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Presentazione Platone
Matteo Caracciolo
Created on March 9, 2024
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Transcript
Platone
INDICE
Vita e opere di Platone
La fine del filosofare
Verso un orizzonte etico
Vita e opere di platone
Chi era platone?
Platone nasce ad Atene nel 428 a.C. da una famiglia aristocratica da cui proviene anche Crizia. Vive nel periodo della crisi di Atene e del fallimento del regime aristocratico e democratico; il primo è accusato da Platone stesso di essere corrotto mentre il secondo è per lui una delusione in quanto condanna a morte Socrate. Il processo del suo maestro Socrate, per Platone, rappresenta un evento traumatico che lo spinge ad allontanarsi da Atene.
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IL funzionamento dell'accademia
Nell’accademia si svolgeva una vita di comunità, in cui aveva importante valore il banchetto, momento durante il quale gli allievi si scambiavano opinioni. L’accademia era una specie di seminario di ricerca, i cui programmi erano pluridisciplinari poiché trattavano di biologia, politica, geometria, astrologia… Le attività avevano carattere dialogico ed erano frequentate solo da giovani interessati alla ricerca della verità.
Le opere di platone
Ci sono pervenute 36 opere di Platone in base alle quali i critici hanno diviso il lavoro del filosofo in tre fasi cronologiche: La prima dominata dalla figura di Socrate, la seconda successiva al periodo di ridimensionamento di Socrate e l’ultima che coincide con le leggi.
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La fine del filosofare
LA filosofia tra speculazione e impegno politico
La storiografia platonica ha prodotto diverse letture interpretative del suo pensiero, tra le più diffuse troviamo: la considerazione secondo cui Platone era il filosofo delle idee (modelli conoscibili solo con la mente) e la considerazione secondo cui egli era il filosofo politico, impegnato ad affrontare le questioni della polis.
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Il dialogo, strumento filosofico
Il dialogo è la forma letteraria prediletta da Platone, tale scelta proviene dagli insegnamenti di Socrate, intesi come ricerca incessante condotta a partire da una pluralità di punti di vista e una modalità argomentativa diversa. I dialoghi offrono un’immagine duttile del pensare, che è un continuo dialogare con se stessi e con gli altri.
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LA funzione allegorico-divulgativa dei miti
In Platone, il dialogo non utilizza sempre tecniche logico-argomentative, ma ricorre, talvolta, ad un tipo di forma espressiva tradizionale: il mito. Alcuni di questi sono frutto dell’invenzione del filosofo stesso, mentre altri sono frutto della rielaborazioni della tradizione mitica antica.
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Il mito della caverna
Un esempio di ciò che è stato riportato in precedenza è il mito della caverna. Platone racconta che in una dimora sotterranea vivono alcuni uomini incatenati fin da giovani, che si trovano in una posizione tale da poter guardare solo davanti a loro verso il fondo della caverna. Non gli è dunque possibile osservare ciò che si trova alle loro spalle.
Gli uomini incatenati, però, non vedono nulla di questo, ma solo delle ombre proiettate dal fuoco sulla parete della caverna.
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IL SIGNIFICATO MORALE DEL MITO
Se, però, ad uno di questi uomini capitasse di potersi liberare dalla sua prigionia egli inizierebbe a dubitare di ciò che vede perché diverso dalle ombre a cui era abituato. Egli soffrirebbe il cambiamento fino a capire poi che la causa della formazione delle ombre degli oggetti è il Sole, il quale è causa di tutto in quanto governa le stagioni, illumina e scalda il mondo. Adattato ormai alla vita vera ripenserebbe alla sua precedente vita nella grotta e proverebbe a liberare i suoi compagni.
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La filosofia per platone
Per superare la condizione in cui le ombre sono diventate la realtà, l’uomo deve intraprendere un viaggio dove dovrà liberarsi delle proprie false opinioni e con esse tutte le azioni che ne conseguono, cambiando così la sua intera esistenza. La filosofia in tal modo è descritta come un cambiamento totale e profondo della vita.
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verso un orizzonte etico
Il contrasto tra i valori
La crisi di Atene crea un ripensamento dei valori che sono la basa della vita nella polis. Quindi Platone sviluppa dei nuovi modelli, prendendo d’ispirazione quelli socratici, che riprendono maggiormente gli ideali del movimento sofistico. Egli afferma che i valori competitivi che sono causa di disastri, devono essere sostituiti da valori collaborativi, fondati sulla giustizia.
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la critica dei valori tradizionali
Nei dialoghi del periodo giovanile Platone evidenzia la contraddittorietà dei modelli etici. Un esempio è il coraggio, la virtù dell’eroe
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lo scopo della critica ai valori tradizionali
Platone manifesta lo stesso orientamento in altri dialoghi, nei quali si arriva a delle conclusioni contradditorie. Questi permettono di conseguire due importanti risultati: una critica ad alcuni fondamentali valori civili e l’incremento dell'importanza del ruolo svolto da Platone. Questi dialoghi hanno un’immediata efficacia educativa perché il lettore ne ricava uno stimolo culturale
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La virtù secondo platone
La virtù per Platone è la conoscenza di ciò che è bene e di ciò che è male; essere virtuosi significa avere scienza di ciò che si fa. Solo la virtù conduce alla felicità. Ogni individuo è responsabile delle proprie azioni e a tale proposito illustra il principio di responsabilità attraverso il mito di Er.
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FINE
Capuano Luca, Caracciolo Emanuele, Di Cecio Teresa, Iazzetta Carolina.
Nel 388 a.C. va a Siracusa dove cerca di diffondere i suoi principi etico-politici a Dionigi il Vecchio. Questo primo tentativo fallisce e Platone ritorna ad Atene dove fonda un’Accademia tra il 387 385 a.C. Platone torna a Siracusa, convinto da un suo allievo Dione, con lo scopo di influenzare Dionigi il Giovane, ma anche questo tentativo fu fallimentare. Anzi in questa occasione rischia di essere imprigionato ma con l’aiuto di Archita riesce a tornare ad Atene, dove si dedica all’ accademia fino al 348 a.C., anno della sua morte.
Sono state analizzate anche le variazioni stilistiche di Platone e questo ha permesso di collocare le sue opere in un determinato periodo della sua vita. Platone non compare mai in giro prima persona nei suoi testi, è il regista di un teatro filosofico nel quale vengono affrontati i problemi della filosofia.
Platone vive in un’epoca segnata dalla fase di transizione fra cultura orale e scritta; egli predilige la comunicazione orale in quanto, secondo lui, il filosofare non può limitarsi ad un documento scritto. Questa preferenza viene anche espressa in un mito, quello di Theuth. Nonostante ciò il filosofo sceglie di scrivere su carta il suo pensiero per poter raggiungere un pubblico più vasto di quello frequentato nell’accademia.
Nei dialoghi, con Platone, i miti acquisiscono specifiche funzioni: quella allegorica, sostituendosi ai discorsi razionali, e quella, più importante, di rendere accessibili i problemi più ardui. L’intento di Platone, quindi, era quello di adoperare il mito come arma a suo favore, per poter rendere i suoi concetti filosofici di più facile comprensione al lettore.
Per loro, quindi, queste ombre sono reali e ad esse attribuiscono anche le voci che giungono attraverso l’eco della caverna. Dunque, queste sagome oscure costituiscono l’unica realtà che riescono a percepire.
Una volta raggiunta la grotta, però, avrebbe di nuovo difficoltà ad adattarsi al buio. Gli uomini sarebbero dunque restii a lasciare la caverna per ridursi come lui. Quindi, se egli cominciasse a liberarli, essi lo ucciderebbero per il male che, nella loro opinione, egli gli sta arrecando.
La morale, infine, è che la conoscenza è libertà: l’uomo è schiavo della prigionia della società e per questo guarda alla conoscenza, la libertà, con occhio critico. Chi la raggiunge è, per questo, condannato a morte, come successo a Socrate che, per aiutare l’umanità a raggiungere la conoscenza, è rimasto vittima della società.
Il mito della caverna sembra riprendere molto la teoria di Socrate ma richiama il tentativo platonico di cercare un nuovo stile di vita che si basi su dei valori, il loro insieme viene chiamato Bene. Il Sole, che riscalda e genera la vita, rappresenta nel mito proprio il Bene, realtà eterna che secondo Platone è la metà della conoscenza vera e il l’uomo ha il dovere di provare ad avvicinarsi il più possibile. Senza il Bene la polis andrebbe alla deriva, infatti gli uomini, privati di conoscenza, non hanno più la capacità di agire nel bene.
Nel V secolo si pensava il cittadino greco modello era capace di amministrare bene la città e la famiglia e che fosse in grado di difendersi e di danneggiare i suoi nemici. Egli doveva essere dotato della virtù. Chi non la aveva era marchiato a vita dalla vergogna e provava in tutti i modi a liberarsene senza successo. Per Platone, in questi casi, era necessario un cambiamento nella mentalità dell’uomo affermando il nesso inscindibile tra giustizia e virtù. .
Questo è definito come la capacità di “rimanere al proprio posto” in battaglia e di trovare magari la morte, ma viene definito anche come “scienza della fuga” che si può combattere coraggiosamente anche arretrando e inoltre non si limita ad una virtù militare, perché è coraggioso anche sopportare i dolori dell’esistenza.
Platone sostiene che la virtù è una sola. Se infatti ogni singola virtù venisse isolata da tutte le altre allora diverrebbe impossibile sperare di comprendere cosa sia la virtù. La virtù è una sola ed è insegnabile e comunicabile in quanto è sapere. Separata dal sapere infatti non potrebbe essere insegnata.
In realtà è difficile scindere la teoria delle idee da quella politica in quanto uno dei tratti originali di Platone è la mescolanza di questi due pensieri, che creano una connessione.
Il mito di Er suggerisce che il male non deve essere imputato agli dei in quanto esse sono buone. La responsabilità è di chi sceglie non delle divinità.
Er è un guerriero morto in battaglia e poi resuscitato per poter descrivere l’aldilà alle popolazioni e dice che vengono poste davanti al defunto diverse scelte di tipi di vita. Il primo a scegliere scelse la vita da tiranno e se pentì amaramente. Odisseo, che aveva scelto per ultimo, consapevole degli errori della vita precedente scelse la vita da uomo semplice.