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La coscienza di Zeno
Leonardo Blu Nencini
Created on March 11, 2024
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Transcript
LA COSCIENZADI ZENO
Di italo svevo
dall’insuccesso alla notorietà
La Coscienza di Zeno è il terzo romanzo di Italo Svevo, composto nell’immediato primo dopoguerra, tra il 1919 e il 1922, e pubblicato, a spese dell’autore, nell’aprile del 1923 dall’editore Cappelli di Bologna. L’opera, inizialmente, passò inosservata ai critici e ai lettori finché Svevo ne inoltrò una copia all’amico James Joyce. In Italia, nel 1925, il giovane poeta Eugenio Montale aveva scritto sulla rivista milanese “L’esame” un saggio intitolato “Omaggio a Svevo”. Seguirono molti riconoscimenti a livello internazionale.
La nevrosi di Zeno Cosini
La Coscienza di Zeno è la ricostruzione delle tappe e delle modalità della nevrosi dello stesso Zeno. Curandosi e scrivendo, Zeno capisce di essere effettivamente malato: non è mai riuscito a smettere di fumare, non ha mai terminato gli studi, non ha mai seriamente lavorato. Zeno Cosini è un antieroe nevrotico e “inetto”, che appare al lettore come un uomo debole e indeciso, alla costante ricerca di giustificazioni per i suoi imbrogli e insuccessi.Il motivo centrale del romanzo è costituito dalla contrapposizione tra “salute” e “malattia”, reinterpretata alla luce delle teorie psicoanalitiche di Freud e alla scoperta dell’inconscio. Zeno, sentendosi malato, intraprende la teoria del dottor S. ma respinge la sua interpretazione e giunge alla consapevolezza che “la vita stessa è malattia”.
Zeno è evidentemente un fratello di Emilio e di Alfonso. Si distingue da loro per la sua età più avanzata e anche perché è ricco. Potrebbe fare a meno della lotta per la vita e stare in riposo a contemplare la lotta degli altri. Ma si sente infelicissimo di non poter parteciparvi. Passa continuamente dai propositi più eroici alle disfatte più sorprendenti. Sposa ed anche ama quando non vorrebbe. Passa la sua vita a fumare l’ultima sigaretta. Non lavora quando dovrebbe e lavora quando farebbe meglio ad astenersene. Adora il padre e gli fa la vita e la morte infelicissima. Ma è il destino di tutti gli uomini d’ingannare se stessi sulla natura delle proprie preferenze per attenuare il dolore dei disinganni che la vita apporta a tutti».
Profilo autobiografico, 1928
Le ambiguitàdi zeno
Zeno appartiene a una ricca famiglia borghese, ma è un inetto negli affari; ha però risollevato le finanze della cognata. Il protagonista è ambiguo: da malato, ama il proprio stato di malato; si cura dal dottor S., sebbene non creda nella psicoanalisi; è un inetto, ma ha successo negli affari; vuole smettere di fumare, ma fuma sempre l’ultima sigaretta; odia il cognato Guido, ma lo aiuta negli affari; sposa la donna che non vorrebbe, ma il suo matrimonio si rivela felice; ama la sua donna, ma ha una relazione extraconiugale; smaschera le menzogne della società borghese, ma vi si adagia. Nella conclusione de “La Coscienza di Zeno”, il narratore dichiara al dottor S. di essere guarito non per la cura psicoanalitica, bensì per il successo inaspettato negli affari. In realtà Zeno non è guarito, ma ha imparato a convivere con la nevrosi.
Prefazione
Preambolo
La struttura dell’opera
Il fumo
Il romanzo è suddiviso in otto capitoli e si presenta sotto forma di memoriale autobiografico. L’opera è strutturata in parti staccate, le cui vicende, databili tra il 1870 e il 1914, non sono narrate in ordine cronologico. La Coscienza di Zeno è un racconto a molte dimensioni, in cui si intrecciano costantemente il passato (oggetto della narrazione) e il presente, ambito nel quale Zeno ripercorre il passato con commenti e divagazioni.
La morte di mio padre
La storia del mio matrimonio
La moglie e l'amante
Storia di un'associazione commerciale
Psicoanalisi
PREFAZIONE
Lo psicoanalista che aveva in cura il “vecchio” Zeno Cosini, il dottor. S, spiega di aver deciso di pubblicare il memoriale scritto dal paziente sia per vendicarsi della decisione di Zeno di abbandonare la terapia sia perché lo stesso riprenda la cura.
Preambolo
Zeno prende direttamente la parola e racconta i suoi primi difficili tentativi nel recuperare i propri ricordi dell’infanzia. Ogni volta che si abbandona alla memoria, cade in un sonno profondo e ristoratore.
Il fumo
In questo capitolo inizia la narrazione vera e propria. Seguendo il consiglio del dottor S., Zeno, inizia la sua autoanalisi a partire dal vizio del fumo e narra come, fin da giovane, avesse iniziato a fumare per emulare il padre; rievoca i vari tentativi falliti di abbandonare tale vizio, nonostante l’aiuto della moglie e del medico. Il fumo, infine, è divenuto una sorta di alibi, interpretato da Zeno come un sintomo della debolezza della propria vita.
LA MORTE DI MIO PADRE
La relazione turbolenta tra Zeno e suo padre viene ostacolata dall'incomprensione e dai silenzi. Il padre non ha alcuna stima del figlio, tanto che, per sfiducia, affida l'azienda commerciale di famiglia a un amministratore esterno, l'Olivi. A sua volta il figlio, che si ritiene superiore per intelletto e cultura, non stima il padre e sfugge ai suoi tentativi di parlare di argomenti profondi. Il più grande dei malintesi è l'ultimo, che avviene in punto di morte del genitore: quando il figlio è al suo capezzale, il padre, ormai incosciente, lo colpisce con la mano. Zeno non riuscirà mai a capire il motivo di quel gesto, se si fosse trattato di uno schiaffo assestato allo scopo di punirlo o soltanto di una reazione inconscia del padre ammalato. L'interrogativo produce un dubbio che accompagnerà il protagonista fino all'ultimo dei suoi giorni.
La storia del mio matrimonio
Alla ricerca di una figura autorevole che sostituisca il padre appena perduto, Zeno inizia a frequentare il salotto del ricco borghese Giovanni Malfenti. L’uomo ha quattro figlie e Zeno si innamora di Ada Malfenti; attraverso il suocero potrebbe recuperare la figura autorevole. Ada, però, non ricambia l’affetto per Zeno, in quanto innamorata del giovane brillante Guido Speier. Guido diviene così l’amico-rivale del protagonista. Il narratore, intanto, ha la prima forte crisi di zoppìa per essersi dapprima dichiarato ad Ada e poi alla sorella Alberta ed essere stato respinto da entrambe. Infine, si rassegna a sposare Augusta, la terza sorella scialba e brutta. Zeno vorrebbe rivolgere la sua dichiarazione alla bella Ada, ma al momento cruciale commette un errore. Sembra che l’io narratore, inconsciamente, volesse proprio ottenere quest’esito in modo da avere al suo fianco una moglie-madre.
La moglie e l’amante
Il rapporto conflittuale di Zeno Cosini con la sfera femminile (la sua patologia è stata bollata dallo psicologo come sindrome edipica) è evidenziato anche dalla ricerca dell'amante. Zeno accenna a tale esperienza come un rimedio per sfuggire al «tedio della vita coniugale». Lei è solo una «povera fanciulla», che inizialmente suscita in lui un istinto di protezione. All'inizio Zeno e Carla sono legati da una relazione basata sul semplice desiderio fisico, ma successivamente essa viene sostituita da una vera e propria passione. Zeno non smetterà mai di amare la moglie Augusta (che dimostra verso di lui un atteggiamento materno e gli comunica sicurezza). Verso la conclusione del suo rapporto con Carla, invece, maturerà per quest'ultima un sentimento ambivalente che si avvicinerà all'odio.
Chissà se l'amo? È un dubbio che m'accompagnò per tutta la vita e oggidì posso pensare che l'amore accompagnato da tanto dubbio sia il vero amore."
Storia di un’associazione commerciale
Zeno, apparentemente inetto negli affari, diventa socio dell’“amico” Guido Speier, che nel frattempo ha sposato Ada. Guido tenta azzardati giochi in Borsa, ma essendo un individuo ottuso e incapace (l’esatto contrario di come lo aveva descritto Zeno) perde molto denaro e la ditta si ritrova sull’orlo della bancarotta; per convincere la moglie a prestargli altro denaro, simula un suicidio. Ma, per errore, Guido sbaglia la dose di sonnifero e muore prima che arrivi il medico. È lo stesso Zeno a rimettere in sesto le finanze di Ada, compiendo particolari operazioni di Borsa. Il giorno del funerale del cognato, Zeno sbaglia però corteo funebre e, giunto in ritardo, decide di non entrare nel cimitero per non disturbare la cerimonia: è “l’atto mancato” di Zeno, che non intende rendere l’ultimo omaggio all’amico-rivale e che, di conseguenza, si inventa inconsciamente una serie di giustificazioni.
psicoanalisi
Il capitolo è un complesso di lettere scritte da Zeno, dove afferma che il dottore gli ha diagnosticato il complesso di Edipo e il complesso di Caino. La più famosa è quella del 3 maggio 1915 dove dice di voler interrompere la terapia psicoanalitica perché non ci crede e secondo lui ormai non può più guarire. Questo perché Zeno dice di essere nato con la malattia e secondo lui la malattia è una convinzione dell'uomo, da cui si può guarire non con delle cure ma solo con la persuasione della salute, quindi convincersi di essere guarito. Nella riflessione conclusiva, Zeno si considera completamente guarito, perché ha scoperto che la "vita attuale è inquinata alle radici" e che rendersene conto è segno di salute, non di malattia. Zeno addirittura nega di essere mai stato ammalato poiché la sua malattia, in realtà, non era altro che uno stato che gli ha permesso una visione più lucida della realtà.
Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po' più ammalato, ruberà tale esplosivo e s'arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un'esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie.».
La coscienza di zeno, 1923
gRAZIE DELL'ATTENZIONE