il ruolo della donna nelle religioni
INDICE
EBRAISMO
01
ISLAM
02
INDUISMO
03
BUDDISMO
04
01
ebraismo
Antichità
Il ruolo delle donne nell'Ebraismo è determinato dalla Bibbia ebraica, dalla Legge Orale (il Talmud), dalla tradizione e da fattori culturali.
All’interno della Bibbia sono poche le donne che vengono menzionate, facendo capire che a quel tempo non erano molto considerate.
Il matrimonio e il diritto di famiglia in tempi biblici favorivano gli uomini a scapito delle donne. Ad esempio, un marito poteva divorziare dalla propria moglie, se così decideva, ma una moglie non poteva divorziare dal marito senza il suo consenso.
Le donne erano tenute a fare un pellegrinaggio al Tempio di Gerusalemme una volta all'anno e offrire il sacrificio pasquale.
Inoltre, le donne non possedevano proprietà e dipendevano economicamente dagli uomini e nel settore dell'istruzione sono state storicamente esenti da qualsiasi studio.
Sin dall'antichità, le donne non potevano decidere con sposarsi ma spettava ai propri genitori e dovevano farlo quando erano ancora ragazzine.
Attualità
Il compito principale della donna è quello di tramandare, insieme al padre, la fede ai figli, educandoli nell'osservanza dei valori ebraici a cominciare dalle norme alimentari.
Tuttavia, nel mondo ebraico la donna è posta su un piedistallo perché l'appartenenza all'ebraismo viene trasmessa per via materna; quindi, è considerato ebreo solamente chi nasce da madre ebrea. In tal
senso, la donna ha un'importanza fonda-
mentale: è colei che garantisce la continuità al popolo ebraico nel corso della storia.
Le donne inoltre, devono seguire delle regole molto importanti per la religione:
- Le regole della modestia, che prevedono che le donne abbiano sempre un abbigliamento consono, banalmente sono tenute ad indossare solo gonne e non pantaloni.
- Le regole della purezza, che riguardano il non avere contatti di nessun genere con il proprio coniuge nei giorni del ciclo mestruale e nei sette giorni che lo seguono. Una volta passati questi giorni, bisogna fare il “Mikveh” ovvero un bagno purificatorio per poter tornare ad avere contatti con il proprio partner.
La maggior parte delle donne ancora oggi sono costrette a sposarsi con uomini che non amano, poichè il matrimonio viene deciso dai genitori. Inoltre, per quanto riguarda l'abbigliamento, possono portare il velo, anche se spesso sono obbligate ad indossarlo già da quando sono piccole.
Anticamente le donne partecipavano alle varie cerimonie assistendo dal matroneo, una zona della sinagoga sopraelevata e separata da quella maschile. Ad oggi però, le donne possono sedere accanto agli uomini.
Di fronte ai nuovi contesti sociali nei quali è inserito, l'ebraismo moderno e contemporaneo ha riconsiderato il ruolo della donna, proiettandola anche all'esterno della famiglia, nel mondo del lavoro e dei vari impegni civili. Così, oggi molte donne ebree sono protagoniste nella società; in particolare, alcune sono divenute presidenti della loro comunità ebraica, altre lo sono a livello nazionale, ma ci sono anche donne di successo in campo artistico, scientifico e letterario.
Liliana Segre
Liliana Segre nasce a Milano il 10 settembre del 1930. Cresce assieme al padre Alberto e ai nonni paterni, dopo aver perso la mamma quando ancora non aveva compiuto nemmeno un anno di vita. Liliana Segre, di origini ebraiche, subisce l'espulsione dalla scuola quando arriva all'età di 8 anni a causa dell'entrata in vigore delle leggi razziali in Italia.
Il 1943 è l'anno in cui Liliana assieme al padre tenta la fuga in Svizzera. In quella occasione le guardie di frontiera mandano indietro padre e figlia e procedono al loro arresto; successivamente, vennero condotti ad Auschwitz.
Liliana ha solo 13 anni quando entra nel campo di concentramento assieme ad altri 776 bambini.
Viene tatuata al braccio con il suo numero di matricola "75190" e costretta ai lavori forzati presso la fabbrica "Union" che produce munizioni. Il primo maggio del 1945 viene poi liberata grazie all'occupazione russa.
Oggi è un'attivista e politica italiana, testimone attiva della Shoah ed è stata nominata senatrice a vita.
02
ISLAM
Antichità
La storia della donna nell'Islam è definita tanto dai testi islamici, quanto dalla storia e cultura del mondo musulmano. In base al Corano, il testo sacro islamico, le donne sono uguali agli uomini di fronte ad Allah.
Negli Stati più tradizionalisti, la dottrina coranica viene seguita alla lettera: prima del matrimonio, la donna è sottomessa all'autorità del padre, e quando si sposa a quella del marito, così come nell'antichità. E così che spesso, in alcune nazioni, le donne islamiche sono private sin dall'antichità di alcuni diritti fondamentali: non hanno libertà di espressione e parola, non si possono spostare liberamente, non possono procedere negli studi e, quindi, non possono ricoprire cariche pubbliche.
Attualità
La donna, finché rimane in famiglia, è sottoposta all'autorità del padre; dopo, quando si sposa, passa sotto l'autorità del marito. Paradossalmente esclusa da questa tutela è la nubile non più giovane, che può in tutto e per tutto gestirsi senza dipendere da nessuno.
Impossibilitate a decidere il proprio destino, le donne possono essere ripudiate dai loro mariti e non viceversa. Per di più, la poligamia è concessa solo all'uomo ma non alle donne e in caso di adulterio, la donna può essere oggetto di lapidazione.
In passato, alle donne non era permesso entrare all'interno delle moschee ed erano costrette a pregare in casa rivolgendosi verso la città santa della Mecca.Con numerose rivolte, sono riuscite a conquistare l'accesso all'interno delle moschee ed ogni giorno numerose donne si recano per pregare cinque volte al giorno.
Nel mese del Ramdan le donne incinte o con le mestuazioni sono escluse dal digiunare.
Considerando però che la condizione femminile varia da Paese a Paese, soprattutto nelle nazioni arabe più sviluppate emergono alcuni segnali di emancipazione femminile: ci sono diversi esempi di donne giornaliste e intellettuali, nonché donne impegnate in vari ambiti lavorativi.
Il velo è un indumento tipico delle donne islamiche. Spesso però, le donne non hanno voce in capitolo e in diversi paesi sono obbligate ad indossarlo, altrimenti, vengono perseguite dalla legge. Le forze dell’ordine hanno il diritto di ispezionare i loro vestiti, assicurarsi che non abbiano delle ciocche di capelli visibili e controllare il loro make-up. Le donne che non adempiono la legge possono essere arrestate, messe in prigione o uccise.
L’età in cui le ragazze iniziano a portare il velo varia da cultura a cultura e da paese a paese.
In alcune società, indossare un velo è limitato alle donne sposate; in altre, le ragazze iniziano ad indossare il velo dopo la pubertà, come parte di un rito di passaggio che indica che ora sono cresciute e sono diventate definitivamente delle donne. Alcune iniziano molto presto. Alcune donne smettono di indossarlo dopo aver raggiunto la menopausa, mentre altre lo portano per tutta la vita.
Malala Yousafzai
Malala è una donna pakistana nata il 12 luglio del 1997. Un giorno i talebani, il gruppo di estremisti islamici armati, giunsero nella valle dove Malala viveva con la sia famiglia e di colpo tutto cambiò. Questi uomini volevano relegare le donne al solo ruolo di madri e mogli obbedienti, vietandole dunque l'accesso a impieghi, posti di responsabilità e perfino alla possibilità di frequentare le scuole con i loro coetanei.
Malala però non accettò di dover rinunciare alla sua vita ed essendo dotata di un'ottima capacità di scrittura, cominciò a tenere un blog in cui rivendicava il diritto di tutte le donne di ricevere un'istruzione e poter godere delle stesse possibilità dei maschi. Ciò non piacque ai talebani ed un giorno un loro gruppo si avvicinò allo scuolabus in cui si trovava Malala e la colpirono alla testa.
Dopo essere stata curata a Londra, ha tenuto un discorso all'ONU nel 2013, lanciando un appello per il diritto all'istruzione dei bambini di tutto il mondo. Nel 2014, Malala ha ricevuto il premio Nobel per la pace, diventando la più giovane vincitrice del premio nella storia e ad oggi rappresenta un simbolo per la libertà ed i diritti delle donne.
03
INDUISMO
Antichità
Storicamente nel periodo vedico propriamente detto che va dal 2500 al 500 a. C, alle donne era permesso di partecipare alle discussioni filosofiche, vestire i paramenti sacri, leggere e cantare i mantra, versi del Veda.
I numerosi movimenti riformatori interni alle varie religioni presenti nel subcontinente indiano, come per il Giainismo ad esempio, hanno permesso alle donne d'esser ammesse agli ordini religiosi. In generale però, queste ultime devono affrontare ancora molte restrizioni di genere causate dal loro stato di "impurità" (essenzialmente dato dalle mestruazioni). Si crede inoltre che la patrica dei matrimoni tra bambini sia iniziata verso il VI secolo.
La posizione femminile all'interno della società s'è poi venuta via via ad aggravarsi durante il periodo medioevale, quando il rituale funebre del Sati, i matrimoni precoci ed il divieto categorico di risposarsi per le vedove sono divenuti parte della vita sociale in alcuni strati della popolazione. Con la conquista musulmana poi la poligamia divenne pratica ampiamente consolidata, anche tra i governanti della casta guerriera indù.
Attualità
Il compito fondamentale della donna in India consiste nel servire l'uomo, come fosse il suo dio prioritario. In particolare, è tenuta a obbedire al padre, al marito e ai figli maschi. Inoltre, quando si sposa, la donna ha l'obbligo di portare una dote cospicua allo sposo ed è per questo motivo che oggi si verificano molti divorzi e incidenti mortali, situazioni che permettono agli uomini di risposarsi per ricevere una nuova dote.
Il matrimonio tra bambini è tradizionalmente diffuso in tutta l'India e continua anche ai giorni nostri: storicamente le spose bambine dovrebbero vivere con i genitori fino a quando non hanno raggiunto l'età della pubertà.
Nella maggior parte dei casi è la famiglia stessa a decidere chi è il marito o la moglie adatta a passare la propria vita con la propria figlia o figlio. Le figlie sono spesso un problema per la famiglia perchè, quando si sposa una ragazza, i suoi genitori devono portare allo sposo e alla sua famiglia denaro e beni (la dote).
Nel mondo induista la donna ha meno diritti degli uomini; dal punto di vista religioso è considerata impura e non può ascoltare i testi sacri, anche se alcuni testi la ritengono degna di precedenza rispetto a re e sacerdoti.
Anche se in costante e graduale aumento, il tasso di alfabetizzazione femminile in India è ancora inferiore a quello maschile, molte meno femmine che maschi vengono iscritti alle scuole, ed il tasso di abbandono femminile è sempre molto alto; solo nei grandi centri urbani le ragazze si trovano quasi alla pari con i maschi in termini d'istruzione.
Una gran percentuale di donne lavorano in India. Nelle regioni più urbanizzate del paese le donne partecipano con numeri molto alti; nel settore del software ad esempio il 30% del totale degli impiegati sono donne, godendo di pari dignità coi loro colleghi maschi sia in termini di salari che di ruoli. Tuttavia, complessivamente vi sono ancora molto meno donne che uomini nella forza lavoro retribuita.
Indira Ghandi
Indira Priyadarshini Nehru-Gandhi nasce il 19 novembre del 1917 a Allahabad, in India, in una famiglia di Kashmiri Pandit. Il padre, Jawaharlal Nehru, è una figura importante nella lotta del Paese per l'indipendenza dall'impero britannico.
Cresciuta da sola, trascorre un'infanzia tutt'altro che felice, a causa dell'assenza del padre, quasi sempre via per lavoro o addirittura in carcere, e della madre malata di turbercolosi.
Dopo avere lasciato l'università per assistere sua madre in Europa, decide di affidare la propria istruzione all'Università di Oxford.Nel corso del suo soggiorno in Europa, deve fare i conti con uno stato di salute non ottimale, che la porta a dover essere spesso ricoverata in Svizzera: anche per questo motivo, i suoi studi vengono continuamente interrotti. Successivamente, con diverse difficoltà torna in India.
Negli anni Cinquanta Indira Gandhi lavora come assistente personale del padre (anche se in via non ufficiale) mentre lui è Primo ministro dell'India; dopo la sua morte, diventa la prima ed unica Primo ministro indiano dal 1966 al 1977.
04
BUDDISMO
Antichità
Nel periodo antico, il Buddha stesso accettò donne tra i suoi discepoli e promosse l'uguaglianza di genere all'interno della sua comunità monastica. Il Buddha ammise infatti diversi ordini di monache e concesse loro gli stessi diritti e privilegi dei monaci. Numerose donne raggiunsero l'illuminazione e divennero esponenti spirituali di grande rilievo.
Tuttavia, nel corso dei secoli, le donne buddiste hanno spesso dovuto affrontare ostacoli e discriminazioni. Molte comunità monastiche si sono rifiutate di accettare donne, mentre quelle che le hanno accolte spesso le hanno considerate inferiori ai monaci. Le donne hanno spesso subito discriminazioni nei ruoli di leadership e autorità all'interno delle comunità.
Con il passare del tempo, molte donne buddiste hanno lavorato per combattere queste discriminazioni e per promuovere l'uguaglianza di genere all'interno del Buddhismo. Tuttavia, vi sono ancora delle sfide da affrontare per garantire alle donne un ruolo pienamente paritario e rispettato all'interno delle comunità.
Attualità
In Oriente la strada della parificazione è ancora molto lunga: oltre ad essere stata soppressa la piena ordinazione delle monache, le donne monache continuano ad essere ancora soggette a regole di obbedienza verso i monaci maschi, e comunque sempre relegate a ruoli modesti e subalterni. Per quanto riguarda il matrimonio, anche in questa religione frequentemente, soprattunto in passato, le donne sono obbligate a sposarsi per volere dei genitori.
Oggi i templi e i monasteri buddisti sono non solo frequentati, ma spesso guidati, da donne, monache o laiche, che ne costituiscono a pieno titolo l’asse portante non solo per quanto riguarda l’Insegnamento del Dharma, ma anche la loro gestione.Anche in casa, la donna ha un ruolo fondamentale per l'educazione dei propri figli, affinchè possa tramandare le tradizioni e le usanze della religione.
Mahāprajāpatī Gautamī
Mahāprajāpatī Gautamī, vissuta attorno al VI secolo a.C., era la matrigna e la zia materna del Buddha, fondatore del buddismo.Nella tradizione buddista, fu la prima donna a richiedere l'ordinazione femminile, cosa che fece direttamente al Gautama Buddha, e divenne la prima bhikkhuni.
La tradizione narra che Maya e Mahāpajāpatī Gotamī fossero principesse Koliya e sorelle di Suppabuddha. Mahāpajāpatī era sia la zia materna del principe Siddharta sia la madre adottiva, avendolo allevato dopo la morte di sua sorella Maya, madre del Buddha. Mahāpajāpatī sarebbe morta all'età di 120 anni.
GRAZIE PER L'ATTENZIONE
LA DONNA NELLE RELIGIONI
Arianna Noschese
Created on March 10, 2024
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il ruolo della donna nelle religioni
INDICE
EBRAISMO
01
ISLAM
02
INDUISMO
03
BUDDISMO
04
01
ebraismo
Antichità
Il ruolo delle donne nell'Ebraismo è determinato dalla Bibbia ebraica, dalla Legge Orale (il Talmud), dalla tradizione e da fattori culturali.
All’interno della Bibbia sono poche le donne che vengono menzionate, facendo capire che a quel tempo non erano molto considerate.
Il matrimonio e il diritto di famiglia in tempi biblici favorivano gli uomini a scapito delle donne. Ad esempio, un marito poteva divorziare dalla propria moglie, se così decideva, ma una moglie non poteva divorziare dal marito senza il suo consenso.
Le donne erano tenute a fare un pellegrinaggio al Tempio di Gerusalemme una volta all'anno e offrire il sacrificio pasquale.
Inoltre, le donne non possedevano proprietà e dipendevano economicamente dagli uomini e nel settore dell'istruzione sono state storicamente esenti da qualsiasi studio.
Sin dall'antichità, le donne non potevano decidere con sposarsi ma spettava ai propri genitori e dovevano farlo quando erano ancora ragazzine.
Attualità
Il compito principale della donna è quello di tramandare, insieme al padre, la fede ai figli, educandoli nell'osservanza dei valori ebraici a cominciare dalle norme alimentari.
Tuttavia, nel mondo ebraico la donna è posta su un piedistallo perché l'appartenenza all'ebraismo viene trasmessa per via materna; quindi, è considerato ebreo solamente chi nasce da madre ebrea. In tal senso, la donna ha un'importanza fonda- mentale: è colei che garantisce la continuità al popolo ebraico nel corso della storia.
Le donne inoltre, devono seguire delle regole molto importanti per la religione:
La maggior parte delle donne ancora oggi sono costrette a sposarsi con uomini che non amano, poichè il matrimonio viene deciso dai genitori. Inoltre, per quanto riguarda l'abbigliamento, possono portare il velo, anche se spesso sono obbligate ad indossarlo già da quando sono piccole.
Anticamente le donne partecipavano alle varie cerimonie assistendo dal matroneo, una zona della sinagoga sopraelevata e separata da quella maschile. Ad oggi però, le donne possono sedere accanto agli uomini.
Di fronte ai nuovi contesti sociali nei quali è inserito, l'ebraismo moderno e contemporaneo ha riconsiderato il ruolo della donna, proiettandola anche all'esterno della famiglia, nel mondo del lavoro e dei vari impegni civili. Così, oggi molte donne ebree sono protagoniste nella società; in particolare, alcune sono divenute presidenti della loro comunità ebraica, altre lo sono a livello nazionale, ma ci sono anche donne di successo in campo artistico, scientifico e letterario.
Liliana Segre
Liliana Segre nasce a Milano il 10 settembre del 1930. Cresce assieme al padre Alberto e ai nonni paterni, dopo aver perso la mamma quando ancora non aveva compiuto nemmeno un anno di vita. Liliana Segre, di origini ebraiche, subisce l'espulsione dalla scuola quando arriva all'età di 8 anni a causa dell'entrata in vigore delle leggi razziali in Italia.
Il 1943 è l'anno in cui Liliana assieme al padre tenta la fuga in Svizzera. In quella occasione le guardie di frontiera mandano indietro padre e figlia e procedono al loro arresto; successivamente, vennero condotti ad Auschwitz.
Liliana ha solo 13 anni quando entra nel campo di concentramento assieme ad altri 776 bambini.
Viene tatuata al braccio con il suo numero di matricola "75190" e costretta ai lavori forzati presso la fabbrica "Union" che produce munizioni. Il primo maggio del 1945 viene poi liberata grazie all'occupazione russa.
Oggi è un'attivista e politica italiana, testimone attiva della Shoah ed è stata nominata senatrice a vita.
02
ISLAM
Antichità
La storia della donna nell'Islam è definita tanto dai testi islamici, quanto dalla storia e cultura del mondo musulmano. In base al Corano, il testo sacro islamico, le donne sono uguali agli uomini di fronte ad Allah.
Negli Stati più tradizionalisti, la dottrina coranica viene seguita alla lettera: prima del matrimonio, la donna è sottomessa all'autorità del padre, e quando si sposa a quella del marito, così come nell'antichità. E così che spesso, in alcune nazioni, le donne islamiche sono private sin dall'antichità di alcuni diritti fondamentali: non hanno libertà di espressione e parola, non si possono spostare liberamente, non possono procedere negli studi e, quindi, non possono ricoprire cariche pubbliche.
Attualità
La donna, finché rimane in famiglia, è sottoposta all'autorità del padre; dopo, quando si sposa, passa sotto l'autorità del marito. Paradossalmente esclusa da questa tutela è la nubile non più giovane, che può in tutto e per tutto gestirsi senza dipendere da nessuno.
Impossibilitate a decidere il proprio destino, le donne possono essere ripudiate dai loro mariti e non viceversa. Per di più, la poligamia è concessa solo all'uomo ma non alle donne e in caso di adulterio, la donna può essere oggetto di lapidazione.
In passato, alle donne non era permesso entrare all'interno delle moschee ed erano costrette a pregare in casa rivolgendosi verso la città santa della Mecca.Con numerose rivolte, sono riuscite a conquistare l'accesso all'interno delle moschee ed ogni giorno numerose donne si recano per pregare cinque volte al giorno.
Nel mese del Ramdan le donne incinte o con le mestuazioni sono escluse dal digiunare.
Considerando però che la condizione femminile varia da Paese a Paese, soprattutto nelle nazioni arabe più sviluppate emergono alcuni segnali di emancipazione femminile: ci sono diversi esempi di donne giornaliste e intellettuali, nonché donne impegnate in vari ambiti lavorativi.
Il velo è un indumento tipico delle donne islamiche. Spesso però, le donne non hanno voce in capitolo e in diversi paesi sono obbligate ad indossarlo, altrimenti, vengono perseguite dalla legge. Le forze dell’ordine hanno il diritto di ispezionare i loro vestiti, assicurarsi che non abbiano delle ciocche di capelli visibili e controllare il loro make-up. Le donne che non adempiono la legge possono essere arrestate, messe in prigione o uccise.
L’età in cui le ragazze iniziano a portare il velo varia da cultura a cultura e da paese a paese. In alcune società, indossare un velo è limitato alle donne sposate; in altre, le ragazze iniziano ad indossare il velo dopo la pubertà, come parte di un rito di passaggio che indica che ora sono cresciute e sono diventate definitivamente delle donne. Alcune iniziano molto presto. Alcune donne smettono di indossarlo dopo aver raggiunto la menopausa, mentre altre lo portano per tutta la vita.
Malala Yousafzai
Malala è una donna pakistana nata il 12 luglio del 1997. Un giorno i talebani, il gruppo di estremisti islamici armati, giunsero nella valle dove Malala viveva con la sia famiglia e di colpo tutto cambiò. Questi uomini volevano relegare le donne al solo ruolo di madri e mogli obbedienti, vietandole dunque l'accesso a impieghi, posti di responsabilità e perfino alla possibilità di frequentare le scuole con i loro coetanei.
Malala però non accettò di dover rinunciare alla sua vita ed essendo dotata di un'ottima capacità di scrittura, cominciò a tenere un blog in cui rivendicava il diritto di tutte le donne di ricevere un'istruzione e poter godere delle stesse possibilità dei maschi. Ciò non piacque ai talebani ed un giorno un loro gruppo si avvicinò allo scuolabus in cui si trovava Malala e la colpirono alla testa.
Dopo essere stata curata a Londra, ha tenuto un discorso all'ONU nel 2013, lanciando un appello per il diritto all'istruzione dei bambini di tutto il mondo. Nel 2014, Malala ha ricevuto il premio Nobel per la pace, diventando la più giovane vincitrice del premio nella storia e ad oggi rappresenta un simbolo per la libertà ed i diritti delle donne.
03
INDUISMO
Antichità
Storicamente nel periodo vedico propriamente detto che va dal 2500 al 500 a. C, alle donne era permesso di partecipare alle discussioni filosofiche, vestire i paramenti sacri, leggere e cantare i mantra, versi del Veda.
I numerosi movimenti riformatori interni alle varie religioni presenti nel subcontinente indiano, come per il Giainismo ad esempio, hanno permesso alle donne d'esser ammesse agli ordini religiosi. In generale però, queste ultime devono affrontare ancora molte restrizioni di genere causate dal loro stato di "impurità" (essenzialmente dato dalle mestruazioni). Si crede inoltre che la patrica dei matrimoni tra bambini sia iniziata verso il VI secolo.
La posizione femminile all'interno della società s'è poi venuta via via ad aggravarsi durante il periodo medioevale, quando il rituale funebre del Sati, i matrimoni precoci ed il divieto categorico di risposarsi per le vedove sono divenuti parte della vita sociale in alcuni strati della popolazione. Con la conquista musulmana poi la poligamia divenne pratica ampiamente consolidata, anche tra i governanti della casta guerriera indù.
Attualità
Il compito fondamentale della donna in India consiste nel servire l'uomo, come fosse il suo dio prioritario. In particolare, è tenuta a obbedire al padre, al marito e ai figli maschi. Inoltre, quando si sposa, la donna ha l'obbligo di portare una dote cospicua allo sposo ed è per questo motivo che oggi si verificano molti divorzi e incidenti mortali, situazioni che permettono agli uomini di risposarsi per ricevere una nuova dote.
Il matrimonio tra bambini è tradizionalmente diffuso in tutta l'India e continua anche ai giorni nostri: storicamente le spose bambine dovrebbero vivere con i genitori fino a quando non hanno raggiunto l'età della pubertà.
Nella maggior parte dei casi è la famiglia stessa a decidere chi è il marito o la moglie adatta a passare la propria vita con la propria figlia o figlio. Le figlie sono spesso un problema per la famiglia perchè, quando si sposa una ragazza, i suoi genitori devono portare allo sposo e alla sua famiglia denaro e beni (la dote).
Nel mondo induista la donna ha meno diritti degli uomini; dal punto di vista religioso è considerata impura e non può ascoltare i testi sacri, anche se alcuni testi la ritengono degna di precedenza rispetto a re e sacerdoti.
Anche se in costante e graduale aumento, il tasso di alfabetizzazione femminile in India è ancora inferiore a quello maschile, molte meno femmine che maschi vengono iscritti alle scuole, ed il tasso di abbandono femminile è sempre molto alto; solo nei grandi centri urbani le ragazze si trovano quasi alla pari con i maschi in termini d'istruzione.
Una gran percentuale di donne lavorano in India. Nelle regioni più urbanizzate del paese le donne partecipano con numeri molto alti; nel settore del software ad esempio il 30% del totale degli impiegati sono donne, godendo di pari dignità coi loro colleghi maschi sia in termini di salari che di ruoli. Tuttavia, complessivamente vi sono ancora molto meno donne che uomini nella forza lavoro retribuita.
Indira Ghandi
Indira Priyadarshini Nehru-Gandhi nasce il 19 novembre del 1917 a Allahabad, in India, in una famiglia di Kashmiri Pandit. Il padre, Jawaharlal Nehru, è una figura importante nella lotta del Paese per l'indipendenza dall'impero britannico. Cresciuta da sola, trascorre un'infanzia tutt'altro che felice, a causa dell'assenza del padre, quasi sempre via per lavoro o addirittura in carcere, e della madre malata di turbercolosi.
Dopo avere lasciato l'università per assistere sua madre in Europa, decide di affidare la propria istruzione all'Università di Oxford.Nel corso del suo soggiorno in Europa, deve fare i conti con uno stato di salute non ottimale, che la porta a dover essere spesso ricoverata in Svizzera: anche per questo motivo, i suoi studi vengono continuamente interrotti. Successivamente, con diverse difficoltà torna in India.
Negli anni Cinquanta Indira Gandhi lavora come assistente personale del padre (anche se in via non ufficiale) mentre lui è Primo ministro dell'India; dopo la sua morte, diventa la prima ed unica Primo ministro indiano dal 1966 al 1977.
04
BUDDISMO
Antichità
Nel periodo antico, il Buddha stesso accettò donne tra i suoi discepoli e promosse l'uguaglianza di genere all'interno della sua comunità monastica. Il Buddha ammise infatti diversi ordini di monache e concesse loro gli stessi diritti e privilegi dei monaci. Numerose donne raggiunsero l'illuminazione e divennero esponenti spirituali di grande rilievo.
Tuttavia, nel corso dei secoli, le donne buddiste hanno spesso dovuto affrontare ostacoli e discriminazioni. Molte comunità monastiche si sono rifiutate di accettare donne, mentre quelle che le hanno accolte spesso le hanno considerate inferiori ai monaci. Le donne hanno spesso subito discriminazioni nei ruoli di leadership e autorità all'interno delle comunità.
Con il passare del tempo, molte donne buddiste hanno lavorato per combattere queste discriminazioni e per promuovere l'uguaglianza di genere all'interno del Buddhismo. Tuttavia, vi sono ancora delle sfide da affrontare per garantire alle donne un ruolo pienamente paritario e rispettato all'interno delle comunità.
Attualità
In Oriente la strada della parificazione è ancora molto lunga: oltre ad essere stata soppressa la piena ordinazione delle monache, le donne monache continuano ad essere ancora soggette a regole di obbedienza verso i monaci maschi, e comunque sempre relegate a ruoli modesti e subalterni. Per quanto riguarda il matrimonio, anche in questa religione frequentemente, soprattunto in passato, le donne sono obbligate a sposarsi per volere dei genitori.
Oggi i templi e i monasteri buddisti sono non solo frequentati, ma spesso guidati, da donne, monache o laiche, che ne costituiscono a pieno titolo l’asse portante non solo per quanto riguarda l’Insegnamento del Dharma, ma anche la loro gestione.Anche in casa, la donna ha un ruolo fondamentale per l'educazione dei propri figli, affinchè possa tramandare le tradizioni e le usanze della religione.
Mahāprajāpatī Gautamī
Mahāprajāpatī Gautamī, vissuta attorno al VI secolo a.C., era la matrigna e la zia materna del Buddha, fondatore del buddismo.Nella tradizione buddista, fu la prima donna a richiedere l'ordinazione femminile, cosa che fece direttamente al Gautama Buddha, e divenne la prima bhikkhuni.
La tradizione narra che Maya e Mahāpajāpatī Gotamī fossero principesse Koliya e sorelle di Suppabuddha. Mahāpajāpatī era sia la zia materna del principe Siddharta sia la madre adottiva, avendolo allevato dopo la morte di sua sorella Maya, madre del Buddha. Mahāpajāpatī sarebbe morta all'età di 120 anni.
GRAZIE PER L'ATTENZIONE