LA FORMAZIONE DELL'IMPERO ARABO
NICOLò' GUERRA 2°AS
inizia
INTRODUZIONE p1
II MUSSULMANI SI DIVIDONO IN SUNNITI E SCIITI
dopo la morte di maometto il mondo islamico si divide in sunniti e sciiti
Ci fu una disputa fra i suoi seguaci per chi dovesse essere scelto erede al trono fino a che Alì, che era suo genero per aver sposato una delle sue figlie, non rivendicò la successione. Alì fu eliminato e i suoi seguaci si riunirono creando una nuova comunità, gli sciiti, che si contrappose ai sunniti.
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INTRODUZIONE p2
ALLA CONQUISTA DELL'ORIENTE E DELL'OCCIDENTE
in meno di un secolo gli arabi conquistano un'impero vastissimo
Tra il 634 e il 638, un esercito agguerrito tolse all'Impero bizantino la Palestina e la Siria e distrusse l'impero persiano fino a toccare i confini dell'impero cinese. Successivamente nel 641 entrò vittorioso in Egitto proseguì lungo le coste dell’Africa settentrionale. Nel 661 conquista territori come la Libia, la Tunisia, l'Algeria e il Marocco. I popoli di questi territori si convertirono all’islàm e gli Arabi li chiamarono sarah, una parola che significa nomadi e che gli Europei trasformarono in Saraceni e nel 711 sbarcarono sulle coste della Spagna spazzando via il Regno romano-germanico dei Visigoti impadronendosi del Paese. Nel IX secolo, i Saraceni conquistarono la Sicilia. Nel 762 i conquistatori fondarono Baghdad, al centro dell’antica Persia, e vi stabilirono la capitale del califfato, cioè dell’Impero.
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INTRODUZIONE p3
LE CAUSE DELLE PRODIGIOSA ESPANSIONE ARABA
I MOTIVI SONO LA MODERAZIONE CONTRO I VINTI, IL PRINCIPIO DI GIUSTIZIA SOCIALE E LA TOLLERANZA RELIGIOSA
I motivi principali dell'incredibile espansione araba sono tre: • Motivi militari: Quando gli Arabi si presentavano sotto le mura di una città per stringerla d’assedio tentavano di persuadere i cittadini ad arrendersi senza spargere sangue, per questo motivo quando entravano in una città che non aveva opposto resistenza, non la saccheggiavano, non la distruggevano, non facevano strage dei suoi abitanti, la loro moderazione convinse molte città ad arrendersi senza combattere. E poiché un assedio avrebbe potuto durare anche qualche anno, queste rese diedero alla conquista una velocità molto più alta del consueto. • Motivi sociali: Gli Arabi delle origini seguivano i princìpi di giustizia sociale di Maometto e li praticavano. • Motivi religiosi: Ovunque, e specialmente tra i cristiani dell’Impero bizantino, si verificavano sanguinose persecuzioni religiose. Gli Arabi opponevano la tolleranza religiosa, nessuno fu obbligato a convertirsi né fu perseguitato per la sua fede, le chiese cristiane non furono distrutte e le sinagoghe continuarono ad essere aperte. Ciò non impediva ai conquistatori di disprezzare gli infedeli, chiamati dhimmi (“protetti”).
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INTRODUZIONE P4
LA DISTRIBUZIONE DELLE TERRE E IL SISTEMA DI TASSAZIONE
Nei territori occupati, gli Arabi stabilivano poche e chiare regole riguardanti l’economia, che avevano la caratteristica di essere uguali per tutti e fissate dal diwan, che in arabo significa “amministrazione”. Il diwan stabiliva che le terre abbandonate dai vecchi proprietari, fuggiti di fronte ai guerrieri di Allah, passassero all’amministrazione centrale governata dal califfo e venissero assegnate in “possesso temporaneo” alle famiglie guerriere. Le terre non abbandonate restavano ai loro proprietari di sempre. Il diwan imponeva inoltre che i musulmani e i convertiti pagassero una tassa chiamata “elemosina” che era stata prescritta dal Corano come versamento volontario allo scopo di mantenere vedove e orfani, ma diventava obbligatoria e controllata dalle autorità. I dhimmi dovevano pagare due tasse: una sugli immobili e una sulla persona. Questa tassa, chiamata djizya, era prescritta dal Corano. Questo sistema di tassazione garantiva il regolare rifornimento del denaro necessario al buon funzionamento dell’amministrazione. Era il primo elemento della costruzione di uno Stato. Grazie alle tasse, gli Arabi edificarono grandi e splendide città, come Damasco che divenne la capitale dell’Impero, trasformando l’islàm in una civiltà urbana. Inoltre i sultani chiamarono alla loro corte matematici, astronomi e alchimisti che grazie alle loro ricerche nel campo della chimica, inventarono preparati che rivoluzionarono la medicina e si addentrarono nei misteri della materia.
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INTRODUZIONE P5
GLI SCHIAVI E L'ESERCITO
I beduini avevano sempre avuto degli schiavi. Maometto stesso ne aveva diversi e nel Corano si era limitato a due raccomandazioni: trattarli con grande umanità e non servirsi mai più di schiavi musulmani. I califfi seguirono questi due princìpi passando da pochi schiavi a centinaia di migliaia, si procuravano in diversi modi sotto forma di tributo annuale oppure con periodiche razzìe. Gli schiavi venivano impiegati in agricoltura, nelle miniere, nelle botteghe, come aiutanti di medici, artigiani, mercanti, tuttavia la loro funzione più importante risultò il servizio militare, questa pratica ha le sue radici nella religione. Il Corano vieta ai musulmani di combattere contro altri musulmani, però le lotte per il potere tra le famiglie aristocratiche erano violentissime e occorrevano uomini armati, ecco perché gli schiavi entrarono a far parte del più potente di tutti i corpi dello Stato, l’esercito. Essi non tradirono la fiducia che avevano ricevuto e si comportarono da uomini coraggiosi e fedeli.
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INTRODUZIONE P6
IL CORANO E LA LEGGE ISLAMICA
Per l’islàm la cosa più preziosa era il Corano, in cui Maometto aveva mescolato i misteri di fede con regole di comportamento e punizioni per chi le infrangeva. L’Impero aveva quindi la fortuna di avere già pronto un codice di leggi in grado di regolare le questioni penali, dall’omicidio al furto e ad altri delitti contro la società e che rappresentava il terzo elemento costitutivo dello Stato. Il Corano era, ed è, contemporaneamente il Libro sacro contenente la Parola divina e il Codice penale e civile del mondo musulmano. Da ciò deriva un’importante conseguenza per l’islàm. I primi califfi furono subito anche imàm, “guide”, ovvero capi religiosi del loro popolo e giudici supremi e massimi esperti di diritto. Le moschee, ovvero i luoghi di culto, divennero centri di studi religiosi e giuridici. Mentre Gesù aveva separato la religione dalla politica con la famosa formula “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”, Maometto si propose sia come il Profeta di Allah sia come il capo di governo dell’Arabia.
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INTRODUZIONE P7
IL MATRIMONIO E LA CONDIZIONE DELLE DONNE
Dice il Corano: “Gli uomini hanno autorità sulle donne a causa della preferenza che Allah concede agli uni rispetto alle altre e perché spendono per esse i loro beni”. Da questa affermazione emerge una società nettamente maschilista. La differenza tra i due sessi non riguarda la fede, le donne pregano se virtuose e sono premiate in paradiso esattamente come gli uomini. La parità gli è vietata sul piano sociale. In base ai principi del Corano, le donne musulmane furono private di fondamentali diritti della persona: non godevano della libertà di spostamento, non potevano avere responsabilità in campo civile e religioso, non potevano decidere il proprio destino né quello dei propri figli. Nella società beduina politeista esisteva la poligamìa, ovvero il matrimonio di un uomo con un numero illimitato di donne, Maometto ritenne pericoloso abolirla e si limitò a prescrivere un numero massimo di quattro mogli. Imporre la monogamìa, cioè il matrimonio con una sola donna, in una società guerriera che produceva molte vedove avrebbe fatto morire di stenti le donne rimaste senza il marito. Era proibito il contrario, cioè una donna con molti mariti, e una moglie poteva essere ripudiata da un giorno all’altro senza poter a sua volta fare la stessa cosa. Il chador nella società beduina era un semplice velo attribuito alle donne sposate in segno di rispetto, nell’Impero divenne un tessuto che copriva non solo la testa ma anche la faccia lasciando liberi solo gli occhi. Tali precetti e tali divieti si riassumono nell’ossessione dell’adulterio, cioè del tradimento di uno dei due coniugi, in questo caso della donna.
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INTRODUZIONE P8
I TURCHI SELGIUCHIDI SOTTOMETTONO L'IMPERO ARABO
Fino all’XI secolo, l’Impero arabo si mantenne in vita, nonostante le lotte di potere tra le grandi famiglie che aspiravano alla carica di califfo, alle numerose fazioni religiose rivali e all’opposizione degli sciiti, che continuavano a sostenere i diritti dei discendenti di Alì. Nell’XI secolo alcuni sciiti fondarono addirittura una sètta, ovvero un gruppo (animato da cattive intenzioni), sotto la guida del cosiddetto “Vecchio della montagna”. La setta, nel momento del massimo successo arrivò a contare 60 000 affiliati, si annidò nelle montagne della Persia e manifestò subito il suo scopo, combattere il califfato con attentati politici, cioè uccidendo il califfo in carica. Dopo aver compiuto gli attentati, i membri della sètta dovevano suicidarsi per andare in paradiso, prima di ogni impresa si inebriavano di una droga detta hashish e da ciò derivava il loro nome, “assassini”, che è poi entrato nel linguaggio comune per indicare chiunque compia un omicidio. Il vero pericolo proveniva da un nuovo popolo che, a contatto con gli Arabi, si era convertito all’islàm: i Turchi selgiuchidi, “parenti” degli Unni. Dopo aver militato per molti decenni agli ordini dei califfi, i Turchi cominciarono a sottrarre loro territori sempre più vasti, fino a sostituirli interamente nel dominio del Medio Oriente.
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INTRODUZIONE
ARABI E ALCHIMIA
L'Impero arabo sembrò balzare in pochi anni alle soglie della modernità. Il suo segreto fu la grande curiosità di un popolo abituato agli scambi con le grandi civiltà e la creatività. Gli Arabi non furono solo grandi costruttori di città, ma anche agronomi, navigatori, astronomi, grazie alla loro esperienza di orientarsi nel deserto grazie alle stelle, medici che conoscevano l’anatomia, matematici e alchimisti.
L'alchimia nacque da una serie di osservazioni protoscientifiche (cioè di una scienza ancora incerta) e avevano come base una verità, l’uomo può trasformare la Natura. I primi alchimisti erano i fabbri di novemila anni fa che da pezzi di roccia informi erano riusciti a estrarre il rame, lo stagno, il ferro e a farne armi, oggetti di lusso e strumenti da lavoro. Da quella scoperta nacque tra i Greci la convinzione che si potesse trovare la pietra filosofale, ovvero la formula che avrebbe permesso di trasformare qualunque materiale in oro puro. Questa ricerca nasceva dalla ricerca filosofica della perfezione, siccome a quei tempi l’oro era ritenuto la “materia perfetta” in quanto era l’unico metallo che non si ossidava.
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INTRODUZIONE
PAROLE CHIAVE
La moschea (un nome che significa “prosternazione”) è innanzitutto un luogo di preghiera che in origine consisteva in un’unica grande sala in cui si apriva una nicchia che indicava la direzione della Mecca. Subito dopo le conquiste, tuttavia, essa cominciò a diventare anche biblioteca e centro della cultura religiosa e giuridica, in quanto luogo di riunione degli imàm. La moschea era affiancata da una torre molto alta, il minareto (da una parola araba che significava “faro”). Dalla sua terrazza un fedele scelto dalla comunità, il muezzìn, chiama i cittadini alla preghiera cinque volte al giorno.
Il suq, talora chiamato anche bazar, per i popoli arabi indica il mercato, luogo deputato allo scambio delle merci. Nell'Islam classico esso costituiva, insieme alla moschea e al Palazzo del potere il terzo centro funzionale della città musulmana.
Lungo le piste carovaniere sorsero rapidamente i caravanserragli o “ostelli”. Si trattava di grandi complessi fortificati che sorgevano alla distanza regolare di una giornata di viaggio l’uno dall’altro. Erano in grado di offrire ospitalità agli uomini, agli animali e alle merci, cucina, foraggio, medico e veterinario, bagno, acqua da bere e una sala di preghiera. L’ospitalità era gra tuita e poteva protrarsi fino a tre giorni.
ContinuA>
FINE!
LA FORMAZIONE DELL'IMPERO ARABO
Nicro. Jeko.
Created on March 16, 2024
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LA FORMAZIONE DELL'IMPERO ARABO
NICOLò' GUERRA 2°AS
inizia
INTRODUZIONE p1
II MUSSULMANI SI DIVIDONO IN SUNNITI E SCIITI
dopo la morte di maometto il mondo islamico si divide in sunniti e sciiti
Ci fu una disputa fra i suoi seguaci per chi dovesse essere scelto erede al trono fino a che Alì, che era suo genero per aver sposato una delle sue figlie, non rivendicò la successione. Alì fu eliminato e i suoi seguaci si riunirono creando una nuova comunità, gli sciiti, che si contrappose ai sunniti.
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INTRODUZIONE p2
ALLA CONQUISTA DELL'ORIENTE E DELL'OCCIDENTE
in meno di un secolo gli arabi conquistano un'impero vastissimo
Tra il 634 e il 638, un esercito agguerrito tolse all'Impero bizantino la Palestina e la Siria e distrusse l'impero persiano fino a toccare i confini dell'impero cinese. Successivamente nel 641 entrò vittorioso in Egitto proseguì lungo le coste dell’Africa settentrionale. Nel 661 conquista territori come la Libia, la Tunisia, l'Algeria e il Marocco. I popoli di questi territori si convertirono all’islàm e gli Arabi li chiamarono sarah, una parola che significa nomadi e che gli Europei trasformarono in Saraceni e nel 711 sbarcarono sulle coste della Spagna spazzando via il Regno romano-germanico dei Visigoti impadronendosi del Paese. Nel IX secolo, i Saraceni conquistarono la Sicilia. Nel 762 i conquistatori fondarono Baghdad, al centro dell’antica Persia, e vi stabilirono la capitale del califfato, cioè dell’Impero.
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INTRODUZIONE p3
LE CAUSE DELLE PRODIGIOSA ESPANSIONE ARABA
I MOTIVI SONO LA MODERAZIONE CONTRO I VINTI, IL PRINCIPIO DI GIUSTIZIA SOCIALE E LA TOLLERANZA RELIGIOSA
I motivi principali dell'incredibile espansione araba sono tre: • Motivi militari: Quando gli Arabi si presentavano sotto le mura di una città per stringerla d’assedio tentavano di persuadere i cittadini ad arrendersi senza spargere sangue, per questo motivo quando entravano in una città che non aveva opposto resistenza, non la saccheggiavano, non la distruggevano, non facevano strage dei suoi abitanti, la loro moderazione convinse molte città ad arrendersi senza combattere. E poiché un assedio avrebbe potuto durare anche qualche anno, queste rese diedero alla conquista una velocità molto più alta del consueto. • Motivi sociali: Gli Arabi delle origini seguivano i princìpi di giustizia sociale di Maometto e li praticavano. • Motivi religiosi: Ovunque, e specialmente tra i cristiani dell’Impero bizantino, si verificavano sanguinose persecuzioni religiose. Gli Arabi opponevano la tolleranza religiosa, nessuno fu obbligato a convertirsi né fu perseguitato per la sua fede, le chiese cristiane non furono distrutte e le sinagoghe continuarono ad essere aperte. Ciò non impediva ai conquistatori di disprezzare gli infedeli, chiamati dhimmi (“protetti”).
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INTRODUZIONE P4
LA DISTRIBUZIONE DELLE TERRE E IL SISTEMA DI TASSAZIONE
Nei territori occupati, gli Arabi stabilivano poche e chiare regole riguardanti l’economia, che avevano la caratteristica di essere uguali per tutti e fissate dal diwan, che in arabo significa “amministrazione”. Il diwan stabiliva che le terre abbandonate dai vecchi proprietari, fuggiti di fronte ai guerrieri di Allah, passassero all’amministrazione centrale governata dal califfo e venissero assegnate in “possesso temporaneo” alle famiglie guerriere. Le terre non abbandonate restavano ai loro proprietari di sempre. Il diwan imponeva inoltre che i musulmani e i convertiti pagassero una tassa chiamata “elemosina” che era stata prescritta dal Corano come versamento volontario allo scopo di mantenere vedove e orfani, ma diventava obbligatoria e controllata dalle autorità. I dhimmi dovevano pagare due tasse: una sugli immobili e una sulla persona. Questa tassa, chiamata djizya, era prescritta dal Corano. Questo sistema di tassazione garantiva il regolare rifornimento del denaro necessario al buon funzionamento dell’amministrazione. Era il primo elemento della costruzione di uno Stato. Grazie alle tasse, gli Arabi edificarono grandi e splendide città, come Damasco che divenne la capitale dell’Impero, trasformando l’islàm in una civiltà urbana. Inoltre i sultani chiamarono alla loro corte matematici, astronomi e alchimisti che grazie alle loro ricerche nel campo della chimica, inventarono preparati che rivoluzionarono la medicina e si addentrarono nei misteri della materia.
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INTRODUZIONE P5
GLI SCHIAVI E L'ESERCITO
I beduini avevano sempre avuto degli schiavi. Maometto stesso ne aveva diversi e nel Corano si era limitato a due raccomandazioni: trattarli con grande umanità e non servirsi mai più di schiavi musulmani. I califfi seguirono questi due princìpi passando da pochi schiavi a centinaia di migliaia, si procuravano in diversi modi sotto forma di tributo annuale oppure con periodiche razzìe. Gli schiavi venivano impiegati in agricoltura, nelle miniere, nelle botteghe, come aiutanti di medici, artigiani, mercanti, tuttavia la loro funzione più importante risultò il servizio militare, questa pratica ha le sue radici nella religione. Il Corano vieta ai musulmani di combattere contro altri musulmani, però le lotte per il potere tra le famiglie aristocratiche erano violentissime e occorrevano uomini armati, ecco perché gli schiavi entrarono a far parte del più potente di tutti i corpi dello Stato, l’esercito. Essi non tradirono la fiducia che avevano ricevuto e si comportarono da uomini coraggiosi e fedeli.
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INTRODUZIONE P6
IL CORANO E LA LEGGE ISLAMICA
Per l’islàm la cosa più preziosa era il Corano, in cui Maometto aveva mescolato i misteri di fede con regole di comportamento e punizioni per chi le infrangeva. L’Impero aveva quindi la fortuna di avere già pronto un codice di leggi in grado di regolare le questioni penali, dall’omicidio al furto e ad altri delitti contro la società e che rappresentava il terzo elemento costitutivo dello Stato. Il Corano era, ed è, contemporaneamente il Libro sacro contenente la Parola divina e il Codice penale e civile del mondo musulmano. Da ciò deriva un’importante conseguenza per l’islàm. I primi califfi furono subito anche imàm, “guide”, ovvero capi religiosi del loro popolo e giudici supremi e massimi esperti di diritto. Le moschee, ovvero i luoghi di culto, divennero centri di studi religiosi e giuridici. Mentre Gesù aveva separato la religione dalla politica con la famosa formula “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”, Maometto si propose sia come il Profeta di Allah sia come il capo di governo dell’Arabia.
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INTRODUZIONE P7
IL MATRIMONIO E LA CONDIZIONE DELLE DONNE
Dice il Corano: “Gli uomini hanno autorità sulle donne a causa della preferenza che Allah concede agli uni rispetto alle altre e perché spendono per esse i loro beni”. Da questa affermazione emerge una società nettamente maschilista. La differenza tra i due sessi non riguarda la fede, le donne pregano se virtuose e sono premiate in paradiso esattamente come gli uomini. La parità gli è vietata sul piano sociale. In base ai principi del Corano, le donne musulmane furono private di fondamentali diritti della persona: non godevano della libertà di spostamento, non potevano avere responsabilità in campo civile e religioso, non potevano decidere il proprio destino né quello dei propri figli. Nella società beduina politeista esisteva la poligamìa, ovvero il matrimonio di un uomo con un numero illimitato di donne, Maometto ritenne pericoloso abolirla e si limitò a prescrivere un numero massimo di quattro mogli. Imporre la monogamìa, cioè il matrimonio con una sola donna, in una società guerriera che produceva molte vedove avrebbe fatto morire di stenti le donne rimaste senza il marito. Era proibito il contrario, cioè una donna con molti mariti, e una moglie poteva essere ripudiata da un giorno all’altro senza poter a sua volta fare la stessa cosa. Il chador nella società beduina era un semplice velo attribuito alle donne sposate in segno di rispetto, nell’Impero divenne un tessuto che copriva non solo la testa ma anche la faccia lasciando liberi solo gli occhi. Tali precetti e tali divieti si riassumono nell’ossessione dell’adulterio, cioè del tradimento di uno dei due coniugi, in questo caso della donna.
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INTRODUZIONE P8
I TURCHI SELGIUCHIDI SOTTOMETTONO L'IMPERO ARABO
Fino all’XI secolo, l’Impero arabo si mantenne in vita, nonostante le lotte di potere tra le grandi famiglie che aspiravano alla carica di califfo, alle numerose fazioni religiose rivali e all’opposizione degli sciiti, che continuavano a sostenere i diritti dei discendenti di Alì. Nell’XI secolo alcuni sciiti fondarono addirittura una sètta, ovvero un gruppo (animato da cattive intenzioni), sotto la guida del cosiddetto “Vecchio della montagna”. La setta, nel momento del massimo successo arrivò a contare 60 000 affiliati, si annidò nelle montagne della Persia e manifestò subito il suo scopo, combattere il califfato con attentati politici, cioè uccidendo il califfo in carica. Dopo aver compiuto gli attentati, i membri della sètta dovevano suicidarsi per andare in paradiso, prima di ogni impresa si inebriavano di una droga detta hashish e da ciò derivava il loro nome, “assassini”, che è poi entrato nel linguaggio comune per indicare chiunque compia un omicidio. Il vero pericolo proveniva da un nuovo popolo che, a contatto con gli Arabi, si era convertito all’islàm: i Turchi selgiuchidi, “parenti” degli Unni. Dopo aver militato per molti decenni agli ordini dei califfi, i Turchi cominciarono a sottrarre loro territori sempre più vasti, fino a sostituirli interamente nel dominio del Medio Oriente.
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INTRODUZIONE
ARABI E ALCHIMIA
L'Impero arabo sembrò balzare in pochi anni alle soglie della modernità. Il suo segreto fu la grande curiosità di un popolo abituato agli scambi con le grandi civiltà e la creatività. Gli Arabi non furono solo grandi costruttori di città, ma anche agronomi, navigatori, astronomi, grazie alla loro esperienza di orientarsi nel deserto grazie alle stelle, medici che conoscevano l’anatomia, matematici e alchimisti.
L'alchimia nacque da una serie di osservazioni protoscientifiche (cioè di una scienza ancora incerta) e avevano come base una verità, l’uomo può trasformare la Natura. I primi alchimisti erano i fabbri di novemila anni fa che da pezzi di roccia informi erano riusciti a estrarre il rame, lo stagno, il ferro e a farne armi, oggetti di lusso e strumenti da lavoro. Da quella scoperta nacque tra i Greci la convinzione che si potesse trovare la pietra filosofale, ovvero la formula che avrebbe permesso di trasformare qualunque materiale in oro puro. Questa ricerca nasceva dalla ricerca filosofica della perfezione, siccome a quei tempi l’oro era ritenuto la “materia perfetta” in quanto era l’unico metallo che non si ossidava.
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PAROLE CHIAVE
La moschea (un nome che significa “prosternazione”) è innanzitutto un luogo di preghiera che in origine consisteva in un’unica grande sala in cui si apriva una nicchia che indicava la direzione della Mecca. Subito dopo le conquiste, tuttavia, essa cominciò a diventare anche biblioteca e centro della cultura religiosa e giuridica, in quanto luogo di riunione degli imàm. La moschea era affiancata da una torre molto alta, il minareto (da una parola araba che significava “faro”). Dalla sua terrazza un fedele scelto dalla comunità, il muezzìn, chiama i cittadini alla preghiera cinque volte al giorno.
Il suq, talora chiamato anche bazar, per i popoli arabi indica il mercato, luogo deputato allo scambio delle merci. Nell'Islam classico esso costituiva, insieme alla moschea e al Palazzo del potere il terzo centro funzionale della città musulmana.
Lungo le piste carovaniere sorsero rapidamente i caravanserragli o “ostelli”. Si trattava di grandi complessi fortificati che sorgevano alla distanza regolare di una giornata di viaggio l’uno dall’altro. Erano in grado di offrire ospitalità agli uomini, agli animali e alle merci, cucina, foraggio, medico e veterinario, bagno, acqua da bere e una sala di preghiera. L’ospitalità era gra tuita e poteva protrarsi fino a tre giorni.
ContinuA>
FINE!