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canto XXVI inferno
Giorgia Giacomini
Created on March 26, 2024
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Transcript
CANTO
XXVI
INFERNO
INDICE
FIGURE RETORICHE
INTRODUZIONE
PENA DEI DANNATI
interpretazione CANTO
PERSONAGGI
sitografia e bibliografia
Temi Principali
Divisione compiti all'interno del gruppo
Introduzione
Nel XXVI canto dell'Inferno i due poeti sono arrivati all'ottava bolgia, dove si trovano le anime dei consiglierei fraudolenti.Dante nota una lingua di fuoco, che a differenza delle altre, è divisa in due punte: essa racchiude le anime di Ulisse e Diomede.
PenA dei dannati
Nell'ottava bolgia la pena dei dannati è per analogia, come loro in vita hanno espresso i lor0 ingannevoli consigli attraverso la lingua, così nell'aldilà sono avvolti da lingue di fuoco.
personaggi
Ulisse
Diomede
Ulisse
Dante colloca Ulisse fra i consiglieri fraudolenti nell'Inferno e lo vede avvolto in una fiamma biforcuta insieme a Diomede. Ulisse dopo la domanda di Virgilio racconta la sua storia dicendo di essere stato punito per aver escogitato l'inganno del cavallo di Troia e per altri tradimenti, tra cui l’aver illuso i suoi compagni portandoli alla morte dopo aver superato le colonne di Ercole.
Diomede
Diomede è un personaggio della mitologia greca. Nella narrazione di Dante assume un ruolo minore e non è coinvolto in nessun dialogo; infatti rimane in silenzio durante tutto l'incontro con Dante nell'Inferno. Eroe di valore, figlio di Tideo, re di Argo, combattè contro Tebe e successivamente nella guerra di Troia. Insieme ad Ulisse, è coinvolto in molti inganni e per questa ragione viene condannato come peccatore insieme al compagno, in particolare per il furto del Palladio, la statua di Atena protettrice della città di Troia.
Inganno e tradimento
Sfida al divino ordine
Temi principali
Conseguenze delle azioni umane
Viaggio e scoperta
Figure retoriche
Nel canto sono presenti diverse figure retoriche. Quelle più utilizzate dal poeta sono la similitudine, la perifrasi e l'anastrofe.
Canto XXVI
Godi, Fiorenza, poi che se’ sì grande, che per mare e per terra batti l’ali, e per lo ’nferno tuo nome si spande! 3 Tra li ladron trovai cinque cotali tuoi cittadini onde mi ven vergogna, e tu in grande orranza non ne sali. 6 Ma se presso al mattin del ver si sogna, tu sentirai di qua da picciol tempo di quel che Prato, non ch’altri, t’agogna. 9 E se già fosse, non saria per tempo. Così foss’ei, da che pur esser dee! ché più mi graverà, com’più m’attempo. 12
Godi, Fiorenza = apostrofe (v. 1). Cioè: "rallegrati Firenze". Batti le ali = analogia (v. 2). Del ver si sogna = anastrofe (v. 7). Cioè: "si sogna la verità". Virtù nol guidi = anastrofe (v. 22). Cioè: "senza la guida della virtù". O miglior cosa = perifrasi (v. 23). Cioè: "o una forza maggiore, ovvero la grazia divina".
Godi, Fiorenza, poi che se’ sì grande, 1
che per mare e per terra batti l’ali, 2
Ma se presso al mattin del ver si sogna, 7
perché non corra che virtù nol guidi; 22
sì che, se stella bona o miglior cosa 23
La similitudine ai vv.25-33 significa "Quante sono le lucciole che il contadino, quando si riposa sulla collina nella stagione (estate) in cui il sole tiene meno nascosta a noi la sua faccia, nell'ora (la sera) in cui la mosca lascia il posto alla zanzara, vede giù nella valle dove egli vendemmia e ara; altrettante fiamme risplendevano nella VIII Bolgia, come io vidi non appena fui là da dove il fondo era visibile". Perciò Dante paragona le fiamme di fuoco a delle lucciole che illuminano una serata d'estate.
Quante ’l villan ch’al poggio si riposa, nel tempo che colui che ’l mondo schiara la faccia sua a noi tien meno ascosa, come la mosca cede alla zanzara, vede lucciole giù per la vallea, forse colà dov’e’ vendemmia e ara: di tante fiamme tutta risplendea l’ottava bolgia, sì com’io m’accorsi tosto che fui là ’ve ’l fondo parea.
La similitudine ai vv.34-42 significa "E come colui (Eliseo) che si vendicò con gli orsi vide il carro d'Elia che partiva, quando i cavalli si levarono alti nel cielo, e non lo poteva seguire con lo sguardo senza vedere altro che la fiamma, che saliva su come una nuvoletta:così sul fondo della Bolgia si muove ciascuna fiamma, in modo tale che nessuna mostra l'anima nascosta all'interno, e ogni fiamma cela un peccatore". Perciò Dante paragona le fiamme di fuoco al carro d'Elia, il quale talmente si muoveva veloce nel cielo si vedeva solo la scia .
E qual colui che si vengiò con li orsi vide ’l carro d’Elia al dipartire, quando i cavalli al cielo erti levorsi, che nol potea sì con li occhi seguire, ch’el vedesse altro che la fiamma sola, sì come nuvoletta, in sù salire: tal si move ciascuna per la gola del fosso, ché nessuna mostra ’l furto, e ogne fiamma un peccatore invola.
Caduto sarei = anastrofe (v. 45). Che così fosse = anastrofe (v. 51). Cioè: "che fosse così". Vedi che del disio ver’ lei mi piego = anastrofe (v. 69). Cioè: "vedi che mi piego verso di essa dal desiderio" Vincer potero = anastrofe (v. 97). Cioè: "poterono vincere". Del mondo esperto = anastrofe (v. 98). Cioè: "esperto del mondo". Ma misi me = anastrofe (v. 100). Cioè: "ma mi misi".
caduto sarei giù sanz’esser urto. 45
che così fosse, e già voleva dirti: 51
vedi che del disio ver’ lei mi piego! 69
vincer potero dentro a me l’ardore 97
ch’i’ ebbi a divenir del mondo esperto, 98
ma misi me per l’alto mare aperto 100
Con un legno = sineddoche (v. 101). La parte per il tutto, il legno invece che la nave. Compagna / picciola = enjambement (v. 101-102). L’isola d’i Sardi = metonimia (v. 104). A questa tanto picciola vigilia / d’i nostri sensi ch’è del rimanente = perifrasi (vv. 114-115). Per indicare la poca vita rimasta. Viver come bruti = similitudine (v. 119). Cioè: "vivere come bestie". De’ remi facemmo ali al folle volo = metafora (v. 125). Cioè: "facemmo dei remi le ali al nostro folle volo".
sol con un legno e con quella compagna 101
picciola da la qual non fui diserto. 102
fin nel Morrocco, e l’isola d’i Sardi, 104
a questa tanto picciola vigilia 114
d’i nostri sensi ch’è del rimanente, 115
fatti non foste a viver come bruti, 119
de’ remi facemmo ali al folle volo, 125
Apparve una montagna, bruna per la distanza, e parvemi alta tanto quanto veduta non avea alcuna = perifrasi (vv. 133-135). Per indicare la montagna del purgatorio. Allegrammo...pianto = antitesi (v. 136). Un turbo nacque = anastrofe (v. 137). Cioè: "nacque una tempesta". Del legno = sineddoche (v. 138). La parte per il tutto, il legno invece che la nave. Del legno il primo canto = anastrofe (v. 138). Cioè: "la parte anteriore della nave" Com’altrui piacque = perifrasi (v. 141). Cioè: "come altri stabilì, ovvero Dio".
quando n’apparve una montagna, bruna133 per la distanza, e parvemi alta tanto 134 quanto veduta non avea alcuna. 135
Noi ci allegrammo, e tosto tornò in pianto,136
ché de la nova terra un turbo nacque 137
e percosse del legno il primo canto. 138
e la prora ire in giù, com’altrui piacque 141
Interpretazione
Appena arrivato all'ottava bolgia Dante è molto curioso di scoprire la storia di Ulisse (vv.65-69).
Virgilio accontenta Dante e con una captatio benevolentiae (vv. 79-83), che invoca presunti meriti che Ulisse e Diomede avevano acquisito in vita, riesce a guadagarsi la fiducia di Ulisse che inizia a parlare della sua storia.
Dante descrive Ulisse in maniera diversa alla tradizione omerica, probabilte perchè lui non ha letto il testo originale dell'Odissea. L'Ulisse dantesco è comunque simile a quello classico, curioso e astuto: giunto alle colonne d'Ercole l'eroe si rivolge ai compagni esortandoli a esplorare il nuovo territorio, dove non abita nessun uomo (il mondo sanza gente, come Ulisse lo definisce consapevole del fatto che è un luogo deserto). Il che è ovviamente un inganno, dal momento che non è possibile scoprire i vizi e le abitudini dell’uomo esplorando un terreno disabitato.
Interpretazione
Lungi dall'essere quindi un eroe positivo della conoscenza, Ulisse è per Dante l'esempio negativo di chi usa l'ingegno per scopi illeciti, dal momento che superare le colonne d'Ercole equivale a oltrepassare il limite della conoscenza umana fissato dai decreti divini, quindi il viaggio è folle in quanto non voluto da Dio e per questo punito con il naufragio.
A questo punto Dante si sente coinvolto nel peccato commesso da Ulisse, perché anche lui ha tentato un “volo” altrettanto folle cercando di arrivare alla piena conoscenza con la sola guida della ragione. Il viaggio di Ulisse sembra allora metafora del viaggio oltremondano che stava tentando il poeta, il quale stava andando contro le idee medievali. Infatti nella prospettiva dell'uomo medievale alla conoscenza umana c'è un limite invalicabile rappresentato dai decreti divini e chi tenta di valicarlo sarà destinato alla dannazione. A sottolineare ciò, infine, è la chiusa del Canto: “infin che 'l mar fu sovra noi richiuso” (v.142), un verso che ricorda all'uomo medievale che non può oltrepassare i limiti imposti da Dio.
Sitografia-bibliografia
Siti utilizzati
https://divinacommedia.weebly.com
https://divinacommedia.dante.global/inferno/person/ulisse.htm
Libri consultati
La Divina Commedia a cura di G. Giacalone, edizione Inferno, 1988 Approfondimento del canto XXVI dal libro "esperimenti danteschi" La Divina Commedia a cura di Alessandro Marchi, nuova edizione integrale, 2009
divisione della parafrasi
Divisione dei compiti
- Giacomini: vv. 1-33
- Capomasi: vv. 34-69
- Panfoli: vv. 70-105
- Roghi: vv. 106-142
- Capomasi: Analisi personaggio Diomede e temi pricipali
- Giacomini: Interpretazione complessiva
- Panfoli: Introduzione, pena dei dannati, legge del contrapasso e analisi personaggio Ulisse
- Roghi: Individuazione figure retoriche
Power point
Sitografia e bibliografia
Svolto da Giorgia Giacomini
Scritta da Maddalena Capomasi
Conseguenza delle azioni umane
Ulisse racconta le conseguenze catastrofiche delle sue azioni avventurose e degli inganni che ha commesso durante il suo viaggio. Questo sottolinea il tema delle conseguenze impreviste delle azioni umane e l'importanza di considerare le conseguenze prima di agire.
Inganno e tradmento
Questo canto si svolge nella bolgia degli ingannatori, dove si trovano coloro che hanno commesso frodi e tradimenti. Ulisse e Diomede sono presentati come esempi di inganno per il loro famoso stratagemma del Cavallo di Troia durante la Guerra di Troia.
Viaggio e scoperta
Ulisse racconta del suo viaggio oltre le colonne d'Ercole, il limite conosciuto del mondo, e della sua ricerca di conoscenza e avventura. Il suo viaggio rappresenta la ricerca umana di conoscenza e l'ardire nell'esplorare l'ignoto.
"Nel tempo che colui che ’l mondo schiara la faccia" Ai vv.26-27, è presente anche una perifrasi, per indicare l'estate.
RIguardo il viaggio di Ulisse aldilà delle colonne di Ercole ci sono pareri contrastanti.Infatti alcuni studiosi credono, che compiedo questo viaggio, Ulisse abbia peccato di superbia poichè si è spinto oltrei limiti umani. Altri, invece, ritengono che il suo ultimo viaggio sia solamente un errore di giudizio, quindi Ulisse non avrebbe superato le colonne d'Ercole di proposito. Perciò non può essere condannato per aver ingannato i suoi compagni.
"Colui che si vengiò con li orsi" Al v.34, è presente anche una perifrasi, per indicare Eliseo.
L'ottava bolgia
Il cerchio delle malebolgie è l'ottavo cerchio e in quest'ultimo vengono puniti coloro che ingannano chi non si fida. Nello specifico, nell'ottava bolgia vengono puniti i fraudolenti.
Sfida al divino ordine
Ulisse sfida l'ordine divino oltrepassando i limiti imposti dagli dei, ovvero le colonne d'Ercole.Questo tema è una critica alla presunzione umana di sfidare il divino, descrivendo anche le conseguenti punizioni