La condizione degli ebrei durante il nazismo.
Presentazione di Maceri Giuseppe.
presenta
indice
Cosa sono i campi di concentramento?
COS'E' LA SHOA?
COS'E IL NAZISMO?
COSA SUCCEDEVA ALLA LORO IDENTITA'?
COM'ERA IL VIAGGIO DI ESPORTAZIONE AI CAMPI DI CONCENTRAMENTO?
COME SI VIVEVA?
COME SI RICORDA OGGI?
Questa foto rappresenta Adolf Hitler, capo nazista.
COS'E IL NAZISMO?
Il nazismo è stato definito un sistema politico totalitario . Cosa significa? Che il partito nazista e il suo capo, Adolf Hitler, riuscirono a dominare in modo completo e totale la società tedesca, la sua politica, la sua cultura, l’economia, nonché la vita (e la morte) dei tedeschi per un lungo periodo: parliamo infatti di un dominio assoluto che dal 1933 costituisce una delle più grandi sfide alla democrazia e al liberalismo. Ciò che il nazismo voleva era la morte di ogni teoria, di ogni pensiero libero. Il volere del proprio leader carismatico Adolf Hitler era l’unica ispirazione dei tedeschi nella Germania nazista.
Questa foto rappresenta alcune persone in un campo di concentramento, un posto dove gli ebrei, ma anche gli omosessuali, i disabili ecc. venivano uccisi.
COS'E' LA SHOA e cosa causo'?
All’epoca della Repubblica di Weimar - ovvero dal 1919 in poi - gli ebrei tedeschi erano tedeschi a tutti gli effetti, erano integrati nella società e molti avevano avuto successo nelle loro attività e si erano arricchiti. Ma gli ebrei diventarono improvvisamente un pericoloso nemico interno, colpevole di molti dei problemi che affliggevano la Germania. Non sappiamo se all’inizio la retorica di Hitler fosse solo semplice propaganda ma sappiamo che, dopo anni di atroci discriminazioni che rendevano la vita impossibile agli ebrei tedeschi, nel 1942 la Germania nazista adoperò spazi, uomini e risorse per mettere in pratica ciò che i gerarchi nazisti avevano definito la “soluzione finale”: lo sterminio di tutti gli ebrei.
COSA SONO I CAMPI DI CONCENTRAMENTO?
Questa foto rappresenta un campo di concentramento visto da fuori.
Durante la Seconda guerra mondiale le autorità della Germania nazista diedero vita a una serie di strutture, i campi di concentramento, dedicate alla detenzione e al confinamento di tutti coloro che il regime considerava nemici razziali, ideologici o politici del popolo tedesco. I campi di concentramento - anche chiamati campi di sterminio o di deportazione - erano luoghi in cui le persone venivano incarcerate senza il bisogno di osservare le consuete norme di arresto e di custodia. Poteva trattarsi di campi di lavoro, campi per prigionieri di guerra, campi di transito dove venivano raccolti prigionieri in attesa di essere spostati. Alcuni di questi campi di concentramento, o alcune parti, vennero convertiti in campi di sterminio, dotati delle strutture necessarie per uccidere sistematicamente i prigionieri in modo sistematico e massificato.
Questa foto rappresenta delle persone mentre vengono trasportate in un campo di concentramento. Il treno con cui venivano trasportati veniva chiamato treno della morte.
COM'ERA IL VIAGGIO DI ESPORTAZIONE AI CAMPI DI CONCENTRAMENTO?
l viaggio dei prigionieri cominciava dalle città natali quando l'esercito nazista strappava dalle loro case tutti coloro che erano riconosciuti come ebrei. I bagagli venivano confiscati dagli ufficiali delle SS e non tornavano più ai loro proprietari. Gli uomini erano quindi caricati su vagoni merci che erano di piccole dimensioni se consideriamo in rapporto al numero di persone che vi erano stipate. Durante il viaggio alcune persone morivano di fame, di soffocamento o di freddo; un viaggio lungo, poteva durare anche diversi giorni a seconda della destinazione e dal luogo di imbarco. A bordo non venivano concesse né acqua né razioni di cibo, inoltre, non era possibile conoscere la meta e non era possibile espletare alle proprie funzioni fisiologiche. I vagoni erano bui e le feritoie chiuse da filo spinato; la gente si accalcava vicino agli spiragli di luce per scorgere il mondo al di fuori del veicolo. Alcuni impazzivano e avevano allucinazioni.
COSA SUCCEDEVA POI?
Non appena i vagoni entravano nell’austerità dei campi di sterminio, i deportati venivano assaliti dall’acre odore che proveniva dalle ciminiere che ogni giorno bruciavano centinaia di corpi. Costretti a scendere dai convogli, gli ebrei venivano divisi tra donne e uomini e giudicati sommariamente dagli impiegati delle SS. In base allo stato di salute apparente delle persone si valutava se queste potessero o meno lavorare e sopportare per qualche tempo le condizioni del campo. Bambini, deboli, vecchi, malati venivano uccisi subito attraverso le camere a gas. Chi indugiava ad eseguire gli ordini o chi disubbidiva veniva freddato a colpi d’arma.
COSA SUCCEDEVA ALLA LORO IDENTITA'?
Delle persone in un campo di concentramento: sono magre per la scarsità di cibo e sono molto simili tra loro.
Non sarebbe stato possibile fare più male a uomini che togliere loro la stessa essenza umana: questo cercarono di fare i nazisti all’interno dei campi di sterminio. Ai detenuti veniva tolto qualsiasi cosa che potesse distinguerli gli uni dagli altri, che potesse ricordare la loro vita passata. Entrando nei campi essi venivano privati di ogni loro avere, dai bagagli agli oggetti che portavano addosso, dai vestiti al loro nome.
Essi infatti erano radunati in una stanza e fatti spogliare dei loro vestiti; poi, nudi e al freddo, venivano rasati completamente per evitare epidemie di pidocchi.
Una volta finito, veniva tatuato loro sul braccio un numero che da quel momento in poi diventava il loro identificativo. Le SS nei campi non usavano i nomi dei detenuti, ma tutti gli appelli venivano condotti a mezzo di quei numeri. A ciascuno gli ufficiali consegnavano una tuta da lavoro e delle scarpe che venivano scelte a caso e che pertanto causavano in breve tempo dolori lancinanti ai piedi. Le tute erano di due tipi: una estiva e una invernale. In Polonia e in Germania la temperatura scende sotto lo zero e alcuni semplici panni di lana non erano assolutamente sufficienti a riparare i corpi dal gelo acuto, tanto che le morti per assideramento erano più che frequenti. Entrando nel campo gli ebrei perdevano ogni cosa del loro passato e di fatto era come se entrassero in una dimensione differente, bruttissima, in cui diventavano degli automi privi di nome e di distinzioni. Erano tutti simili: erano pelati, avevano gli stessi vestiti, le stesse scarpe, gli stessi occhi e corpi emaciati.
COME SI VIVEVA?
Delle persone in un campo di concentramento che mangiano il loro pasto.
Con un disarmante rigore scientifico i nazisti avevano calcolato che un ebreo in grado di lavorare avrebbe dovuto sopravvivere nel campo circa tre mesi e la razione di cibo giornaliera era calcolata secondo questo principio. Le calorie che i detenuti assimilavano sarebbero sufficienti oggi ad una persona che trascorresse la sua vita sdraiata, ma nei lager la vita era caratterizzata da un lavoro duro e spossante. I corpi diventavano sempre più magri e smunti riducendo progressivamente le forze del fisico che, una volta non più abile al lavoro, veniva eliminato. La malnutrizione causava malattie e gravi squilibri che portavano, tra l’altro, le donne ad interrompere i loro cicli fisiologici. Il cibo constava di una zuppa molto liquida e di pane.
All’interno dei campi i prigionieri erano costretti a lavori estenuanti che riducevano drasticamente le speranze di vita. In linea di massima i lavori erano legati ad attività minerarie o siderurgiche e si svolgevano all’aperto e per tutta la durata dell’anno. Durante l’inverno alle fatiche si aggiungeva il freddo intenso che decimava i detenuti, costretti a lavorare indipendentemente dalle condizioni atmosferiche. I prigionieri che dimostravano particolari doti di direzione o che semplicemente erano preferiti dalle SS erano chiamati a sovrintendere un gruppo di poche persone ed erano responsabili del lavoro della squadra. Questi direttori erano trattati con mezzi più umani e avevano molte più speranze di sopravvivere.
All’interno dei lager si trovavano laboratori e fabbriche al cui interno lavoravano, oltre a scienziati tedeschi che trovavano numerose cavie per i loro esperimenti, anche alcuni prigionieri che nella loro vita avevano compiuto studi specifici. Costoro, che venivano sottratti all’attività estenuante all’aria aperta, godevano di privilegi che innalzavano la speranza di salvezza.
Il campo era organizzato e diretto secondo specifiche direttive amministrative che prevedevano appelli ogni due giorni. I detenuti chiamati fuori dalle loro baracche all’alba, erano interpellati uno per uno e qualora si riscontrasse che un prigioniero era scappato o si era tolto la vita senza il consenso delle SS, i soldati provvedevano all’omicidio di diversi compagni di lavoro.
Le uccisioni erano perseguite attraverso differenti sistemi quali: l’impiccagione, la morte per fame, per tortura, per fucilazione. Questi provvedimenti erano presi al fine di fornire un deterrente tanto al suicidio, quanto alla fuga. Durante l’appello i prigionieri che venivano approssimativamente giudicati non abili al lavoro per la loro condizione di salute erano mandati alle camere a gas.
Delle persone che lavorano in un campo di concentramento.
COME SI RICORDA OGGI?
Proprio in questi anni, in cui sono sempre meno superstiti della Shoah che hanno vissuto questa esperienza sulla loro pelle e possono ancora testimoniare, nuove teorie cospirazioniste negano l’esistenza stessa della Shoah e, quindi, è sempre più importante ricordare lo sterminio di milioni di ebrei ad opera dei nazisti, un fenomeno reale e documentato, che avvenne nel cuore d’Europa non troppo tempo fa.
Alcuni storici ed alcuni sopravvissuti hanno chiamato e chiamano tuttora questo fenomeno Olocausto, una parola greca, che fa riferimento a sacrifici praticati nell’epoca antica (in particolare da greci ed ebrei) in cui le vittime - agnelli, tori e capre - venivano bruciate per intero, esattamente come migliaia di ebrei giustiziati e bruciati dai nazisti nei forni crematori.
FINE
Gazie per la visione!
LO SAPEVI CHE...
Il dittatore tedesco fu un acerrimo nemico del fumo, contro cui condusse campagne per estirpare il vizio. Odiava le crudeltà sugli animali, era vegetariano e non aveva la patente.
Condizione degli Ebrei nella Seconda Guerra Mondiale.
Domenico Maceri
Created on March 11, 2024
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La condizione degli ebrei durante il nazismo.
Presentazione di Maceri Giuseppe.
presenta
indice
Cosa sono i campi di concentramento?
COS'E' LA SHOA?
COS'E IL NAZISMO?
COSA SUCCEDEVA ALLA LORO IDENTITA'?
COM'ERA IL VIAGGIO DI ESPORTAZIONE AI CAMPI DI CONCENTRAMENTO?
COME SI VIVEVA?
COME SI RICORDA OGGI?
Questa foto rappresenta Adolf Hitler, capo nazista.
COS'E IL NAZISMO?
Il nazismo è stato definito un sistema politico totalitario . Cosa significa? Che il partito nazista e il suo capo, Adolf Hitler, riuscirono a dominare in modo completo e totale la società tedesca, la sua politica, la sua cultura, l’economia, nonché la vita (e la morte) dei tedeschi per un lungo periodo: parliamo infatti di un dominio assoluto che dal 1933 costituisce una delle più grandi sfide alla democrazia e al liberalismo. Ciò che il nazismo voleva era la morte di ogni teoria, di ogni pensiero libero. Il volere del proprio leader carismatico Adolf Hitler era l’unica ispirazione dei tedeschi nella Germania nazista.
Questa foto rappresenta alcune persone in un campo di concentramento, un posto dove gli ebrei, ma anche gli omosessuali, i disabili ecc. venivano uccisi.
COS'E' LA SHOA e cosa causo'?
All’epoca della Repubblica di Weimar - ovvero dal 1919 in poi - gli ebrei tedeschi erano tedeschi a tutti gli effetti, erano integrati nella società e molti avevano avuto successo nelle loro attività e si erano arricchiti. Ma gli ebrei diventarono improvvisamente un pericoloso nemico interno, colpevole di molti dei problemi che affliggevano la Germania. Non sappiamo se all’inizio la retorica di Hitler fosse solo semplice propaganda ma sappiamo che, dopo anni di atroci discriminazioni che rendevano la vita impossibile agli ebrei tedeschi, nel 1942 la Germania nazista adoperò spazi, uomini e risorse per mettere in pratica ciò che i gerarchi nazisti avevano definito la “soluzione finale”: lo sterminio di tutti gli ebrei.
COSA SONO I CAMPI DI CONCENTRAMENTO?
Questa foto rappresenta un campo di concentramento visto da fuori.
Durante la Seconda guerra mondiale le autorità della Germania nazista diedero vita a una serie di strutture, i campi di concentramento, dedicate alla detenzione e al confinamento di tutti coloro che il regime considerava nemici razziali, ideologici o politici del popolo tedesco. I campi di concentramento - anche chiamati campi di sterminio o di deportazione - erano luoghi in cui le persone venivano incarcerate senza il bisogno di osservare le consuete norme di arresto e di custodia. Poteva trattarsi di campi di lavoro, campi per prigionieri di guerra, campi di transito dove venivano raccolti prigionieri in attesa di essere spostati. Alcuni di questi campi di concentramento, o alcune parti, vennero convertiti in campi di sterminio, dotati delle strutture necessarie per uccidere sistematicamente i prigionieri in modo sistematico e massificato.
Questa foto rappresenta delle persone mentre vengono trasportate in un campo di concentramento. Il treno con cui venivano trasportati veniva chiamato treno della morte.
COM'ERA IL VIAGGIO DI ESPORTAZIONE AI CAMPI DI CONCENTRAMENTO?
l viaggio dei prigionieri cominciava dalle città natali quando l'esercito nazista strappava dalle loro case tutti coloro che erano riconosciuti come ebrei. I bagagli venivano confiscati dagli ufficiali delle SS e non tornavano più ai loro proprietari. Gli uomini erano quindi caricati su vagoni merci che erano di piccole dimensioni se consideriamo in rapporto al numero di persone che vi erano stipate. Durante il viaggio alcune persone morivano di fame, di soffocamento o di freddo; un viaggio lungo, poteva durare anche diversi giorni a seconda della destinazione e dal luogo di imbarco. A bordo non venivano concesse né acqua né razioni di cibo, inoltre, non era possibile conoscere la meta e non era possibile espletare alle proprie funzioni fisiologiche. I vagoni erano bui e le feritoie chiuse da filo spinato; la gente si accalcava vicino agli spiragli di luce per scorgere il mondo al di fuori del veicolo. Alcuni impazzivano e avevano allucinazioni.
COSA SUCCEDEVA POI?
Non appena i vagoni entravano nell’austerità dei campi di sterminio, i deportati venivano assaliti dall’acre odore che proveniva dalle ciminiere che ogni giorno bruciavano centinaia di corpi. Costretti a scendere dai convogli, gli ebrei venivano divisi tra donne e uomini e giudicati sommariamente dagli impiegati delle SS. In base allo stato di salute apparente delle persone si valutava se queste potessero o meno lavorare e sopportare per qualche tempo le condizioni del campo. Bambini, deboli, vecchi, malati venivano uccisi subito attraverso le camere a gas. Chi indugiava ad eseguire gli ordini o chi disubbidiva veniva freddato a colpi d’arma.
COSA SUCCEDEVA ALLA LORO IDENTITA'?
Delle persone in un campo di concentramento: sono magre per la scarsità di cibo e sono molto simili tra loro.
Non sarebbe stato possibile fare più male a uomini che togliere loro la stessa essenza umana: questo cercarono di fare i nazisti all’interno dei campi di sterminio. Ai detenuti veniva tolto qualsiasi cosa che potesse distinguerli gli uni dagli altri, che potesse ricordare la loro vita passata. Entrando nei campi essi venivano privati di ogni loro avere, dai bagagli agli oggetti che portavano addosso, dai vestiti al loro nome. Essi infatti erano radunati in una stanza e fatti spogliare dei loro vestiti; poi, nudi e al freddo, venivano rasati completamente per evitare epidemie di pidocchi.
Una volta finito, veniva tatuato loro sul braccio un numero che da quel momento in poi diventava il loro identificativo. Le SS nei campi non usavano i nomi dei detenuti, ma tutti gli appelli venivano condotti a mezzo di quei numeri. A ciascuno gli ufficiali consegnavano una tuta da lavoro e delle scarpe che venivano scelte a caso e che pertanto causavano in breve tempo dolori lancinanti ai piedi. Le tute erano di due tipi: una estiva e una invernale. In Polonia e in Germania la temperatura scende sotto lo zero e alcuni semplici panni di lana non erano assolutamente sufficienti a riparare i corpi dal gelo acuto, tanto che le morti per assideramento erano più che frequenti. Entrando nel campo gli ebrei perdevano ogni cosa del loro passato e di fatto era come se entrassero in una dimensione differente, bruttissima, in cui diventavano degli automi privi di nome e di distinzioni. Erano tutti simili: erano pelati, avevano gli stessi vestiti, le stesse scarpe, gli stessi occhi e corpi emaciati.
COME SI VIVEVA?
Delle persone in un campo di concentramento che mangiano il loro pasto.
Con un disarmante rigore scientifico i nazisti avevano calcolato che un ebreo in grado di lavorare avrebbe dovuto sopravvivere nel campo circa tre mesi e la razione di cibo giornaliera era calcolata secondo questo principio. Le calorie che i detenuti assimilavano sarebbero sufficienti oggi ad una persona che trascorresse la sua vita sdraiata, ma nei lager la vita era caratterizzata da un lavoro duro e spossante. I corpi diventavano sempre più magri e smunti riducendo progressivamente le forze del fisico che, una volta non più abile al lavoro, veniva eliminato. La malnutrizione causava malattie e gravi squilibri che portavano, tra l’altro, le donne ad interrompere i loro cicli fisiologici. Il cibo constava di una zuppa molto liquida e di pane.
All’interno dei campi i prigionieri erano costretti a lavori estenuanti che riducevano drasticamente le speranze di vita. In linea di massima i lavori erano legati ad attività minerarie o siderurgiche e si svolgevano all’aperto e per tutta la durata dell’anno. Durante l’inverno alle fatiche si aggiungeva il freddo intenso che decimava i detenuti, costretti a lavorare indipendentemente dalle condizioni atmosferiche. I prigionieri che dimostravano particolari doti di direzione o che semplicemente erano preferiti dalle SS erano chiamati a sovrintendere un gruppo di poche persone ed erano responsabili del lavoro della squadra. Questi direttori erano trattati con mezzi più umani e avevano molte più speranze di sopravvivere. All’interno dei lager si trovavano laboratori e fabbriche al cui interno lavoravano, oltre a scienziati tedeschi che trovavano numerose cavie per i loro esperimenti, anche alcuni prigionieri che nella loro vita avevano compiuto studi specifici. Costoro, che venivano sottratti all’attività estenuante all’aria aperta, godevano di privilegi che innalzavano la speranza di salvezza. Il campo era organizzato e diretto secondo specifiche direttive amministrative che prevedevano appelli ogni due giorni. I detenuti chiamati fuori dalle loro baracche all’alba, erano interpellati uno per uno e qualora si riscontrasse che un prigioniero era scappato o si era tolto la vita senza il consenso delle SS, i soldati provvedevano all’omicidio di diversi compagni di lavoro. Le uccisioni erano perseguite attraverso differenti sistemi quali: l’impiccagione, la morte per fame, per tortura, per fucilazione. Questi provvedimenti erano presi al fine di fornire un deterrente tanto al suicidio, quanto alla fuga. Durante l’appello i prigionieri che venivano approssimativamente giudicati non abili al lavoro per la loro condizione di salute erano mandati alle camere a gas.
Delle persone che lavorano in un campo di concentramento.
COME SI RICORDA OGGI?
Proprio in questi anni, in cui sono sempre meno superstiti della Shoah che hanno vissuto questa esperienza sulla loro pelle e possono ancora testimoniare, nuove teorie cospirazioniste negano l’esistenza stessa della Shoah e, quindi, è sempre più importante ricordare lo sterminio di milioni di ebrei ad opera dei nazisti, un fenomeno reale e documentato, che avvenne nel cuore d’Europa non troppo tempo fa. Alcuni storici ed alcuni sopravvissuti hanno chiamato e chiamano tuttora questo fenomeno Olocausto, una parola greca, che fa riferimento a sacrifici praticati nell’epoca antica (in particolare da greci ed ebrei) in cui le vittime - agnelli, tori e capre - venivano bruciate per intero, esattamente come migliaia di ebrei giustiziati e bruciati dai nazisti nei forni crematori.
FINE
Gazie per la visione!
LO SAPEVI CHE...
Il dittatore tedesco fu un acerrimo nemico del fumo, contro cui condusse campagne per estirpare il vizio. Odiava le crudeltà sugli animali, era vegetariano e non aveva la patente.