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L'età dei lumi e la rivoluzione americana

chiara baraldo

Created on March 26, 2024

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L'età dei lumi e la rivoluzione americana

Prof.ssa Baraldo

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· L'Età dei lumi

· Le idee politiche ed economiche

· Il "dispotismo illuminato"

Index

· Nuovi rapporti di forza in Europa

· La potenza coloniale britannica

· Le colonie si ribellano

· La conquista del West

· Fine

01

L'Età dei lumi

Il concetto di progresso è assente nel mondo antico. Esso nasce in Età moderna, in particolare nel Settecento, ed esprime la fiducia degli illuministi nel graduale ampliamento delle conoscenze, nel miglioramento dei costumi, nel perfezionamento inarrestabile delle scienze e delle tecniche.

La ragione umana è strumento di progresso

Il testo descrive l'era dell'Illuminismo, che ha avuto origine nel XVII secolo e si è sviluppata nel secolo successivo. Questo periodo ha portato molte persone ad avere fiducia nel potenziale miglioramento delle condizioni umane attraverso lo sviluppo scientifico e l'uso della ragione. L'Illuminismo ha promosso la lotta contro l'ignoranza e la superstizione, cercando di costruire una società più libera, giusta e pacifica. Il movimento, che ha avuto origine in Inghilterra ma si è diffuso principalmente in Francia nel XVIII secolo, ha ricevuto il nome proprio dall'idea di illuminare le menti attraverso la ragione.

I seguaci dell'Illuminismo, chiamati "filosofi", non si limitavano a discutere concetti filosofici astratti ma si dedicavano appassionatamente allo studio delle discipline che influenzano la felicità umana sulla Terra, come la politica, le scienze, l'economia e l'educazione. Promuovevano l'uguaglianza tra tutti i popoli e l'idea di essere "cittadini del mondo" basandosi sulla ragione comune a tutti gli esseri umani. Sottolineavano la tolleranza verso le diverse idee, religioni e culture, condannando la guerra, la caccia alle streghe e la tratta dei neri. Alcuni erano atei, negando l'esistenza di Dio, mentre altri erano deisti, credendo in un Essere supremo ma rifiutando i dogmi e l'autorità religiosa delle Chiese.

I "filosofi" illuministi esaltano la tolleranza

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L'enciclopedia

Gli illuministi francesi, guidati da Denis Diderot, realizzarono l'Enciclopedia, una vasta raccolta di conoscenze umane in vari campi. Oltre a fornire informazioni, l'opera mirava a diffondere idee illuministe e critiche sociali, incontrando resistenze e ostacoli da parte del governo francese. Nonostante le difficoltà, l'Enciclopedia fu completata tra il 1751 e il 1772, ottenendo grande successo in Francia e nel resto d'Europa.

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Le idee illuministe si diffondono

Durante il Settecento, le idee degli illuministi furono diffuse attraverso libri, giornali e viaggiatori che esploravano l'Europa. I giornali, in particolare, conobbero un grande sviluppo, fornendo informazioni sugli eventi principali, la borsa e la vita quotidiana. In Inghilterra, dove la censura era stata abolita, nacquero i primi giornali politici. I borghesi si ritrovavano nei caffè per leggere e discutere le notizie, mentre i salotti delle dame diventavano centri culturali e sociali. Questi luoghi contribuirono alla formazione dell'opinione pubblica, dando voce ai cittadini desiderosi di conoscere, discutere e influenzare i governi.

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02

Idee politiche ed economiche

Affinché non si abusi del potere occorre regolarlo in modo che ciascun potere limiti l'altro, Quando il potere legislativo è unito con quello esecutivo in una sola persona o in una sola istituzione non vi è libertà. Né vi è libertà se il potere giudiziario non è separato da quello legislativo o da quello esecutivo.

La separazione dei poteri

Gli illuministi politici come Montesquieu hanno contrastato il potere assoluto e le monarchie divine, proponendo idee innovative sui governi. Montesquieu ha sostenuto la monarchia costituzionale, condivisione dei tre poteri dello Stato - legislativo, esecutivo e giudiziario - per garantire la libertà politica e prevenire l'oppressione. Questo principio della separazione dei poteri è ora parte delle costituzioni di molti Paesi, inclusa l'Italia, dove il parlamento detiene il potere legislativo, il governo quello esecutivo e la magistratura quello giudiziario.

Il popolo è sovrano

Rousseau credeva che la sovranità appartenesse interamente al popolo, che ha il potere di decidere le leggi e il bene comune attraverso assemblee pubbliche. Per lui, il governo serve il popolo e può essere deposto o sostituito da esso. Questo concetto è alla base delle moderne democrazie, come evidenziato anche dalla Costituzione italiana. Rousseau ideava una democrazia diretta, ma riconosceva che fosse più praticabile nelle comunità più piccole. Nelle democrazie moderne, come l'Italia, la sovranità popolare si esprime attraverso rappresentanti eletti, in una forma chiamata democrazia rappresentativa.

Contrariamente a Rousseau, molti illuministi ritenevano il popolo troppo ignorante e facilmente manipolabile per autogovernarsi. Voltaire, il più celebre tra loro, non aveva fiducia nel popolo e accettava un governo assoluto, purché fosse guidato da un sovrano "illuminato". Alcuni sovrani europei, influenzati dalle idee illuministe, implementarono importanti riforme, creando così il dispotismo illuminato.

Voltaire propone il dispotismo illuminato

Adam Smith e la scienza economica moderna

Nel XVIII secolo, sotto l'influenza delle idee illuministe, nacquero le moderne scienze economiche, con Adam Smith considerato il fondatore. Smith, nella sua opera principale La ricchezza delle nazioni, sostiene che la fonte della ricchezza risiede nel lavoro produttivo e che la divisione del lavoro è fondamentale per aumentare la produttività, consentendo di ottenere più beni con meno lavoro, costi e tempo.

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Secondo Smith, la vita economica è guidata da una "mano invisibile" del mercato, che regola la produzione e i prezzi in base alla domanda. Questo equilibrio economico beneficia sia gli imprenditori che i consumatori. Smith sostiene che il libero mercato, senza interferenze statali come tasse o privilegi, genera ricchezza e benessere per la società, dando origine al liberismo, una nuova dottrina economica diffusa.

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03

Il "dispotismo illuminato"

“Rousseau: «Vi piacciono i gatti?». Boswell: «No». Rousseau: «Ne ero sicuro. È un segno del carattere. In questo avete l'istinto umano del dispotismo. Agli uomini non piacciono i gatti perché il gatto è libero e non si adatterà mai a essere schiavo. Non fa nulla su vostro ordine, come fanno altri animali». Boswell: «Nemmeno una gallina, obbedisce agli ordini». Rousseau: «Vi obbedirebbe, se sapeste farvi capire da essa. Un gatto vi capisce benissimo, ma non vi obbedisce.»”

Le idee illuministe influenzano molti sovrani europei

Nella seconda metà del XVIII secolo, diversi sovrani europei abbracciarono le idee illuministe. Tra questi, Federico Guglielmo II di Prussia, Maria Teresa d'Austria e suo figlio Giuseppe, la zarina Caterina II di Russia, Leopoldo di Toscana e Carlo III di Borbone, re di Napoli. Questi sovrani, noti come "illuminati", introdussero riforme miranti a modernizzare i loro stati e renderli più efficienti. Ad esempio, il granduca Pietro Leopoldo di Toscana abolì la tortura e la pena di morte nel 1786, mentre Maria Teresa d'Austria eseguì un censimento delle proprietà nel Milanese per una tassazione più equa.

I sovrani "illuminati" mantennero il loro potere assoluto, concentrando più sull'aumento del proprio dominio che sul benessere dei sudditi. Alcuni privarono i nobili dei loro antichi privilegi, ma rafforzarono il loro controllo sulla nobiltà. Nei paesi cattolici, cercarono di limitare il potere della Chiesa, promuovendo l'istruzione laica e reprimendo ordini religiosi considerati troppo influenti, come i gesuiti, che furono espulsi da molti paesi e infine soppressi dal papa nel 1773.

I principi "illuminati" operano nel proprio interesse

In Italia i centri illuministi più attivi sono Napoli e Milano

In Italia, Napoli e Milano furono i centri principali dell'Illuminismo. A Napoli, economisti e giuristi come Antonio Genovesi e Gaetano Filangieri ebbero un ruolo attivo. A Milano, Pietro Verri guidò un gruppo di pensatori che formarono l'Accademia dei Pugni e pubblicarono il giornale "Il Caffè", ispirato a stimolare la società come il caffè stimola il corpo umano. Il marchese Cesare Beccaria, membro di questo gruppo, pubblicò nel 1764 "Dei delitti e delle pene", un'opera chiave dell'Illuminismo italiano che criticava la crudeltà della tortura e della pena di morte. Questo saggio, tradotto in molte lingue, influenzò la modifica delle leggi e dei procedimenti giudiziari in vari stati, inclusi il granducato di Toscana e l'impero austriaco.

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Cesare Beccaria: contro la tortura e la pena di morte

Nel XVIII secolo, la tortura era comunemente usata per ottenere confessioni durante gli interrogatori, anche ripetendola se necessario. Cesare Beccaria sosteneva che nessuno dovrebbe essere considerato colpevole fino a prova contraria e che la tortura non garantisce la verità, potendo persino costringere gli innocenti a confessare. Egli criticava la crudeltà della pena di morte, sostenendo che fosse inutile e dannosa, proponendo invece lavori forzati per i colpevoli. Nel 2007, l'ONU ha approvato, su iniziativa dell'Italia, una moratoria globale sulla pena di morte.

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04

Nuovi rapporti di forza in Europa

“Sono un'autocrate, è il mio lavoro. Dio mi perdonerà: quello è il suo mestiere.” Caterina la Grande

Nel Settecento, i re consideravano gli Stati come loro patrimonio personale da tramandare ai figli, portando spesso a guerre quando le dinastie si estinguevano o le successioni al trono erano contestate. In questa epoca si combatterono tre guerre di successione per i troni spagnolo, polacco e austriaco. Queste guerre coinvolsero tutti i principali Stati europei e furono principalmente contese per l'egemonia in Europa. L'Inghilterra trasse vantaggio da questi conflitti, consolidando il suo dominio marittimo e diventando la principale potenza commerciale e coloniale del mondo.

L'Italia dopo la pace di Aquisgrana

Dopo la pace di Aquisgrana del 1748, l'Italia si presentava come sulla carta. Gli Asburgo d'Austria controllavano il ducato di Milano e esercitavano influenza anche sulla Toscana, passata alla dinastia dei Lorena. Il regno di Napoli e Sicilia e il ducato di Parma e Piacenza erano sotto i Borbone di Spagna. Il regno di Sardegna, governato dai Savoia, si era leggermente ingrandito. Gli Stati preesistenti come le repubbliche di Venezia, Genova e Lucca, lo Stato della Chiesa e il ducato di Modena rimanevano invariati.

Nel Settecento, la Prussia emerse come una potenza di rilievo. Originariamente un piccolo ducato tedesco, sotto i regni di Federico I e dei suoi successori, tra cui Federico II detto il Grande, la Prussia si trasformò in uno Stato moderno e ben amministrato. Federico Guglielmo I stabilizzò le finanze e creò un potente esercito disciplinato. Federico II, un monarca illuminato, implementò riforme economiche e militari. Conquistò la Slesia all'Austria e annesse territori polacchi. La Prussia diventò una delle principali potenze militari europee, contendendo l'egemonia in Europa centrale all'Austria.

Si afferma una nuova potenza: la Prussia

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Inizia la modernizzazione della Russia

Nel periodo tra il Seicento e il Settecento, la Russia dei Romanov iniziò un processo di "occidentalizzazione", aprendosi all'Europa occidentale. Pietro il Grande, zar dal 1682 al 1725, fu il principale artefice della modernizzazione del Paese. All'inizio del suo regno, l'economia russa era basata sull'agricoltura arretrata e mancava di sbocchi sul mare. La popolazione, circa 10 milioni, era principalmente composta da contadini, molti dei quali servi della gleba. Vaste tenute terriere erano di proprietà dei nobili e dello zar, considerato il massimo proprietario terriero e l'immagine di Dio sulla terra.

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Con Pietro il Grande la Russia diventa europea

Pietro il Grande trasformò la Russia in uno Stato moderno, ispirandosi ai modelli dell'Europa occidentale. Riorganizzò l'esercito, potenziò la marina, e instaurò un sistema di tassazione regolare. Fece adottare agli abitanti abiti europei e promosse lo sviluppo dell'economia nazionale. Sconfisse gli svedesi nella battaglia di Poltava nel 1709, ottenendo il controllo sul Baltico e fondando San Pietroburgo come nuova capitale russa. Alla sua morte nel 1725, la Russia era diventata una potenza europea di primo piano.

Caterina la Grande è una zarina "illuminata"

Durante il regno di Caterina II, la Russia continuò il processo di modernizzazione ed espansione. Come sovrana "illuminata", seguì idee illuministe e riorganizzò l'amministrazione e l'assistenza sanitaria. La sua politica estera aggressiva portò ad un ampliamento dei confini, guadagnandosi il soprannome di "Caterina la Grande". Tuttavia, per mantenere il potere, accrebbe i privilegi dei proprietari terrieri a discapito dei contadini e dei servi della gleba, causando rivolte popolari, tra cui quella guidata dal cosacco Pugačev, che minacciò Mosca.

La Polonia subì una tragedia tra il 1772 e il 1795, quando scomparve dalla mappa. Era un grande Stato agricolo e feudale con una monarchia elettiva fragile, dove la nobiltà aveva il potere di veto sul re. La maggior parte della popolazione era contadina e in condizioni di servitù. I vicini aggressivi, come la Russia di Caterina la Grande e la Prussia degli Hohenzollern, complicarono la situazione. Nel tardo Settecento, il re Stanislao Poniatowski cercò di limitare il potere dei nobili e garantire la libertà religiosa, ma questo scatenò rivolte. Con il pretesto di riportare ordine, Russia, Prussia e Austria invasero la Polonia, dividendo il Paese in tre successive parti nel 1772, 1793 e 1795. La Polonia come Stato scomparve fino al 1918.

La "scomparsa" della Polonia

05

La potenza coloniale britannica

C'era una volta un impero che governava all'incirca un quarto della popolazione mondiale, si estendeva su un'area più o meno corrispondente a un quarto della superficie terrestre e dominava quasi tutti gli oceani. L'Impero britannico era, senza eccezioni, il più vasto impero mai esistito. Come un arcipelago di isole piovose al largo della costa nordoccidentale dell'Europa sia giunto a dominare il mondo è uno degli interrogativi cruciali della storia, non soltanto britannica ma mondiale. (Niall Ferguson)

Dopo la pace di Aquisgrana, che terminò la guerra di successione austriaca, scoppiò la guerra dei sette anni (1756-1763). Inghilterra e Prussia si scontrarono con Francia, Austria, Russia e successivamente Spagna. La lotta riguardava il controllo dei mari e delle colonie, coinvolgendo battaglie in Europa e nelle Indie orientali e occidentali, diventando una guerra globale.

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Scoppia in Europa la guerra dei sette anni

L'Inghilterra espande il suo impero coloniale ai danni della Francia

La Francia subì una sconfitta disastrosa durante la guerra, perdendo il Canada e gran parte dei suoi possedimenti nordamericani a favore dell'Inghilterra. Anche la Spagna, alleata della Francia, dovette cedere territori, inclusa la Florida. L'impero coloniale britannico si estese su tutti i continenti, compresa l'Australia, dove nel 1788 fu fondata una colonia penale per criminali condannati al lavoro forzato.

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Nascono le prime 13 colonie inglesi in America

Tra il 1607 e il 1732, gli Inglesi stabilirono tredici colonie nella regione settentrionale dell'America, tra l'Atlantico e gli Appalachi. Entro il 1775, la popolazione raggiunse i due milioni e mezzo. L'immigrazione aumentava rapidamente, con persone provenienti principalmente dall'Inghilterra, ma anche dall'Irlanda, dalla Svezia, dalla Polonia e dalla Germania, con una diversità religiosa che includeva anglicani, puritani, cattolici, ebrei e altri gruppi religiosi.

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Chi sono gli abitanti delle colonie americane

Le colonie presentavano una grande diversità di popolazione, con nuovi arrivati che partivano dall'Europa per vari motivi. I primi coloni inglesi in Virginia nel 1607 erano principalmente avventurieri alla ricerca di oro. I "padri pellegrini" che arrivarono in Massachusetts nel 1620 erano puritani fuggiti dalla persecuzione religiosa in Inghilterra. La Georgia, ultima delle colonie, fu inizialmente popolata da condannati per reati minori, offrendo loro una possibilità di riscatto nel Nuovo Mondo.

Le colonie meridionali inglesi si differenziavano notevolmente da quelle del centro e del nord, con un'economia basata su ricche piantagioni di tabacco, canna da zucchero, indaco e cotone. I grandi latifondisti vivevano in lussuose ville con una vasta servitù nera, mantenendo uno stile di vita simile alla nobiltà inglese. Gli schiavi neri costituivano oltre un quarto della popolazione nel 1775 e lavoravano duramente nelle piantagioni, spesso senza diritti e con un'aspettativa di vita media inferiore a dieci anni a causa delle condizioni estreme.

Le colonie del sud si basano sulle grandi piantagioni

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Nelle colonie settentrionali prosperano importanti città e piccoli proprietari

Nelle colonie del centro e del nord, la maggioranza possedeva piccole proprietà. Le famiglie agricole vivevano modestamente ma non in povertà, producendo da sé tutto ciò di cui avevano bisogno. Molti coltivatori svolgevano anche altri mestieri come la pesca, l'artigianato e il commercio. Le città più grandi come Philadelphia, New York e Boston, nel nord e nel centro, prosperavano con manifatture, fabbriche e commercio con l'Inghilterra. Nonostante queste differenze, i coloni erano uniti dalla lingua e dall'appartenenza all'Inghilterra.

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Si diffondono idee di libertà e tolleranza, ma solo per i maschi bianchi

Nel Nuovo Mondo, la diversità di religioni, lingue e popoli ha portato a valorizzare la libertà e la tolleranza religiosa. Non essendoci classi privilegiate come la nobiltà europea, c'era una maggiore mobilità sociale basata sul lavoro e sulle capacità individuali. La società americana promuoveva il valore del lavoro e dell'autodeterminazione, ed era influenzata dalle idee di uguaglianza dell'Illuminismo. Tuttavia, queste idee non si applicavano pienamente alle donne, agli schiavi neri considerati merci e ai nativi americani visti come ostacoli all'espansione coloniale.

Gli Indiani sono divisi in tribu, alcune sedentarie

Nord America ospitava numerose tribù di nativi americani, organizzate in clan legati da parentela con animali simbolici. Ogni tribù aveva lingue e usanze diverse. Nel nord-est, tribù come gli Irochesi erano sedentarie e coltivavano mais, mentre nel sud-ovest, comunità come gli Indiani Pueblos praticavano agricoltura, ceramica e tessitura, vivendo in villaggi stabili.

Gli Indiani delle pianure sono nomadi e cacciatori

Le tribù indiane come Sioux, Cheyenne e Comanche, insediate nelle vaste pianure del Nord America dal Seicento, erano nomadi e dipendevano dai bisonti come risorsa primaria. Utilizzavano ogni parte degli animali per cibo, abbigliamento e materiale per l'artigianato. Vivevano in tende a forma di cono chiamate tepee, facili da smontare per seguire lo stile di vita nomade. Inizialmente, i rapporti tra coloni e nativi erano amichevoli, ma il rapido sviluppo delle colonie e la spinta verso ovest portarono a conflitti che durarono fino all'Ottocento.

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06

Le colonie si ribellano

Noi dunque, Rappresentanti degli Stati Uniti d'America, riuniti in Congresso Generale, facendo appello al Supremo Giudice del mondo per la rettitudine delle nostre intenzioni, solennemente pubblichiamo e dichiariamo, in Nome e con l'Autorità del buon Popolo di queste Colonie, Che queste Colonie Unite sono, e hanno diritto di essere, Stati Liberi e Indipendenti. (Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d'America)

I coloni mostrano insofferenza verso la madrepatria

Le colonie americane erano economicamente subordinate all'Inghilterra, costrette a vendere i loro prodotti solo alla madrepatria e proibite dall'avviare industrie concorrenti. Questo favoriva l'Inghilterra, ma limitava i profitti dei coloni. Tuttavia, ricevevano tasse ridotte in cambio. La crescente popolazione spingeva verso ovest, ma la Gran Bretagna frenava per timore di conflitti con gli Indiani oltre gli Appalachi.

Chi sono gli abitanti delle colonie americane

Dopo la vittoria nella guerra dei sette anni, l'Inghilterra dominava gran parte delle colonie francesi in America, incluso il Canada. Per sostenere l'amministrazione e la difesa di questi territori, gli Inglesi imposero tasse ai coloni, tra cui lo Stamp Act del 1765 che gravava su stampati e importazioni, causando un aumento dei prezzi.

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I coloni americani consideravano illegittima la tassa dello Stamp Act perché non avevano rappresentanti al Parlamento britannico. Rifiutarono di pagarla e alcuni boicottarono le merci inglesi aumentate di prezzo. Quando nel 1773 il governo britannico concesse alla Compagnia delle Indie il monopolio sulla vendita del tè, causando danni ai commercianti coloniali, alcuni cittadini di Boston, travestiti da Indiani, rovesciarono il carico di tè in mare durante il "Tea Party di Boston". Londra rispose inviando truppe per reprimere i ribelli.

I coloni americani si ribellano alle tasse

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Le tredici colonie si separano e firmano la dichiarazione d'indipendenza

L'ostilità dell'Inghilterra portò i coloni a radunarsi a Philadelphia per difendere le proprie autonomie senza dichiarare guerra. Governati da inglesi, le colonie avevano anche assemblee legislative e milizie coloniali indipendenti. Nel 1775, un esercito inglese attaccò le milizie, spingendo i rappresentanti delle colonie a dichiarare l'indipendenza durante il secondo Congresso a Philadelphia. La Dichiarazione d'indipendenza, redatta da Thomas Jefferson e approvata il 4 luglio 1776, stabilisce tre punti chiave: l'uguaglianza degli uomini e il diritto alla vita, libertà e ricerca della felicità; l'istituzione dei governi per proteggere tali diritti; e il diritto del popolo di abolire un governo che violi questi principi e sostituirlo con uno nuovo. Questi principi riflettono gli ideali illuministi su cui si basava il nuovo Stato americano.

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I coloni vincono la guerra d'indipendenza

L'Inghilterra, potenza dominante in Europa, non accettò l'indipendenza delle colonie senza combattere, avviando una guerra e ottenendo iniziali successi grazie alle truppe ben addestrate e al supporto dei lealisti e delle tribù indiane. I coloni ribelli, guidati da George Washington, trasformarono le loro truppe disorganizzate in un esercito efficiente. Nel 1777, a Saratoga, riportarono una significativa vittoria, incoraggiando il sostegno di Francia, Spagna e Olanda contro l'Inghilterra. Questo intervento esterno fu cruciale: gli Inglesi furono definitivamente sconfitti a Yorktown nel 1781 da un esercito composto sia da americani che francesi.

Nascono gli Stati Uniti d'America

La guerra terminò nel 1783 con il trattato di Versailles, nel quale la Gran Bretagna riconobbe l'indipendenza delle colonie, assegnando loro un vasto territorio fino al fiume Mississippi e restituendo la Florida alla Spagna. Il nuovo Stato prese il nome di Stati Uniti d'America (USA) e adottò una bandiera con tredici strisce bianche e rosse e tredici stelle bianche su fondo azzurro, rappresentanti i tredici Stati originali. Attualmente, la bandiera ha cinquanta stelle per riflettere gli Stati aggiunti oltre alle colonie originali.

07

La conquista del West e lo sterminio degli indiani

Noi non ereditiamo la terra dai nostri antenati, la prendiamo in prestito dai nostri figli. Proverbio Indiani d'America.

Gli Americani scelgono lo Stato federale

Dopo lunghe discussioni, nel 1787 i rappresentanti delle tredici colonie concordarono una Costituzione per organizzare il nuovo Stato. Essa ha creato una federazione, unendo gli Stati e stabilendo un potere centrale, ma rispettando anche l'autonomia locale. Questa Costituzione è ancora oggi fondamentale per gli Stati Uniti.

Il popolo americano alla conquista del West

Dopo la guerra d'indipendenza, gli americani si spinsero verso ovest con grande determinazione. Con la vittoria sugli inglesi, il governo americano consentì l'appropriazione di nuove terre a un costo minimo, avviando la "conquista del West". In pochi decenni, gli americani si estesero fino alle coste del Pacifico.Gli Stati Uniti aumentarono rapidamente di territorio attraverso acquisti e conquiste. Nel 1803 acquistarono la Louisiana dalla Francia, nel 1819 ottennero la Florida dalla Spagna e nel 1867 acquistarono l'Alaska dalla Russia. Altre terre furono conquistate tramite guerre, come nel caso del Messico nel 1846-1848, quando gli Stati Uniti ottennero territori come la California e l'Arizona.

Dopo l'arrivo dei coloni, le popolazioni indigene furono spinte sempre più verso ovest. Nel XIX secolo, grandi ondate di immigrati dall'Europa e da altri continenti cercarono terre, intensificando i conflitti con gli Indiani. La scoperta dell'oro in California nel 1848 scatenò una corsa all'oro che attirò cercatori da tutto il mondo, aumentando ulteriormente le tensioni. Inizialmente, i coloni britannici cercarono di proteggere le terre indiane dall'avanzata dei pionieri, ma presto gli Indiani furono considerati ostacoli da eliminare. Molti furono deportati a migliaia di chilometri di distanza, mentre altri opposero resistenza, ma furono sopraffatti dall'esercito americano ben armato, che commise anche massacri contro civili indiani.

Immigrazioni e corsa all'oro incrementano l'avanzata verso ovest

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La conquista del West provoca lo sterminio degli Indiani

Inoltre, molti Indiani morirono a causa di malattie introdotte dai colonizzatori bianchi. La diminuzione dei bisonti, causata dalla caccia intensiva dei bianchi, contribuì ulteriormente alla loro decimazione. Gli Indiani superstiti furono confinati in riserve piccole e povere, sotto la supervisione delle autorità governative, dove potevano vivere secondo le loro tradizioni.

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Buon studio!

Prof.ssa Baraldo

Nel mondo:

  • La pena di morte è ancora in vigore in 55 stati, tra cui Stati Uniti, Cina, Iran, Arabia Saudita e Pakistan.
  • Nel 2022, sono state registrate almeno 657 esecuzioni.
  • L'uso della pena di morte è in calo in molti paesi, con diverse abolizioni negli ultimi anni.
  • L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una moratoria sulla pena di morte nel 2007 e nel 2020.

In Italia:

  • La pena di morte è abolita per tutti i reati dalla Costituzione del 1948.
  • L'ultima esecuzione risale al 1877.
  • L'Italia è uno dei firmatari del Protocollo n. 13 alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, che vieta la pena di morte in tutte le circostanze.

Enciclopedia, una storia controversa.

Teoria del valore del lavoro: Smith sosteneva che il valore di una merce fosse determinato dalla quantità di lavoro necessaria per produrla. Divisione del lavoro: Smith riteneva che la divisione del lavoro in compiti più piccoli e specializzati potesse aumentare la produttività. La mano invisibile: Uno dei concetti più noti di Smith è la "mano invisibile", secondo la quale la ricerca individuale dell'interesse personale, in un mercato libero e competitivo, porterebbe a un beneficio collettivo, come se fosse guidata da una mano invisibile.

Il pensiero illuminista.

Il caffè, oltre la bevanda

Dalla principessa Sofia di Anhalt-Zerbst alla zarina Caterina II di Russia, la sua storia è un'avventura di ambizione, intelligenza e potere. Nata in una piccola corte tedesca, sposò il futuro Pietro III di Russia, ma ben presto si impose come figura dominante. Un colpo di stato la portò al trono nel 1762, dando inizio a un regno di 34 anni che trasformò la Russia in una potenza europea. Donna colta e illuminista, Caterina II promosse riforme, codificò le leggi e aprì le porte all'arte e alla cultura. Amò il potere e gli intrighi di corte, collezionando amanti e corrispondendo con Voltaire. Eppure, non dimenticò mai le sue origini, scrivendo fiabe per bambini e firmandosi "la vostra semplice Caterina".