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la bellezza della lingua italiana

JESSICA BIASI

Created on March 8, 2024

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Transcript

La bellezza della

Lingua italiana

Jessica biasi 3ca

Indice

LINGUA E CITTADINANZA

INTRODUZIONE

Pag. 03

Pag. 13

Italiano in via di estinzione?

LINEA DEL TEMPO

Pag. 05

Pag. 15

dario fo e il grammelot

DANTE

Pag. 07

Pag. 18

INTRODUZIONE

01.

Lingua italiana: un vero patrimonio culturale

Questa lingua, con la sua musicalità e storia centenaria, rappresenta un vero tesoro culturale. Da versi di grandi poeti a opere di grandi scrittori, la lingua italiana per molti è sinonimo di eleganza e romanticismo, passione e creativià.

INTRODUZIONE

01.

Amata non solo in Italia

La lingua italiana non è amata solo in Italia, ma anche da celebri poeti stranieri e scrittori : un esempio ne sono Thomas Mann, Wolfgang Goethe e Madame de Staël, rispettivamente raffigurati qui a fianco.

LINEA DEL TEMPO

02.

VI

IX-X sec.

IX-X sec.

Inizio Medioevo e nascita del volgare

Prime testimonianze: iscrizione di San Clemente

prime testimonianze: Indovinello veronese

813

IX-X sec.

concilio di Tours

Prime testimonianze: Placito Capuano

LINEA DEL TEMPO

02.

XIII

XIII

rimatori toscani di transizione

Letteratura religiosa: i francescani

XIII-XIV

XIII

Dante e il Dolce Stil Novo

Scuola siciliana

DANTE

03.

Dante : Biografia

Dante Alighieri è stato un poeta, scrittore e filosofo italiano del XIII secolo, nato a Firenze nel 1265. È noto soprattutto per la sua opera principale, la "Divina Commedia", considerata uno dei capolavori della letteratura mondiale. Dante fu coinvolto nella politica della sua città natale e, a causa delle sue posizioni politiche, fu esiliato nel 1302. Durante il suo esilio, scrisse molte delle sue opere più importanti. Oltre alla "Divina Commedia", ha scritto diverse opere poetiche e trattati filosofici. La sua opera ha influenzato profondamente la letteratura italiana e mondiale e la sua figura è ancora oggi celebrata come uno dei più grandi poeti della storia. Dante morì a Ravenna nel 1321.

DANTE

03.

Dante, il padre della lingua italiana

Dante Alighieri è considerato il padre della lingua italiana principalmente per il suo ruolo nel codificare e standardizzare la lingua volgare italiana, che prima della sua opera principale, la "Divina Commedia", era principalmente utilizzata nella comunicazione quotidiana ma non era considerata una lingua letteraria. Egli, attraverso l'illuste opera, conferì alla lingua italiana acquississe un enorme prestigio: pose quindi il primo pilastro per l’unificazione della lingua nazionale italiana su base fiorentina.

Dante: un esempio di creatività linguistica

Dante Alighieri non solo coniò nuove parole, ma anche rielaborò in modo creativo quelle esistenti, conferendo loro significati innovativi. Dante utilizzava anche ampiamente metafore e usi estensivi nel suo linguaggio. Un esempio è l'uso del termine "tetragono", originariamente riferito a una figura geometrica con quattro angoli, che Dante impiegò in senso metaforico per indicare una persona salda di fronte alle avversità della vita, aggiungendo un nuovo strato di significato alla parola.

DANTE

03.

Plurilinguismo Dantesco

Dante, nella Divina Commedia, usa stili linguistici diversi per riflettere l'atmosfera e il contenuto di ciascun regno ultraterreno: nell'Inferno, ad esempio, utilizza un linguaggio basso per descrivere le pene dei dannati; nel Purgatorio, utilizza un linguaggio più lieve e speranzoso, riflettendo il processo di espiazione e il cammino verso la redenzione dei peccatori; mentre nel Paradiso adopera un linguaggio sublime per tentare di descrivere ciò che va oltre la comprensione umana.

DANTE

03.

un esempio di plurilinguismo in Dante...

....nell'Inferno

....nel Purgatorio

....nel Paradiso

+info

+info

+info

DANTE

03.

De vulgari eloquentia : Libro I

prima teorizzazione del volgare

Libro I, 1 : come inizia il De Vulgari Eloquentia:

Il "vulgari eloquentia" è un concetto introdotto da Dante Alighieri nella sua opera "De vulgari eloquentia". Si tratta dell'idea di promuovere l'uso della lingua volgare nella letteratura, anziché il latino. Dante sosteneva che il volgare italiano fosse altrettanto adatto per la produzione di opere letterarie di alto livello quanto il latino. Il "vulgari eloquentia" mirava quindi a elevare la lingua volgare italiana a uno status letterario paritario al latino. Nonostante questo, l'opera è scritta in latino in quanto rivolto principalmente ai dotti per mostrare loro la bellezza della lingua volgare.

DANTE

03.

...solo all'uomo fra tutti gli esseri fu dato di parlare, perché solo a lui era necessario. Non era necessario parlare né agli angeli né agli animali inferiori (…) Conveniva dunque che gli appartenenti al genere umano avessero per comunicarsi a vicenda i loro concetti un segno razionale e sensibile: razionale, perché deve ricevere e trasmettere da una ragione all’altra; sensibile, perché nulla si può trasferire da una ragione a un’altra senza un mezzo sensibile"

Dante Alighieri, De Vulgari Eloquentia

LINGUA E CITTADINANZA

04.

Binomio lingua-cittadinanza

Chi parla male, pensa male e vive male"

Il possesso di competenze linguistiche adeguate è essenziale per diventare cittadini consapevoli e autonomi, partecipando pienamente alla vita economica, sociale e democratica del Paese. L'educazione linguistica dovrebbe concentrarsi sull'ampliamento del lessico e sullo sviluppo delle capacità espressive in vari contesti. È fondamentale che la scuola garantisca a tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro provenienza linguistica o condizione socio-culturale, il raggiungimento di queste competenze linguistiche.

LINGUA E CITTADINANZA

04.

Evoluzione storica

Il legame tra lingua e cittadinanza ha subito un'evoluzione nel corso della storia, dalle antiche concezioni greche e latine fino all'idea moderna di stato e nazione. In particolare, in Italia, questo legame si è evidenziato dopo l'unità nazionale, quando la frammentazione dialettale ha reso difficile superare le divisioni culturali.

Ruolo della lingua nella cittadinanza

Dopo l'unità nazionale, il rapporto lingua-diritto è emerso chiaramente attraverso le prime leggi elettorali italiane, che condizionavano il diritto di voto alla capacità di comprendere e utilizzare la lingua italiana e, successivamente, rafforzato. Attualmente, le competenze linguistiche sono considerate fondamentali per una cittadinanza attiva, poiché consentono l'interazione con l'informazione scritta e il coinvolgimento significativo nella vita sociale e politica della comunità.

ITALIANO IN VIA D'ESTINZIONE?

05.

Se procediamo di questo passo nel 2300 l’italiano sarà sparito. Al suo posto si parlerà solo l’inglese"

-Claudio Marazzini, presidente dell'Accademia della Crusca

Italiano e forestierismi

Marazzini evidenzia come gli inglesismi e gli americanismi stiano prendendo sempre più piede nella lingua italiana, spinti dal rapido avanzare della tecnologia e dall'influenza del mondo digitale. Parole come "taggare", "chattare" e "postare" sono solo alcuni esempi di come l'italiano stia adottando termini stranieri anziché svilupparne di propri. Questo fenomeno, secondo Marazzini, mette in discussione la resilienza linguistica dell'italiano e può avere conseguenze culturali significative, come la perdita di parole di stampo umanistico di origine latina e greca,che rischiano di cadere in disuso, allontanandoci dalle nostre radici culturali più profonde.

ITALIANO IN VIA D'ESTINZIONE?

05.

Evoluzione dell'Italiano

Italiano e immigrazione

L'immigrazione non incide sui cambiamenti della lingua italiana. Il numero di immigrati è limitato e provengono da diverse località, non portando con sé una singola lingua. Inoltre, cercano di imparare l'italiano per integrarsi, ma non hanno l'influenza linguistica necessaria per modificare la lingua. Non si tratta quindi di immigrazione intellettuale.

L'italiano è in costante evoluzione, come tutte le lingue. Tuttavia, si trova in una situazione unica: fino all'Ottocento ha subito pochi cambiamenti, ma da quando è diventato la lingua del popolo dopo l'Unità d'Italia nel 1861, ha sperimentato un maggiore dinamismo, perché, dall'800 in poi è diventato una vera lingua di popolo, mentre prima era soprattutto la lingua di una ‘élite’ intellettuale.

ITALIANO IN VIA D'ESTINZIONE?

05.

Come si può risolvere?

Per affrontare il problema dei forestierismi, è importante evitare atteggiamenti di intolleranza e guardare ad esempi positivi di altri paesi europei, come Francia, Spagna e Portogallo (che hanno deciso di applicare una resistenza lessicale ben più superiore a quella Italiana). Tuttavia, attualmente in Italia c'è una mancanza di difesa della lingua e della cultura italiana.

DARIO FO

06.

Dario Fo : biografia

Dario Fo è stato un prolifico drammaturgo, attore, scrittore e regista teatrale italiano, nato il 24 marzo 1926 a Sangiano, in provincia di Varese, e morto il 13 ottobre 2016 a Milano. Vincitore del Premio Nobel per la Letteratura nel 1997, è stato noto per il suo impegno politico e sociale e per il suo stile satirico e comico. Tra le sue opere più celebri ci sono "Mistero buffo" e "Morte accidentale di un anarchico". Fo ha influenzato profondamente il teatro contemporaneo con il suo lavoro innovativo e provocatorio.

DARIO FO

06.

che si ispira ai giullari medievali nel dileggiare l'autorità e nel risollevare la dignità degli oppressi"

Premio nobel al "giullare della cultura italiana"

Il 9 ottobre 1997, Dario Fo è stato insignito del Premio Nobel per la Letteratura. L'ultimo italiano a vincere il Premio Nobel per la Letteratura prima di Fo era stato Eugenio Montale nel 1975, mentre l'ultimo drammaturgo italiano premiato risaliva al 1934 con Luigi Pirandello. In merito al premio, Fo dichiarò: "Con me hanno voluto premiare la Gente di Teatro".

DARIO FO

06.

Una scoperta insolita...

Fo ricevette la notizia del premio in modo piuttosto insolito: mentre si trovava sull'autostrada A1 con Ambra Angiolini, durante la registrazione di una puntata della trasmissione televisiva Milano-Roma, un'automobile si affiancò alla loro mostrando un cartello con su scritto "Hai vinto il Nobel".

DARIO FO

06.

Il grammelot

Il grammelot è una tecnica di rappresentazione teatrale: è il parlare onomatopeico, cioè riuscire a far capire discorsi senza in verità dire parole stabilite da un codice, da un glossario, un dizionario. Non fanno assolutamente parte della normalità, sono suoni inventati di volta in volta che, con ritmi, richiamano l'idea a certe azioni e discorsi. Fu Dario Fo stesso a rendere popolare questa "lingua" e a coniarne il termine..

DARIO FO

06.

Mistero Buffo

Fo utilizzò il grammelot nella sua commedia più famosa, Mistero Buffo, nel quale mescolava dialetti italiani settentrionali, assumendone di volta in volta le varie cadenze a seconda del dialetto utilizzato.(dal minuto 02:35)

DARIO FO

06.

Ancora non si è capito che soltanto nel divertimento, nella passione e nel ridere si ottiene una vera crescita culturale."

Dario Fo

DARIO FO

06.

una versione simile al Grammelot : la metasemantica...

La metasemantica (=oltre il significato) è una tecnica letteraria introdotta da Fosco Maraini nella sua raccolta di poesie "Gnòsi delle fànfole" del 1966. Essa consiste nell'utilizzo di parole prive di significato intrinseco, ma che suonano familiari alla lingua del testo e seguono le sue regole sintattiche e grammaticali. Attraverso il suono e la posizione nel testo, queste parole possono assumere significati arbitrari.

DARIO FO

06.

Il Lonfo

Esempio più celebre di metasemantica : Il Lonfo viene descritto come una creatura immaginaria, pigra e schiva, usando la tecnica della metasemantica...Celebre è la versione che ne fa Gigi Proietti (nel video qui inserito).

JESSICA BIASI

Fine

3ca

Nascita :

Com'è nato il grammelot?

Il suono onomatopeico, mimetico del linguaggio, illustrativo della voce, che Dario Fo chiama Grammelot, nasce in Francia quando gli attori della Commedia dell'Arte furono antagonizzati dalla Chiesa in Italia durante la Controriforma. Si sono rivolti invece all’Europa, ma non solo per superare la censura.

Molti degli attori della Commedia dell'Arte conoscevano altre lingue, ma tutti coloro che hanno provato a improvvisare in un'altra lingua sanno che ci vuole molto tempo per raggiungere il livello e la velocità e per acquisire la capacità associativa di essere totalmente liberi nella nuova lingua.

Prime testimonianze

Iscrizione di S. Clemente

Si tratta di un affresco conservato nella basilica paleocristiana di S. Clemente. Presentato come una "simpatica vignetta", raffigura il pretore Sisinno che, adirato, ordina ad alcuni uomini di sollevare una pesante colonna di marmo. Il latino di Sisinno è piuttosto volgare e sporco ("fili de le pute, traite!"), ma si tratta comunque di una testimonianza importante.

DARIO FO

Nascita del grammelot secondo Fo

"Grammelot è un termine di origine francese, coniato dai comici dell’Arte e maccheronizzato dai veneti che dicevano gramlotto. È una parola priva di significato intrinseco, un papocchio di suoni che riescono egualmente a evocare il senso di un discorso. Grammelot significa, appunto, gioco onomatopeico di un discorso, articolato arbitrariamente, ma che è in grado di trasmettere, con l’apporto di gesti, ritmi e sonorità particolari, un intero discorso compiuto"

Dario Fo nel suo Manuale minimo ci racconta che questi giullari, pur di farsi capire in terre straniere, usavano esprimersi in grammelot.

Rimatori toscani

Dalla Sicilia alla Toscana

La poesia siciliana, con il suo prestigio, influenzò la Toscana, dove i poeti locali adottarono le convenzioni e i temi amorosi introdotti dai siciliani. I poeti toscani ampliarono le tematiche affrontate, incorporando elementi politici e sociali propri dei liberi Comuni toscani. Questa nuova lirica toscana, rappresentata anche da Guittone d'Arezzo, si distingue per il coinvolgimento del poeta nella vita politica della città e l'espressione di sentimenti civili e morali, contrariamente alla poesia siciliana concentrata esclusivamente sull'amore cortese.

Prime testimonianze

Placito Capuano

"Sao ko kelle terre, per kelle terre fini que ki contene, trenta anni le possette sancti Benedecti" Il "Placito Capuano", datato al 960 a Capua, è un importante documento giuridico in cui un giudice trascrive una testimonianza in volgare accanto al latino durante un processo tra l'abate di Montecassino e un individuo accusato di occupazione indebita di terre abbaziali. Questo volgare è già chiaramente distinto dal latino, rappresentando una forma più matura e distintiva dell'italiano rispetto all'Indovinello veronese, più antico di più di un secolo.

Letteratura religiosa

Il Cantico delle Creature (1224)

La lingua volgare scritta, da cui avrebbe avuto origine la lingua italiana, si afferma però solo nel '200, quando viene utilizzata anche nei testi letterari. Del 1224 è il famoso Cantico delle creature di San Francesco d'Assisi, scritto in volgare umbro, di cui riportiamo alcuni versi:"[...] Lodato sii, mio Signore, insieme a tutte le creature, specialmente per il signor fratello sole, il quale è la luce del giorno, e tu tramite lui ci dai la luce. E lui è bello e raggiante con grande splendore: te, o Altissimo, simboleggia. [...]"

Lingua italiana

Dante e gli stilnovisti

Nel quattordicesimo secolo si ha l'affermazione definitiva del volgare, la sua consacrazione a lingua di uguale dignità rispetto al latino per l'uso letterario. Ad avere il sopravvento tra i diversi volgari italiani è il tosco-fiorentino, e questo per due ragioni fondamentali. 1. I più grandi scrittori d'Italia (Dante, Petrarca, Boccaccio) sono toscani 2. Firenze diventa una potenza economica e culturale. Anche se ancora instabile, con Dante il volgare ottene molto più prestigio e si diffonde velocemente.

Scuola siciliana

Ispirazione all'amor cortese

Nella corte siciliana di Federico II, tra il 1230 e il 1250, si sviluppa la prima poesia d'arte in volgare italiano. I poeti siciliani, funzionari dello Stato, adottano la forma poetica trobadorica, ma con temi amorosi e procedimenti stilistici distinti. Contrariamente alla poesia d'oc settentrionale, concentrata su temi civili e politici, quella siciliana si limita all'amore cortese, trattato in modo aristocratico e raffinato. I poeti esaltano la donna come oggetto d'adorazione, utilizzando convenzioni poetiche tipiche del trovatore, ma con uno stile stilizzato e astratto.

Concilio di Tours

Il volgare inizia a prevalere...

Il Concilio di Tours, ovvero una riunione ecclesiastica importante svoltasi nel 813, tra le altre questioni, trattò anche la questione linguistica : prescrisse ai chierici la predicazione in "lingua romana rustica" (il volgare) : si deduce che la massa della popolazione non era più in grado di comprendere il latino.

“Chiamiamo lingua volgare quella lingua che i bambini imparano ad usare da chi li circonda quando incominciano ad articolare i suoni; o, come si può dire più in breve, definiamo lingua volgare quella che riceviamo imitando la nutrice, senza bisogno di alcuna regola. Abbiamo poi un’altra lingua di secondo grado, che i Romani chiamarono «grammatica». Questa lingua seconda la possiedono pure i Greci e altri popoli, non tutti però: in realtà anzi sono pochi quelli che pervengono al suo pieno possesso, poiché non si riesce a farne nostre le regole e la sapienza se non in tempi lunghi e con uno studio assiduo.Di queste due lingue la più nobile è la volgare: intanto perché è stata adoperata per prima dal genere umano; poi perché il mondo intero ne fruisce, benché sia differenziata in vocaboli e pronunce diverse; infine per il fatto che ci è naturale, mentre l’altra è, piuttosto, artificiale. Ed è di questa, la più nobile, che è nostro scopo trattare.” Vulg. El. I, 1

Thomas Mann

"Ma signore che cosa mi domanda? Son veramente innamorato di questa bellissima lingua, la più bella del mondo. [...] Sì, caro signore per me non c’è dubbio che gli angeli parlano italiano. Impossibile immaginare che queste creature del cielo si servano di una lingua meno musicale."

Thomas Mann, premio Nobel per la Letteratura nel 1929, fa rispondere così al protagonista del suo romanzo “Confessioni del cavaliere d’industria Felix Krull“, alla domanda fatagli dal direttore d’albergo che gli chiedeva se conoscesse l’italiano.

Madame de Staël

"Chi non ha mai sentito il canto italiano non sa cosa sia la musica. Le voci in Italia hanno una morbidezza e una dolcezza che ricordano sia il profumo dei fiori che la purezza del cielo. La natura ha destinato questa musica a questo clima, l'una è come il riflesso dell'altro."

Queste le parole di Madame de Staël, scrittrice, filosofa e salottiera francese svizzera, durante il suo viaggio in Italia.

Prime testimonianze

indovinello veronese

"Se pareba boves, alba pratalia araba, et albo versorio teneba; et negro semen seminaba. Gratias tibi agimus omnipotens sempiterne Deus.

Nel 1924 è stato scoperto un antico indovinello nella Biblioteca Capitolare di Verona, risalente alla fine dell'VIII o all'inizio del IX secolo, noto come "Indovinello veronese". È considerato una delle prime testimonianze del volgare italiano, mostrando una transizione dal latino all'italiano.

VI: Medioevo

nascita del volgare

Le invasioni barbariche e il crollo dell'Impero romano d'Occidente (476 d.C.) portarono alla frammentazione linguisita in Italia. Perciò, il volgare si venne a creare essenzialmente per due motivi:

  1. lingue di superstrato : influenze dalle lingue barbariche.
  2. lingue si sostrato : influenze dalle lingue precedenti alla conquista romana.

Si venne quindi a creare una distinzione tra latino volgare (parlato dal vulgus, il popolo) e il latino colto, parlato dalle classi sociali superiori.

Johann Wolfgang von Goethe

"[..]Qui per la prima volta ho trovato un postiglione italiano autentico; il locandiere non parla tedesco, e io devo porre alla prova le mie capacità linguistiche. Come sono contento che questa lingua amata diventi ormai la lingua viva, la lingua dell'uso!"

Affermò il celebre poeta tedesco giunto a Roverento durante il suo primo viaggio in Italia nel 1786.