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AFGHANISTAN
Sabrina Iotti
Created on March 9, 2024
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AFGHANISTAN
go!
L'AFGHANISTAN E' UN PAESE PRIVO DI SBOCCO SUL MARE SITUATO NEL CUORE DELL'ASIA CENTRALE E CONFINA A NORD CON IL TURKMENISTAN, UZBEKISTAN E IL TAJIKISTAN, A NORD-EST CON LA CINA, A EST E A SUD CON IL PAKISTAN, A OVEST CON L'IRAN.
IL TERRITORIO È IN PREVALENZA MONTUOSO: A NORD-EST SI TROVA LA CATENA DELL'HINDU KUSH, CHE SUPERA I 7.000 M (IL MONTE PIÙ ALTO È IL NOSHAQ, 7.492 M); A NORD-OVEST I MONTI PAROPAMISO, CHE COSTITUISCONO IL PROLUNGAMENTO DELL'ALTOPIANO IRANICO. A SUD- OVEST SI ESTENDONO AMPI ALTIPIANI DESERTICI. IL PAESE È ATTRAVERSATO DA NUMEROSI FIUMI E TORRENTI STAGIONALI. IL CLIMA È CONTINENTALE ARIDO, CON FORTI ESCURSIONI TERMICHE DIURNE E STAGIONALI. IL PAESAGGIO, ARIDO E BRULLO, È DOMINATO DALLA STEPPA SFRUTTATA A PASCOLO. LA REGIONE E' SOGGETTA A FENOMENI SISMICI SPESSO MOLTO INTENSI
POPOLAZIONE E SOCIETÀ LA PARTICOLARE POSIZIONE DELL'AFGHANISTAN, AL CROCEVIA DI REGIONI ASSAI DIVERSE FRA LORO, HA FAVORITO LO STANZIAMENTO NEL PAESE DI MOLTE ETNIE: LA PRINCIPALE È QUELLA PASHTUN (42%), SEGUITA DA TAGICHI (27%), UZBEKI (9%), HAZARA (9%) E ALTRE MINORANZE. SUL PIANO RELIGIOSO, LA QUASI TOTALITÀ DELLA POPOLAZIONE È MUSULMANA: PER L'80% SUNNITA E PER IL 19% SCIITA. LE LINGUE UFFICIALI SONO IL PASHTU E IL DARI. LA POPOLAZIONE VIVE PREVALENTEMENTE NELLE AREE RURALI, IN PICCOLE COMUNITÀ SPESSO SITUATE IN VALLATE ISOLATE TRA LE MONTAGNE E DIFFICILI DA RAGGIUNGERE. L'UNICA GRANDE CITTÀ È LA CAPITALE KABUL, CON CIRCA 3,5 MILIONI DI ABITANTI. ALTRO CENTRO URBANO IMPORTANTE E' KANDAHAR, PRIMA CAPIATLE AFGHANA.
Gli afghani vivono in condizioni di estrema povertà: circa metà della popolazione non ha accesso all'acqua potabile e solo un terzo dispone di corrente elettrica per l'intera giornata. Il tasso di mortalità infantile è elevatissimo, come pure il tasso di analfabetismo. Questa situazione è il risultato di lunghi conflitti, attacchi terroristici, occupazioni militari, instabilità e corruzione politica. Ormai da decenni, infatti, l'Afghanistan è dilaniato da conflitti tra milizie armate, tra cui i talebani, una delle più attive e radicali.
L'economia del Paese, a causa dei danni provocati dalla guerra, ha poche possibilità di sviluppo e si basa quasi esclusivamente sul settore primario: si coltivano cereali, frutta e cotone, mentre l'allevamento (soprattutto di ovini) è una risorsa fondamentale per le comunità che vivono nelle valli interne. L'attività più redditizia però è la coltivazione illegale di papaveri da oppio: l'Afghanistan ha raggiunto quasi il monopolio mondiale nella produzione di oppiacei (eroina e morfina). I proventi di questo commercio sono gestiti da organizzazioni criminali. Il sottosuolo afghano è ricchissimo di minerali: oro, argento, rame, ferro, litio, marmo, terre rare. I pochi stabilimenti industriali sono stati distrutti dalla guerra; proseguono invece alcune attività artigianali di pregio, soprattutto la produzione di tappeti apprezzati e comprati in tutto il mondo.
DALLA MONARCHIA ALLA REPUBBLICA
E DOPO?
1979: ARRIVANO I RUSSI
Alla fine degli anni Settanta del secolo scorso, in seguito ad una prolungata crisi di governo, il leader del partito in carica Mohammad Taraki venne ucciso. Taraki era esponente di un movimento politico molto vicino ai comunisti russi e poiché ai tempi l'Unione Sovietica stava ingaggiando gli Stati Uniti in una sfida per il predominio del mondo (la cosiddetta Guerra Fredda) nel 1979 Mosca decise di inviare l'esercito per occupare l'Afghanistan e impedire che il Paese - strategicamente molto importante per i gasdotti e la sua posizione geografica di "porta" verso L'Asia - sfuggisse alla sua influenza.
In risposta all'occupazione da parte dell'URSS, gli americani sostennero con soldi e armi i gruppi di guerriglieri afghani che si misero a combattere i sovietici. Tra questi ribelli, i più potenti e pericolosi per i russi erano i gruppi di musulmani radicali - chiamati Mujaheddin - che volevano scacciare l'invasore per riportare la legge del Corano in tutta la nazione. Dopo dieci anni di occupazione e di difficile convivenza con i gruppi ribelli i sovietici decidono di ritirarsi dall'Afghanistan nel 1989.In seguito alla fine dell 'occupazione sovietica, scoppiò una vera e propria guerra civile per il controllo del Paese. Ad avere la meglio furono i Mujaheddin che conquistano il potere.
L'arrivo dei Mujaheddin al governo non porta stabilita nel Paese. I conflitti interni tra i vari gruppi che aspirano alla guida dell'Afghanistan proseguono. In quegli anni di tensioni e scontri emergono i TALEBANI guidati dal mullah Omar (1994). L'affermazione dei Talebani a capo del Paese è favorita dall'appoggio di alcuni stati vicini tra cui il Pakistan.
Una volta al comando, i Talebani attuano la sharia, la legge islamica. Ogni aspetto della vita civile diventa quindi fortemente influenzato dalle regole religiose e questo comporta enormi cambiamenti. Alle donne viene vietato di andare a scuola, di lavorare, di guidare, di uscire di casa senza un uomo (padre, fratello o marito) e di vestirsi alla occidentale (venne imposto l'uso del burqa, il velo che copre tutto il corpo); musica e spettacoli vengono banditi;le punizioni corporali e la pena di morte divennero strumenti giuridici applicabili ai trasgressori delle leggi islamiche (es: gli omosessuali).
La valle di Bamiyan senza i Buddha
Restano incancellabili le immagini delle esplosioni che nel 2001 hanno frantumato le statue dei Buddha di Bamiyan. I talebani al potere avevano deciso di abbattere dei monumenti "non islamici" che tanto interesse destavano nella comunità internazionale.
Dal punto di vista della politica estera invece, il regime talebano porta l'Afghanistan a stringere rapporti di amicizia con le frange più radicali dell'Islam tra cui, ovviamente, i gruppi terroristici che dichiarano guerra all'Occidente (e soprattutto all'America).
Gli Stati Uniti cominciano a guardare con preoccupazione a quanto sta accadendo in Afghanistan, anche per i tanti interessi economici in ballo: il Paese, come già detto, è uno snodo fondamentale per i condotti di gas e petrolio e in più ha un sottosuolo ricco di risorse. La situazione precita l' 11 settembre 2001, quando l'organizzazione terroristica di Al-Qaeda colpisce il cuore degli U.S.A. con l'attentato alle Torri Gemelle. L'ideatore dell'attacco è infatti il terrorista saudita Bin Laden, molto vicino ai Talebani. Gli Stati Uniti, con l'obiettivo di trovare Bin Laden, invadono l'Afghanistan, abbattendo in pochi giorni il regime talebano e favorendo la nascita di un governo democratico.
Nonostante la presenza di truppe statunitensi e NATO impegnate a difendere il nuovo stato afghano, la presenza dei Talebani nel paese resta molto forte.
La svolta arriva nel maggio del 2011 con l'uccisione di Bin Laden, in Pakistan. L'impegno militare americano si riduce progressivamente mentre cresce sempre più il ruolo dei Talebani.
Nel 2020, con la pace Doha, Stati Uniti e Talebani arrivano ad un accordo: gli statunitensi ritireranno le loro truppe e i Talebani si impegnano a non creare basi terroristiche nel Paese.Sotto la presidenza Biden il ritiro delle truppe viene attuato. I talebani in brevissimo tempo riconquistano il Paese e il 15 agosto 2021 entrano a Kabul
Dal Palazzo presidenziale i Talebani annunciano la nascita dell'Emirato islamico dell'Afghanistan e promettono che il Paese sarà al sicuro e in pace, non sarà un rifugio sicuro per i terroristi. Viene inoltre annunciata un'amnistia generale, promettono di rispettare i diritti delle donne in linea con la Sharia, la legge islamica.
Le donne afghane
Fino ai primi anni '90, le donne afghane avevo gli stessi diritti degli uomini: studiavano e avevano accesso alle professioni anche di alto livello (medici, ingegneri e altro). Dopo la presa al potere dei Talebani è stato tolto loro ogni diritto; è stato instaurato un sistema di sottomissione totale e da quel momento in poi la donna in Afghanistan è stata considerata utile solo a procreare, soddisfare i bisogni degli uomini e occuparsi della casa. Gli uomini quindi hanno potuto esercitare un potere assoluto.
Le donne sono state private di un volto, nascoste anche allo sguardo, obbligate a indossare il burqua.
Hanno iniziato a vivere segregate in casa, sotto un totale controllo degli uomini, in una condizione di prigionia forzata che le privava di ogni libertà: a loro venivano applicate punizioni fisiche per ogni minima violazione della legge del Corano. I vetri delle case sono stati oscurati per impedire di poterle vedere da fuori.
Le donne afghane dopo la caduta dei talebani
Negli anni successivi molte donne hanno deciso di sfidare le regole della tradizione con l'obiettivo di partecipare alle gare internazionali di ciclismo. La squadra ha iniziato ad allenarsi, sfidando gli insulti e le minacce di cui spesso le atlete erano bersaglio e che le costringevano ad allenarsi fuori città.
Dal 2001, dopo la caduta dei Talebani, le cose sono lentamente migliorate per le afghane: molte donne si sono impegnate con coraggio per riconquistare diritti e dignità.
L'attivista statunitense Shannon Galpin è la prima ad aver percorso in bicicletta i 225 km della valle del Panijshir, in Afghanistan. E' lei, con la sua opera, ad aver permesso la raccolta del materiale necessario alle ragazze afghane per intraprendere la loro avventura in bicicletta.
Nel 2016, grazie ad un'iniziativa italiana, la squadra femminile della federazione afghana è stata candidata al Premio Nobel per la pace con questa motivazione: "La bicicletta è simbolo di libertà, le donne afghane che si allenano sfidano la guerra, le imboscate, i proiettili e ogni genere di ostilità, anche sociale."
Le cicliste afghane sognavano di partecipare alle Olimpiadi di Tokyo del 2020 e di sentirsi come tutte le altre ragazze, ma il loro sogno è finito in tanti pezzi, così come le bici con le quali avevano scoperto la libertà.
L'unica ciclista afghana ad aver partecipato alle Olimpiadi di Tokyo è stata la cronometrista Masomah Ali Zada, fuggita da diversi anni in Francia. L'atleta ha gareggiato nella squadra degli Atleti Olimpici Rifugiati.
Le donne afghane dopo il ritorno dei Talebani al potere
Le prime vittime della riconquista talebana dell’Afghanistan, come abbiamo visto, sono le donne. Tra loro ci sono le ragazze che avevano iniziato, faticosamente, a praticare ciclismo. La loro vita, il loro sogno di rivendicare diritti e libertà in sella alla bicicletta sono ad alto rischio. I Talebani ritengono il ciclismo un tabù, anzi, un vero e proprio scandalo, motivo di disonore.
L'Italia e in particolare la Federazione ciclistica italiana si è adoperata per sostenere le atlete afghane offrendo loro ospitatlità.