Want to create interactive content? It’s easy in Genially!

Get started free

Napoleone Bonaparte

Carmine Sirignano

Created on March 5, 2024

Start designing with a free template

Discover more than 1500 professional designs like these:

Education Timeline

Images Timeline Mobile

Sport Vibrant Timeline

Decades Infographic

Comparative Timeline

Square Timeline Diagram

Timeline Diagram

Transcript

Napoleone Bonaparte (1769-1797)

1769-1793lontano dalla Storia

1795-1796il ritorno

1797: Campagna d'Italia

1769: nascita

1797Campoformio

1793-1794Prime prove militari

1796: matrimonio

La famigliaBonaparte

Carmine Sirignano

Napoleone Bonaparte (1797-1804)

1799: ritorno in Francia

1799: la nuova Costituzione

1800: Napoleone in guerra

1797: ritorno in Francia

Colpo di Stato

1800-1804:Napoleone al governo

1804: Napoleone imperatore

1798-1799Egitto

Napoleone Bonaparte (1804-1812)

1808: quinta coalizione antifrancese

Napoleone imperatore

Sistema napoleonico

1810-1812 nuove alleanze

1810: il nuovo matrimonio

1806-1807: quarta coalizione antifrancese

1805: terza coalizione antifrancese

Napoleone Bonaparte (1812-1821)

1814: Fontainebleu ed esilio

Esilio a Sant'Elena1815-1821

1812: campagna in Russia

Il nuovo Napoleone

1815: Waterloo

Ritorno in Francia

1813: sesta coalizione antifrancese

Il ritorno e i Cento giorni

Le potenze del Congresso di Vienna il 13 marzo lo dichiararono “fuorilegge”. Il 25 marzo Inghilterra, Russia, Austria e Prussia diedero vita alla Settima coalizione, a cui in seguito di unirono quasi tutti gli Stati d’Europa, con l’intento di sconfiggere definitivamente Napoleone. La settima coalizione armò un milione di uomini contro circa 270 mila francesi. Gli Inglesi la finanziarono con sei milioni di sterline. Ogni tentativo di mediazione fu respinto e a Napoleone non restò che tentare di evitare l’accerchiamento della Francia con un fulmineo attacco preventivo, così l’8 aprile 1815 ordinò la mobilitazione generale. A Napoleone si prospettarono due possibilità: una tattica difensiva su due fronti o un attacco immediato cercando di incunerarsi tra l'esercito inglese di Wellington e quello prussiano. Napoleone e il suo Stato maggiore scelsero questa seconda opzione. Napoleone sferrò in particolare una serie di sanguinosi attacchi contro le linee britanniche e nel tardo pomeriggio sembrò vicino alla vittoria, ma l’ostinata resistenza del nemico e l’arrivo delle truppe prussiane decisero alla fine la battaglia a favore dei coalizzati. Per Napoleone era la fine.

Nella Francia post-rivoluzionaria l'esercito ha assunto un ruolo fondamentale (circoscrizione obbligatoria e possibilità di ascesa sociale). Nel 1796 il Direttorio comincia ad elaborare un piano di attacco contro l'Austria su due fronti: due armate avrebbero attaccato verso Vienna e una terza, scarsamente armata, avrebbe aperto un altro fronte in Italia come diversivo. Napoleone però riesce ben presto ad ottenere vittorie fondamentali. Sconfigge austriaci e piemontesi obbligando il Regno di Sardegna a firmare l'armistizio di Cherasco (aprile 1796) e il trattato di Parigi con cui ottiene Nizza e Savoia. Con la vittoria di Lodi entra a Milano e occupa le legazioni pontificie di Bologna e Ferrara e i Ducati di Parma e Modena. A fine 1796 nasce la Repubblica Cispadana. Nel febbraio 1797 cade anche Modena. Imponendosi sul Direttorio fonda una serie di Repubbliche. Nel maggio 1797 occupa Venezia, viene fondata la Repubblica ligure e nel luglio la Repubblica cisalpina (cispadana più la Lombardia). Nel 1798 nasce la Repubblica romana e nel 1799 quella partenopea.

Napoleone non era più lo stesso. L’abdicazione dell’anno precedente – con la sua sfilza di tradimenti e manifestazioni di avversione popolare – aveva lasciato il segno. Il ministro degli interni Carnot manifestava tutto il suo stupore: «Non lo riconosco; è come se quel coraggioso rientro dall’isola d’Elba abbia prosciugato le sue energie; dubita, è indeciso; invece di agire si perde in chiacchiere; chiede consigli a chiunque». L'imperatore aveva i suoi motivi per essere sfiduciato. All’interno del suo stesso governo c’erano figure che tramavano contro di lui, come il capo della polizia Joseph Fouché, che lo aveva già tradito anni prima. Bonaparte fece comunque il possibile per consolidare il suo potere. Cercò di imprimere una svolta più liberale al suo regime, per dissipare i timori di chi lo accusava di essersi in precedenza comportato come un despota. Dichiarò di essere tornato dall’esilio con un’altra mentalità: «Ho passato un anno sull’isola d’Elba, dove ho potuto ascoltare la voce della posterità, come se già fossi in un sepolcro. So cosa va evitato e di cosa c’è bisogno».

Napoleone finge di vivere una vita appartata ma in realtà tramite una rete di spie riesce a tenersi aggiornato su tutto quello che succede. Sull'isola d'Elba è stato scortato dal colonello Campbell che in realtà è rimasto per sorvergliarlo. Ancora una volta in questa storia l'amore ha un ruolo decisivo. Campbell ha una storia d'amore con una donna livornese, sfrutta l'isola d'Elba come base per le sue scappatelle d'amore che possono durare anche alcuni giorni. Napoleone sfrutta queste assenze per preparare il suo ritorno. In Francia intanto è tornato il re Luigi XVIII ma regna lo scontento. il 26 febbraio del 1815 Napoleone salpa dall'isola d'Elba e raggiunge le coste della Francia il 1 marzo con circa un migliaio di uomini. Il suo ritorno è accolto trionfalmente. Il 18 Marzo Napoleone entrò a Parigi alla testa di circa 100.000 uomini, mentre il re e la sua corte fuggivano. La maggior parte delle istituzioni appoggiò l’imperatore e l’epurazione si limitò a pochi traditori comprovati. Napoleone si affrettò a formare un governo con i suoi vecchi collaboratori. La Francia era di nuovo ai suoi piedi.

Napoleone è riuscito nel 1797 a conquistare anche Venezia, ha portato a termine il suo progetto di conquista italiana e ha contribuito alla nascita di tante repubbliche che dipendono dalla Francia. Si trova a dover gestire in prima persona il trattato e le negoziazioni con gli Austriaci e deve affrontare nello stesso tempo i membri del Direttorio che temono per la sua gloria. Il Direttorio, d'altro canto, gli invia alcuni generali per coadiuvarlo e minare la sua autorità, Napoleone risponde loro con lettere ossequiose ma cariche di minacce, sa perfettamente che i Direttori sono codardi e disprezzati dal popolo mentre la sua leggenda cresce. Da un lato li minaccia, dall'altro li alletta con doni (cavalli, opere d'arte, ricchezze, tutto viene inviato in Francia). Il Direttorio dà carta bianca a Napoleone, è costretto a farlo. Napoleone scrive in modo accorato agli Austriaci ("se solo questa proposta potesse salvare la vita anche di un solo uomo...") e alla fine dopo settimane di trattative si raggiunge l'accordo: Venezia è ceduta all'Austria in cambio del riconoscimento dell'assetto napoleonico dato all'Italia

A Napoleone spettava nell'idea paterna la carriera militare. Dal 1779 al 1784 è nella scuola militare preparatoria di Brienne; dal 1784 passerà invece a quella di Parigi. In quegli anni (anche i primi della Rivoluzione) Napoleone si interessava poco della Francia, aveva a cuore la Corsica. Sembra che non percepisca che la storia si stia facendo altrove, solo in un secondo momento capirà che gli intrighi corsi non porteranno a niente. Con varie licenze resta in Corsica fino al 1791, partecipando ai moti rivoluzionari con Paoli.

Passati i giorni del colpo di stato, Sieyes comincia a lavorare alla Costituzione. Con Napoleone c'è l'accordo ma il console va su tutte le furie quando Sieyes parla della carica di grande elettore (figura che nomina ma che non ha poteri reali). Ovviamente Napoleone la rigetta. La Costituzione prevede un suffragio universale ma non diretto: 60000 rappresentanti dipartimentali sceglieranno 6000 notabili nazionali. Tra di loro saranno scelti i membri del Senato, corpo legislativo, tribunato e Consiglio di Stato. Il tribunato si esprime ma non vota; il consiglio di Stato elabora le leggi, il corpo legislativo le vota. Sieyes, consapevole di essere minoranza, accetta che la sua opera venga snaturata completamente. Sarà previsto allora un primo console (con potere esecutivo) e due consoli sussidiari (mero consulto). La Costituzione prevedeva anche il plebiscito, una consultazione diretta del popolo allo scopo di confermare le linee della politica consiliare.

Nel 1806, pochi mesi dopo lo scioglimento della terza coalizione, si formò la quarta coalizione antifrancese, di cui fecero parte molti stati che erano già in conflitto con la Francia, come la Gran Bretagna e la Russia. Aderirono alla nuova alleanza anche la Svezia e la Prussia, spaventata dall’influenza francese sugli stati tedeschi dell’ex Sacro Romano Impero, sostituito da Napoleone con la Confederazione del Reno. Nella battaglia di Jena Napoleone sconfisse la Prussia di Federico Guglielmo III e, successivamente, a Friedland anche lo zar fu sconfitto. Il 21 novembre 1806 Napoleone emise dalla capitale prussiana il decreto di Berlino che stabilì il cosiddetto blocco continentale secondo il quale le isole britanniche sarebbero state considerate “in stato di blocco”. Il decreto prevedeva il divieto di commerciare con l’Inghilterra e vietava l’accesso ai porti dell’Impero e dei paesi alleati da parte di navi britanniche o di navi che trasportassero merci inglesi. Intanto la guerra continuò, con l’avanzata dei Francesi in Polonia. L’esercito russo era in avvicinamento per soccorrere la Prussia e l’imperatore marciò direttamente verso la Vistola per batterlo. La popolazione polacca insorse a favore dei francesi. Dopo mesi di battaglie feroci e incerte in condizioni climatiche avverse, il 14 giugno Napoleone ottenne una vittoria decisiva. Lo zar Alessandro I fu infine costretto a firmare la pace.

Il 9 marzo del 1796 Napoleone si sposa con Josephine de Beaurnhais. Amante di Barras, Giuseppina era sul lastrico, il padre era morto in bancarotta, aveva una pessima reputazione con diversi amanti e un'esistenza sregolata. Era la vedova del ghigliottinato Alexandre de Beauharnais.

Napoleone capisce ben presto che non può fidarsi di Alessandro I. Lo zar non ha impegnato nessuna delle sue truppe contro gli austriaci e non ha intrapreso, a dispetto delle promesse, alcuna trattativa per condurre l'Inghilterra alla pace. Di fronte alla malafede di un alleato così incerto, l'imperatore fa una piroetta diplomatica e abbandona l'alleato russo per quello austriaco. Francesco I, coadiuvato dall'esperto e cinico Metternich, non aspetta altro. Dieci anni di guerre contro Napoleone non hanno portato che sconfitte e quasi il crollo dell'Impero degli Asburgo. Metternich può contare anche sul tradimento di alcuni uomini fidati di Napoleone (Talleyrand e Fouché) che in alcuni casi svelano piani segreti dell'imperatore. Allo stesso tempo Napoleone è consapevole che i suoi nemici aspettano solo il tempo propizio; se si fermasse, Alessandro, Francesco I e Federico Guglielmo si coalizzerebbero contro di lui spinti da una solidarietà di monarchi la cui esistenza è minacciata da questo mondo nato con la Rivoluzione. "Si sono dati tutti appuntamento sulla mia tomba, ma non osano riunirvisi".

Napoleone non si presentò mai come nemico della Rivoluzione ma modificò le istituzioni in senso antidemocratico: si perse lo spirito rivoluzionario ma non si persero le conquiste civili e continuò la modernizzazione del sistema politico. Si mostrò come garante degli interessi della borghesia contro la democrazia giacobina e contro i tentativi di restaurazione dell'aristocrazia. Si presentava come restauratore dell'ordine e garante della forza e potenza militare della Francia, oltre che continuatore della Rivoluzione. Cercò di mantenere in vita gli elementi positivi della Rivoluzione (principio di uguaglianza) e di sbarazzarsi dell'odio (via la celebrazione del ghigliottinamento del re, sopprime la legge degli ostaggi, annulla la prigione per debiti, attenua le leggi contro i fuoriusciti e gli esiliati, cerca di essere più tollerante verso i cattolici). In nome della Riconciliazione offrì addirittura cariche ai suoi vecchi oppositori. Dal punto di vista amministrativo, a capo dei Dipartimenti mise un prefetto nominato da lui stesso con poteri politici e amministrativi (centralizzazione del potere). Riformò anche il sistema scolastico per un maggiore controllo introducendo gli studi liceali.

Nel 1805 l'Inghilterra promuove una nuova coalizione militare contro la Francia di Napoleone con Impero austriaco, Impero russo, Regno di Napoli, Regno di Sicilia e Svezia. Napoleone cerca fin nei primi mesi della guerra di trovare un accordo con l'Inghilterra ma né il continente né l'Inghilterra vogliono tollerare la nuova potenza e il nuovo imperatore. Le forze coalizzate, prevalentemente austriache e russe, erano numericamente soverchianti ma divise. I principali fronti erano due: quello germanico, dove Napoleone assunse personalmente il comando della Grande Armata e quello italiano. La strategia di Napoleone prevedeva di sconfiggere gli Austriaci prima dell’arrivo dei Russi. Napoleone accerchiò e costrinse alla resa l’esercito austriaco del generale Mack a Ulm (20 ottobre 1805) ed entrò con l’armata a Vienna, dopo aver superato il Danubio. Gli eserciti coalizzati austro-russi erano ancora in campo e la situazione di Napoleone appariva difficile. Il 2 dicembre 1805 anniversario della sua incoronazione, l’imperatore combatté e vinse la battaglia di Austerlitz, provocando la disgregazione della terza coalizione.Le vittorie terrestri spinsero l'Austria a chiedere la pace: i regnanti non potranno più fregiarsi del titolo di imperatori del Sacro romano impero e nascerà la Confederazione del Reno con gli stati tedeschi sottratti all'impero asburgico.

I contrasti strategici tra l’Impero napoleonico e l’Impero russo erano alimentati dalle conseguenze negative, per la Russia, del blocco continentale, cui lo zar era stato costretto ad aderire.Sul piano economico, l’adesione della Russia al Blocco continentale aveva avuto effetti disastrosi per l’economia e i commerci del paese. Le esportazioni di grano, canapa e legname verso la Gran Bretagna si erano interrotte, senza che i commercianti russi potessero trovare sbocchi alternativi per i loro prodotti. La Francia non necessitava dei prodotti russi, mentre invece esportava in Russia beni di lusso, profumi e liquori che non potevano sostituire i prodotti di prima necessità di cui il paese aveva bisogno. Le proteste di mercanti e produttori indussero lo zar Alessandro a favorire la ripresa del commercio con l’Inghilterra su navi “presumibilmente neutrali” nel Mar Baltico.L’orientamento antifrancese di molti dei consiglieri dello zar, la crescente distanza sulle prospettive geopolitiche e il rifiuto del blocco continentale da parte della Russia portarono così alla rottura dell’alleanza franco-russa stabilita a Tilsit Napoleone mette in piedi un esercito incredibile, di circa 600 mila soldati (da tutte le parti dell'Impero. Nel preparare questa campagna commette alcuni errori, sottovaluta Alessandro I e la sua tenacia, l'orgoglio nazionale russo, il gruppo dirigente russo che ha preferito bruciare i palazzi di Mosca invece che consegnarli agli invasori. Per la prima volta invece di sorprendere, è stato sorpreso ed è stato attirato nella trappola di Mosca.

Napoleone è console da cinque mesi, il paese è immerso nelle trame e negli schieramenti avversi. Gli Austriaci avevano violato Campoformio e Napoleone è pronto a scendere in prima linea sul campo di battaglia per punirli, perché? Come è già successo in precedenza, l'Italia è vista da Napoleone come la possibilità di riprendere il controllo sulla Francia attraverso una vittoria. I politici di destra, di sinistra, i giacobini, i realisti, tutti si aspettano che una pallottola li liberi del padrone che hanno scelto e che già non sopportano più. Anche con i fratelli la situazione è cambiata (arriverà a cacciare Luciano). Anche questa spedizione è ammantata di elementi mitici ed è celebrata propagandisticamente. Napoleone attraversa le Alpi, come Annibale 2000 anni circa prima. Piomba sugli Austriaci ma rischia la disfatta a Marengo dove viene salvato solo dall'arrivo del fidato Desaix con le sue truppe. La vittoria di Marengo e sull'Austria permettono di rinsaldare il potere e la sua autorità. L'Austria riconosce la Repubblica Cisalpina e il controllo sulla riva sinistra del Reno. Nel 1802 si raggiunge l'accordo con l'Inghilterra: Napoleone restituì l'Egitto all'Impero ottomano e gli inglesi riconobbero le conquiste francesi. Ancora presenti e pericolosi sono però i nemici interni

Napoleone da imperatore non mutò il suo stile di vita molto semplice e morigerato al contrario di Giuseppina (inventario dei suoi guardaroba annoverava circa 700 abiti e 250 cappelli) e dei fratelli e delle sorelle. Fin da subito distribuì cariche con stipendi favolosi ai fratelli, al figliastro e al cognato Murat. Il rapporto con i familiari sarà sempre burrascoso, gli stessi parenti faranno di tutto per meritare la sua ira. Ad esempio Giuseppe si avvicinerà agli ambienti democratici, si rifiuterà di diventare ministro (in alcune lettere "Cosa viene in mente a Giuseppe? Fa l'opposizione, raccoglie i miei nemici!). La stessa madre (molto legata a Luciano) sarà obbligata a presenziare all'incoronazione ma viaggerà con tanta lentezza da mancare alla cerimonia.

Nel 1804 Napoleone fa approvare una nuova Costituzione in cui si proclama imperatore (titolo ereditario pensato per mettere la Francia al riparo dal ritorno dell'ancien regime). Il 2 dicembre a Notre Dame è prevista una celebrazione pubblica per l'incoronazione. Pio VII è stato invitato a Parigi a presiedere alla cerimonia, non conosce i particolari della cerimonia, tutto resta piuttosto indefinito. Quando l'imperatore lo saluta alle porte di Parigi non vede né baciamano né genuflessione. Quando giunge il momento prestabilito e tutti sono in attesa della genuflessione di Napoleone, con il massimo stupore di tutti i presenti, l'imperatore afferra da sé la corona e con il Papa alle spalle incorona se stesso in faccia alla Francia. Poi incorona la donna inginocchiata. Il Papa era stato avvisato qualche attimo prima ma non ha il coraggio di minacciare la sua partenza.

Napoleone nacque ad Ajaccio in Corsica. L'isola era appartenuta alla Repubblica di Genova e più volte nel corso del XVI secolo si era ribellata. Nel 1756 il giovane corso Paoli aveva cacciato i Genovesi e si era proclamato dittatore. I Genovesi, stanchi di una provincia così complicata, avevano venduto l'isola alla Francia. Paoli allora rivolse le armi contro i Francesi ma si suoi partigiani furono battuti nel 1769

Dopo la disastrosa campagna di Russia, le potenze battute da Napoleone videro la possibilità concreta di liberarsi dell'imperatore. Questa nuova alleanza (a fianco di Russia e GB) era nata quando la Prussia nell'ultima fase della campagna di Russia si era rivoltata contro Napoleone e aveva affiancato lo zar nell'inseguimento della Grande Armata. Napoleone, dopo aver abbandonato i resti del suo esercito ed essere rientrato a Parigi, cercò di organizzare nuove forze e tentò di sconfiggere la nuova alleanza. L’imperatore ottenne vittorie non decisive. I coalizzati aprirono negoziati di pace probabilmente per prendere tempo e potenziare i propri eserciti. Alla fine nel fronte antinapoleonico facevano parte oltre a Russia e GB: l'Austria, la Prussia, la Svezia, il Regno di Napoli, la Spagna, il Portogallo, la Confederazione del Reno. Molti di questi Stati si erano ribellati al sistema napoleonico e ormai erano in prima linea contro l'imperatore. In netta inferiorità numerica e con truppe inesperte, nella grande battaglia di Lipsia, Napoleone fu sconfitto (Lipsia fu lo scontro più grande, in termini di forze impegnate e di perdite subite dalle due parti, verificatosi durante le guerre napoleoniche). Costretto a ripiegare in Francia, con i resti delle sue forze, Napoleone cercò ancora di resistere di fronte agli eserciti alleati che invasero la Francia. Riuscì a ritardare la vittoria della coalizione antifrancese ma poi, schiacciato dalla preponderanza numerica nemica, dopo aver saputo che il Senato lo aveva destituito, che Talleyrand aveva formato un governo provvisorio, che i suoi marescialli lo avevano abbandonato, cedette e il 6 aprile 1814 firmò l’atto di abdicazione.

La carriera di Napoleone sembra conclusa ma nell'ottobre del 1795 i realisti marciano contro la Convenzione. Un membro del Direttorio, Barras, che conosceva Napoleone per le sue imprese precedenti, incaricato di difendere l'Assemblea, gli chiede di intervenire. Napoleone allora respinge gli insorti. Qualche mese dopo, nel 1796, interverrà anche contro i giacobini di Babeuf dimostrando di non essere di parte. Il 2 marzo ottiene la nomina a comandante dell'armata d'Italia.

Napoleone torna in Francia accolto come conquistatore tra le ovazioni della folla. Cerca di porsi fin da subito non solo come il conquistatore ma come un civile, un amministratore e un uomo di pace. Indicativa è la sua posizione durante la celebrazione della ricorrenza della condanna a morte di Luigi XVI. Secondo il Direttorio, la celebrazione è un evento simbolico che riconcilia i repubblicani; per Napoleone si tratta di un crimine di Stato, la vera vittoria è il 14 luglio.

Nell’aprile del 1809 si costituì la quinta coalizione antinapoleonica, un’alleanza fra Impero austriaco e Regno Unito più altre potenze minori. Il Regno Unito, che appoggiava le forze antifrancesi in Spagna e in Portogallo, si trovava già da tempo in guerra con la Francia. L’Austria, viste le difficoltà francesi in Spagna, confidò nella possibilità di modificare la situazione sfavorevole creatasi dopo le precedenti sconfitte e si preparò alla guerra.Napoleone, nonostante fosse stato colto parzialmente di sorpresa dall’improvviso attacco austriaco in Baviera, seppe riprendere il controllo della situazione e, con una serie di abili manovre, disgregò e sconfisse l’armata austriaca. Successivamente Napoleone si diresse su Vienna e la occupò il 12 maggio 1809. Il Trattato di Schonbrunn segnò (ottobre 1809) la sconfitta dell'Austria.

Dopo aver cercato di fuggire negli Stati Uniti, l’ex imperatore decise di chiedere asilo all’Inghilterra. Il 15 luglio 1815 a Rochefort Napoleone si consegnò a bordo del Bellerophon, che lo trasportò a Plymouth. Vista l’esperienza dell’Elba, gli Inglesi scelsero però di riservargli una destinazione di massima sicurezza: fu trasferito, infatti, in esilio all’isola di Sant’Elena, situata a 1900 km ad ovest dell’Africa, in pieno Atlantico meridionale, dove giunse il 16 ottobre 1815. Qui rimase fino alla morte componendo una vastissima raccolta di memorie. Il 15 aprile 1821, Napoleone fece testamento e il 5 maggio 1821 morì, probabilmente a causa di un tumore allo stomaco. Gli Inglesi ordinarono che fosse sepolto a Sant’Elena.

Nel 1793 Napoleone, vicino ai Montagnardi, viene utilizzato nell'assedio di Tolone. Dopo la vittoria è promosso generale di brigata all'età di 24 anni. Nel febbraio del 1794, grazie all'amicizia con il fratello di Robespierre, in missione a Nizza, ottenne l'incarico di comandante di artiglieria dell'esercito d'Italia (comincia a concepire il piano di conquista dell'Italia). I continui sconvolgimenti politici portano con la caduta di Robespierre al declassamento di Napoleone che deluso, ridotto a mezzo servizio, rifiuta gli ordini e viene addirittura radiato.

Fin dalle prime conquiste Napoleone porta sotto l'egemonia francese diversi stati che comincia ad affidare ai suoi parenti. Dopo la vittoria contro la terza coalizione si fa largo con ancora più immediatezza l'idea di un unico imperatore che governi l'Europa, avendo sovrani per vassalli. Il piglio decisionista si fa ancora più forte. La regina di Napoli che ha lasciato approdare le navi inglesei viene sostituita dal fratello Giuseppe. Organizza i nuovi regni assegnandoli direttamente ai famigliari o promuovendo matrimoni per i fratelli e le sorelle minori. Nessuno di loro è all'altezza dei nuovi compiti. L'unico che si dimostra capace è il figliastro Eugenio, viceré d'Italia e marito di una principessa di Baviera. Solo Luciano non ottiene nulla, Napoleone dirà "Considero i parenti che mi servono. Chi non sale con me, non appartiene più alla mia famiglia". Il Portogallo e la Spagna saranno occupati nel 1807 e 1808, la corona viene data al fratello Giuseppe. Il Regno d'Olanda viene invece dato a Luigi Bonaparte. Il Piemonte, la Liguria, Lazio e Umbria sono annessi, nel 1805 viene creato il Regno d'Italia con Veneto e Istria affidato al figlio di Giuseppina. A capo del Regno di Napoli viene imposto Murat. Il criterio delle fedeltà personale non permise la nascita di una classe dirigente stabile e capace e ciò provocò varie insurrezioni e rivolte. L'Impero era costellato da tanti nemici e malumori (1808-1812 rivolte in Spagna).

Il colpo di Stato

Napoleone tornato in Francia è consapevole sia arrivato il momento di prendere il potere. Ha preparato il colpo di Stato, ha dalla sua parte Sieyes, una parte del Direttorio si è dimesso (lo stesso Sieyes) e altri saranno costretti a farlo. Le dimissioni di Barras vengono comprate, il ministro degli Esteri Talleyrand partecipa al colpo di Stato. Sieyes riesce a far adunare i due Consigli fuori dalla città adducendo il pericolo di una congiura. Napoleone ha l'appoggio del ministro della Polizia e del governatore di Parigi. Il fratello Luciano è stato nominato presidente del Consiglio dei Cinquecento, Giuseppe cerca di avvicinare i parlamentari. La famiglia è con lui, Anche Giuseppina cerca, senza successo, di invitare a pranzo il presidente del Direttorio. Sieyes avrebbe voluto far arrestare una quarantina di deputati per essere sicuro ma Napoleone è contrario, deciso a conservare una parvenza di legalità.

Maria Luisa d’Asburgo-Lorena, più conosciuta come Maria Luigia d’Austria, era la figlia di Francesco II, ultimo imperatore del Sacro Romano Impero e primo imperatore d’Austria con il nome di Francesco I. Per ragion di stato, Maria Luigia divenne la seconda moglie di Napoleone Bonaparte, fino ad allora in guerra proprio con gli austriaci. Finì dunque tra le braccia del suo nemico, nella Francia che non la amava, fino all’esilio e alla caduta di Napoleone. Dopo la capitolazione di Parigi, Maria Luigia si trovò ad un bivio. Da un lato chiese protezione al padre per se stessa e per il figlio. Dall’altro, Napoleone le chiese di raggiungerlo prima a Fontainebleau e successivamente sull’Isola d’Elba. Lei scelse di tornare in Austria perché non voleva scontrarsi con il padre. Sposare Maria Luisa rappresentava il tentativo di entrare tra le grandi dinastie europee.

Tra i partigiani di Paoli ci sono anche Carlo Bonaparte e Letizia Ramolino, i genitori di Napoleone. Carlo discendeva da famiglia di piccola nobiltà italiana, originaria di Sarzana, cittadina ligure a sud di La Spezia; avevano rendite modeste, una casa molto semplice e proprietà terriere mediocri. I Ramolino erano di origine italiana e lombarda. Carlo era di statura piccola e tarchiata, Letizia invece era alta, bella ma senza istruzione. Dalla loro unione ebbero dieci figli: Napoleone fu il secondo. Carlo si adattò senza difficoltà al regime francese e grazie alle amicizie con il governatore francese della Corsica ottenne borse di studio per Giuseppe e Napoleone.

Nel 1840 i resti di Napoleone furono riportati in Francia e oggi sono conservati in un grande sarcofago nel palazzo de Les Invalides, a Parigi.

Il 24 agosto del 1799 Napoleone abbandona l'Egitto e si mette in viaggio verso la Francia. Ha lasciato in Egitto il proprio esercito, sale su due navi lente e prive di equipaggiamento bellico e in un mare pieno di inglesi torna in Francia. Sbarca prima ad Ajaccio dove lo attende una parte della famiglia e poi in Francia con la folla in visibilio. Napoleone ha sconfitto gli eserciti ottomano e mamelucco, ha fondato l'Institut d'Egypte, ha posto le basi per il futuro Canale di Suez, tutta Parigi lo acclama ma è triste. È ferito nel cuore.

Dopo le vittorie italiane, l'unico nemico rimasto è l'Inghilterra. Fallito il tentativo di imporre un blocco navale, comincia a farsi largo l'idea di attaccare i traffici inglesi conquistando l'Egitto e bloccando le vie commerciali verso l'India. La spedizione viene affidata a Napoleone che parte con 38000 uomini, 300 navi e un nutrito seguito di scienziati e archeologi. Napoleone in Egitto dà ancora dimostrazione del suo genio militare: occupa Malta, conquista Alessandria, trionfa nella battaglia delle Piramidi ed entra al Cairo. La flotta però viene sconfitta dall'ammiraglio Nelson e Napoleone si trova bloccato In Egitto. Approfittando di questo, le potenze europee danno vita ad una nuova coalizione antifrancese (Russia, Inghilterra, Austria, Svezia e Impero turco). È un periodo difficile per la Francia: la Lombardia viene occupata dagli austro-russi, la Repubblica partenopea nata in seguito al contrattacco dell'esercito francese contro Ferdinando IV re di Napoli che aveva attaccato la Repubblica romana, cade a seguito di alcune rivolte. L'esercito francese è sconfitto su più fronti. Le sconfitte militari acuiscono la crisi politica del Direttorio stretto tra opposizione monarchica e i giacobini. Alle elezioni ci fu un successo giacobino ma si ebbero insurrezioni filomonarchiche.

«Avendo le potenze alleate dichiarato che l’imperatore Napoleone era il solo ostacolo al ristabilimento della pace in Europa, l’imperatore Napoleone, fedele al suo giuramento, dichiara di rinunciare, per lui stesso e per i suoi eredi, al trono di Francia e d’Italia, e che non c’è nessun sacrificio personale, nemmeno quello della vita, che egli non farebbe nell’interesse della Francia» Questo è il proclama che Napoleone ha redatto nel palazzo di Fontainableu l'11 aprile del 1814. A Fontainableu qualcosa in Napoleone si spezza definitivamente. L’uomo che aveva sopportato sul campo di battaglia le più grandi avversità senza mai scoraggiarsi, ora piegato da tradimenti e defezioni, soccombeva al peso degli eventi e cerca, questa volta in modo convinto, di togliersi la vita. Ingerisce un veleno conservato da tanti anni ed è salvato proprio da questo: ha ormai perso gran parte del suo effetto mortifero. La sorte di Napoleone viene decisa dalle potenze vincitrici: Inglesi, austriaci e prussiani volevano deportarlo oltre i confini europei. Ma lo zar Alessandro si oppose per una forma di rispetto verso un uomo che aveva a lungo considerato un fratello. Alla fine il trattato di Fontainebleau stabilì di assegnare a Napoleone la sovranità sull’isola d’Elba, uno “scoglio” di 223 chilometri quadrati tra l’Italia e la Corsica. Il 4 maggio una nave inglese lasciò l’imperatore a Portoferraio, dove gli elbani lo accolsero calorosamente.