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Razionalismo Italiano

Andrea Gabrielli

Created on March 25, 2024

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Transcript

IL RAZIONALISMO ITALIANO

A CURA DIANDREA GABRIELLI MATTEO VALLORANI

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Indice

01. introduzione al razionalismo

02. RAZIONALISMO ITALIANO

03. GIUSEPPE TERRAGNI

06 STAZIONE DI FIRENZE

05. GIOVANNI MICHELUCCI

04. LA CASA DEL FASCIO

IL RAZIONALISMO

Il Movimento moderno nasce negli anni 20 del '900, dopo la distruzione della prima guerra mondiale, proponendo come idee cardine il rifiuto del gusto classicista, funzionalità e rigore razionale come i principali strumenti progettuali e l'invito ad utilizzare materiali moderni (ferro, vetro e cemento armato) e nuove tecnologie. In seguito la stagione successiva del movimento verrà rinominata International Style, con alcune innovazioni e riconferme.

C’è una completa identificazione tra forma e funzione, si utilizzano volumi semplici e prevalgono le linee rette. È abolita ogni decorazione superflua e non connessa a esigenze funzionali e si ricorre alla standardizzazione, cioè all’impiego di elementi prefabbricati.

IL RAZIONALISMO IN ITALIA

Il razionalismo italiano è una corrente architettonica che si è sviluppata in Italia negli anni venti e anni trenta del XX secolo in collegamento con il Movimento Moderno internazionale, seguendo i principi del funzionalismo, proseguendo in vario modo in frange sino agli anni settanta.Il legame turbolento tra il razionalismo italiano e il regime fascista si sviluppa per meno di un decennio, prima dell’allontanamento definitivo. La questione fondamentale, che troverà infine una risposta negativa, è se e come l’architettura razionalista può essere la rappresentazione tridimensionale degli ideali della dittatura, in cerca d’identità e di monumenti. Prima ancora che di singoli progettisti e di edifici costruiti, la storia del razionalismo italiano è fatta di raggruppamenti, di movimenti, di esposizioni e di riviste. La creazione del Gruppo 7, nel 1926, segna l’avvio di questa breve stagione. Gli scritti del Gruppo 7 mettono in campo alcuni dei temi fondamentali che accomunano la riflessione teorica e l’opera costruita di tutti gli esponenti del razionalismo italiano: la tensione verso un’architettura “nuova”, che prenda atto dell’esistenza di nuove tecnologie, come il cemento armato, e che partecipi alla costruzione di una nuova società; le influenze del modernismo europeo.

GIUSEPPE TERRAGNI

Giuseppe Terragni nasce a Meda, da Michele un costruttore e titolare di un'impresa edile e da Emilia Giamminola che contribuì in maniera determinante alla formazione del futuro architetto. Nel 1921 si diploma e si iscrive alla Scuola Superiore di Architettura presso il Regio Istituto Tecnico Superiore (poi Politecnico di Milano); nel 1925 conosce Pietro Lingeri con il quale stabilirà un'amicizia e una collaborazione professionale che durerà tutta la vita. Il 16 novembre 1926 si laurea e un mese più tardi firma il primo documento ufficiale del razionalismo italiano. È così costituito il Gruppo 7, che negli anni successivi si qualifica, allargandosi, nel Movimento Italiano di Architettura Razionale. Fino al 1940 Terragni è in piena attività e ha molte opere in corso: il Danteum (architettura allegorica che celebra Dante Alighieri, caratterizzata da un percorso a spirale), il progetto per la sistemazione del quartiere Cortesella di Como, la Casa del Fascio e la raffinata e complessa Casa Giuliani Frigerio, suo ultimo capolavoro realizzato. L'artista viene poi chiamato alle armi e viene inviato nel 1941 prima in Jugoslavia e poi in Russia. Tornerà seriamente provato fisicamente e psicologicamente, condizione che poi l'avrebbe portato alla morte nel 1943 a 39 anni.

L'interessante progetto del Danteum di Terragni, mai realizzato, planimetrie e modellini suggestivi.

LA CASA DEL FASCIO

E' uno dei capolavori del razionalismo italiano. Risale al 1928 l'idea di realizzare una Casa del Fascio a Como: il progetto iniziale prevedeva un edificio dall'impianto tradizionale, completamente diverso rispetto a quello costruito. Dopo più proposte progettuali e travagliate vicende legate al cantiere, i lavori di costruzione dell'edificio iniziarono nel luglio 1933 e si conclusero nel 1936, anno in cui fu inaugurata come sede locale del Partito Nazionale Fascista.

L'ex Casa del Fascio presenta una pianta quadrata di 33,20 m di lato per un'altezza di 16,60 m, pari alla metà della base e corrispondente. L'ingresso dell'edificio è rialzato rispetto alla piazza antistante da quattro gradini che conducono al pianerottolo d'accesso.

INTERNI

Oltrepassando le porte vetrate al piano rialzato, si raggiunge l'atrio, caratterizzato da un controsoffitto rivestito da marmo nero che, con il suo forte impatto visivo, prepara il visitatore alla vista del sacrario dei martiri fascisti, uno dei luoghi più significativi ed emblematici dell'edificio.

Il fulcro della Casa del Fascio è però il cosiddetto Salone delle Adunate, un grande ambiente centrale a doppia altezza illuminato da una copertura vetrocementizia. Questo grande spazio originariamente ospitava i pannelli affrescati dall'artista Mario Radice: una stele di marmo e una grande immagine del Duce su supporto vetrato.

Sul Salone delle Adunate si affaccia il ballatoio del primo piano che un tempo connetteva gli uffici della Segreteria politica, la Sala del Direttorio e l'ufficio del Segretario politico. Il secondo piano ricalca l'impianto distributivo del primo con la differenza che il camminamento si affaccia sulla copertura del Salone delle Adunate. Dal corridoio interno del secondo piano è poi possibile accedere ai locali che in origine erano adibiti a uffici e amministrazione. Al terzo piano, l'ultimo, due ampi loggiati separano la parte originariamente destinata ai gruppi universitari da quella in principio riservata all'archivio e all'alloggio del custode. Quest'ultimo piano è servito esclusivamente dalla scala secondaria, mentre gli altri due sono raggiungibili anche tramite lo scalone principale.

FACCIATE

La composizione delle facciate è basata su regole auree e chiari rapporti proporzionali. Queste sono costituite da parti opache, rivestite da lastre di Calcare di Botticino, e parti traslucide di vetrocemento. Le quattro facciate, uguali come dimensioni, sono risolte in maniera diversa nei motivi architettonici e nei rapporti tra pieni e vuoti, pur mantenendo una loro coerenza per i materiali utilizzati e per i ritmi strutturali. La facciata principale su piazza del Popolo è caratterizzata da un grande loggiato scandito da cinque campate. Qui, Terragni aveva previsto l'inserimento di tende avvolgibili al fine di schermare i raggi solari estivi.

Nelle facciate laterali in base alla funzione dei locali, le finestre si dividono in a nastro, in corrispondenza dei servizi igienici, e a "L" per gli uffici.

Il prospetto posteriore, infine, presenta, nella porzione centrale, uno svuotamento della struttura dato dalla vetrata al piano rialzato e dalla grande loggia dell'attico al terzo piano. Di seguito ulteriori immagini suggstive.

Facciata principale della Casa del Fascio

GIOVANNI MICHELUCCI

Nato a Pistoia da una famiglia proprietaria di una fonderia per la lavorazione del ferro, nel 1911 ottenne il diploma dell'Istituto Superiore d'Architettura. Lavorò alla fabbrica paterna e l'attività di incisore del celebre architetto, ha un posto considerevole per quanto finora poco indagato nella storia della xilografia italiana del primo Novecento. La sua opera di xilografo si sviluppò almeno per un decennio dal 1913 fino al 1923-24, biennio assai tribolato per il giovane Michelucci. Una svolta importante della sua carriera si presentò nel 1933, quando insieme con il Gruppo Toscano, formato da Nello Baroni, Pier Niccolò Berardi, Italo Gamberini, Sarre Guarnieri, Leonardo Lusanna, si aggiudicò il primo premio nel concorso per la Stazione di Firenze Santa Maria Novella. Nonostante l'età avanzata l'attività di Michelucci proseguì per tutti gli anni settanta e ottanta. Muore l'ultimo dell'anno del 1990, all'antivigilia del suo centesimo compleanno

STAZIONE DI FIRENZE

La stazione di Firenze Santa Maria Novella è una stazione ferroviaria internazionale italiana, sita nel comune di Firenze, nelle immediate vicinanze dell’omonima basilica e a circa 1 km dal Duomo.Nel 1931 il ministro delle Ferrovie Costanzo Ciano affidò all'architetto Angiolo Mazzoni la creazione di un progetto per il potenziamento della stazione fiorentina, che sorgesse un po' più distante dalla chiesa e che rispondesse alle moderne necessità del traffico ferroviario.Il progetto del Mazzoni però subì numerose critiche, tanto che nel 1932 il Comune di Firenze dovette bandire un concorso per la nuova stazione: ne risultò vincitore un gruppo, il cosiddetto Gruppo Toscano, formato da Pier Niccolò Berardi, Nello Baroni, Italo Gamberini, Sarre Guarnieri, Leonardo Lusanna, Giovanni Michelucci, i quali crearono una delle opere più importanti del cosiddetto Razionalismo italiano. Secondo questo stile, teorizzato solo in seguito, la struttura di un'opera doveva riflettere la sua funzione. Essa rappresentò il primo esempio in Italia di stazione eretta secondo una logica di funzionalità moderna. Sebbene l'opera non fosse in linea con le tendenze architettoniche improntate al trionfalismo di stampo fascista, l'opera ricevette il plauso dello stesso Mussolini.

ARCHITETTURA

La stazione di Firenze si configura infatti come un lungo blocco compatto caratterizzato da un'accentuata orizzontalità, per evitare il conflitto con il verticalismo della chiesa di Santa Maria Novella. Si tratta di una stazione di testa dove i binari arrivano perpendicolari alla facciata e vi si interrompono, a differenza delle cosiddette stazioni di passaggio con binari paralleli alla facciata e senza interruzioni. Michelucci sminuiva il ruolo dello stile del razionalismo, preferendo definire l'opera come sincretica nata cioè da tendenze diverse sviluppate nella massima libertà. Tra le caratteristiche architettoniche di maggior pregio spicca anche la scelta dei materiali che, oltre al vetro ed al metallo, grazie alla pietra forte si amalgamano perfettamente agli edifici cittadini, a partire proprio dall'antistante chiesa di Santa Maria Novella realizzata con la stessa pietra. Dalla facciata, a semplici blocchi squadrati, si apre una vetrata a sette grandi fasce che proseguono per tutto l'edificio (la cosiddetta "cascata di vetro") dando un effetto prospettico gradevole e illuminando il grande atrio della biglietteria, o Salone delle Partenze, ricoperto di marmi, e soprattutto l'arioso vano dei binari, realizzato senza strutture di sostegno centrali per garantirne la massima ampiezza e vastità. Coperto da rame e vetro, è lungo ben 160 metri e vi arrivano 16 binari, ciascuno con pensilina.

BIGLIETTERIA

GALLERIA DI TESTA

Tramite una grande vetrata con infisso metallico, il ristorante comunica con il salone della biglietteria, a sua volta affacciato sulla galleria di testa con tre portali marmorei, chiusi in alto da vetrate.È stato giustamente notato come il successivo privilegiare come accessi le due uscite laterali su via Alamanni e su via Valfonda abbia portato ad un declassamento dell'atrio biglietti; pensato invece come ingresso principale e quindi primo impatto con l'interno della stazione, il salone biglietteria si configura come un grandioso ambiente articolato in tre navate da pilastri giganti rivestiti in marmo verde Alpi, pavimentato in serpentino perlaceo alpino e rivestito interamente in marmo giallo di Siena, con i contorni delle aperture in marmo bianco apuano che riveste anche il soffitto dei due ricetti laterali, alti dieci metri.

L'ariosa galleria di testa, di 106×22 m, aperta alle estremità su via Valfonda e su via Alamanni, si configura "come una vera e propria strada urbana", ordinando il traffico dei passeggeri e raccordando i due blocchi laterali di edifici. È pavimentata a bande longitudinali alternate in marmo bianco apuano e in marmo rosso Amiata; la copertura "inginocchiata" sostenuta da travi metalliche a forma di "Z" è dissimulata da una guaina scatolare in lamierino patinato, controsoffittata con lamierino di rame, La lunga parete di testata, alta 7 metri, su cui si ritaglia la sequenza dei portali di accesso agli ambienti del ristorante, della biglietteria.

GRAZIE PER L'ATTENZIONE