corda di un arco non scoccò mai una freccia che fendesse l'aria così veloce, come io vidi una piccola barca venire verso di noi in quel momento nell'acqua, governata da un solo timoniere, che gridava: «Finalmente sei arrivata, anima malvagia!» Il mio maestro disse: «Flegiàs, Flegiàs, tu gridi invano questa volta: verremo con te solo per attraversare la palude».
Corda non pinse mai da sé saetta che sì corresse via per l’aere snella, com’io vidi una nave piccioletta venir per l’acqua verso noi in quella, sotto ’l governo d’un sol galeoto, che gridava: «Or se’ giunta, anima fella!». «Flegiàs, Flegiàs, tu gridi a vòto», disse lo mio segnore «a questa volta: più non ci avrai che sol passando il loto».
parafrasi
vv. 22-27
Qual è colui che grande inganno ascolta che li sia fatto, e poi se ne rammarca, fecesi Flegiàs ne l’ira accolta. Lo duca mio discese ne la barca, e poi mi fece intrare appresso lui; e sol quand’io fui dentro parve carca
Come colui che ascolta un grande inganno che gli è stato fatto, e poi se ne rammarica, così fece Flegiàs ardendo d'ira. La mia guida salì sulla barca e poi mi fece salire dopo di lui; e solo allora la barca sembrò avere un carico
parafrasi
vv. 28-36
Non appena io e Virgilio fummo sulla barca, essa ripartì fendendo l'acqua più di quanto non sia solita fare con altri. Mentre percorrevamo quella palude stagnante, mi si avvicinò un dannato pieno di fango che disse: «Tu chi sei, che giungi all'Inferno prima del tempo?» Io risposi: «Se vengo, non rimango certo; tu invece chi sei, che sei reso irriconoscibile?» Rispose: «Vedi bene che sono un'anima afflitta».
Osto che ’l duca e io nel legno fui, segando se ne va l’antica prora de l’acqua più che non suol con altrui. Mentre noi corravam la morta gora, dinanzi mi si fece un pien di fango, e disse: «Chi se’ tu che vieni anzi ora?». E io a lui: «S’i’ vegno, non rimango; ma tu chi se’, che sì se’ fatto brutto?». Rispuose: «Vedi che son un che piango
parafrasi
vv. 37-45
E io a lui: «Ed è bene che tu resti afflitto e in lutto, spirito maledetto; infatti ti riconosco, benché tu sia tutto sporco di fango». Allora il dannato si protese con ambo le mani verso la barca; il maestro, accorto, lo spinse via dicendo: «Va' via di qui, torna con gli altri cani!» Poi mi abbracciò al collo con le braccia, mi baciò il viso e disse: «O anima disdegnosa, benedetta colei che rimase incinta di te!
E io a lui: «Con piangere e con lutto, spirito maladetto, ti rimani; ch’i’ ti conosco, ancor sie lordo tutto». Allor distese al legno ambo le mani; per che ’l maestro accorto lo sospinse, dicendo: «Via costà con li altri cani!». Lo collo poi con le braccia mi cinse; basciommi ’l volto, e disse: «Alma sdegnosa, benedetta colei che ’n te s’incinse!
parafrasi
vv. 46-54
Quello nel mondo fu una persona orgogliosa; non c'è alcuna sua buona azione che renda onore alla sua memoria, così la sua anima è qui, furiosa. Quanti uomini si credono in vita dei grandi re, mentre qui all'Inferno saranno come porci nel fango, lasciando di sé un orribile ricordo!» E io: «Maestro, avrei gran desiderio di vederlo sprofondare in questa melma, prima di lasciare la palude».
Quei fu al mondo persona orgogliosa; bontà non è che sua memoria fregi: così s’è l’ombra sua qui furiosa. Quanti si tegnon or là sù gran regi che qui staranno come porci in brago, di sé lasciando orribili dispregi!». E io: «Maestro, molto sarei vago di vederlo attuffare in questa broda prima che noi uscissimo del lago».
parafrasi
vv. 55-63
E lui a me: «Prima che avvisteremo la proda, sarai soddisfatto: è opportuno che tale desiderio sia appagato». Poco dopo vidi che i dannati immersi nel fango fecero di lui un grande strazio, cosa di cui ancora lodo e ringrazio Dio. Tutti i dannati gridavano: «Addosso a Filippo Argenti!»; e quel bizzarro spirito fiorentino si mordeva da sé coi denti.
Ed elli a me: «Avante che la proda ti si lasci veder, tu sarai sazio: di tal disio convien che tu goda». Dopo ciò poco vid’io quello strazio far di costui a le fangose genti, che Dio ancor ne lodo e ne ringrazio. Tutti gridavano: «A Filippo Argenti!»; e ’l fiorentino spirito bizzarro in sé medesmo si volvea co’ denti.
parafrasi
vv. 64-66
Quivi il lasciammo, che più non ne narro; ma ne l’orecchie mi percosse un duolo, per ch’io avante l’occhio intento sbarro.
Lo lasciammo qui, né dirò altro di lui; ma ecco che le mie orecchie percepirono un coro lamentoso, per cui drizzai allarmato lo sguardo.
Grazie per la visione