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Lisabetta da Messina
Giulia Lomboni
Created on March 10, 2024
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Transcript
LISABETTA DA MESSINA
Decameron, IV, 5
Lorenzo Cassera, Giulia Lomboni, Manpreet Singh 3FS a.s. 2023/24
Analisi
Lisabetta
Sequenze
INDICE
Tempo e luogo
Quarta giornata
Figure retoriche
Silenzio
Fratelli
Tancredi e Ghismunda
Lorenzo
Punti salienti
Riassunto
Industria
Filomena
Amica di Lisabetta
Vaso di basilico
Il sogno di Dante
Temi
Ballata
Testo
QUARTA GIORNATA
Amore tragico
Difesa
Filostrato
FILOMENA
Phílos= che ama, μέλος= canto
Destinataria del Filostrato
Regina della seconda giornata, tema: avventura e lieto fine
Incorona Pampinea e detta le regole della narrazione
Narratrice della novella "Lisabetta da Messina"
TESTO
Erano adunque in Messina tre giovani fratelli e mercatanti, e assai ricchi uomini rimasi dopo la morte del padre loro, il quale fu da San Gimignano; e avevano una loro sorella chiamata Elisabetta, giovane assai bella e costumata, la quale, che che se ne fosse cagione, ancora maritata non aveano. E avevano oltre a ciò questi tre fratelli in un lor fondaco un giovinetto pisano chiamato Lorenzo, che tutti i lor fatti guidava e faceva; il quale, essendo assai bello della persona e leggiadro molto, avendolo più volte Lisabetta guatato, avvenne che egli le incominciò stranamente piacere. Di che Lorenzo accortosi e una volta e altra, similmente, lasciati suoi altri innamoramenti di fuori, incominciò a porre l’animo a lei; e sì andò la bisogna che, piacendo l’uno all’altro igualmente, non passò gran tempo che, assicuratisi, fecero di quello che più disiderava ciascuno. E in questo continuando e avendo insieme assai di buon tempo e di piacere, non seppero sì segretamente fare, che una notte, andando Lisabetta là dove Lorenzo dormiva, che il maggior de’ fratelli, senza accorgersene ella, non se ne accorgesse. Il quale, per ciò che savio giovane era, quantunque molto noioso gli fosse a ciò sapere, pur mosso da più onesto consiglio, senza far motto o dir cosa alcuna, varie cose fra sé rivolgendo intorno a questo fatto, infino alla mattina seguente trapassò. Poi, venuto il giorno, a’ suoi fratelli ciò che veduto aveva la passata notte d’Elisabetta e di Lorenzo raccontò; e con loro insieme, dopo lungo consiglio, diliberò di questa cosa, acciò che né a loro né alla sirocchia alcuna infamia ne seguisse, di passarsene tacitamente e d’infignersi del tutto d’averne alcuna cosa veduta o saputa infino a tanto che tempo venisse nel quale essi, senza danno o sconcio di loro, questa vergogna, avanti che più andasse innanzi, si potessero torre dal viso. E in tal disposizion dimorando, così cianciando e ridendo con Lorenzo come usati erano, avvenne che, sembianti faccendo d’andare fuori della città a diletto tutti e tre, seco menaron Lorenzo; e pervenuti in un luogo molto solitario e rimoto, veggendosi il destro, Lorenzo, che di ciò niuna guardia prendeva, uccisono e sotterrarono in guisa che niuna persona se n’accorse. E in Messina tornatisi dieder voce d’averlo per loro bisogne mandato in alcun luogo; il che leggiermente creduto fu, per ciò che spesse volte eran di mandarlo da torno, usati. Non tornando Lorenzo, e Lisabetta molto spesso e sollecitamente i fratei domandandone, sì come colei a cui la dimora lunga gravava, avvenne un giorno che, domandandone ella molto instantemente, che l’uno de’ fratelli disse: “Che vuol dir questo? che hai tu a far di Lorenzo, che tu ne domandi così spesso? Se tu ne domanderai più, noi ti faremo quella risposta che ti si conviene.” Per che la giovane dolente e trista, temendo e non sappiendo che, senza più domandarne si stava e assai volte la notte pietosamente il chiamava e pregava che ne venisse; e alcuna volta con molte lagrime della sua lunga dimora si doleva e senza punto rallegrarsi sempre aspettando si stava. Avvenne una notte che, avendo costei molto pianto Lorenzo che non tornava e essendosi alla fine piagnendo adormentata, Lorenzo l’apparve nel sonno, pallido e tutto rabbuffato e co’ panni tutti stracciati e fracidi: e parvele che egli dicesse: “O Lisabetta, tu non mi fai altro che chiamare e della mia lunga dimora t’atristi e me con le tue lagrime fieramente accusi; e per ciò sappi che io non posso più ritornarci, per ciò che l’ultimo dì che tu mi vedesti i tuoi fratelli m’uccisono.” E disegnatole il luogo dove sotterato l’aveano, le disse che più nol chiamasse né l’aspettasse, e disparve. La giovane, destatasi e dando fede alla visione, amaramente pianse. Poi la mattina levata, non avendo ardire di dire alcuna cosa a’ fratelli, propose di volere andare al mostrato luogo e di vedere se ciò fosse vero che nel sonno l’era paruto. E avuta la licenzia d’andare alquanto fuor della terra a diporto, in compagnia d’una che altra volta con loro era stata e tutti i suoi fatti sapeva, quanto più tosto poté là se n’andò; e tolte via foglie secche che nel luogo erano, dove men dura le parve la terra quivi cavò; né ebbe guari cavato, che ella trovò il corpo del suo misero amante in niuna cosa ancora guasto né corrotto: per che manifestamente conobbe essere stata vera la sua visione. Di che più che altra femina dolorosa, conoscendo che quivi non era da piagnere, se avesse potuto volentier tutto il corpo n’avrebbe portato per dargli più convenevole sepoltura; ma veggendo che ciò esser non poteva, con un coltello il meglio che poté gli spiccò dallo ’mbusto la testa, e quella in uno asciugatoio inviluppata, e la terra sopra l’altro corpo gittata, messala in grembo alla fante, senza essere stata da alcun veduta, quindi si dipartì e tornossene a casa sua. Quivi con questa testa nella sua camera rinchiusasi, sopra essa lungamente e amaramente pianse, tanto che tutta con le sue lagrime la lavò, mille basci dandole in ogni parte. Poi prese un grande e un bel testo, di questi ne’ quali si pianta la persa o il basilico, e dentro la vi mise fasciata in un bel drappo; e poi messavi sù la terra, sù vi piantò parecchi piedi di bellissimo bassilico salernetano, e quegli da niuna altra acqua che o rosata o di fior d’arancio delle sue lagrime non innaffiava giammai. E per usanza aveva preso di sedersi sempre a questo testo vicina e quello con tutto il suo disidero vagheggiare, sì come quello che il suo Lorenzo teneva nascoso: e poi che molto vagheggiato l’avea, sopr’esso andatasene cominciava a piagnere, e per lungo spazio, tanto che tutto il basilico bagnava, piagnea. Il basilico, sì per lo lungo e continuo studio, sì per la grassezza della terra procedente dalla testa corrotta che dentro v’era, divenne bellissimo e odorifero molto; e servando la giovane questa maniera del continuo, più volte da’ suoi vicin fu veduta. Li quali, maravigliandosi i fratelli della sua guasta bellezza e di ciò che gli occhi le parevano della testa fuggiti, il disser loro: “Noi ci siamo accorti che ella ogni dì tiene la cotal maniera.” Il che udendo i fratelli e accorgendosene, avendonela alcuna volta ripresa e non giovando, nascosamente da lei fecero portar via questo testo; il quale non ritrovando ella con grandissima instanzia molte volte richiese, e non essendole renduto, non cessando il pianto e le lagrime, infermò, né altro che il testo suo nella infermità domandava. I giovani si maravigliavan forte di questo adimandare, e per ciò vollero vedere che dentro vi fosse; e versata la terra, videro il drappo e in quello la testa non ancora sì consumata, che essi alla capellatura crespa non conoscessero lei essere quella di Lorenzo. Di che essi si maravigliaron forte e temettero non questa cosa si risapesse: e sotterrata quella, senza altro dire, cautamente di Messina uscitisi e ordinato come di quindi si ritraessono, se n’andarono a Napoli. La giovane non restando di piagnere e pure il suo testo adimandando, piagnendo si morì, e così il suo disaventurato amore ebbe termine. Ma poi a certo tempo divenuta questa cosa manifesta a molti, fu alcun che compuose quella canzone la quale ancora oggi si canta, cioè: Qual esso fu lo malo cristiano, che mi furò la grasta, et cetera.
RIASSUNTO
Lisabetta e Lorenzo si piacciono e diventano amanti
I fratelli di Lisabetta scoprono la relazione
I fratelli uccidono Lorenzo
Lisabetta ha un sogno in cui Lorenzo le racconta l’accaduto
Lisabetta trova il corpo di Lorenzo, gli taglia la testa e la seppellisce in un vaso di basilico
I fratelli scoprono il vaso in cui Lisabetta aveva seppellito la testa dell’amante
I fratelli scappano a Napoli e Lisabetta muore
SEQUENZE
Settima
Terza
Quinta
Prima
Sesta
Quarta
Seconda
TEMI
Figura femminile
Amore infelice
Reputazione
TEMPO E LUOGO
- 1349-51
- Decenni prima
- Messina
- Napoli
- San Gimignano
LISABETTA
Pensa al sentimento amoroso e asseconda gli isitinti naturali
Cambia nel tempo: bella e debole, decapita
L'unica frase che dice è la ballata a fine novella
I fratelli non le concedono il diritto di parola e di amare perchè è donna. Viene descritta dalle azioni
È patetica perchè è ricca di pathos
LORENZO
Originario di Pisa
Era garzone di bottega della ditta gestita dai fratelli
Parla solo nel sogno di Lisabetta
Cambia nel tempo: giovane e bello, pallido e cadaverico
FRATELLI
Tre giovani fratelli mercanti trasferiti in Sicilia per lavoro
Si interessano solo agli affari
Difendono il nome di famiglia impedendo a Lisabetta di stare con Lorenzo
Per risolvere il problema uccidono Lorenzo
Scappano a Napoli per non essere incolpati
AMICA DI LISABETTA
È la migliore amica di Lisabetta
Aiuta Lisabetta a ritrovare il corpo di Lorenzo
PUNTI SALIENTI
Rifiuto dell'amore
Fuga dei fratelli
Decapitazione
IL SOGNO DI LISABETTA
La malattia
L'omicidio
VASO DI BASILICO
- Pianta ornamentale
- Aromatico, quindi nasconde gli odori
INDUSTRIA
Capacità di risolvere i problemi o situazioni difficili
NOVELLA DEL SILENZIO
- Lisabetta non parla mai
- Pochi discorsi diretti
- Lisabetta è sottomessa ai fratelli
- Lisabetta non ha il diritto di parola
- Le azioni descrivono le scene
- I pianti di lisabetta descrivono le sue emozioni
BALLATA
"Quale esso fu lo malo cristiano, che mi furò la grasta, et cetera."
ANALISI
Trama
Amore infelice e concluso in modo drammatico
Struttura
Fabula e intreccio coincidono, sintassi ipotattica
Eterodiegetico: assente, onnisciente, focalizzazione zero
Narratore
Elevato
Registro
FIGURE RETORICHE
Personificazione
Similitudine
Metafora
Ironia
Analogia
Paradosso
TANCREDI E GHISMUNDA
Trama
Differenze
Similitudini
IL SOGNO DI DANTE
Dante si rende conto che Beatrice morirà
Dante immagina un amico che gli riferisce che Beatrice è morta
Dante desidera di essere ucciso
La sorella di Dante e altre donne lo svegliano
Dante racconta alle donne il sogno
CONFRONTO
Differenze
Similitudini
MEME
BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA
- https://library.weschool.com/lezione/decameron-lisabetta-da-messina-analisi-4609.html
- https://www.skuola.net/appunti-italiano/boccaccio/decameron/boccaccio-lisabetta-messina.html#:~:text=Tale%20novella%20%C3%A8%20narrata%20da,sequenze%3A%20la%20prima%20
- https://www.studenti.it/lisabetta-da-messina-parafrasi-analisi-commento-decameron-boccaccio.html?google-amp=1
- https://www.skuola.net/appunti-italiano/boccaccio/decameron/lisabetta-da-messina.html#novelladecamerone
- Libro di letteratura
- https://www.google.com/search?q=lisabetta+da+messina+pasolini&rlz=1C1ONGR_itIT970IT970&oq=lisabetta+da+messina+pasolin&gs_lcrp=EgZjaHJvbWUqCwgAEAAYDRgTGIAEMgsIABAAGA0YExiABDIGCAEQRRg5MgoIAhAAGBMYFhgeqAIAsAIA&sourceid=chrome&ie=UTF-8#
- https://ilmontevecchio.travel.blog/2020/05/02/il-caso-di-lisabetta-da-messina/
Spannung: i fratelli di Lisabetta le sottraggono il vaso di basilico con la testa di Lorenzo (rr. 83-92)
"Il bassilico, sì per lo lungo e continuo studio, sì per la grassezza della terra procedente dalla testa corrotta che dentro v’era, divenne bellissimo e odorifero molto. E servando la giovane questa maniera del continuo, più volte da’ suoi vicini fu veduta. Li quali, maravigliandosi i fratelli della sua guasta bellezza e di ciò che gli occhi le parevano della testa fuggiti, il disser loro: – Noi ci siamo accorti, che ella ogni dì tiene la cotal maniera. [...]
Il quale, non ritrovandolo ella, con grandissima instanzia molte volte richiese; e non essendole renduto, non cessando il pianto e le lagrime, infermò, né altro che il testo suo nella infermità domandava. I giovani si maravigliavan forte di questo addimandare e per ciò vollero vedere che dentro vi fosse; e versata la terra, videro il drappo e in quello la testa non ancor sì consumata che essi alla capellatura crespa non conoscessero lei esser quella di Lorenzo."
Prima rottura dell'equilibrio: Lorenzo viene ucciso dai fratelli di Lisabetta (rr. 29-45)
"E in tal disposizion dimorando, così cianciando e ridendo con Lorenzo come usati erano avvenne che, sembianti faccendo d’andare fuori della città a diletto tutti e tre, seco menarono Lorenzo; e pervenuti in un luogo molto solitario e rimoto, veggendosi il destro, Lorenzo, che di ciò niuna guardia prendeva, uccisono e sotterrarono in guisa che niuna persona se ne accorse. E in Messina tornati dieder voce d’averlo per lor bisogne mandato in alcun luogo; il che leggiermente creduto fu, per ciò che spesse volte eran di mandarlo attorno usati. Non tornando Lorenzo, e l’Isabetta molto spesso e sollicitamente i fratei domandandone, sì come colei a cui la dimora lunga gravava, avvenne un giorno che, domandandone ella molto instantemente [...]"
- Lorenzo nel sogno parla, mentre Beatrice no
- Lorenzo è morto prima del sogno, mentre Beatrice no
- Dante viene svegliato, mentre Lisabetta si sveglia da sola
RUBRICA
I fratelli dell’Isabetta uccidon l’amante di lei; egli l’apparisce in sogno e mostrale dove sia sotterrato. Ella occultamente disotterra la testa e mettela in un testo di bassilico; e quivi su piagnendo ogni dì per una grande ora, i fratelli gliele tolgono, ed ella se ne muore di dolore poco appresso
"[...] essendo assai bello della persona e leggiadro molto [...]"
"[...] Lorenzo l’apparve nel sonno, pallido e tutto rabbuffato e con panni tutti stracciati e fracidi indosso [...]"
Prima di iniziare la quarta giornata Boccacio propone la "Novella delle papere" per difendersi riguardo a:- attenzione sulle donne
- argomenti frivoli
- non si occupa delle Muse
- si perde in sciocchezze
- Sogno
- Morte dell'amato
Boccaccio attribuisce caratteristiche umane a oggetti inanimati o concetti astratti. Ad esempio, la personificazione della morte come un "nemico crudele" che ha preso Lorenzo lontano da Lisabetta.
- Tancredi cerca un marito nobile per la figlia Ghismunda
- Ghismunda si innamora di Guiscardo, un cavaliere
- Tancredi scopre la relazione tra i due giovani
- Tancredi uccide Guiscardo
- Il cuore di Guiscardo arriva a Ghismunda, la quale lo mangia
Novelle narrate da Filomena nel Decameron
- 1° giorno: 3° novella
- 2° giorno: 9° novella
- 3° giorno: 3° novella
- 4° giorno: 5° novella
- 5° giorno: 8° novella
- 6° giorno: 1° novella
- 7° giorno: 7° novella
- 8° giorno: 6° novella
- 9° giorno: 1° novella
- 10° giorno: 8° novella
"[...] Quale esso fu lo malo cristiano, che mi furò la grasta, et cetera. [...]"
- Lisabetta segue i fratelli
- Lisabetta colpevole
"[...] E in tal disposizion dimorando, così cianciando e ridendo con Lorenzo come usati erano avvenne che, sembianti faccendo d’andare fuori della città a diletto tutti e tre, seco menarono Lorenzo; e pervenuti in un luogo molto solitario e rimoto, veggendosi il destro, Lorenzo, che di ciò niuna guardia prendeva, uccisono e sotterrarono in guisa che niuna persona se ne accorse. [...]"
Peripezie: Lisabetta sogna Lorenzo (rr. 46-53)
"Avvenne una notte che, avendo costei molto pianto Lorenzo che non tornava, ed essendosi alla fine piagnendo addormentata, Lorenzo l’apparve nel sonno, pallido e tutto rabbuffato e con panni tutti stracciati e fracidi indosso, e parvele che egli dicesse: – O Lisabetta, tu non mi fai altro che chiamare e della mia lunga dimora t’attristi, e me con le tue lagrime fieramente accusi; e per ciò sappi che io non posso più ritornarci, per ciò che l’ultimo dì che tu mi vedesti i tuoi fratelli m’uccisono. E disegnatole il luogo dove sotterrato l’aveano, le disse che più nol chiamasse né l’aspettasse, e disparve."
"[...] – O Lisabetta, tu non mi fai altro che chiamare e della mia lunga dimora t’attristi, e me con le tue lagrime fieramente accusi; e per ciò sappi che io non posso più ritornarci, per ciò che l’ultimo dì che tu mi vedesti i tuoi fratelli m’uccisono. [...]"
"[...] Erano adunque in Messina tre giovani fratelli e mercatanti, e assai ricchi uomini rimasi dopo la morte del padre loro, il qual fu da San Gimignano [...]"
L'ironia è presente nella narrazione di Boccaccio, specialmente nelle situazioni paradossali o contraddittorie. Ad esempio, l'ironia della situazione in cui Lisabetta scopre la verità sulla morte di Lorenzo mentre visita la tomba di un altro uomo.
"[...] in compagnia d’una che altra volta con loro era stata e tutti i suoi fatti sapeva [...]"
- Amore tragico
- Donna, amante, antagonista
- Amore non possibile per la differenza tra i ceti sociali
- Parte di corpo dell'amato
Due tipologie di finale tragico:- disparità sociale: l'autorità familiare non accetta l'amante e lo uccide
- casualità: l'amante muore per caso
Viene trattato il tema dei diritti dell'amore
Boccaccio utilizza il paradosso per creare tensione o per sottolineare l'assurdità delle situazioni. Ad esempio, il paradosso della felicità e della disperazione che coesistono nella mente di Lisabetta dopo aver trovato la testa di Lorenzo.
"[...] E avevano oltre a ciò questi tre fratelli in uno lor fondaco un giovinetto [...]"
- Re della quarta giornata
- Tema: amori infelici
- Introduce la sua sfortuna in amore perchè non è ricambiato
Sciogliemento: i fratelli scappano a Napoli e Lisabetta muore (rr. 93-101)
"Di che essi si maravigliaron forte e temettero non questa cosa si risapesse; e sotterrata quella, senza altro dire, cautamente di Messina uscitisi e ordinato come di quindi si ritraessono, se n’andarono a Napoli. La giovane non restando di piagnere e pure il suo testo addimandando, piagnendo si morì; e così il suo disavventurato amore ebbe termine. Ma poi a certo tempo divenuta questa cosa manifesta a molti, fu alcuno che compuose quel la canzone la quale ancora oggi si canta, cioè: Quale esso fu lo malo cristiano, che mi furò la grasta, et cetera."
Indutroduttiva: Boccaccio e Filomena narrano nella rubrica la sintesi della novella (rr. 1-4)
"I fratelli dell’Isabetta uccidon l’amante di lei; egli l’apparisce in sogno e mostrale dove sia sotterrato. Ella occultamente disotterra la testa e mettela in un testo di bassilico; e quivi su piagnendo ogni dì per una grande ora, i fratelli gliele tolgono, ed ella se ne muore di dolore poco appresso."
"[...] avevano una lor sorella chiamata Lisabetta, giovane assai bella e costumata, la quale, che che se ne fosse cagione, ancora maritata non aveano. [...]"
"[...] con un coltello il meglio che potè gli spiccò dallo ‘mbusto la testa [...]"
La novella è ricca di metafore che enfatizzano le emozioni e le esperienze dei personaggi. Ad esempio, la descrizione della morte di Lorenzo come la "morte del suo cuore" per Lisabetta.
"[...] e sotterrata quella, senza altro dire, cautamente di Messina uscitisi e ordinato come di quindi si ritraessono, se n’andarono a Napoli. [...]"
- Ghismunda cerca di ribellarsi al padre, mentre Lisabetta viene sottomessa dai fratelli
- Lisabetta decapita Lorenzo, mentre Ghismunda riceve il cuore di Guiscardo dal padre
Esordio: presentazione dei personaggi (rr. 5-28)
"Erano adunque in Messina tre giovani fratelli e mercatanti, e assai ricchi uomini rimasi dopo la morte del padre loro, il qual fu da San Gimignano, e avevano una lor sorella chiamata Lisabetta, giovane assai bella e costumata, la quale, che che se ne fosse cagione, ancora maritata non aveano. E avevano oltre a ciò questi tre fratelli in uno lor fondaco un giovinetto pisano chiamato Lorenzo [...]
E in questo continuando e avendo insieme assai di buon tempo e di piacere, non seppero sì segretamente fare che una notte, andando l’Isabetta là dove Lorenzo dormiva, che il maggior de’fratelli, senza accorgersene ella, non se ne accorgesse. [...]"
Schizofrenia:- delirio
- allucinazioni
- ordine maniacale
"[...] – Noi ci siamo accorti, che ella ogni dì tiene la cotal maniera. [...]"
Boccaccio utilizza numerose similitudini per descrivere le emozioni e le situazioni dei personaggi. Ad esempio, la descrizione del cuore di Lisabetta "come un combusto forno" quando scopre la morte di Lorenzo.
Equilibrio: Lisabetta trova il cadavere di lorenzo, lo decapita e pone la testa in un vaso di basilico (rr. 54-82)
"La giovane destatasi, e dando fede alla visione, amaramente pianse. Poi la mattina levata, non avendo ardire di dire al cuna cosa a’fratelli, propose di volere andare al mostrato luogo e di vedere se ciò fosse vero che nel sonno l’era paruto. E avuta la licenza d’andare alquanto fuor della terra a diporto, in compagnia d’una che altra volta con loro era stata e tutti i suoi fatti sapeva, quanto più tosto potè là se n’andò [...]
Ella trovò il corpo del suo misero amante in niuna cosa ancora guasto né corrotto; per che manifestamente conobbe essere stata vera la sua visione. [...]
Con un coltello il meglio che potè gli spiccò dallo ‘mbusto la testa [...]
Poi prese un grande e un bel testo, di questi nei quali si pianta la persa o il bassilico, e dentro la vi mise fasciata in un bel drappo, e poi messovi su la terra, su vi piantò parecchi piedi di bellissimo bassilico salernetano[...]"
Boccaccio utilizza l'analogia per evidenziare le somiglianze o le connessioni tra concetti o situazioni diverse. Ad esempio, la descrizione delle rose nel giardino di Lorenzo come simbolo del suo amore per Lisabetta.
"[...] un giovinetto pisano chiamato Lorenzo [...]"