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unità d’Italia storia
Aurora Brilli
Created on March 7, 2024
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Transcript
i problemi dell'italia unita
destra e sinistra al comando in italia
il nuovo stato deve rafforzare l'unità del paese
il nuovo stato deve rafforzare l'unità del paese
Nel 1861 all'unità d'Italia mancavano il Veneto, lo Stato della Chiesa e il Trentino sarebbe rimasto austriaco fino al termine della prima guera mondiale. Iprimi governi dell'Italia dovettero rafforzare l'unità del paese e garantire entrate sufficienti.
pesano sullo sviluppo le differenze economiche e sociali tra le regioni del centro-nord e quelle meridionali
problemi principali
La povertà ma soprattutto l'analfabetismo per il 78% degli Italiani. La miseria era causa di malattie, come la pellegra e la malaria.
nord
maggiormente sviluppato
sud
maggiormente arretrato
i deputati erano divisi in due raggruppamenti politici:
tra il 1861 e il 1876 l'Italia fu governata dalla destra
destra:
Il primo problema fu scegliere la strada dell'accentramento o quella del decentrameno. La destra però, riteneva che il decentramento avrebbe potuto mettere a repentaglio l'unità appena raggiunta. Per questo motivo scelse la via dell'accentramento, estendendo a tutta l'Italia lo Statuto Albertino.
rappresentava gli interessidella nobiltà e della ricca borghesia; esprimeva una cultura più conservatrice; i suoi esponenti si ispiravano alle idee di Cavour.
sinistra:
rappresentava gli interessi della media borghesia; esprimeva una cultura più democratica; i suoi esponenti si ispiravano alle idee di Mazzini e Garibaldi.
il debito dello stato causò la riduzione delle spese e numerose tasse, tra cui quella del macinato. L'obbiettivo era il pareggio del bilancio che si raggiunse nel 1876. Nel frattempo però le condizioni sociali ed economiche del paese peggioravano, soprattutto per quegli investimenti che non furono improvvisamente avviati.
il debito dello stato causò la riduzione delle spese e numerose tasse, tra cui quella del macinato. L'obbiettivo era il pareggio del bilancio che si raggiunse nel 1876. Nel frattempo però le condizioni sociali ed economiche del paese peggioravano, soprattutto per quegli investimenti che non furono improvvisamente avviati.
il territorio italiano fu diviso in province con a capo un prefetto che si occupava anche della nomina dei sindaci. La destra abolì le barriere doganali interne, estese il sistema metrico decimale e impose l'utilizzo di una sola moneta, la lira piemontese.
il territorio italiano fu diviso in province con a capo un prefetto che si occupava anche della nomina dei sindaci. La destra abolì le barriere doganali interne, estese il sistema metrico decimale e impose l'utilizzo di una sola moneta, la lira piemontese.
la questione meridionale
la questione meridionale
Molti meridionali cercarono condizioni di vita migliori, altri si dettero a brigantaggio, bande di uomini poveri che effettuavano rapine e saccheggi. I riganti lottavano contro l'"ordine piemontese". Un numero crescente di contadini si unì ai briganti per sfuggire alla miseria, alle tasse e e al servizio militare. Il nuovo governo italiano affrontò il problema ricorrendo all'esercito. Tra il 1861 e il 1865 il Sud del paese visse una guerra civile; solo così il governo riuscì a riportare l'ordine.
Molti meridionali cercarono condizioni di vita migliori, altri si dettero a brigantaggio, bande di uomini poveri che effettuavano rapine e saccheggi. I riganti lottavano contro l'"ordine piemontese". Un numero crescente di contadini si unì ai briganti per sfuggire alla miseria, alle tasse e e al servizio militare. Il nuovo governo italiano affrontò il problema ricorrendo all'esercito. Tra il 1861 e il 1865 il Sud del paese visse una guerra civile; solo così il governo riuscì a riportare l'ordine.
i contadini e i braccianti meridionali erano sempre più diffidenti nei confronti del nuovo Stato, che sentivano lontano e persino straniero. Grande malcontento suscitò poi il servizio militare obbligatorio che durava 4 anni ed era esteso ai giovani di almeno 20 anni. Le popolazioni centro-meridionali lo ritenevano un sacrificio inutile imposto dall'arrivo dei piemontesi. La pratica del clientismo era sempre più diffusa.
i contadini e i braccianti meridionali erano sempre più diffidenti nei confronti del nuovo Stato, che sentivano lontano e persino straniero. Grande malcontento suscitò poi il servizio militare obbligatorio che durava 4 anni ed era esteso ai giovani di almeno 20 anni. Le popolazioni centro-meridionali lo ritenevano un sacrificio inutile imposto dall'arrivo dei piemontesi. La pratica del clientismo era sempre più diffusa.
la terza guerra d'indipendenza
la terza guerra d'indipendenza
La Prussia firmò con l'Austria il trattato di Praga (1866) in base al quale:
La Prussia firmò con l'Austria il trattato di Praga (1866) in base al quale:
Il governo piemontese riuscì a unire all'Italia lo Stato della Chiesa e, grazie alla Prussia, il Veneto. L'Italia e la Prussia firmarono un trattato che prevedeva un attacco congiunto all'Austria. Il 16 giugno 1866 la Prussia diede inizio alla terza guerra di indipendenza. L'esercito italiano fu sconfitto prima a Custoza e poi a Lissa. Il 3 luglio l'esercito prussiano sbaragliò invece quello austriaco a Sadowa (attuale Repubblica Ceca). Nel frattempo Garibaldi aveva battuto gli Austriaci dando inizio all'invasione del Trentino. la Prussia aveva però già firmato l'Armistizio con gli Austrici, dichiarando quindi conclusa la guerra.
Il governo piemontese riuscì a unire all'Italia lo Stato della Chiesa e, grazie alla Prussia, il Veneto. L'Italia e la Prussia firmarono un trattato che prevedeva un attacco congiunto all'Austria. Il 16 giugno 1866 la Prussia diede inizio alla terza guerra di indipendenza. L'esercito italiano fu sconfitto prima a Custoza e poi a Lissa. Il 3 luglio l'esercito prussiano sbaragliò invece quello austriaco a Sadowa (attuale Repubblica Ceca). Nel frattempo Garibaldi aveva battuto gli Austriaci dando inizio all'invasione del Trentino. la Prussia aveva però già firmato l'Armistizio con gli Austrici, dichiarando quindi conclusa la guerra.
- venne abolita la Confederazione germanica
- gli Asburgo furono definitivamente esclusi dagli affari tedeschi
- gli Asburgo furono costretti a concedere larga autonomia al Regno d'Ungheria
- venne abolita la Confederazione germanica
- gli Asburgo furono definitivamente esclusi dagli affari tedeschi
- gli Asburgo furono costretti a concedere larga autonomia al Regno d'Ungheria
L'Italia firmò con gli Austriaci la pace di Vienna, ricevendo il Veneto. A concludere l'unificazione mancava ora solo la conquista di Roma.
L'Italia firmò con gli Austriaci la pace di Vienna, ricevendo il Veneto. A concludere l'unificazione mancava ora solo la conquista di Roma.
Due anni dopoMarco Minghetti firmò con la Francia la "convenzione di settembre" (15 settembre 1864), un trattato in base al quale Napoleone accettava di ritirare le sue truppe da Roma entro 2 anni, mentre il governo italiano si impegnava a non invadere lo stato Pontificio. La capitale del Regno d'Italia du trasferita da Torino a Firenze. Nel novembre 1867 le truppe garibaldine furono fermate dall'esercito francese e dalle truppe pontificie nel sanguinoso scontro di Mentana. Il 20 settembre 1870 il governo italiano entrò nella città attraverso un varco nelle mura dello Stato pontificio, presso Porta Pia. Un plebiscito decideva l'annessione di Roma al Regno d'Italia e poneva fine al potere temporale dei papi. Papa Pio IX si rifiutò di accettare questo cambiamento: cominciò così un periodo di netta seprazione tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica.
Due anni dopoMarco Minghetti firmò con la Francia la "convenzione di settembre" (15 settembre 1864), un trattato in base al quale Napoleone accettava di ritirare le sue truppe da Roma entro 2 anni, mentre il governo italiano si impegnava a non invadere lo stato Pontificio. La capitale del Regno d'Italia du trasferita da Torino a Firenze. Nel novembre 1867 le truppe garibaldine furono fermate dall'esercito francese e dalle truppe pontificie nel sanguinoso scontro di Mentana. Il 20 settembre 1870 il governo italiano entrò nella città attraverso un varco nelle mura dello Stato pontificio, presso Porta Pia. Un plebiscito decideva l'annessione di Roma al Regno d'Italia e poneva fine al potere temporale dei papi. Papa Pio IX si rifiutò di accettare questo cambiamento: cominciò così un periodo di netta seprazione tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica.
annessione di Roma
annessione di Roma
Il Parlamento italiano aveva annunciato nel 1861 che Roma sarebbe stata la "futura capitale d'Italia". Questa dichiarazione allarmò i vertici della Chiesa e i cattolici francesi. Cavour seguiva il principio: "libera Chiesa in libero Stato". Papa Pio IX però si rifiutò di condurre qualsiasi trattativa. Nel 1862 garibaldi decise di organizzare una spedizione contro Roma ma le truppe garibaldine furono fermate dal governo italiano guidato da Urbano Ratazzi.
Il Parlamento italiano aveva annunciato nel 1861 che Roma sarebbe stata la "futura capitale d'Italia". Questa dichiarazione allarmò i vertici della Chiesa e i cattolici francesi. Cavour seguiva il principio: "libera Chiesa in libero Stato". Papa Pio IX però si rifiutò di condurre qualsiasi trattativa. Nel 1862 garibaldi decise di organizzare una spedizione contro Roma ma le truppe garibaldine furono fermate dal governo italiano guidato da Urbano Ratazzi.
un altro grave problema che la Sinistra si trovò a dover affrontare era quello dell'emigrazione. Nella seconda metà dell'ottocento la politica protezionistica (messa in atto dai governi della Sinistra) danneggò i lavoratori italiani occupati nell'agricoltura; Questa situazione generò una diffusa condizione di miseria che spinse molte persone a emigrare. Tra il 1876 e il 1880 le principali destinazioni erano i Paesi europei più industrializzati (Francia, Germania e Svizzera). All'inizio el XX secolo, invece, il flusso migratorio si spostò verso gli Stati Uniti , l'argentina e il Brasile.
sinistra al potere dell'italia
Nel 1876, quando ormai gli uomini della destra erano risuciti a completare l'unificazione dell'Italia e a raggiungere il pareggio del bilancio, diede le dimissioni Marco Minghetti ed ebbe inizio il primo governo della sinistra guidato da Agostino Depretis. L'80% della popolazione era analfabeta e quindi non poteva votare, perciò impose una riforma elettorale, che garantiva l'istruzione elementare obbligatoria e gratuita.
le riforme della sinistra
La legge del Coppino del 1877 riforma l'istruzione elementare (obbligatoria e gratuita per i bambini dai 6 ai 9 anni). Ora era indispensabile costrire nuove scuole e aumentare gli insegnanti. Non era facile far rispettare da tutti uesta legge perchè persisteva ancora il lavoro minorile. Nel 1880 venne abolita la tassa sul macinato (introdotta dalla Destra). Poco dopo il governo si trovòcostretto a introdurre nuove imposte indirette: acquistando prodotti di consumo i cittadini pagano tasse imposte dallo Stato.
Agostino depretis ricoprì per otto volte la carica di Presidente del Consiglio del Regno d'Italia. Durante il suo periodo di governo cercò la collaborazione del maggior numero di parlamentari che permettessero l'approvazione delle leggi imposte dal governo. Questo clima provocò l'assenza di un partito di governo e di un partito di opposizione. Tale costume parlametare, detto Trasformismo, finì per frenare l'azione riformatrice della Sinistra.
le riforme della sinistra
La Sinistra scelse una politica protezionistica, fissando tariffe doganali per proteggere i prodotti industriali. Questa politica danneggiò l'agricoltura e favorì l'industria: sorsero e si svilupparono industrie tessili, siderurgihe, metallurgiche e altre grandi industrie.
Nel 1882 fu approvata la riforma elettorale, il limite d'età era dai 25 ai 21 e il patrimonio che si doveva avere per votare era dalle 40 alle 19 lire (le donne non potevano votare). Il governo della Sinistra riuscì a far approvare la cassa nazionale (aiuto per i lavoratori che avessero avuto incidenti sul lavoro) e il codice penale (vene introdotta la libertà di sciopero e fu abolita la pena di morte.
la triplice alleanza
la triplice alleanza
il socialismo
il socialismo
L'italia prese le distanze dall'alleato francese per tre motivi principali:
L'italia prese le distanze dall'alleato francese per tre motivi principali:
Nel 1892, per sostenere i diritti dei lavoratori naque a Geniva il Partito socialista itlaiano. Negli stessi anni sorsero anche le Camere del lavoro, associazioni sindacali più che politiche, che difendevano gli perai nelle loro controversie con i datori di lavoro e che si impegnavano nel trovare lavoro ai disoccupati.
Nel 1892, per sostenere i diritti dei lavoratori naque a Geniva il Partito socialista itlaiano. Negli stessi anni sorsero anche le Camere del lavoro, associazioni sindacali più che politiche, che difendevano gli perai nelle loro controversie con i datori di lavoro e che si impegnavano nel trovare lavoro ai disoccupati.
- nel 1881 la Francia occupò la Tunisia;
- il governo francese aveva iniziato una guerra commerciale con l'Italia;
- la Francia chiedeva con insistenza la restituzione di Roma al papato;
- nel 1881 la Francia occupò la Tunisia;
- il governo francese aveva iniziato una guerra commerciale con l'Italia;
- la Francia chiedeva con insistenza la restituzione di Roma al papato;
ormai isolato il governo italiano si rivolse alla Germania. Il successore di Vittorio Emanuele II fu suo figlio Umberto I, con cui Depretis firmò nel 1882 una triplice alleanza tra Italia, Germania e Austria. Quest'ultima sarrebbe servita per contrastare la Francia. Il patto garantiva all'Italia aiuto militare in caso di attacco francese e allo stesso tempo non doveva preoccuparsi di una minaccia austriaca.
ormai isolato il governo italiano si rivolse alla Germania. Il successore di Vittorio Emanuele II fu suo figlio Umberto I, con cui Depretis firmò nel 1882 una triplice alleanza tra Italia, Germania e Austria. Quest'ultima sarrebbe servita per contrastare la Francia. Il patto garantiva all'Italia aiuto militare in caso di attacco francese e allo stesso tempo non doveva preoccuparsi di una minaccia austriaca.
crisi di fine secolo
crisi di fine secolo
Molti lavoratori si ribellarono perchè Crispi ignorò i problemi sociali derivanti dalla "guerra doganale" con la Francia. In Sicilia (1891-1893) più di 200.000 lavoratori e contadini aderirono ai Fasci dei lavoratori, associazioni di braccianti che organizzavano violente agitazioni per chiedere condizioni di lavoro migliori. Quindi Crispi scelse le maniere forti e mandò nel 1893 l'esercito.
L'Italia tentò di invadere l'Etiopia, nell'Africa orientale, ma questo tentativo fallì e nel 1882 impartirono agli italiani una pesante sconfitta a Dogali. In quello stesso anno morì Agostino Depretis, cui succedette Francesco Crispi, unex garibaldino e un ex repubblicano che tentò di esercitare una politica autoritaria.
crisi di fine secolo
crisi di fine secolo
Crispi fallisce nella politica coloniale. Nel 1889 egli conluse con il negus dell'Impero etiopico, Menelik, il trattato di Uccialli, che riconosceva all'Italia la sovranità sul'Eritrea e il protettorato su tutta l'Etiopia. Accordandosi con il sultano Zenzibar riuscì a ottenere il proletariato anche in Somalia. Ma con l'aiuto della Francia, Menelik, iniziò una guerra contro gli italiani (anche loro avevano interessi commerciali in Somalia).
Il 1° marzo 1896 le truppe italiane vennero sconfitte ad Adua e in seguit Crispi si dimise. Il nuovo primo ministro Antonio di Rundinì, stipulò con Menelik lapace di Addis Abeba, in base alla quale l'Italia rinunciava al proletariato sull'Etiopia e otteneva il possesso dell'Eritrea entro confini più ristretti diquelli previsti.
crisi di fine secolo
crisi di fine secolo
Il compito di guidare il paese venne affidato ai liberali democratici. L'obbiettivo era quello di riportare la calma attraverso una politica moderata ma ormai era troppo tardi. Il 29 luglio 1900 il re Umberto I venne
Le agitazioni dei lavoratori divennero particolarmente intense nel 1898 per questo aumentò il prezzo del pane, causando disagi alla popolazione più povera. Tumulti e disordini si ebbero in Romagna, in Puglia, nelle Marche e in Toscana ma soprattutto a Milano. Proprio lì il generale Bava Beccaris ordinò di fare fuoco con i cannoni sulla folla, causando almeno 80 morti e 450 feriti.
assassinato a Monza da Gaetano Bresci, un anarchico giunto dall'America con lo scopo di vendicare le vittime dela massacro di Milano.
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