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La crisi del '29
Giada Tomaiuolo
Created on March 22, 2024
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Transcript
LA CRISI DEL '29
October 29, 1929
#0120
New York City
An exclusive early release paper
Brining you the most accurate news
Grande depressione
La "crisi del '29" o "grande depressione" si riferisce alla crisi che ha colpito l'economia globale alla fine degli anni '20. Questo periodo ha avuto un impatto significativo sull'intera economia mondiale, portando a conseguenze durature.
Boom economico
New Deal
Crollo della borsa di wall street
Conseguenze
Impatto globale
Cause
Interpetazione Keynesiana
lA crescita economica degli stati uniti
#0120
Convey a greatersense of truthfulness
Un vero e proprio boom!
Il Taylorismo ha contribuito in modo significativo alla crescita economica, fornendo un metodo scientifico per massimizzare l'efficienza del lavoro umano.
Grazie alla fiorente industria automobilistica
Dopo la prima guerra mondiale, gli Stati Uniti vissero un periodo di grande crescita economica, causata in particolare dal settore automobilistico e dall’organizzazione scientifica del lavoro basata sullo studio dei fattori da cui dipende il rendimento del rapporto uomo-macchina
Investimenti azionari
La crescita economica ha portato a un aumento significativo degli investimenti azionari, creando un clima di fiducia e prosperità.
L'INIZIO DELLA CRISI!
Il crollo della borsa di wall street
24 ottobre '29
La crisi ebbe inizio il 24 ottobre 1929 con il crollo della borsa di Wall Street, noto come "Giovedì Nero".
29 ottobre 1929
Le vendite e il deprezzamento raggiunsero un nuovo picco il 29 ottobre ( martedì nero )
Ma come siamo arrivati a ciò?
Mercato azionario
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Produzione agricola
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Speculazione ed euforia
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Crisi del sistema creditizio bancario
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Politica monetaria
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Politica di Hoover
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Le consueguenze furono disastrose...
quando, al momento del crollo di Wall Street i piccoli risparmiatori si precipitarono negli istituti di credito per ritirare il loro denaro, il mercato andò incontro ad una crisi di liquidità contribuendo al fallimento di molte banche e, a catena, delle industrie in cui esse avevano investito. La produzione industriale scese del 50% e i fallimenti ed i licenziamenti portarono alla crisi dei consumi contribuendo ad alimentare un circolo vizioso che condusse l’economia statunitense in una fase di arresto.
A subirne le conseguenze furono proprio le industrie di beni di consumo durevoli come quelle dell’auto che dovettero abbassare i salari (con grave pregiudizio dei consumi) e ridurre il personale. La contrazione dei consumi provocata dal taglio dei salari provocò l’espandersi della crisi dal settore industriale a quello agricolo arrecando danni ad un settore primario già fortemente indebolito.
Poiché il settore industriale era poi legato al settore bancario che manteneva bassi i tassi per favorire gli investimenti sul mercato azionario,
#0120
new Deal
Convey a greatersense of truthfulness
- L’abbandono della parità aurea e la svalutazione del dollaro nella misura del 40% per ridurre i debiti e facilitare le esportazioni;
- Un vasto piano di lavori pubblici per riassorbire la disoccupazione;
- Un completo sistema di assicurazioni sociali a vantaggio delle classi lavoratrici e una maggiore tassazione dei ceti abbienti;
- Un aumento dei salari;
- La riduzione delle ore lavorative nelle fabbriche;
- L’obbligo agli imprenditori di riconoscere i sindacati operai e di trattare con essi;
- Il controllo del sistema bancario, della Borsa e del mercato azionario
Franklin D. Roosevelt.
RIPERCUSSIONI NEL RESTO DEL MONDO
L'economia degli Stati Uniti aveva assunto un ruolo centrale nell’ambito di quella internazionale, perciò la crisi ebbe conseguenze anche in altri paesi
L'INTERPRETAZIONE KEYNESIANA
La depressione nasce dal fatto che una riduzione nel volume degli investimenti che possono accadere ciclicamente o accidentalmente in un’economia, si riflette in una riduzione della produzione dei beni strumentali nei quali detti investimenti si concretizzano. Da qui una riduzione nell’occupazione e nei consumi, in conseguenza, peggiorano le prospettive di guadagno di altri gruppi di imprenditori e con esse diminuisce ulteriormente l’incentivo ad investire. Cadono così ulteriormente i consumi, attraverso una serie di reazione a catena per effetto delle quali la situazione, in fatto di occupazione, produzione, prezzi e profitti, tende a peggiorare da sé stessa. In particolare, gli imprenditori non hanno convenienza ad utilizzare in nuovi investimenti il risparmio monetario accumulato. Il nodo della crisi risiede proprio in questa discordanza tra le decisioni dei percettori di reddito, che ritengono conveniente non consumare, ma che non investono il denaro risparmiato, e le decisioni degli imprenditori, che non ritengono conveniente utilizzare tale denaro per aumentare i loro investimenti e, quindi, la domanda di beni strumentali.
Si pensa quindi che lo Stato debba cercare di arrestare il processo di recessione causato dal circolo vizioso: riduzione di investimenti - riduzione di consumi - di nuovo riduzione degli investimenti e via di seguito attraverso la spesa pubblica addizionale. Keynes sostiene che l’intervento dello Stato deve essere limitato nel tempo e basato su un programma di spesa pubblica mirante ad utilizzare i fattori inoperosi (politica anti-deflazionistica) oppure deve essere finalizzato a contenere la domanda nei limiti dei fattori disponibili (politica anti-inflazionistica).
SPECULAZIONE ED EUFORIA
Il clima di fiducia degli anni 20 si radicò talmente tanto nella popolazione che molti iniziarono a credere che arricchirsi fosse un’attività semplice e veloce si verificò così un boom degli investimenti immobiliari ma non si compravano terreni per edificare bensì per rivenderli si trattava quindi di investimenti speculativi e più si comprava più i prezzi dei lotti di terra aumentavano determinando guadagni facili e veloci si verificò pertanto un boom della borsa che precedette il crollo del 1929
GERMANIA
L'economia tedesca si riprese dal collasso del 1923 solo grazie al massiccio intervento di capitali statunitensi. Proprio per questo motivo, però, quando si fecero sentire a livello mondiale gli effetti della grande crisi esplosa negli USA nell'ottobre del 1929, la Germania fu il paese europeo maggiormente colpito da essi. La produzione industriale subì un calo del 46,7 % rispetto alla situazione precedente la crisi, mentre i disoccupati passarono da 1 320 000 (nel 1929) a circa 3 milioni (nel 1930), per giungere infine a 6 milioni circa nel 1932. La situazione così critica della Germania diede modo a Hitler e al suo partito ultranazionalista di raccogliere ampi consensi dalla popolazione tedesca.
POLITICA MONETARIA RESTRITTIVA
Inizialmente la Federal Reserve adottò una politica monetaria espansiva, Che rese disponibili a banche individui una massa rilevante di liquidità, impiegata in larga parte in acquisto di azioni quotate a Wall Street da parte i privati anche per il tramite di investment trust. La Federal Reserv successivamente preoccupata delle eccessive speculazioni che si stavano creando in quegli anni, decise di adottare una politica restrittiva del credito attraverso l’aumento del tasso di sconto dal 5% al 6%. Il governatore della Banca di New York, B. Strong, sostenne che la Federsl Reserve avrebbe dovuto adottare una politica monetaria ancora più restrittiva con lo scopo di evitare che risorse finanziarie venissero destinate alle speculazioni.
il martedì nero è il giorno che identifica pienamente il panico del 1929 ed è associato alla Grande depressione, tra le più gravi crisi economiche della storia del mondo industrializzato. Il prezzo delle azioni di numerose imprese di grandi dimensioni, come la General Electric, precipitò. Quel giorno più di sedici milioni di azioni vennero negoziate e il valore delle stesse calò di altri dieci miliardi di dollari. Ciò ebbe un riflesso immediato sulle altre borse degli Stati Uniti.
CRISI DEL SISTEMA CREDITIZIO FINANZIARIO
Le banche erano socie delle stesse imprese che finanziavano, perciò al momento della crisi, le imprese iniziarono a fallire e di conseguenza ciò si riflesse anche sulle banche. Inoltre le persone accorsero per ritirare i loro depositi, le banche quindi andarono in fallimento per mancanza di liquidità poiché non potevano attingere né dai depositi bancari, né dagli utili conseguiti dalle imprese.
POLITICA DI HOOVER
Nel marzo del 1929, Herbert Clark Hoover, divenne presidente degli Stati Uniti. Egli cercò di mettere in atto qualche iniziativa per poter frenare l'evolversi della crisi, come ad esempio l'autorizzazione di prestiti diretti che il governo federale poteva concedere a banche e aziende per ridare fiducia all'economia. Ciò però non bastava, ma Hoover non voleva spingersi oltre. Egli era convinto che, nonostante la crisi, la sua amministrazione avrebbe dovuto preoccuparsi di conservare in pareggio il bilancio dello Stato e così a fronte delle maggiori uscite ai prestiti, egli taglia altre spese pubbliche e aumenta la pressione fiscale. Ma questo aggravò ancora di più la situazione perché tolse ulteriori finanzieri all' economia
RUSSIA
Nonostante fosse svincolata dall’economia del dollaro, la Russia subì un contraccolpo a causa della cessazione dei prestiti americani e dei ribassi dei prezzi dei prodotti agricoli che influirono sul piano quinquennale che contava sull’esportazione di questi per finanziare l’acquisto dei macchinari industriali dall’estero.
MERCATO AZIONARIO
Il sistema nascondeva alcune debolezze: innanzitutto, la crescita della produttività non era compensata da un’equivalente crescita del potere di acquisto. Quindi il mercato azionario produceva ricchezza “fittizia”: ci si arricchiva con mere operazioni speculative, guadagnando denaro “irreale”, non “giustificato” dalla produzione di beni e servizi.
AUSTRIA
In Austria la crisi portò nel 1931 alla chiusura della Kredit-Anstalt cui erano legate molte banche dell’Europa centrale.
ITALIA
Tra il 1930-1931 il reddito nazionale reale toccò il livello più basso e dal 1932 al 1934 si registrarono i più alti livelli di disoccupazione che tornò a scendere solo nel 1935 con la guerra in Etiopia. Qui come in Franciavenne utilizzata dal regime fascista una politica deflazionistica per risolvere la situazione
INGHILTERRA
L’Inghilterra registrò un forte calo della produzione industriale e un forte aumento della disoccupazione.
Il ministro Ramsay Macdonald decise di tagliare i sussidi destinati ai disoccupati, causando l’ira dei sindacati. Nel 1931 Macdonald decide di rompere con il suo partito e diventa Primo Ministro. Sotto il suo governo la sterlina viene svalutata e viene abbandonata la dottrina liberoscambista britannica. Dazi e tariffe doganali rendono il Commonwealth un blocco a sé stante che preferisce commerciare al suo interno.Il regno unito nel 1933-34 è il primo paese a uscire dalla crisi.
Giovedì fu il primo di una serie di giornate rovinose per il mercato azionario. Furono 12.894.650 le azioni che cambiarono di mano, a prezzi via via più bassi. La seduta era iniziata in modo tranquillo, ma i prezzi dopo qualche ora presero a scendere a perpendicolo e alle 11,00 si era diffuso un clima di paura, talché nessuno più comprava. Mezz'ora dopo il mercato era in preda alla psicosi, si verificarono vere e proprie vendite da panico (panic selling), negli ambienti dello Stock Exchange, sede della borsa valori, si respirava un'aria di profondo nervosismo, mentre già si diffondeva la voce che undici noti speculatori si fossero tolti la vita.
FRANCIA
La crisi in Francia arrivò nel 1931, e venne affrontata con una politica deflazionistica, di compressione della spesa pubblica e dei consumi. La longevità della crisi fu data in particolar modo dai provvedimenti presi dal governo francese, che si rifutavano di svalutare la moneta nazionale (il franco) . Quest'ultima arriverà solo nel 1937. L'instabilità francese si riflette anche nella sfera politica, infatti tra il 1929 e il 1936 si succedono ben 17 governi.
PRODUZIONE AGRICOLA
I prezzi diminuirono a causa dell'accumulo di scorte in seguito al miglioramento della produzione agricola; L'incapacità degli agricoltori indebitati di pagare gli interessi alle banche aggravò il collasso economico