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L'arte nel Quattrocento

Sara Bartolucci

Created on March 25, 2024

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L'arte nel Quattrocento

wow

Baldoni, Bartolucci, Giacomini, Paglioni

Il Quattrocento fiammingo

- Le Fiandre vengono annesse al Ducato di Borgogna e la classe borghese assume un ruolo di spicco nell’arte - All’astratta raffinatezza del Gotico internazionale si contrappone l’interesse per la realtà naturale - Il Rinascimento fiammingo è parallelo a quello verificatosi in Italia nello stesso periodo - Nei paesi nordici resta centrale l’attenzione descrittiva per il dettaglio: la prospettiva elaborata dai fiorentini non viene acquisita con lo stesso rigore dai pittori fiamminghi - Va tenuta in considerazione la diversa sensibilità religiosa - La qualità pittorica e il livello di verosimiglianza raggiunto dagli artisti nordici vanno messi in relazione anche alla diffusione della tecnica di pittura a olio - Jan van Eyck ha dato avvio al nuovo corso dell’arte fiamminga

Lo spazio e la luce

- La prospettiva adottata dagli artisti nordici presenta un punto di vista rialzato che consente di inserire una quantità innumerevole di dettagli, tutti ugualmente descritti come se fossero visti attraverso una lente di ingrandimento - Si tratta di una visione analitica opposta alla visione unitaria sintetica dei fiorentini - L’elemento unificante è la luce - Il virtuosismo con cui viene imitata la realtà raggiunge livelli insuperati nelle superfici trasparenti o specchianti, nei giochi d’ombre e di riflessi

Jan van Eyck

- Jan van Eyck è unanimemente considerato il pittore più rappresentativo della pittura nordica del Quattrocento e il primo esponente del Rinascimento fiammingo - Jan ricopre il prestigioso incarico di pittore di corte del duca di Borgogna Filippo il Buono - Egli ricerca l’equilibrio dell’insieme e una coerenza tra lo spazio e le forme in esso contenute, per contrasto con la tendenza gotica di accostare figure estranee al contesto - Sono gli stessi anni in cui Masaccio compie a Firenze la sua rivoluzione figurativa, ponendo il problema del rapporto con la realtà; a partire da uno stesso interesse per il mondo concreto dell’uomo, i due artisti seguono strade diverse: il primo la strada della sintesi unificante, l’altro quello della distinzione, dell’analisi minuta di ogni elemento della realtà

Polittico dell'Agnello Mistico

- L'opera è stata iniziata da Hubert van Eyck, fratello di Jan, ma a quest'ultimo vanno attribuite tutte le parti del Polittico di maggior realismo (per esempio le figure dei progenitori che sono dipinti a grandezza naturale) - Il polittico si compone di 12 tavole, di cui 8 laterali, dipinte su due lati, fungono da ante richiudibili - Dall'esterno all'interno si sviluppa il tema della Redenzione, preannunciata da Profeti e Sibille. All'interno domina la visione del Paradiso con la Déesis e l'Adorazione dell'agnello mistico da parte dei santi.

- La luce crea sporgenze e cavità e simula una fonte di luce proveniente dall'esterno. Infatti Jan van Eyck fu tra i primi a usare la prospettiva in modo che l spazio raffigurato si estenda virtualmente in quello reale

Ritratto dei coniugi Arnolfini

- Il ritratto dei coniugi Arnolfini di Jan van Eyck raffigura il matrimonio, o la sua promessa, tra Giovanni Arnolfini e Giovanna Cenami - Sono presenti vari simboli legati all’unione coniugale - Sulla superificie convessa dello specchio posto sulla parete di fondo sono riflesse le figure dei due testimoni del rito, tra cui il pittore - La prospettiva con punto di vista rialzato ingloba lo spettatore nella stanza

Il Rinascimento a Urbino

- Nella seconda metà del 400 il ducato di Urbino vive une delle stagioni più ricche per il Rinascimento italiano - Questo periodo coincide con la salita al potere di Federico da Montefeltro (1444), quest'ultimo riuscì a trasformare Urbino, facendolo diventare uno dei più prestigiosi centri di cultura umanistica - Alla morte di Federico, nonostante la raffinatezza della corte sotto il governo del figlio Guidobaldo, Urbino ricadde in una dimensione provinciale

Federico da Montefeltro, rappresentato da Piero della Francesca nel Dittico dei duchi di Urbino

- Il Rinascimento a Urbino prende avvio negli anni 50 del Quattrocento con l'ampliamento del Palazzo Ducale

Palazzo ducale, Urbino

Piero della Francesca

- Piero della Francesca ha avuto il merito di portare a termine le premesse dell'arte fiorentina del primo Quattrocento e di diffonderne le principali conquiste teoriche - Come Alberti, ha unito la sua opera pittorica a quella di trattatista, e allo studio di discipline scientifiche come la matematica e l'astronomia - Inoltre, Piero della Francesca ha costituito un anello di congiunzione tra la cultura prospettica del Rinascimento italiano e un'altra rinascita artistica, quella fiamminga, attenta ai fenomeni luministici

Battesimo di Cristo

-Significativamente nell'opera ricorrono allusioni al mistero trinitario: si può riferire ad esso la ricorrenza del numero tre, che regola le misure della tavola e la disposizione di alcuni elementi al suo interno - Inoltre i tre angeli, estranei all'iconografia del battesimo, indossano abiti in cui ricorrono i colori bianco, rosso e blu, simboli trinitari - Il palmo abbassato dell'angelo a sinistra, poi, è un antico simbolo di concordia, Nella parte destra del dipinto, i personaggi vestiti in foggia orientale alludono probabilmente ai dignitari bizantini giunti a Firenze - Le figure hanno un aspetto statuario, modellate da una luce che le tornisce producendo un chiaroscuro netto e quasi annullando le ombre portate - Il modo in cui sono raffigurati i soggetti alludone a una perfezione che va oltre gli aspetti concreti del reale: comprendiamo, quindi, il motivo per cui i volti dei personaggi sono simili tra loro

La flagellazione di Cristo

La scena si svolge entro un loggiato classico in ordine composito, con soffitto architravato e cassettonato. Non vi sono colonne ma l’incrocio tra gli architravi è evidenziato da elementi architettonici ornamentali, che garantiscono la percezione della profondità. Tutto sembra bloccato, immerso in una calmata assoluta dovuta al fatto che l’idea di perfezione della pittura di Piero non prevede il movimento e il trascorrere del tempo.

Leggenda della Vera Croce

- Questo ciclo di affreschi della Chiesa di San Francesco, commissionato prima a Bicci di Lorenzo e poi concluso da Piero della Francesca, narra la Leggenda della Vera Croce tratta dalla Legenda Aurea di Jacopo da Varagine - La tecnica utilizzata è quella dello spolvero, a partire dai cartoni progettati per gli affreschi - Esso comprende dieci scene in tre registri, non disposte secondo un nesso narrativo, ma in base a corrispondenze concettuali

Leggenda della Vera Croce

- L’angelo, nell’episodio narrato, appare in sogno all’imperatore la notte precedente alla battaglia contro Massenzio al Ponte Milvio, pronunciandogli la celebre frase: «In hoc signo vinces» - La guardia posta di spalle sulla sinistra, simmetrica all’altra, chiude lo spazio anteriormente con la sua asta, e proietta la propria ombra verso lo spazio reale

- Nella pittura di Piero la luce è sempre presente, e in questo ciclo svolge il ruolo di elemento unificante, fermo e razionale, che fissa le forme in quanto riflessione astratta su entità geometriche - Nel Sogno di Costantino, la luce è emanata dal crocifisso che l’angelo impugna nella mano destra

Leggenda della Vera Croce

- Questi due episodi, La regina di Saba adora il Sacro Legno e l’Incontro tra Re Salomone e la Regina di Saba, sono collegati ma separati solo dal loggiato architettonico - L’episodio rappresentato sulla destra non appartiene alla Legenda Aurea, ma è utilizzato come allusione alla riunificazione tra la Chiesa greca e latina - L’utilizzo degli stessi cartoni rovesciati per delineare gruppi di figure crea precise corrispondenze di pose

- Sono presenti riferimenti all’arte ravennate nel gruppo di donne che avanzano come in una cerimonia liturgica sulla sinistra, nell’asettica ripetizione di tipi fisionomici e nell’atmosfera di sovra-umanità - È evidente la cristallina chiarezza delle forme e la forte razionalità dell’impianto prospettico

L’architettura non funge solo da fondale, ma è protagonista al pari delle figure

La pala di Montefeltro

Nell’opera domina la luce, usata contemporaneamente nelle sue qualità costruttive e analitiche

La Pala di Montefeltro, o Madonna col Bambino e Santi, è un’opera ricca di rimandi simbolici. Ad esempio l’uovo di struzzo ( simbolo della nascita a nuova vita) che pende dall’abside rappresenta il centro geometrico della composizione e la colllana di corallo al collo del Bambino è un amuleto per allontanare il male.

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Il Rinascimento a Padova

- Padova è stato il primo centro ad aprirsi alle istanze umanistiche, con un forte interesse per l’antichità romano-imperiale introdotto dalla Signoria carrarese del XIV secolo - L’attenzione degli artisti è stata quindi direzionata verso soggetti e modelli dell’arte antica, poi filtrati attraverso un’immaginazione tardomedievale e integrati a scenari architettonici di fantasia - Qui si è diffusa velocemente la filologia, accompagnata dal collezionismo di antichità e dall’indagine del mondo naturale - Padova si è affermata come polo della tradizione toscana nel nord Italia

La bottega di Squarcione

- Nella Padova del primo Quattrocento, la principale bottega artistica era quella di Francesco Squarcione, dall’impostazione eterogenea ed eclettica - L’artista era considerato al tempo stesso creatore e artigiano, collezionista e imprenditore - Questa bottega rappresentava una fase di transizione tra la cultura tardogotica e quella umanistica, con una percezione dello spazio intuitiva e al tempo stesso una tensione espressiva delle figure tipica di Donatello - I caratteri tipici di Squarcione che rientrano nello «squarcionismo» sono la linea asciutta e tagliente, i colori brillanti e contrastati, le esasperazioni espressive e la presenza di putti o di festoni di fiori e di frutta - In questa bottega si sono formati ben 137 giovani talenti, tra cui Andrea Mantegna, di cui è tipico il classicismo rigoroso

Francesco Squarcione, Madonna col Bambino

Cristo morto

- Nel Cristo morto di Mantegna, chiamato Cristo in scurto nei documenti dell’epoca, è rappresentata la figura di Cristo sulla Pietra dell’Unzione, la lastra di marmo dove il suo corpo è stato cosparso di unguenti prima della sepoltura. - Sono presenti due diverse costruzioni spaziali, quella in prospettiva centrale del piano di marmo, con un punto di fuga posto in alto, e quella in scorcio del corpo di Cristo, che sfrutta il principio della proiezione assonometrica per garantire monumentalità alla figura

San Sebastiano

Per Mantegna, la raffigurazione di San Sebastiano è un motivo di riflessione sul rapporto tra uomo e Storia.

Antonello da Messina è stato il pittore che ha avuto il merito di porre a confronto e unire culture figurative lontane: la descrizione minuziosa fiamminga, l'impostazione matematico-prospettica di Piero della Francesca, lo studio del rapporto tra luce e colore.

Camera degli sposi

- È un ambiente di piccole dimensioni che si trova nel Castello di San Giorgio nella reggia dei Gonzaga a Mantova. L’edificio ha solo funzioni di rappresentanza perciò venne decorato con soggetti celebrativi della casata. - La vita di corte è nobilitata grazie alla sua identificazione con il passato perciò la famiglia acquisisce legittimità storica. - Nell’opera emergono molti particolari legati al tema coniugale ad esempio il vaso d’aranci e il pavone. Questo tema deriva dal matrimonio tra Ludovico di Gonzaga e Barbara di Brandeburgo.

Il Rinascimento a Napoli

- I primi decenni del Quattrocento furono percorsi dalle lotte tra Angioini e Aragonesi per il predominio territoriale - Fu Alfonso d'Aragona a riunificare nel 1442 il Regno di Napoli e della Sicilia - Napoli divenne un polo culturalmente vitale e prestigioso: vi giunsero apporti dalla cultura iberica, provenzale, borgognona e fiamminga - Nonostante Michelozzo e Donatello avessero lavorato a Napoli nel Sud della penisola l'arte rimase a lungo orientata in senso elitario e celebrativo - La prima parte del secolo fu dominata dalla figura di Renato d'Angiò - Conquistata Napoli, Alfonso d'Aragona fece il suo ingresso solenne in città - Il sovrano promosse una cultura umanistica di stampo aulico aperta alle novità europee

Antonello da Messina

- Antonello da Messina ha saputo assimilare la lezione fiamminga, fondendola con l'esperienza prospettica e con la sintesi formale del rinascimento italiano - A lui va il merito di avere di avere diffuso in italia la tecnica della pittura ad olio - Si interessò alle novità della pittura italiana e nordica

La Crocifissione testimonia la conoscenza di un dipinto analogo di Jan Van Eyck

Vergine Annunciata

- Nella Vergine Annunciata di Antonello da Messina è rappresentata Maria con un volto ovale da fanciulla, e con la testa e le spalle avvolte in un manto azzurro - In questa tavola l’impostazione spaziale è rigorosa e sono evidenti il realismo introspettivo e la sintesi formale - C’è una modifica all’iconografia dell’Annunciazione, essendo assente l’Arcangelo Gabriele, probabilmente appena volato via - La mano destra di Maria è tesa verso l’esterno, come a fermare un possibile interlocutore, e riflette la luce proveniente dall’alto

San Gerolamo nello studio

- L’opera presenta evidenti caratteri nordici ad esempio la quaglia e il pavone posti in primo piano. - San Gerolamo è immerso nella lettura ed è circondato dai simboli dello studio e del sapere, cioè i libri. - Lo spazio entro il quale lo studiolo è collocato è arioso e unificato attraverso la costruzione prospettica e la luce. - Il centro prospettico è la figura di San Gerolamo.

In quest’opera Antonello da Messina restituisce una fusione di culture figurative diverse: toscana 🡪 concezione sintetica dell’insieme fiamminga 🡪 cura del dettaglio e nitidezza del paesaggio oltre le finestre sul fondo gotica 🡪 architettura caratterizzata da volte ogivali e bifore catalana 🡪 grande arco che introduce la scena

Il ritratto

- All'inizio del XV secolo il ritratto diviene genere autonomo e inizia, quindi, ad essere inteso in senso moderno- Negli ambienti di corte di tutt'Europa si diffonde il ritratto di profilo. La vera innovazione nel campo della ritrattistica si deve, però, ai pittori fiamminghi, che negli anni Trenta del Quattrocento elaborarono un nuovo tipo di ritratto su tavola, caratterizzato da un'elevata verosimiglianza con il soggetto. Uno tra i massimi esponenti su Jan van Eyck - Van Eyck introdusse la posizione di tre quarti a mezzo busto, che consente di indagare l'aspetto psicologico del personaggio, ponendolo in un rapporto più diretto con l'osservatore - Il volto è posto in primissimo piano e assume particolare risalto; esso, infatti, emerge da un fondo buio, modellato da una luce incidente

Jan Van Eyck, Ritratto dei coniugi Arnolfini

Firenze ai tempi del Magnifico

- Dalla metà del Quattrocento Firenze attraversò una fase di stabilità politica. Nel dicembre del 1469, Lorenzo il Magnifico successe al padre nel governo della città - L'arte nella Firenze dei Medici si connota come produzione legata alla corte. Infatti Lorenzo promuove un'arte accessibile a pochi - In pittura si giunse a un naturalismo idealizzante, lontano dalla ricerca sul vero che aveva avviato l'Umanesimo figurativo - Grazie a una sistematica volontà di promozione dell'arte e della letteratura fiorentine fuori dagli ambiti regionali, Lorenzo, inoltre, contribuì a consolidare l'immagine di Firenze come indiscusso fulcro culturale e a diffondere il linguaggio rinascimentale nella penisola

Maestro Verrocchiesco, Busto di Lorenzo il Magnifico

Sandro Botticelli

- Alessandro di Mariano Filipepi, detto Botticelli, è una delle figure più rappresentative della cultura fiorentina della seconda metà del Quattrocento. La sua opera consente di tracciare l'evoluzione del Rinascimento a Firenze dalla fase "aurea", sotto l'influsso di Lorenzo il Magnifico, alla sua crisi, manifestatasi alla fine del Quattrocento - Botticelli seppe interpretare con sensibilità il pensiero raffinato clima della corte dei Medici, realizzando numerosi dipinti a tema mitologico, intesi come allegorie morali - Strumento privilegiato è il disegno: il suo stile, infatti, si distingue per l'estrema finezza della linea, che delimita le forme con andamento continuo e sinuoso - Dopo che il suo maestro, Filippo Lippi, lasciò Firenze, Botticelli si spostò in altre botteghe della sua città. - Il suo stile ne giovò molto, infatti Botticelli apprese altre tecniche come la solidità plastica del Verrocchio oppure la linea accentuate e scattante del Pollaio. - In seguito Botticelli aprì una propria bottega, cimentandosi con tecniche diverse, dalla pittura su tavola all'affresco, dalla miniatura all'incisione.

Compianto su Cristo morto

- Questo dipinto viene fatto da Botticelli attraverso la tecnica della tempera su tavola. - In quest’opera, la religiosità è basata sulla meditazione e sulla penitenza. - I colori sono volutamente troppo accesi e contrastanti per comunicare la sensazione di dolore stridente.

I capolavori allegorici

La Primavera e La nascita di Venere mostrano la duplice natura della dea: guida all'educazione spirituale e principio di vita.

Botticelli ha realizzato una serie di opere allegoriche, il cui significato è da collegare al recupero della mitologia pagana in chiave cristiana: le antiche divinità rapprerentano le virtù che l'uomo deve perseguire per giungere alla conoscenza.

La primavera

La nascita di Venere

- Ne La nascita di Venere di Botticelli, eseguita a tempera magra su tela per simulare l’opacità chiara dell’affresco, sono presenti elementi di stilizzazione, con un effetto «arcaico»- Quest’opera, diversamente dalle precedenti di Botticelli, si presenta priva di caratteri minuziosamente descrittivi - Sono presenti elementi dell’iconografia medicea, come le piante d’alloro e di aranci

L'iconografia della Venere pagana viene recuperata in quanto figura di mediazione tra Terra e Cielo: essa, infatti, guida l'uomo nel giusto percorso di purificazione e di conoscenza.

Nella penisola furono Antonello da Messina e Giovanni Bellini a rinnovare la tradizione italiana della ritrattistica, adottando il modello di tre quarti già introdotto nelle Fiandre e perfezionandolo grazie alla diffusione dei ritratti scolpiti. Come i maestri nordici, Antonello rappresenta figure in primissimo piano su fondo scuro, modellate plasticamente dalla luce, in modo da far intuire lo spazio in cui sono inserite.

Antonello da Messina, Ritratto d'uomo

Mercurio conclude il percorso indicato dalla dea, configurando un andamento circolare. Tale disegno armonico è ribadito dalle Tre Grazie, che trovano equilibrio nell'armonia degli opposti.

- L’edificio è cubico ed è sormontato da una volta suddivisa in vele che rappresentano emblemi dei Gonzaga, ritratti di imperatori romani e figure mitologiche. Due pareti sono nascoste da finti tendaggi di broccato, le altre mostrano due momenti della vita dei Gonzaga. - L’intera decorazione è concepita in perfetta unità con l’architettura. Mantegna integra gli elementi strutturali con l’affresco. - L’oculo centrale sembra inondare la stanza di luce lasciando in penombra le due pareti con le tende abassate.

La pittura come ordine matematico

La pittura di Piero è composta per accordi di misure e rapporti cromatici; le forme naturali sono trattate come corpi geometrici. Le figure sono immobili, perfettamente calibrate entro impianti impianti costruiti attraverso la logica della geometria, con ritmi dettati dalle leggi armoniche del numero; ogni cosa visibile è collocata entro composizioni generate dalla prospettiva. Gli sguardi dei personaggi sono fissi e proiettati lontano

Battesimo di Cristo, schemi compositivi