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Olimpiadi antiche: giochi panatenaici

Diego Recchi

Created on March 10, 2024

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OLIMPIADI ANTICHE

Giochi panatenaici

Giochi panatenaici

Organizzazione

I Giochi Panatenaici erano un insieme di competizioni sportive che nell'antica Grecia si tenevano ogni quattro anni ad Atene in onore della dea Atena, protettrice della città. I giochi facevano parte di una più ampia serie di feste di carattere religioso, le Panatenee, che si celebravano invece con cadenza annuale. Ogni quattro anni, in coincidenza con l'organizzazione dei giochi, le feste prendevano il nome di "Grandi Panatenee" e duravano dai 5 ai 6 giorni in più. Per i cittadini ateniesi i Giochi Panatenaici erano la competizione più prestigiosa, anche se in realtà non erano importanti come i Giochi olimpici o altri Giochi panellenici. Le Grandi Panatenee furono organizzate per la prima volta da Pisistrato nel 566 a.C. sul modello dei Giochi Olimpici. Pisistrato aggiunse anche delle competizioni musicali e poetiche, presenti nel programma dei Giochi pitici ma non in quelli Olimpici. Le competizioni erano divise in due categorie: quelle riservate ai soli Ateniesi e quelle aperte a qualsiasi Greco che desiderasse parteciparvi. Le gare aperte a tutti erano essenzialmente le stesse dei Giochi Olimpici e comprendevano pugilato, lotta, pancrazio (lotta in cui vince chi immobilizza l'avversario), pentathlon e la corsa dei carri. Tra tutte la più prestigiosa era la corsa con i carri, a differenza delle Olimpiadi in cui la più importante era lo Stadion, ovvero una corsa a piedi. Il vincitore della corsa dei carri riceveva in premio 140 anfore panatenaiche piene di olio d'oliva. Le gare a cui potevano partecipare solo gli Ateniesi erano diverse. Tra queste c'erano: una corsa da disputarsi reggendo una fiaccola che andava dal Pireo all'Acropoli; dei combattimenti simulati di cavalieri; il lancio del giavellotto da cavallo; le Apobatie, delle gare tra carri nelle quali il guidatore doveva saltare giù dal carro, corrergli a fianco e balzare nuovamente a bordo; le Pirriche, che probabilmente consistevano in esercitazioni militari effettuate con un accompagnamento musicale; l'Evandria, che era essenzialmente una gara di bellezza tra gli atleti. Le gare si svolgevano allo Stadio Panathinaiko (da questo il nome), che è ancora in uso anche ai giorni nostri. Le Panatenee comprendevano anche concorsi poetici e musicali. Furono istituiti dei premi per la migliore declamazione dei poemi omerici da parte dei rapsodi (recitatori di canti epici), per i migliori suonatori di aulos (stumento a fiato) e di kithara (una specie di lira), e per il canto che si accompagnava a questi strumenti. La processione che si concludeva al Partenone era, tuttavia, ben più importante dei giochi. Durante le Grandi Panatenee (ma non per i normali festeggiamenti che si svolgevano ogni anno), le donne di Atene tessevano uno speciale peplo (abito da donne) per la statua di Atena, che veniva portato al Partenone durante la processione. Si celebrava anche un sacrificio di massa in onore della dea chiamato Ecatombe (il sacrificio di cento buoi), e la carne degli animali uccisi veniva consumata nel corso di un fastoso banchetto che si teneva alla fine delle feste, la Pannychis. Le Panatenee erano tra le poche feste di Atene a cui potevano partecipare anche le donne.

I Giochi olimpici antichi furono delle celebrazioni atletiche e religiose, svolte ogni quattro anni nella città di Olimpia, in Grecia, storicamente dal 776 a.C. al 393 d.C. Nell'antichità, si tennero in tutto 292 edizioni dei Giochi olimpici. Durante questi giochi le guerre erano sospese da una tregua e inoltre furono usate da vari storici di lingua greca come riferimento cronologico. La partecipazione era riservata ai cittadini greci maschi liberi. La necessità di dedicare molto tempo agli allenamenti permetteva solo ai membri delle classi più facoltose di prendere in considerazione la partecipazione. Erano esclusi dalla partecipazione gli schiavi, i barbari, gli assassini e le donne.A differenza dei Giochi olimpici moderni, solamente uomini che parlavano la lingua greca potevano partecipare alle celebrazioni. Si consideravano giochi "internazionali" poiché i partecipanti provenivano dalle varie città stato della Grecia, ed anche dalle colonie. I Giochi persero gradualmente importanza con l'aumentare del potere romano in Grecia: all'inizio furono benvoluti e aperti anche a Romani, Fenici, Galli e altri popoli sottomessi (Nerone, ad esempio, aprì un'enorme edizione dei giochi a Roma in cui tutti gli atleti dell'Impero Romano poterono partecipare, lui compreso). Malgrado continuassero a svolgersi anche nel periodo romano, i Giochi persero gradualmente importanza. Sorsero anche problemi legati alla corruzione all'interno delle competizioni ginniche, nonché problemi legati alla sicurezza delle manifestazioni.Quando il cristianesimo divenne ufficialmente la religione di Stato dell'Impero Romano, i vescovi e scrittori cristiani evidenziarono sia la loro avversione per le celebrazioni e le festività pagane sia la repulsione nei confronti dell'agonismo. Fu così che nel 393 d.C. l'imperatore Teodosio soppresse questi eventi di natura religiosa, che ormai, secondo la nuova fede dominante, non avevano più ragione di esistere. Questi Giochi si dividevano in panatenaici (ad Atene) e panallenici (ad Olimpia).

Nel 566 a.C. Pisistrato riorganizzò la festa ed istituì ogni quattro anni, nel terzo anno dell'Olimpiade, le "Grandi Panatenee", di durata maggiore, con competizioni artistiche e sportive. Le "Piccole Panatenee" avevano invece cadenza biennale. Le feste Panatenee duravano nove giorni: -nei primi tre si celebravano le competizioni musicali e letterarie; -seguivano tre giorni di gare ginniche e di gare di corse con i cavalli -al settimo giorno si eseguivano le danze pirriche che simulavano ritmicamente, al suono dei flauti, un attacco in armi, quindi si svolgeva una lampadedromia, ovvero una gara di corsa con le torce che terminava con la veglia notturna nella quale si eseguivano canti e danze; -all'alba dell'ottavo giorno si muoveva l'imponente processione cittadina che dal Ceràmico saliva verso l'Acropoli, recando il nuovo peplo, ricamato dalle nobili fanciulle ateniesi, da far indossare alla statua della Dea, processione che terminava con un grande sacrificio di oltre cento bestie, tra buoi e pecore, la cui carne era distribuita alla cittadinanza; - il nono e ultimo giorno era dedicato a una gara navale.