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Tavola periodoca

Nunzia Chimento

Created on March 26, 2024

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Transcript

I metalli alcalini sono litio (Li), sodio (Na), potassio (K), rubidio (Rb), cesio (Cs) e Francio (Fr). Questi elementi chimici costituiscono il gruppo 1 del blocco s della tavola periodica. Nella nomenclatura precedente questo gruppo era denominato IA. Formano un gruppo omogeneo di metalli molto reattivi, che perdono facilmente l'elettrone del livello elettronico più esterno, formando cationi M+. Nei loro composti assumono invariabilmente numero di ossidazione +1, e mostrano una chimica essenzialmente ionica. Composti di sodio e potassio sono noti dai tempi antichi, e sono tuttora fra i composti chimici di maggior importanza economica. Gli ioni Na+ e K+ sono essenziali per gli organismi animali. Composti di litio hanno iniziato ad essere utilizzati solo nel 1940. Rubidio e cesio sono elementi di interesse accademico. Il francio è ben poco noto.[1] L'aggettivo alcalino viene dall'arabo al-qali; con questo termine ci si riferiva alla potassa, ottenuta come sottoprodotto della combustione del legno (il verbo qalaa in arabo significa arrostire). Poiché la potassa ha caratteristiche basiche, si diffuse la convenzione di chiamare alcali tutte quelle sostanze che, come la potassa, sono in grado di neutralizzare gli acidi. Quindi ancora oggi con alcalino si può intendere o un metallo del primo gruppo della tavola periodica o un composto basico.

https://it.wikipedia.org/wiki/Metalli_alcalini

Metalli alcalino terrosi

I metalli alcalino terrosi sono berillio (Be), magnesio (Mg), calcio (Ca), stronzio (Sr), bario (Ba) , radio (Ra) e Unbinilio (Ubn). Questi elementi chimici costituiscono il gruppo 2 del blocco s della tavola periodica. Nella nomenclatura precedente questo gruppo era denominato IIA. Sono tutti metalli piuttosto reattivi, che perdono facilmente i due elettroni nel livello elettronico esterno formando cationi M2+. Nei loro composti assumono invariabilmente numero di ossidazione +2.[1]

Elementi di transizione

Gli elementi di transizione anche detti metalli di transizione, metalli del blocco d o elementi del blocco d, sono quaranta elementi chimici, tutti metallici, di numero atomico dal 21 al 30, dal 39 al 48, dal 71 all'80 e dal 103 al 112: questo nome viene dalla loro posizione nella tavola periodica degli elementi, dove occupano i gruppi da 3 a 12. In questi elementi gli orbitali di tipo d si riempiono progressivamente attraverso ciascun periodo. Chimicamente, gli elementi di transizione sono definiti come gli elementi che formano almeno uno ione con un sottoguscio d parzialmente riempito di elettroni.

Metalli di post-transizione

I metalli di post-transizione sono i metalli appartenenti agli elementi del blocco p, che sono disposti nella tavola periodica fra i metalloidi e i metalli di transizione: sono mostrati qui sotto in rosso. Essi sono più elettropositivi dei metalli di transizione, ma meno dei metalli alcalini e dei metalli alcalino terrosi. I loro punti di fusione e di ebollizione sono di solito più bassi di quelli dei metalli di transizione, ed in generale sono anche meno resistenti meccanicamente. I metalli di post-transizione sono alluminio, gallio, indio, stagno, tallio, piombo e bismuto. Inoltre, gli elementi da 113 a 116 sono inclusi in tale categoria provvisoriamente, in quanto, pur essendo già stati sintetizzati, le loro proprietà chimiche sono ancora ipotetiche: i loro nomi sono nihonio, flerovio, moscovio e livermorio.

Semimetallo

Un metalloide è un elemento chimico della tavola periodica che possiede proprietà chimico-fisiche a cavallo fra i metalli e i non metalli. Nonostante non abbia una definizione specifica (tanto che non esiste un elenco univoco di elementi metalloidi), questo termine viene usato in chimica. Il termine semimetallo, talvolta usato come sinonimo di metalloide, indica più propriamente in fisica un materiale dotato di bande elettroniche sovrapposte, collocandosi a metà tra i metalli e i semiconduttori.

Non metalli

I non metalli, assieme ai metalli e i semimetalli, sono una delle tre categorie in cui si suddividono gli elementi chimici secondo le loro proprietà di ionizzazione e legame.

Alogeni

Gli alogeni (dal greco ἅλς (hàls) + γενος (ghenos), generatore di sali) o elementi del gruppo 17 della tavola periodica sono: fluoro (F), cloro (Cl), bromo (Br), iodio (I) e astato (At). L'astato è un elemento radioattivo molto raro. Anche l'elemento artificiale tennesso (Ts) appartiene a questo gruppo, ma ne sono stati prodotti solo pochi atomi e le sue proprietà chimiche sono poco note.[1] Nella nomenclatura precedente questo gruppo era denominato VIIB o VIIA a seconda di diverse convenzioni usate in Europa e negli Stati Uniti d'America. Gli alogeni reagiscono con quasi tutti gli elementi della tavola periodica, e formano composti ionici o covalenti che sono spesso usati come materiali di partenza per la sintesi di altri composti sia inorganici che organici.[2]

Gas nobili

In chimica, i gas nobili (noti anche in passato come gas rari[1][2] o, impropriamente, gas inerti) sono gli elementi che costituiscono il gruppo 18 della tavola periodica secondo l'attuale nomenclatura IUPAC. Nella nomenclatura precedente questo gruppo era denominato VIIIB o VIIIA[3] a seconda di diverse convenzioni usate in Europa e negli Stati Uniti d'America. I gas nobili sono costituiti da atomi con gusci elettronici esterni completi.[3] Ne fanno parte gli elementi elio (He), neon (Ne), argon (Ar), kripton (Kr), xenon (Xe) e radon (Rn).[3] Il radon è un elemento radioattivo. Anche l'elemento artificiale oganesson (Og) appartiene a questo gruppo, ma ne sono stati prodotti solo pochi atomi e le sue proprietà chimiche sono sconosciute.[4] Si tratta di gas monoatomici[3] non facilmente liquefacibili, tipicamente molto stabili e non reattivi a causa della completezza dei propri strati elettronici,[3] presenti nell'atmosfera in percentuali varie; il più comune è l'argon che ne costituisce circa lo 0,932%. Talvolta essi (particolarmente l'elio) si trovano insieme ad altri gas (per lo più azoto e metano) in sorgenti endogene; l'elio di origine endogena proviene dalla decomposizione di elementi radioattivi presenti nel sottosuolo che emettono particelle α (cioè ioni He2+): queste ossidano specie presenti nel terreno e diventano atomi di elio.