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MATILDE CURINO

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Transcript

L’anno della svolta: la contestazione del ‘68

I volti e le istanze del movimento femminista.

ARCHIVIO STORICO DELLE DONNE DI BOLOGNA

DALL' ARCHIVIO DELLE DONNE DI BOLOGNA

All’interno del Chiostro di Santa Cristina di Bologna, dal 28 settembre al 28 novembre 2018, l’Associazione Orlando ha promosso la mostra Alza il Triangolo al Cielo. Corpi, Parole e Spazi delle Donne in movimento 1968-2018. L’esposizione percorre il cambiamento dei costumi e del ruolo delle donne nella società Italiana, attraverso lo sguardo dei movimenti politici delle donne, protagonisti della profonda trasformazione culturale e sociale dell’Italia a partire dal 1968. Sono stati esposti materiali di archivio (documenti, riviste, fotografie e video)

ORLANDO ASSOCIAZIONE FEMMINISTA E DI DONNE

UN PERCORSO A PIÙ TEMPI DAL 1968 AL 2018

L’esposizione, a cura di Stefania Minghini Azzarello, si basa su una narrazione tematica e cronologica, espressione di una contaminazione di linguaggi differenti che danno vita ai corpi, alle parole e agli spazi delle donne che hanno caratterizzato l’Italia, dagli anni sessanta fino agli ottanta con movimenti verso il presente 2018.

2. ANNI '60

1. 1968

NO MORE MISS AMERICA

NOI SIAMO GLI ANGELI DEL FOCOLARE

Nel settembre 1968, un folto gruppo di donne sfila ad Atlantic City di fronte alla Convention Hall dove si svolge la gara per l’elezione di Miss America. Inalberano cartelli, danno vita a performance, lanciano slogan: primo fra tutti “No more Miss America!”.

L’Italia degli anni ’60 è attraversata dalla più generale congiuntura di crescita economica e modernizzazione sociale che caratterizza il mondo occidentale. Molte sono le incrinature e i segnali di cambiamento rispetto a culture e strutture mentali tradizionali.

Si afferma la famiglia nucleare, crescono i consumi, aumenta l’istruzione per i ragazzi e, soprattutto per le ragazze, si diffondono nuovi stili di vita.

In un linguaggio comunicativo dirompente, quella manifestazione esprime la ribellione delle generazioni femminili

3. ANNI '70

4. 1977-2017

IO SONO MIA

IL PERSONALE E' POLITICO

L’8 Marzo poggia su un mito fondativo falso ma evocativo e difficile da scardinare: un presunto incendio in una fabbrica statunitense avvenuto ai primi del Novecento, proprio l’8 marzo, nel quale trovarono la morte numerose operaie. Alcune varianti della storia raccontano di un albero di mimosa nel cortile della fabbrica, a spiegare la ragione di un simbolo.

Nella storia dei movimenti delle donne il ’68, anno emblematico della congiuntura della fine degli anni ’70, rappresenta un crocevia e un momento di accelerazione.In quell’anno, raggiunge il suo culmine una rivolta generazionale e transnazionale che si diffonde dalle scuole fino alla politica e cultura

In tante partecipano alla contestazione contro l’autoritarismo, l’apparente neutralità del sapere, l’integrazione nella società dei consumi e un sistema segnato dal dominio e dall’oppressione.Le donne si ritrovano così in sedi proprie, prima di tutto nelle case, spazi per eccellenza del privato, che diventano luoghi di pratiche differenti, nella presa di coscienza del significato politico di ciò che era considerato personale.

In Italia la prima celebrazione ufficiale della Giornata della Donna avviene nel 1921. Dopo il fascismo e la Seconda Guerra Mondiale sarà l’UDI Unione Donne Italiane a promuovere la data dell’8 marzo. Il femminismo degli anni ’70 risignifica questa data: dall’emancipazione alla liberazione.

5. ANNI '80

6. ANNI '82-'83

NIENTE CADE DAL CIELO

ABITARE LA MOLTEPLICITA'

Nel passaggio di decennio si sviluppa una fase nuova: si moltiplicano le esperienze, si sviluppano pensieri e saperi, si allargano le reti e gli scambi internazionali, nascono altri luoghi delle donne e della comunità LGBT.

La nascita dell’Associazione Orlando e del Centro delle donne di Bologna trova la sua origine fin dalla fine degli anni ’70.Intanto anche a Bologna si è diffusa nel movimento l’idea di un centro delle donne, rivendicato nella manifestazione dell’8 marzo 1977, ma è all’interno di questo gruppo che nasce la proposta di una sua configurazione come centro di ricerca e iniziativa.

Nell’interlocuzione tra il gruppo femminista e l‘assessora all’istruzione, Aureliana Alberici, si giunge all’idea di un Centro di documentazione, ricerca e iniziativa delle donne sostenuto dall’amministrazione comunale e affidato, per la sua ideazione e gestione, a un gruppo espressione della nuova soggettività femminile.

A Roma nel 1981, nella sede di via del Governo Vecchio, s’incontrano in un primo convegno nazionale le donne che si riconoscono nel movimento lesbico. A Bologna, negli anni ’80, la scena pubblica si arricchisce di nuovi spazi creati e voluti da gruppi di donne come il CDD e, e dal movimento gay, lesbico e trans.

EREDITA’ O ROTTURA?

a cura di Elda Guerra, Elena Musiani

Il punto chiave di questo contributo è esplicitato nel titolo e riguarda due aspetti: il primo la definizione stessa di movimenti delle donne e le caratteristiche proprie della loro storia; il secondo, ad esso collegato, la periodizzazione, in riferimento a questo contesto, dell’evento ’68.

Guardando dunque all’indietro, quali erano le generazioni femminili che si presentavano sulla scena politica e pubblica alla fine degli anni Sessanta?

CASO FRANCESE
CASO ITALIANO

In Francia, come in Italia, era la generazione del dopoguerra, quella del baby-boom e della società dei consumi. Per le donne francesi il dopoguerra segnò l’inizio di un percorso di emancipazione che passò in primo luogo attraverso il lavoro e l’indipendenza economica: nel 1965 venne approvata la legge che riformava il regime matrimoniale, rendendo la donna libera di gestire i propri beni, lavorare senza autorizzazione maritale e aprire un conto in banca. Sembrava giunto il momento per le donne francesi di liberarsi dal “corsetto” in cui l’aveva costretta la politica del generale De Gaulle: “la societé française dans le corset gaullien ne respirait plus”. A partire dal 1964 era infatti cominciato a scendere il tasso di natalità e ad aumentare il numero dei divorzi.

Nel caso italiano erano generazioni nate nel dopoguerra, donne che avevano conosciuta una parziale emancipazione, che avevano vissuto sul piano sociale i processi di modernizzazione della società italiana degli anni Sessanta e avevano partecipato alle culture giovanili di quel periodo e ai nuovi stili di vita.Erano generazioni sociali prima che politiche, eredi non troppo consapevoli delle lotte di libertà e parità condotte dai primi movimenti suffragisti ottocenteschi e di quella generazione che, invece cresciuta durante il fascismo, aveva conosciuto e partecipato alle diverse forme di resistenza nel corso della Seconda guerra mondiale e prefigurato una più equa relazione tra sessi e generi, senza tuttavia mettere in discussione alla radice le strutture delle società patriarcali.

UNA NUOVA GENERAZIONE DI DONNE

Questa nuova generazione di donne, cresciute con la consapevolezza di non dover più lottare per ottenere il diritto di voto, si rendeva conto che tale diritto, trasformandole in cittadine, non le aveva tuttavia liberate dalle costrizioni sociali, fino ad:

accusare la prima generazione di femministe di aver “scambiato” il diritto di voto con il dovere di tornare ad occupare un ruolo fondamentale all’interno delle pareti domestiche.

la nuova generazione di donne partecipò attivamente ai movimenti studenteschi del 1968. Con i loro compagni queste giovani donne, in gran parte esponenti delle classi medie urbane, furono presenti, in Italia come in Francia, nelle occupazioni delle università, nelle manifestazioni, nell’impegno politico di quell’anno.

UNA SALTO CON LA SPERIMENTAZIONE

Per la storia delle donne c’era poi anche qualcosa di più e di diverso. Con gli anni Sessanta era apparso sul mercato un nuovo contraccettivo: la pillola, che ebbe, al di là della sua concreta assunzione, un grande valore simbolico di separazione tra sessualità e riproduzione.

Il 1968 rappresentò anche da questo punto di vista un salto con la sperimentazione:

  • comportamenti sessuali più liberi;
  • invenzione di diverse forme di relazione e di espressione della propria diversità sessuale;
  • I ruoli tradizionali femminili vennero criticati e in molte, come abbiamo detto, abbandonarono gli orizzonti quotidiani per occupare, insieme agli uomini, le fabbriche e le università, intravedendo aperture e nuove possibilità di accesso alla dimensione sociale e politica.

IL '68 VENNE VISTO COME UN ATTO DI NASCITA

Ma di lì a poco intervenne una rottura: le donne decisero di separarsi e distinguersi dal movimento collettivo in quanto avvertirono nella sua stessa radicalità incongruenze e nodi irrisolti nelle relazioni tra i sessi.

negli stati uniti

Importanti furono i collegamenti con quanto già era avvenuto negli Stati Uniti dove proprio il 1968 aveva rappresentato l’anno in cui il nuovo femminismo si era manifestato in modo dirompente sulla scena pubblica con due iniziative di grande impatto mediatico: il funerale della femminilità tradizionale inscenato presso il Cimitero di Arlington nel gennaio del 1968 la prima e la contestazione all’elezione di Miss America, nel settembre dello stesso anno, la seconda.

  1. Ad Arlington, il cimitero nazionale dei caduti in guerra, l’icona della sottomissione femminile fu, infatti, sepolta accanto ai simboli che celebravano la morte e l’eroismo maschile;
  2. Ad Atlantic City, di fronte alle televisioni di tutto il mondo, la passerella delle Miss, fu interrotta con lo slogan “No more miss America”.

Il passaggio straordinario fu che quanto era avvertito come un problema individuale non venne più considerato come “una manifestazione di idiosincrasia, ma un prodotto dell’ideologia e delle istituzioni sessiste”: ciò significò la comprensione e la denuncia “della natura politica di ciò che è stato sempre definito personale.”

L’attivista Robin Morgan (al centro) durante la protesta al concorso di Miss America (1968)

femminismo separatista in italia

Anche per l’Italia, il 1970 rappresentò un anno fondamentale. Con l’importante antecedente costituito dal Demau (acronimo di un gruppo costituito da uomini e donne che poneva al centro la demistificazione dell’autoritarismo nelle strutture sociali e familiari) il femminismo separatista si articolò attraverso la nascita tra il 1970 e il 1971 di diversi gruppi e collettivi, alcuni nati per scissione dai gruppi misti di appartenenza, critici nei confronti del movimento degli studenti o dei gruppi della sinistra extraparlamentare (come il Cerchio spezzato all’Università di Trento o Lotta femminista a Padova) attraverso il pensiero della sua fondatrice, Carla Lonzi – una delle espressioni più rilevanti del femminismo italiano.

“Sottosopra”, n. 2, 1974. Fondata a Milano, era inizialmente pensata per raccogliere le esperienze dei diversi gruppi di donne

Carla Lonzi

“Il y a plus inconnu que le soldat inconnu: sa femme”

Come nel movimento italiano, così nel movimento francese emersero presto tendenze, visioni e pratiche differenti: alcune furono più vicine all’eredità di un modello di pensiero oppresso-oppressore e individuarono nelle donne il soggetto oppresso e nelle strutture sociali del patriarcato il “nemico principale”, altre, invece, presero come riferimento principale il pensiero psicoanalitico e la decostruzione delle strutture profonde dell’inconscio alla ricerca di un soggetto femminile rimasto inespresso dalle costruzioni culturali del maschile.

Fondamentale da questo punto di vista fu il gruppo Psycoanalise et Politiqueche ebbe forti legami con una parte del femminismo italiano.

Un’altra caratteristica infatti del movimento fu la circolarità degli scritti, la molteplicità degli incontri: femministe italiane e francesi si recarono negli Stati Uniti portando con sé testi che furono rapidamente tradotti ed ebbero larga circolazione

“Le Torchon brûle”

“Nouvel Osservateur”, 1971. Manifesto delle 343 donne, che dichiaravano di aver abortito.

“Effe” Fin dal titolo Effe vuole essere la prima rivista femminista italiana di attualità e cultura legata al movimento, scritta da donne con occhi di donne. Il primo numero esce nel 1973.

NEOFEMMINISMO

non solo di liberazione, ma di libertà, non solo di rivendicazione di diritti esistenti, ma di affermazione della differenza di un nuovo soggetto

Questo significò il sorgere di una nuova parola, che portava il segno della differenza sessuale, la critica radicale all’interpretazione dell’esperienza femminile dei grandi maestri del pensiero, la messa in discussione dell’universalità del soggetto maschile.

ABORTO LIBERO E STOP ALLA VIOLENZA SULLE DONNE

Elemento chiave, insieme assolutamente concreto e fortemente simbolico, fu la lotta per la depenalizzazione del reato d’aborto (che accomunò Francia e Italia, oltre che altri paesi europei), a cui si unì la grande questione della violenza sessuale. Il nodo presente in entrambi fu proprio la libertà femminile, sia come autodeterminazione rispetto alla scelta della maternità, sia come inviolabilità del corpo rispetto a violenze subite dentro e fuori la sfera domestica.

emanata la legge che autorizzava la contraccezione

1967

5 APRILE 1971

“Le Nouvel Observateur” pubblicò un manifesto firmato da 343 donne, che dichiaravano di aver abortito

1978

Italia la legge che consentiva alle donne maggiorenni l’aborto nelle strutture pubbliche all’interno del sistema sanitario nazionale.

1975

In Francia, il ministro della salute Simone Veil fece approvare una legge che depenalizzava il reato d’aborto

ITALIA

FRANCIA

1965

1968

La legge sulla riforma del regime matrimoniale, che aveva reso la donna libera di gestire i propri beni, fu seguita nel 1970 da una legge che aboliva tutti gli elementi patriarcali retaggio del Codice napoleonico, rendendo entrambi i genitori ugualmente responsabili verso i figli.

Furono abrogate le norme civili e penali sul diverso trattamento dell’adulterio maschile e femminile.

1981

Venne abolito la norma sul “delitto d’onore” che riduceva la pena a chi uccideva la madre, la moglie, la figlia o la sorella adultere per “difendere l’onore della famiglia”.

1970

La legge sulla filiazione che aboliva la distinzione tra figli legittimi e illegittimi.

1970

La legge sul divorzio

1999

1975

Il nuovo diritto di famiglia

La promulgazione dei Pacs, Pact civil de solidarité, che ha rivoluzionato la società civile francese.

1977

La legge della parità sul lavoro

1975

Venne proclamato dall’Onu anno internazionale della donna e venne convocata a Città del Messico la prima conferenza mondiale sulla condizione della donna, che proclamò aperto il Decennio della donna.

RESTANO DOMANDE SOSPESE

  1. Il femminismo, che certamente è andato oltre il ’68 per giungere al nuovo millennio, si presenta oggi ancora con una carica dirompente?
  2. Che esito ha avuto quella richiesta di trasformazione della politica in termini di rappresentanza quantitativa e qualitativa?
  3. Come si presentano oggi quelle radicali questioni sul rapporto tra vita e politica, tra corpi e leggi apparse sulla scena pubblica negli anni Settanta?

INTERPRETAZIONE

Nei dibattiti più recenti sul significato storico del ’68, diverse analisi convergono nel distinguere gli esiti più propriamente politici di quell’anno chiave, da quelli di trasformazione culturale portati dal movimento. E se i primi implosero rapidamente nei diversi contesti nazionali, assai più profondo e duraturo fu l’esito della seconda: si trattò insomma di una rivoluzione culturale e non di una rivoluzione politica. Nel caso dei movimenti delle donne nella prospettiva di lungo periodo più volte richiamata possiamo anche vedere innovazioni e mutamenti relativi alla sfera politica: a partire da quella congiuntura le donne hanno ottenuto certamente una nuova e più forte visibilità, il gender system è stato in parte incrinato e per le generazioni successive qualcosa è mutato nelle autorappresentazioni e nelle relazioni tra i sessi. Tuttavia, anche in questo caso, resta da chiedersi se una stagione è definitivamente conclusa, se i risultati sono assestati o se invece non sia opportuno reinventare un discorso che affronti in termini nuovi e in una prospettiva di mondializzazione la questione della presenza delle donne.

LE RAGAZZE DEL '68

SU RAI 3

«Ognuno di noi aveva trovato il modo di partorire un altro se stesso»

Silvana Pisa

Vittoria Vitangeli

Andreina De Tomassi

Sonia Natali

Costanza Fanelli

Lorenza Accorsi

Diana Pezza Borrelli

Giovanna Pompili Olivieri

LE PAROLE DI

LAURA MINGUZZI

Libreria delle donne di Milano

lAURA MINGUZZI

presidente del Circolo della Rosa di Milano

Laura Minguzzi nasce a Ravenna nel 1949. Studia a Venezia, a Mosca e a Varsavia. Si laurea alla Cà Foscari con una tesi sui Movimenti femminili e femministi nella Russia della seconda metà dell'800. Dal 1977 insegna Lingua e letteratura russa in varie città italiane, tra cui Bologna, Parma e Milano. Oggi insegna Lingua e letteratura francese, come passione seconda, dopo il crollo del sogno comunista. A Milano, al liceo Virgilio ha organizzato nel 1999-2000 un Seminario di autoaggiornamento sulla "Sapienza femminile e la didattica della relazione autoriale: una pratica e i suoi testi". Collabora con la Libreria delle donne di Milano e dal 1991 è presidente del Circolo della Rosa. Collabora alla rivista della Libreria delle donne, Via Dogana, che ha inizio nel 1996.

IL '68 è STATO L'INIZIO

le donne hanno fatto il resto

"Ricordo quando, nel 1969, occupammo la Cà Foscari a Venezia - ci racconta Laura Minguzzi, presidente del Circolo della Rosa di Milano - in quel periodo il movimento di contestazione vedeva un vasto appoggio femminile. Poi qualcosa cambiò, noi ragazze sentivamo il bisogno di trovare una nostra strada, di ripensare a una nostra identità. Ricordo che lottavamo per uscire la sera, per stare in gruppo solo tra donne, per ricavare un posto tutto nostro in cui parlare e capire chi eravamo davvero. Questo fu l'inizio di un percorso lungo e per certi versi doloroso che vide l'allontanamento di molte di noi da fidanzati, padri e fratelli, che provocò rotture profonde".

Era l'inizio di quel percorso di autocoscienza femminista che avrebbe traghettato il movimento alle manifestazioni di piazza, alla legge sull'aborto e all'affermazione dei diritti delle donne.

"Io stessa per molto tempo sono stata da sola, non ho avuto un fidanzato, né rapporti sessuali - prosegue Minguzzi - E' stato come un momento di separazione totale, di pulizia da quello che era "il dover essere": dover essere figlia, poi moglie, poi madre in un percorso già segnato dalla società, con un destino già previsto. Partimmo dal concetto di sé, ascoltando i desideri e le aspettative della propria interiorità, della propria vita".

Una separazione trasversale da tutto ciò che rappresentava la tradizione

"Nessuna voleva più fare figli, né pensare al matrimonio; tanto che numerosi negozi di abiti da sposa fallirono in pochi anni"

"Si analizzò per la prima volta il piacere sessuale anche grazie a testi come "La donna clitoridea e la donna vaginale" di Carla Lonzi. Questo tema in particolare mandò in crisi l'uomo che non riusciva a concepire che anche la donna fosse protagonista del sesso"

Un tema delicato su cui le femministe giunsero a una vittoria a metà fu la legge sull'aborto per la quale chiesero la depenalizzazione del reato. In Italia, infatti, il Codice penale di origine fascista vietava l'aborto come "delitto contro l'integrità e la sanità della stirpe".

"La posizione femminista è stata a volte confusa con quella radicale - spiega Laura Minguzzi - La nostra idea partiva proprio dal concetto che la donna e la sua sessualità andavano oltre ciò che la legge poteva regolamentare. Approvare una legge sull'aborto voleva dire ammettere che la procreazione era ancora sottoposta allo Stato e non alla donna". Proprio per questo alcune femministe definirono la legge sull'aborto "il più violento mezzo di controllo delle nascite".

IL MOVIMENTO DI LIBERAZIONE

MOVIMENTO DI LIBERAZIONE DELLA DONNA (MLD)

Il Movimento di liberazione della donna (MLD) convogliò al proprio interno le principali aspirazioni del movimento femminista in Svizzera dopo il 1968 e inizialmente costituì anche una sorta di pars pro toto per l'insieme di associazioni e reti della mobilitazione estesa a tutto il Paese. Ispirandosi allo statunitense Women’s Liberation Movement, nel febbraio 1969, in occasione di una manifestazione a Zurigo, un gruppo di donne assunse per la prima volta il nome Frauen Befreiung Bewegung (FBB, Movimento di liberazione della donna); diede così il via al cosiddetto nuovo femminismo.

Frauen Befreiung Bewegung

Le attiviste si erano unite nel solco delle rivolte studentesche (rivolte giovanili) e già nel novembre 1968 avevano attirato l'attenzione

"IL PRIVATO E' POLITICO"

VARI ESPONENTI

SVIZZERA: Andrée Valentin e Claudia Honegger ;Gertrud Pinkus; in seguito, Lilo König, libraia; Doris Stauffer e Vreni Voiret e Helen Pinkus-Ryman. Gret Haller fu la prima rappresentante del nuovo movimento femminista in un esecutivo.

GINEVRA: Rosangela Gramoni attiva contro la violenza di genere, come pure l'architetta Suzanne Lerch, impegnata nell'ambito dell'organizzazione di solidarietà con le migranti EFI – Espace Femmes International.

COSA RIVENDICAVANO?

  • la creazione di strutture di custodia per i bambini (doposcuola),
  • il libero accesso ai mezzi contraccettivi,
  • la depenalizzazione dell'interruzione di gravidanza.

I PASSI DEL MOVIMENTO MLD

  1. 1974 : membre dell'MLD di Zurigo ottennero lottando la creazione del primo centro autonomo delle donne in Svizzera, presto seguito da altri.
  2. 1975: le associazioni della Svizzera tedesca e della Svizzera francese si coordinarono per la prima volta sul piano nazionale e convocarono a Berna un «anticongresso». Protestarono così contro il Congresso svizzero per la difesa degli interessi femminili, che si svolse in parallelo, organizzato dall'Alleanza delle società femminili svizzere (ASF).
  3. Le attiviste di Ginevra crearono nel 1978 il primo ambulatorio femminista sulla salute femminile in Svizzera (sanità).
  4. Nel 1979 il gruppo di lavoro sulla violenza contro le donne delle organizzazioni del movimento nella Svizzera tedesca, di cui faceva parte anche l'avvocatessa Jeanne Dubois, aprì a Zurigo la prima casa per le donne vittime di violenza.
  5. Negli anni 1980 il movimento fu assorbito dalle molteplici espressioni del femminismo: nella Svizzera italiana si esaurì già nel 1978-1979, nella Svizzera tedesca l'FBB si sciolse nel 1988 e in quella francese l'MLF nel 1991.​​

Malgrado la propria volontà di mantenersi estraneo alla politica istituzionale, l'MLD sostenne anche l'iniziativa popolare «contro l'incriminazione dell'aborto» nel dicembre 1971, come pure l'iniziativa popolare per l'uguaglianza dei diritti tra uomo e donna.

I RAPPORTI TRA LA CHIESA E LE DONNE

LA CHIESA E LE DONNE DEL '68

UNA QUESTIONE ANCORA TUTTA APERTA

Di diritti delle donne, del loro ruolo e contributo all'interno della società e della Chiesa si continua a discutere. Papa Francesco spesso ritorna sulla questione riconoscendo la necessità di una nuova e profonda riflessione su questa realtà. E, nell'Esortazione apostolica 'Evangelii gaudium', scrive:

“Le rivendicazioni dei legittimi diritti delle donne, a partire dalla ferma convinzione che uomini e donne hanno la medesima dignità, pongono alla Chiesa domande profonde che la sfidano e che non si possono superficialmente eludere”.

le consacrate e la chiesa

All'interno del Sinodo sui giovani, si è affrontato il tema ed è emersa una richiesta di pari diritti tra le Superiori religiose presenti ai lavori e i loro omologhi riguardo alla possibilità di votare i documenti sinodali che per ora non è riconosciuta alle Religiose.

"In molte consacrate c’è inevitabilmente una stanchezza rispetto a tante cose che avevano sperato potessero certamente cambiare, e che invece non sono cambiate".

MOLTE TEOLOGHE CHE INSEGNANO ALL'UNIVERSITA'

Una cosa che invece è cambiata è stata la possibilità, che in passato non c'era, di accedere agli studi accademici di teologia anche per le donne.

MARINELLA PERRONI

"Sì, un filone che, a partire dal Concilio si è aperto è stato l’apertura delle facoltà teologiche, quindi della possibilità di accedere ai corsi che danno diritto ai titoli accademici, anche per i laici, e le donne fanno parte del laicato. E così oggi abbiamo ormai una presenza massiccia di teologhe. E questo ha un peso, questo è stato un cambiamento significativo".

“Saremmo stolti se rinunciassimo al potenziale delle donne”

Così dice il cardinale Reinhard Marx, che è fondamentale “capire l’evoluzione dei tempi, come già fatto da Giovanni XXIII”.

UN QUOTIDIANO DI IMPORTANZA

QUOTIDIANO DONNA

Quotidiano donna è stato un settimanale femminista pubblicato per la prima volta il 6 maggio 1978 a Roma, come supplemento al Quotidiano dei lavoratori di Avanguardia operaia.

La sede del giornale era in una delle stanze occupate di palazzo Nardini, in via del Governo vecchio 39, allora "Casa della donna" di Roma, sede di numerosi gruppi e collettivi femministi.

Gli articoli non erano firmati e non c'erano editoriali; il dialetto era usato anche nei titoli. La pubblicazione era in formato tabloid e rifiutava ogni forma di finanziamento e inizialmente anche la pubblicità, vivendo delle libere sottoscrizioni delle lettrici. Gli argomenti più presenti, insieme a quello delle violenze e delle discriminazioni subite dalle donne, erano sessualità, aborto e maternità.

FILM E LIBRI SULLA DONNA

LIBRI SUL MOVIMENTO DELLE DONNE E IL FEMMINISMO

L’altra rivoluzione: Dal Sessantotto al femminismo

  • autrice: Elisa Bellè
  • data di pubblicazione: 6 ottobre 2021
  • trama: Gli studi sul movimento femminista italiano presentano ancora molte lacune, e questo volume ne colma una fondamentale: quella della comparsa del femminismo della cosiddetta “seconda ondata” (quello degli anni Settanta) da uno dei luoghi simbolo del Sessantotto studentesco (la facoltà di Sociologia di Trento). È la storia di un’altra rivoluzione e, al contempo, di un'altra rivoluzione, quella delle donne. Un lavoro di ricerca che mette in dialogo la storia delle donne e la sociologia dei movimenti sociali, in cui la vicenda locale viene costantemente posta in relazione al più ampio quadro italiano, con un ricco e inedito corpus di documenti e le interviste condotte con le protagoniste. E al contempo un racconto di grande vivacità, che restituisce pienamente l’atmosfera di quegli anni attraversati da grandi passioni.

ENCICLOPEDIA DEL '68

  • editori: Andrea Colombo, Marco Bascetta
  • data di pubblicazione: 2008
  • trama: In circa 500 voci questo dizionario restituisce l'immagine dei movimenti del '68 come una straordinaria rete, con la sua diffusione, la stretta interconnessione di quell'insieme di eventi, di idee, di comportamenti collettivi e individuali che hanno cambiato in profondità il mondo in cui viviamo. La straordinaria sincronia, la confluenza delle idee e delle sensibilità in una prospettiva di rottura che investe tutti gli ambiti della vita, l'enorme diffusione geografica, sono gli aspetti che questa enciclopedia ha scelto di mettere in luce per comprendere a quarant'anni di distanza il movimento del '68 in tutta la sua globalità e radicalità.

FEMMINISMO AL LAVORO

Come le donne hanno cambiato il sindacato in Italia e in Francia (1968-1983)

  • autore: Anna Frisone
  • data di pubblicazione: 2020
  • trama: Il volume indaga l’impegno femminista degli anni Settanta, declinato nel contesto della lotta sindacale e dei diritti del lavoro, attraverso una nuova prospettiva di ricerca costruita a partire da numerose interviste inedite alle protagoniste di una stagio­ne capace di modificare profondamente la società dell’epoca. L’autrice sviluppa una ricerca comparata tra Italia e Francia, mettendo al centro l’esperienza finora trascurata del femminismo sindacale, stretto tra forze diverse (quali i collettivi femministi radicali e le centrali sindacali) ma motivato a trovare una sintesi importante per l’affermazione dei diritti delle lavoratrici. Attraverso queste pagine si snoda un’analisi capace di restituire profondità a movimenti politici cruciali e a una fase storica di grande complessità.

FILMS

MADE IN DAGENHAM

UNA GIUSTA CAUSA

Nel 1968, 187 lavoratrici di fabbrica presso lo stabilimento di Dagenham della Ford Motor Company a Londra hanno guidato uno sciopero per la riforma della legge, chiedendo l'eliminazione della discriminazione sessuale sul posto di lavoro. Dopo aver lasciato i loro lavori di cucitrice a causa di un "rigrado" del loro livello di abiltà professionale (e retribuzione) rispetto ai loro colleghi maschi, la produzione di automobili si è fermata. Lo sciopero ha attirato il tipo di attenzione pubblica che alla fine ha portato all'approvazione dell'Equal Pay Act nel 1970.

Basato sui primi anni di vita e sulla carriera della giudice della Corte Suprema Ruth Bader Ginsburg, Una Giusta Causa si concentra sul caso storico che creerebbe un precedente per la discriminazione sessuale e indirizzerebbe Ginsburg sulla strada per diventare la prima avvocata per i diritti di genere della sua generazione.Ambientato negli anni '50, '60 e '70.

FILMS

BATTLE OF SEXES

GLORIA

Quattro attrici – Julianne Moore, Alicia Vikander, Lulu Wilson e Ryan Keira Armstrong – interpretano diverse incarnazioni dell'icona femminista, giornalista e attivista Gloria Steinem nel surreale biopic di Julie Taymor The Glorias. Basato sull'iconico libro di memorie di Steinem, My Life on the Road , il film ripercorre il suo viaggio attraverso una vita ricca di eventi come campionessa per la liberazione delle donne e figura di spicco del movimento femminista negli anni '60, '70 e oltre.

Il film del 2017 di Simon Beaufoy è incentrato sulla famosa partita di tennis del 1973 tra King e l'apertamente sessista Bobby Riggs. Negli anni '70, il premio in denaro uguale per i tornei di tennis era tutt'altro che uno scherzo, con il primo premio per le donne un ottavo di quello maschile. In segno di protesta, King e Gladys Heldman crearono il loro tour femminile, formando la Women's Tennis Association nel 1973 e costringendo infine la US Tennis Association ad aumentare gli stipendi per le giocatrici.

FILMS

THE DIVINE ORDER

Le donne in Svizzera hanno ottenuto il voto solo nel 1971. Perché il ritardo? Il sistema di democrazia diretta della Svizzera ha assicurato che fosse necessario un referendum per il cambiamento costituzionale e solo gli uomini potevano votare in un referendum. The Divine Order esamina il movimento suffragista svizzero attraverso la casalinga immaginaria e la leader cittadina locale Nora (interpretata da Marie Leuenberger). È uno sguardo più leggero e persino comico alla campagna per l'uguaglianza e al potere dei piccoli atti che costituiscono una rivoluzione.