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Presentazione Storica
Giulia Lauro
Created on March 26, 2024
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Transcript
PER L'UCCISIONE DI ERATOSTENE
Testo greco
“ ἐγὼ τοίνυν ἐξ ἀρχῆς ὑμῖν ἅπαντα ἐπιδείξω τὰ ἐμαυτοῦ πράγματα, οὐδὲν παραλείπων, ἀλλὰ λέγων τἀληθῆ: ταύτην γὰρ ἐμαυτῷ μόνην ἡγοῦμαι σωτηρίαν, ἐὰν ὑμῖν εἰπεῖν ἅπαντα δυνηθῶ τὰ πεπραγμένα.”
“io dunque vi racconterò dal principio tutte le mie vicende, senza tralasciare nulla, ma dicendo la verità; ritengo infatti che questa sia per me l’unica possibilità di salvezza, qualora io resca a dirvi tutti i fatti accaduti
La vicenda
Per l'uccisione di Eratòstene, o Apologia per l'uccisione di Eratostene (in greco antico: Ὑπὲρ τοῦ Ἐρατοσθένους φόνου ἀπολογία?), conosciuta anche come In difesa di Eufileto per l'uccisione di Eratostene, è una celebre orazione di Lisia (la prima orazione del Corpus Lysiacum), pronunciata ad Atene davanti al Delfinio alla fine del V secolo a.C. Scopo dell'opera è la difesa del cittadino ateniese Eufileto dall'accusa di omicidio premeditato, da parte dei parenti dell'ucciso, Eratostene di Oe. La strategia difensiva adottata dall'autore è semplice ed efficace: dimostrare la legittimità dell'omicidio, in quanto rientrante nel "φόνος δίκαιος" (phonos dikaios), ossia delitto d'onore, previsto dalla legge di Dracone, sostenendo che l'accusato abbia compiuto tale gesto a causa della relazione adulterina stretta da Eratostene con la moglie di Eufileto.
STRUTTURA
TRAMA DELLA NARRATIO
L'ADULTERIO NELL'ANTICA GRECIA
Il matrimonio era un'istituzione fondamentale nell'antica Grecia perché serviva a garantire la procreazione di figli legittimi. Per questa ragione, la preservazione del letto coniugale dall'infedeltà era una questione di interesse pubblico. Gli uomini godevano di maggiore libertà sessuale rispetto alle donne. Potevano tradire la propria moglie senza subire conseguenze a condizione che l'amante non fosse una donna sposata. Era considerata normale la frequentazione di concubine, cortigiane o prostitute, e non costituiva reato. L'atto di infedeltà compiuto dalla moglie, invece, era considerato molto più grave, perché metteva in discussione la paternità della prole, l'onore della famiglia e l'integrità della rólis. L'adulterio era considerato ancora più grave se avveniva nel letto nuziale, perché il talamo era un luogo riservato ai coniugi che simboleggiava l'integrità e l'onore della casa. Infatti il termine uoreto, adulterio, non indica solo l'atto in se ma anche la violazione dell'oikos. Sulla base della legge stabilita da Solone, l'oltraggio poteva essere vendicato attraverso l'uccisione dell'adultero da parte del marito, del padre o del fratello della donna, a condizione che vi fosse flagranza di reato: Se l'adultero si era già allontanato dalla casa, il cittadino che egli aveva offeso non poteva recargli danno o ucciderlo impunemente, né poteva trascinarlo in casa con la forza. Un caso simile è quello dell'orazione di Lisia per l'uccisione di Eratostene.
ADULTERIO NELL'ANTICA ROMA
Nel diritto romano l’adulterio della moglie era previsto come reato ed era punibile, in età regia, con la pena di morte per mano del marito o dei familiari maschi. In seguito, si ebbero controverse interpretazioni delle previsioni in età repubblicana, mentre con Augusto fu emanata nel 18 a.C. la Lex Iulia de adulteriis coercendis, secondo la quale il marito adultero era punito con sanzioni pecuniarie, che comportavano la restituzione della dote, se dal fatto derivava il divorzio. Per la moglie adultera la prospettiva era molto diversa. Se colta in flagrante adulterio dal padre, lo stesso la poteva uccidere insieme all’amante, qualunque fosse il suo lignaggio o carica pubblica. Il marito poteva uccidere esclusivamente l’amante ed esclusivamente in flagranza, mentre al padre non era consentito uccidere l’amante senza uccidere contemporaneamente anche la figlia fedifraga. Per la flagranza, il marito aveva l’obbligo del divorzio, in caso contrario sarebbe stato accusato di crimen lenocinii, con attribuzione di presunta complicità e favoreggiamento in adulterio.Entro due mesi dal divorzio, il marito poteva richiedere che si aprisse un giudizio penale, denominato quaestio davantia giurati (accusatio adulterii iure mariti).
l'adulterio nel vecchio diritto italiano
Codice Zanardelli
L’articolo 559 del codice penale del 1930, rubricato “adulterio” stabiliva che: La moglie adultera è punita con la reclusione fino a un anno. Con la stessa pena è punito il correo dell’adultera. La pena è della reclusione fino a due anni nel caso di relazione adulterina. Il delitto è punibile a querela del marito.
Codice Rocco Con l'avvento del Governo Mussolini, molte sue norme furono di fatto disattese e nel 1930 si arrivò alla formale soppressione del Codice Zanardelli, che venne sostituito dal Codice Rocco.
COSTITUZIONE ITALIANA
ART. 31
La Costituzione è il testo legislativo fondamentale della Repubblica italiana. Composta da 139 articoli, la Costituzione è entrata in vigore il primo gennaio 1948 ed è divisa in quattro parti. Principi fondamentali: Diritti e doveri dei cittadini: Ordinamento della Repubblica: Disposizioni transitorie finali
ART.29
ART.3
Giovenale descrive i più svariati tipi di matrone romane che si abbandonano alla lussuria e all’adulterio: si tratta di donne nobili e famose, che tradiscono il marito con attori e gladiatori e sono capaci di seguire i loro amanti fino in capo al mondo, abbandonando casa e figli, o persino di farsi prostitute sotto falso nome pur di soddisfare la propria lussuria; tra queste si trova anche Messalina, la moglie dell’imperatore Claudio.Giovenale mette quindi in allerta Postumo, e con lui tutti gli uomini che intendano sposarsi, sulle conseguenze del matrimonio (vv. 209-217): nessuna libertà sarà più concessa, né di decidere come tagliarsi la barba né di scegliere gli amici , perché tutta la vita dell’uomo sarà condizionata dai capricci della futura moglie. Infine, però, se le cose non vanno per il verso giusto, le donne arrivano persino a uccidere i propri figli o i propri mariti, come fecero le mitiche Medea o Clitemnestra. Osserva però infine Giovenale che mentre le eroine tragiche agivano spinte dalla follia, le matrone romane uccidono per calcolo e per denaro.
Giovenale, Satira sesta
La sesta Satira di Decimo Giunio Giovenale, nota anche come Satira contro le donne, è un lungo testo - il più lungo di tutta la sua produzione - di quasi settecento esametri in cui il poeta, per dissuadere l’amico Postumo dalle nozze, si scaglia contro il genere femminile, e più precisamente contro le matronae romane.La satira prende le mosse dal ricordo e dall’idealizzazione di un’antica età dell’oro in cui ancora viveva sulla Terra la Pudicitia, dea femminile preposta alla fedeltà coniugale, che rendeva le donne ancora virtuose.Con l’evoluzione del genere umano, però, tanto la Pudicitia quanto Astrea, dea della giustizia, lasciarono il mondo e da quel momento non è più esistita tra gli uomini (e soprattutto tra le donne) la fedeltà matrimoniale. Giovenale invita allora provocatoriamente l’amico a scegliere per sé una strada migliore del matrimonio: suicidarsi o, altrimenti, andare con un ragazzino.
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L’articolo in questione, il 587 del Codice Penale, risaliva al Codice Rocco di epoca fascista e recitava: “Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell’atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella”.
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Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese
Lisia è il modello a cui molti retori della tradizione classica si sono ispirati, la struttura della sua orazione funge, quindi, da matrice per tutta la produzione successiva. L'orazione è composta da un Exordium, il cui scopo è catturare l'attenzione e la benevolenza dei giudici; una Propositio, destinata all'introduzione dell'argomento; la Narratio, che rappresenta la parte centrale dell'opera e consiste nel racconto degli avvenimenti dal punto di vista del narratore; l'Argumentatio e la Refutatio, con le quali vengono fornite le prove di innocenza (o colpevolezza) e vengono respinte le accuse della controparte; infine, la Conclusio, con il fine di riassumere i tratti essenziali dell'orazione, con il successivo congedo dalla giuria.
Il contadino Eufileto descrive gli avvenimenti relativi al proprio matrimonio con la giovane moglie, nel periodo di poco precedente all'accaduto. Dopo la nascita del figlio, egli, ormai, si fida della consorte, credendo che tale fiducia potesse rafforzare il loro legame. Possedendo una casa a due piani, per agevolare l'allattamento del piccolo, accetta di trasferirsi al piano superiore, lasciando quello inferiore alle donne, fatto insolito nell'Atene del tempo. Un giorno, tornato in anticipo dai campi, si trova di fronte ad un comportamento insolito da parte della moglie: infatti, ella, dovendo allattare il figlio, che piangeva al piano di sotto, chiude il marito in camera, con la scusa di essere gelosa delle avances del marito alla servetta. La stessa notte il contadino ode aprirsi l'uscio di casa; il mattino dopo la moglie dice di essersi dovuta recare a casa dei vicini quella notte, e, particolare a cui Eufileto non bada subito, ha il viso truccato, nonostante fosse in lutto per la perdita del fratello. Le cose continuano in questo modo per diverso tempo, finché Eufileto, avvicinato da una vecchia, viene a scoprire la verità: la donna che ha mandato la signora, vecchia amante di Eratostene, si è insospettita per le visite sempre meno frequenti dell'amante, ha mandato la serva ad indagare e, una volta scoperta la nuova relazione, spinta dalla gelosia, ha incaricato la serva di riferire tutto ad Eufileto. Quest'ultimo, astutamente, fa credere alla propria serva di sapere tutti i particolari della sua complicità nell'adulterio della moglie, spingendola a confessare di essere complice della tresca fra Eratostene e la moglie di Eufileto. Così l'uomo organizza, con la complicità della donna e di quattro testimoni, un tranello nel quale Eratostene e la moglie cadono in pieno, venendo colti in flagrante. Eratostene viene così ucciso per la pubblica utilità dal marito tradito.
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